Da Bolsena a Foggia: quando i Piloti Americani imparavano a volare in Italia
Recentemente, alcuni piloti statunitensi sono stati inviati ad addestrarsi presso la scuola di volo IFTS (International Flight Training School), gestita da Leonardo per conto dell’Aeronautica Militare sull’aeroporto di Decimomannu. Non è la prima volta che accade: già durante la Prima Guerra Mondiale, due folti gruppi di piloti USA vennero mandati ad addestrarsi presso le scuole di volo italiane. Si tratta delle basi di Bolsena e Foggia, e questa è la loro storia.
La Scuola Volo Idrovolanti di Bolsena
Chi oggigiorno si trova a percorrere Via Armando Diaz a Bolsena, a un certo punto passa davanti all’Albergo Holiday. Pochi immaginano che, durante la Grande Guerra, proprio lì sorgevano gli hangar della Scuola Volo Idrovolanti della Regia Marina.
Durante il conflitto, l’Italia si trovò a combattere l’Impero Austro-Ungarico non solo sul fronte terrestre, ma anche su quello marittimo, che in pratica si estendeva lungo tutto il mare Adriatico. Questo fronte, analogamente a quello terrestre, divorava piloti e macchine a ritmi vertiginosi.
Nel 1917, la Regia Marina si trovò nella necessità di installare una nuova scuola di volo. Dopo alcune ricognizioni, il Ministero della Marina individuò nel Lago di Bolsena il luogo ideale:
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Le acque erano calme rispetto al mare aperto.
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Lo spazio di manovra era ampio.
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La posizione geografica nell’alto Lazio era al sicuro dalle incursioni e dai bombardamenti nemici.
La base non era lontana dalla stazione di Orvieto (sulla linea ferroviaria Milano-Roma) e da quella di Montefiascone (linea secondaria Orte-Viterbo). Tuttavia, stante lo stato precario delle strade dell’epoca, i collegamenti non si rivelarono un vero vantaggio, specialmente quando si trattava di trasportare gli aerei smontati.
Una volta stabilito il luogo, vennero avviate le pratiche per l’esproprio di circa 10 ettari di terreni agricoli, con l’immaginabile scontento dei contadini locali. I lavori vennero eseguiti dalla Compagnia Montaggio Hangar del Battaglione Aviatori del Regio Esercito. La scuola venne istituita ufficialmente alla fine del 1917 e iniziò a operare a partire dal febbraio del 1918.
Comandanti e consistenza della base
Il 6 gennaio 1918 venne nominato come primo comandante il Capitano di Corvetta Mario Calderara: il primo pilota certificato della storia d’Italia (istruito nientemeno che da Wilbur Wright a Centocelle nel 1909) e massimo esperto di idroaviazione. La sua nomina rende bene l’idea dell’importanza che lo Stato Maggiore della Marina attribuiva alla scuola. Inoltre, come istruttore, venne chiamato per alcuni mesi il celebre asso ed eroe di guerra Federico Martinengo.
I numeri della scuola erano ragguardevoli: la flotta ammontò a 52 aerei nel primo semestre del 1918 e ben 79 aerei nel secondo trimestre. Per fare un confronto, la contemporanea scuola idrovolanti di Taranto ne schierava 34 nel primo semestre e 53 nel secondo.
La Scuola di Volo di Foggia
All’inizio della guerra era palese che le scuole di volo italiane fossero quasi tutte concentrate al Nord, vicino alle fabbriche e al fronte. Questa collocazione comportava però due gravi rischi:
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Diventare facile bersaglio dei bombardamenti nemici.
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Subire i capricci del meteo padano: la nebbia autunnale e invernale bloccava spesso l’addestramento dei piloti per settimane.
Il Regio Esercito decise quindi di decentrare l’addestramento e il Tavoliere delle Puglie si presentò come la soluzione perfetta, offrendo una pianura sconfinata, zero ostacoli orografici e un meteo che permetteva di volare quasi 300 giorni all’anno.
L’atto di nascita di quello che oggi conosciamo come Aeroporto “Gino Lisa” risale a metà agosto del 1915. L’area prescelta si trovava a circa 3 chilometri a sud della città e si estendeva inizialmente su una superficie modesta: appena 13.875 metri quadrati, con i primi 7 hangar in legno e tela e una pista in terra battuta. Il campo prese il nome di “Campo di Aviazione di Foggia Sud”.
Il successo andò talmente oltre le previsioni che nel giro di un anno lo spazio non bastò più. Tra il 1916 e l’inizio del 1917, il Regio Esercito decise di triplicare gli sforzi costruendo altri due campi d’appoggio: Foggia Nord (nella zona dell’attuale Amendola) e il campo dell’Incoronata.
L’Arrivo degli Americani
Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, il governo americano prese accordi con Francia e Italia per addestrare rapidamente i propri piloti. Per l’Italia la scelta ricadde proprio sulle basi di Bolsena (per gli idrovolanti) e Foggia Sud (per gli aerei terrestri). L’addestramento sarebbe stato svolto da istruttori americani, ma con il materiale di volo messo a disposizione dal governo italiano.
L’addestramento a Bolsena e il mito di “Goat Island”
Il nucleo iniziale di cadetti americani giunse a Bolsena nel gennaio del 1918 con 50 allievi, seguiti a febbraio da altri 23, per un totale di 73 allievi.
L’addestramento dei piloti statunitensi proseguì regolarmente e senza incidenti fino al pomeriggio del 20 marzo 1918, quando la scuola subì il suo unico dramma: a seguito di uno schianto in acqua con un idrovolante FBA (matricola 5770), perse la vita il giovane Machinist Mate 1st Class (sottocapo motorista) della US Navy, Clarence Arthur Nelson.
Una volta ottenuti i brevetti, i piloti di Bolsena vennero inviati sul fronte caldo dell’Adriatico per integrarsi con le squadriglie italiane. Il contingente divenne operativo dal 25 luglio 1918 presso la stazione navale di Porto Corsini (Ravenna), volando sui moderni caccia Macchi M.5. Quella base, gestita dagli americani, divenne famosa con il soprannome di “Goat Island” (L’isola della capra), poiché lo stemma dipinto sulle fusoliere era proprio una capra volante sotto l’insegna della US Navy.
L’addestramento a Foggia e i ragazzi di La Guardia
Se a Bolsena si parlava di numeri contenuti, a Foggia arrivarono oltre 500 militari americani. Al loro comando c’era un personaggio d’eccezione: Fiorello La Guardia, all’epoca deputato del Congresso americano arruolatosi volontario, che nel dopoguerra sarebbe diventato il famosissimo sindaco di New York (a cui è intitolato l’omonimo aeroporto).
Agli americani venne assegnata l’intera base di Foggia Sud, che nei registri USA prese il nome di 8th Aviation Instruction Center.
Anche a Foggia l’addestramento pagò un tributo di sangue. Il 20 gennaio 1918, due velivoli si scontrarono in volo sopra il campo d’aviazione. Nell’impatto persero la vita tre giovani piloti provenienti dal Colorado:
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Il Primo Tenente William H. Cheney
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Il Primo Tenente Oliver B. Sherwood
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L’aviere scelto George A. Beach
Oggi, sul luogo dell’incidente all’interno dell’aeroporto di Foggia, sorge ancora una stele commemorativa a ricordo del loro sacrificio.
Al termine dei corsi, un gruppo di circa 75-80 piloti rimase in Italia sotto il comando di La Guardia, integrato nelle squadriglia da bombardamento del Regio Esercito per volare sui pesanti trimotori Caproni Ca.3 e Ca.5. La stragrande maggioranza del contingente venne invece trasferita sul fronte franco-belga nell’AEF (American Expeditionary Forces), dove molti cambiarono specializzazione passando ai reparti da caccia.
Novembre 1918: la fine della guerra e l’eredità dei campi
Con l’armistizio, la scuola idrovolanti di Bolsena venne smantellata rapidamente e nel 1921 i terreni vennero restituiti agli usi civili e agricoli.
Al contrario, il campo di Foggia sopravvisse, diventando l’odierno aeroporto civile intitolato a Gerolamo “Gino” Lisa. Sottotenente torinese e asso dei bombardieri Caproni, Lisa venne attaccato da cinque caccia austriaci il 15 novembre 1917, durante la sua 59ª missione di guerra. Nonostante una difesa disperata, il suo aereo venne abbattuto sul Monte Cengio. Per il suo eroismo gli fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare, e l’Italia decise di intitolargli per sempre la scuola che aveva formato i più grandi piloti da bombardamento della catastrofe bellica.
Idro sul Lago di Bolsena

Bombardiere Caproni a Foggia Sud

Il Mag. Fiorello La Guardia a Foggia con altri Militari USA

Fonti principali:
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Scuola Idrovolanti Bolsena.
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Campi Foggia Sud/Nord/Incoronata.
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8th Aviation Instruction Center.
Fonti implicite:
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Idroaviazione italiana WWI.
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FBA e Macchi M.5.
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Logistica Lazio–Puglia.
Fonti consigliate:
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Archivio Aeronautica Militare.
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NARA.
