DRONES AEREI NELLA II GM

Molti sono convinti che l’uso di velivoli aerei senza pilota per attaccare le postazioni nemiche sia una tecnologia recente. In realtà, fin da prima della Seconda Guerra Mondiale vennero sviluppati vari prototipi di velivoli radiocomandati che, imbottiti di esplosivo, venivano diretti contro gli obiettivi nemici per distruggerli. Chiaramente non si arrivò ai numeri attuali, in cui le perdite delle truppe sul campo sono attribuite in buona parte ai droni (suicidi e non), ma gli Stati Uniti nel teatro del Pacifico ne fecero un discreto uso.

Il modello più celebre fu l’Interstate TDR-1: costruito totalmente in legno, presentava una linea simile a quella del P-38 Lightning ma con una sola fusoliera centrale. L’abitacolo veniva utilizzato esclusivamente per i voli di trasferimento; era propulso da due motori Lycoming Flat Six da 220 hp con eliche a due pale, ed era armato con una bomba da 900 kg. Con un’autonomia massima di circa 2.500 km, il drone veniva guidato da un aereo-madre (solitamente un Grumman TBF Avenger) che si manteneva a una distanza di circa 10 km. La US Navy lo impiegò soprattutto nell’autunno del 1944, lanciandolo massicciamente contro gli obiettivi giapponesi a Rabaul e nelle Isole Salomone.

I droni statunitensi nella Seconda Guerra Mondiale

Di seguito viene riportato l’elenco completo dei droni e delle conversioni a disposizione delle Forze Armate USA durante il conflitto:

  • Fleetwings A-1: drone bersaglio con motore da 80 hp.

  • Northrop Radioplane A-2: il primo velivolo a portare ufficialmente il nome “Drone”, termine che si estese poi all’intera categoria.

  • Curtiss A-3: conversione radiocomandata del velivolo da addestramento N2C Fledgling della US Navy.

  • Douglas A-4: conversione dell’addestratore BT-2 (a sua volta derivato dal velivolo da osservazione O-31).

  • Boeing A-5: conversione del caccia P-12.

  • Douglas A-6: conversione del biplano da osservazione O-38.

  • Bell A-7: conversione del caccia P-39 Airacobra.

  • Culver A-8: conversione del Cadet, un noto aereo da turismo dell’epoca.

I “Bomb Gliders” (Alianti-bomba teleguidati)

Aerei privi di motore trasformati in vere e proprie bombe volanti plananti:

  • Fletcher XBG-1: basato sul bersaglio teleguidato PQ-11.

  • Fletcher BG-2: realizzato accoppiando la fusoliera con le ali dell’aliante Frankfort XGC-1.

  • Cornelius XBG-3.

Bombe volanti a motore (1942-1943)

  • Fleetwings XBQ-1 e XBQ-2A: prototipi di droni d’attacco bimotori.

  • Fairchild XBQ-3A: versione drone dell’addestratore Fairchild AT-23.

  • Interstate BQ-6: versione per l’USAAF del TDR sviluppato originariamente per la Navy.

  • Boeing BQ-7: la celebre conversione in bomba volante del bombardiere pesante B-17 Flying Fortress (progetto Aphrodite).

  • Consolidated BQ-8: versione bomba volante del bombardiere pesante B-24 Liberator.

Programmi esclusivi della US Navy (costruiti dalla Naval Aircraft Factory)

  • TDN-1

  • Martin TDN-2 Gorgon

  • TD3N-1

I progetti UAV della Germania nazista

Il principale drone tedesco del conflitto fu l’Argus As 292, sviluppato a partire del 1937 inizialmente come bersaglio radiocomandato per l’addestramento della contraerea (Flak) e in seguito testato come ricognitore fotografico.

Argus As 292

  • Ruolo: Bersaglio radiocomandato per l’artiglieria antiaerea (Flakzielgerät 43) e versione sperimentale da ricognizione fotografica (equipaggiata con 1 o 2 fotocamere).

  • Struttura: Telaio tubolare con ali smontabili per facilitare il trasporto. Nessun esemplare è sopravvissuto fino a oggi.

