Fuga dall’Apocalisse: Il viaggio impossibile del Pacific Clipper
Dunque, immaginate di essere il comandante di un Boeing 314 della Pan American Airways (marcatura civile NC-18602), battezzato Pacific Clipper. Siete operativi sulla rotta San Francisco-Auckland e vi trovate proprio in Nuova Zelanda, dove siete atterrati il 2 dicembre 1941. Il vostro piano prevede di decollare il 10 dicembre per seguire la regolare rotta di rientro:
- Auckland (Nuova Zelanda) – Partenza per il rientro
- Nouméa (Nuova Caledonia)
- Suva (Fiji)
- Canton Island
- Honolulu (Pearl Harbor, Hawaii)
- San Pedro / San Francisco (California)
Ma il 7 dicembre 1941 i Giapponesi decidono di stravolgere la storia con l’attacco a sorpresa alla base di Pearl Harbor, mettendo fuori gioco mezza flotta del Pacifico e dichiarando guerra agli Stati Uniti. Dalla compagnia ricevete un messaggio laconico e raggelante: “La guerra è iniziata. Evitate Pearl Harbor. Siete per conto vostro. Buona fortuna”.
Voi vi chiamate Robert Ford e avete al vostro fianco un equipaggio di 11 professionisti. Che fareste? Una persona comune probabilmente direbbe: “La cittadina è accogliente, aspettiamo che le acque si calmino o rimaniamo qui”. Ma il comandante Ford è fatto della stoffa dei pionieri. Prende una decisione senza precedenti nella storia dell’aviazione commerciale: per riportare l’aereo e i suoi uomini a casa (a est), decide che volerà verso ovest, compiendo un’incredibile circumnavigazione del globo al contrario, senza mappe adeguate, senza scali commerciali preparati e nel bel mezzo di un conflitto mondiale.
Il Diario di Bordo: Tappa dopo Tappa verso la Salvezza
Auckland, Noumea , Gladstone e la trappola di Darwin (15/16 Dicembre 1941)
Dopo aver sbarcato i passeggeri ad Auckland, il Pacific Clipper decolla in direzione Nouméa (Nuova Caledonia) dove la Pan American Airways ha una base operativa a Nouméa con dipendenti, meccanici e le loro famiglie. Con l’avanzata giapponese nel Pacifico, quelle persone sono in gravissimo pericolo. La compagnia ordinò quindi a Ford di fare marcia indietro verso la Nuova Caledonia per evacuare il personale prima che l’isola venisse isolata o attaccata.Li ammara all’alba del 16, carica a bordo d’urgenza 22 passeggeri (personale Pan Am e familiari) e un prezioso carico di rifornimenti (tra cui un motore di ricambio in cassa). Solo dopo aver messo in salvo queste persone, il Clipper riparte in giornata verso l’Australia, arrivando a Gladstone per fare carburante. Da lì vola verso la costa nord, ammarando a Darwin. È una vera corsa contro il tempo: la città si trova in prima linea e verrà devastata dai bombardieri giapponesi poche settimane dopo. L’equipaggio fa rifornimento in fretta, conscio che le forze nemiche stanno dilagando a vista d’occhio.
18-21 Dicembre 1941: Arrivo a Surabaya (Giava, Indie Orientali Olandesi).
Qui l’aereo è costretto a fare rifornimento con normale benzina per automobili e decolla il 21 dicembre attraversando il porto minato.
Nelle Indie Orientali Olandesi (ora Indonesia), la situazione è disperata. Le scorte di carburante avio a 100 ottani sono già state distrutte per non lasciarle al nemico. L’equipaggio è costretto a pompare a mano nei serbatoi della normale benzina per automobili, che fa tossire e surriscaldare paurosamente i motori. Per ripartire, decollano seguendo alla cieca una lancia locale che indica l’unico corridoio libero in un porto completamente seminato di mine navali olandesi. Pochi giorni dopo il decollo, Surabaya cade in mani giapponesi.
21-22 Dicembre 1941: Volo nel Mare di Giava e avvistamento del sottomarino giapponese.
Volando a bassissima quota sull’Oceano Indiano per raffreddare i motori logorati dalla benzina scadente, il Clipper passa sopra un sottomarino sconosciuto che tenta di abbatterlo a cannonate.Il Clipper arriva a Trincomalee (Ceylon/Sri Lanka) il 21 dicembre. Ford tenta di ripartire subito, ma un grave problema a un cilindro del motore n. 3 lo costringe a rientrare alla base per le riparazioni, che richiedono diversi giorni (compreso il giorno di Natale).
26 Dicembre 1941: Risolto il guasto al motore, il Clipper decolla finalmente da Trincomalee alla volta dell’India.
27 Dicembre 1941: Atterraggio a Karachi (allora India Britannica)
Atterrato intorno alle 16:00. L’equipaggio effettua un ulteriore cambio di pistone a un motore e fa rifornimento.
