(1933/1937)La Missione Aereonautica Italiana nella Cina Nazionalista e un Bastone da Passeggio
La Cina di oggi sogna di dominare i cieli con caccia stealth e droni ipersonici. Ma non è la prima volta che Pechino tenta di colmare il divario tecnologico con le grandi potenze. Quasi un secolo fa, nel 1933, la Cina di Chiang Kai-shek si trovò nella stessa situazione: un Paese immenso, minacciato dal Giappone e alla disperata ricerca di un’aviazione moderna.
Fu allora che guardò verso un partner inatteso: l’Italia fascista.
L’illusione di Nanchang
Il Generalissimo Chiang Kai-shek voleva un’aviazione capace di contrastare l’espansione nipponica e, negli anni ’30, l’Italia godeva di un prestigio aeronautico mondiale. Record, imprese aviatorie, tecnologia avanzata: Roma era vista come un partner ideale. Mussolini colse l’occasione per proiettare l’influenza italiana in Estremo Oriente e inviò una missione guidata da due assi del volo, Roberto Lordi e Silvio Scaroni; della missione faceva parte anche il capitano ingegnere Nicola Galante, con il compito di gettare le basi di una cooperazione militare e industriale con la Cina.
Era l’inizio della Missione Aeronautica Italiana. L’accordo fu rapido e spettacolare: decine di aerei venduti, tecnici italiani in Cina e la fondazione della fabbrica congiunta SINAW (Sino-Italian National Aircraft Works) a Nanchang.
Per un momento, sembrò davvero l’inizio di una nuova era.
Aerei italiani in Cina: tra eccellenze e rottami
Il Fiat CR.32, elegante e agile, conquistò i piloti cinesi. Ma il resto della flotta raccontava una storia molto diversa.
Il Breda Ba.27 vibrava come un macchinario agricolo e aveva una visibilità pessima. I trimotori Savoia-Marchetti S.72, costruiti in legno e tela, marcivano sotto le piogge monsoniche. I cinesi li ribattezzarono presto “le bare volanti”.
Dietro le quinte, intanto, Galeazzo Ciano orchestrava contratti gonfiati e tangenti. L’Italia aveva svuotato i propri magazzini, vendendo alla Cina ciò che non voleva più usare.
Il mistero dell’olio giapponese
Il problema più grave, però, non era la struttura degli aerei. Era l’olio.
L’olio motore italiano, perfetto per il Mediterraneo, in Cina diventava liquido come acqua. I motori grippavano in volo, i carrelli cedevano all’atterraggio. I cinesi, furiosi, facevano notare che gli aerei giapponesi non soffrivano di nulla di tutto questo. Il loro olio restava denso e affidabile anche nel clima tropicale.
Qual era il loro segreto?
Operazione “Bastone da Passeggio”
Per salvare la faccia, la missione italiana mise in moto un’operazione di spionaggio degna di un romanzo. Un ufficiale riuscì a sottrarre un campione di olio giapponese da una base militare. Il problema era come portarlo in Italia senza farsi scoprire.
La soluzione fu geniale: un elegante bastone da passeggio, svuotato all’interno, con una provetta metallica nascosta nel manico.
L’ufficiale attraversò l’oceano su un transatlantico, passeggiando sul ponte come un turista qualunque. Nessuno immaginò che quel bastone conteneva un segreto industriale.
A Roma, i chimici della Regia Aeronautica analizzarono il campione e scoprirono gli additivi giapponesi. La formula italiana venne corretta. Ma ormai era troppo tardi.
La fine dell’avventura italiana
Nel 1936, Madame Chiang Kai-shek — energica, determinata, inflessibile — prese il controllo dell’aviazione cinese. Scoprì le mazzette, vide lo stato pietoso dei velivoli italiani e cacciò la missione senza esitazioni. I pagamenti furono bloccati. Gli americani entrarono in scena. Claire Chennault, futuro comandante delle Tigri Volanti, prese il posto degli italiani.
Nel 1937, con il Patto Anticomintern, l’Italia si alleò con il Giappone. La fabbrica SINAW, simbolo dell’ambizione italiana in Oriente, venne evacuata in fretta e furia. Pochi mesi dopo, ironia della storia, fu bombardata e distrutta proprio dagli aerei giapponesi.
Tabella riassuntiva degli aerei italiani venduti alla Cina (1933–1936)
| Modello Velivolo | Tipo / Ruolo | Ordinati | Consegnati | Note |
|---|---|---|---|---|
| Fiat CR.32 | Caccia biplano | 24 | 24 | Unico vero successo tecnico; eccellente nelle prove acrobatiche. |
| Breda Ba.27 | Caccia monoplano | 18 | 11 | Fallimento tecnico; vibrazioni e scarsa visibilità. 7 mai spediti. |
| Savoia-Marchetti S.72 | Trimotore bombardiere/trasporto | 6 | 6 | Le famose “bare volanti”; ali in legno e tela inadatte al clima. |
| Savoia-Marchetti S.81 “Pipistrello” | Trimotore bombardiere | 3 | 3 | Più moderno dell’S.72; fornitura interrotta. |
| Fiat CR.30 | Caccia / Addestratore | 2 | 2 | Usati per addestramento avanzato. |
| Caproni Ca.111 | Ricognitore / Bombardiere | 1 | 0 | Dimostrazione rifiutata da Madame Chiang; affare annullato. |
Fonti principali:
-
Missione Lordi–Scaroni–Galante.
-
SINAW Nanchang.
-
Forniture Fiat, Breda, Savoia-Marchetti.
Fonti implicite:
-
Aviazione cinese anni ’30.
-
Velivoli italiani CR.32, Ba.27, S.72, S.81.
-
Tensioni sino‑giapponesi.
-
Madame Chiang Kai-shek.
-
Claire Chennault.
Fonti consigliate:
-
Archivio Aeronautica Militare.
-
Archivio Centrale dello Stato.
-
NARA.