Scheda Tecnica:

Parametro Valore
Lunghezza 2,4 m
Apertura alare 2,4 m
Peso 27 kg
Motore Argus da 6 hp
Velocità massima 100 km/h
Autonomia 30 minuti

Sviluppo e impiego:

  • 9 giugno 1937: primo volo libero (non guidato).

  • 14 maggio 1939: primo volo radiocomandato con successo.

  • 2 ottobre 1939: primo volo con suite di ricognizione fotografica.

  • Produzione: circa 100 esemplari ordinati e consegnati tra il 1942 e il 1943.

Altri progetti UAV tedeschi sperimentali

  • Fieseler Fi 157: drone bersaglio sperimentale del 1937. Il programma fallì e non entrò mai in servizio operativo, ma servì da precedente diretto per lo sviluppo dell’As 292.

  • Argus “Fernfeuer”: progetto avanzato derivato dall’As 292. Concepito come drone da ricognizione a lungo raggio, rimase allo stadio di proposta cartacea e non divenne mai operativo.

I droni italiani: la Regia Aeronautica

Lo Sviluppo

Anche la Regia Aeronautica provò a dotarsi di propri droni. Nel 1940, su iniziativa del Generale del Genio Aeronautico Ferdinando Raffaelli, si diede il via allo sviluppo di una versione a pilotaggio remoto del bombardiere trimotore Savoia-Marchetti S.M.79, denominata S.M.79 A.R.P. (Aereo Radio Pilotato). L’idea di base era ingegnosa: reimpiegare cellule di aerei ormai usurati o inadatti all’impiego operativo in prima linea, installarvi sistemi di radiocomando e caricarli con una bomba da 1.000 kg dotata di sgancio a distanza.

Tuttavia, come spesso accadeva nei programmi militari italiani dell’epoca, al progetto vennero assegnate pochissime risorse. Questo causò tempi di sviluppo particolarmente lunghi, tanto che il primo prototipo fu disponibile solo nella seconda metà del 1942.

Il drone veniva controllato da remoto attraverso un aereo-guida, un bombardiere CANT Z.1007 Bis equipaggiato con un trasmettitore “320-ter”, mentre a bordo dell’S.M.79 i comandi venivano ricevuti da un ricevitore “RA-18”. Il sistema utilizzava due canali radio distinti per controllare i timoni di profondità e il timone verticale, permettendo di gestire l’aereo sia in quota sia in direzione. Per semplificare le procedure di volo, il drone non decollava in modo autonomo: veniva portato in quota da un pilota umano il quale, una volta stabilizzato il velivolo e superata la fase critica del decollo, cedeva il controllo radio all’aereo-guida e si lanciava con il paracadute.

L’impiego operativo

Il primo prototipo decollò il 12 agosto 1942 dall’aeroporto di Villacidro, in Sardegna. Ci si trovava nel pieno della battaglia di Mezzo Agosto, e l’obiettivo designato era la flotta britannica nel Mediterraneo.

Il decollo avvenne regolarmente. Raggiunta la quota stabilita, il pilota (il maresciallo Mario Badii) abbandonò il velivolo come da copione e il controllo passò ai tecnici a bordo del CANT Z.1007 Bis. Poco dopo, tuttavia, dal trasmettitore “320-ter” dell’aereo-guida iniziò a levarsi un filo di fumo e si persero improvvisamente i contatti radio con il drone.

Un rapido controllo evidenziò la bruciatura di un condensatore; non essendoci pezzi di ricambio a bordo, la missione fu inevitabilmente compromessa. L’S.M.79 A.R.P., ormai privo di controllo radio ma stabile in volo, proseguì la sua corsa in linea retta fino a esaurire il carburante, schiantandosi nell’entroterra dell’Algeria.

Fonti principali:

  • TDR‑1, BQ‑7, BQ‑8.

  • Radioplane A‑2.

  • Argus As 292.

  • S.M.79 A.R.P.

Fonti implicite:

  • Radiocomando aeronautico.

  • Operazione Aphrodite.

  • Flakzielgerät.

Fonti consigliate:

  • NARA.

  • Smithsonian.

  • Bundesarchiv.