28 Dicembre 1941: Volo di circa 8 ore da Karachi a Bahrain nel Golfo Persico.
Ammarato a Bahrain, nel Golfo Persico, Ford si trova di fronte al passaggio chiave. Le rotte del Mediterraneo sono bloccate dalla Luftwaffe e dalla Regia Aeronautica. L’unica via è tagliare in diagonale la penisola arabica e il deserto sudanese fino al Nilo.
29 Dicembre 1941: Decollo da Bahrain
Volo cieco sopra il deserto arabico (schivando il divieto di sorvolo) e ammaraggio sul fiume Nilo a Khartoum (Sudan) nel tardo pomeriggio. Per un idrovolante da 40 tonnellate, volare per ore sopra distese infinite di sabbia e roccia, senza alcuna possibilità di ammaraggio in caso di piantata dei motori, è un rischio calcolato da brividi. L’arrivo sul Nilo a Khartoum è accolto con enorme sollievo.
1° Gennaio 1942: Dopo due giorni a Khartoum, il Clipper decolla a Capodanno verso il Congo Belga.
Durante il decollo si stacca una sezione dello scarico di un motore, ma Ford decide di proseguire ugualmente. Arrivo a Léopoldville (Congo Belga) lo stesso giorno.Il Clipper affronta la giungla equatoriale arrivando nel Congo Belga. Il fiume Congo è pieno di tronchi galleggianti che rischiano di squarciare lo scafo d’alluminio.
2 Gennaio 1942: Il decollo più critico della storia del Clipper
L’aereo si stacca a fatica dalle acque del fiume Congo per iniziare la mastodontica traversata atlantica.Il decollo è il più drammatico: con il carico massimo di carburante per l’Atlantico, l’aria caldissima e rarefatta riduce drasticamente la portanza. L’aereo corre per chilometri sul fiume senza riuscire a staccarsi, sollevandosi sopra le micidiali cascate Livingstone e le cime degli alberi per pochissimi metri e con i motori surriscaldati al limite della fusione.
3 Gennaio 1942: Dopo un volo non-stop di ben 23 ore e 35 minuti sull’Atlantico meridionale fnel silenzio radio totale, il velivolo ammara a Natal (Brasile) , dove l’arrivo a fari spenti causa un falso allarme aereo tra le difese locali.
4-5 Gennaio 1942: Breve volo da Natal fino a Port of Spain (Trinidad).
Ripuliti e finalmente riforniti con vero carburante americano, risalgono la costa fino a Port of Spain (Trinidad), schivando la neonata minaccia degli U-Boot tedeschi che infestano le rotte caraibiche.Qui i meccanici della Pan Am riparano definitivamente il collettore di scarico danneggiato in Africa. Il Clipper riparte nel pomeriggio del 5 gennaio per l’ultima tratta.
6 Gennaio 1942 l’arrivo a New York
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Ore 05:54 (circa le 06:00): Il Pacific Clipper sbuca dalla nebbia invernale sopra l’aeroporto LaGuardia di New York ed effettua la famosa chiamata radio alla torre di controllo, lasciando gli operatori nello sconcerto più totale infatti la compagnia lo considerava disperso o catturato.
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Il blocco orario: La torre di controllo ordinò a Ford di non ammarare immediatamente. Le severe regole portuali e di sicurezza della Guardia Costiera vietavano categoricamente gli ammaraggi commerciali prima del sorgere del sole (per il rischio di impattare contro detriti invisibili al buio nelle acque del Long Island Sound).
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Ore 07:12 (circa le 07:00): Dopo aver girato in tondo nel cielo sopra New York per più di un’ora in attesa delle prime luci dell’alba, il capitano Ford poté finalmente toccare l’acqua e completare ufficialmente l’impresa.La prima circumnavigazione al contrario della storia dell’aviazione commerciale è finalmente compiuta.
La Fine Ingenerosa del Gigante
Il destino del Pacific Clipper non rispecchia la gloria della sua impresa. Subito dopo il rientro, l’aereo viene requisito dalla U.S. Navy per lo sforzo bellico. Continua a volare stabilendo record di traversate atlantiche guidato sempre dagli equipaggi Pan Am, gli unici in grado di gestirne la complessità. Nel novembre del 1945, subisce gravi danni alle Azzorre impattando contro un oggetto semisommerso durante un ammaraggio.
Finita la guerra, il mondo dell’aviazione è cambiato radicalmente: il conflitto ha lasciato in eredità enormi piste in cemento e aerei terrestri a lungo raggio molto più economici, come il Douglas DC-4. Gli idrovolanti commerciali, logorati dalla corrosione salina e costosi da gestire, diventano improvvisamente obsoleti.
Dopo essere stato venduto a una piccola compagnia charter che fallisce poco dopo, il glorioso NC-18602 rimane abbandonato in un angolo del porto di Baltimora. Nel 1950, nessuno vuole investire per salvare quel pezzo di storia. L’aereo viene acquistato da una ditta di rottamazione e fatto a pezzi per recuperare il metallo. Dei dodici splendidi Boeing 314 costruiti, nessuno è sopravvissuto fino ai giorni nostri: una fine ingenerosa per il gigante che aveva beffato la guerra facendo il giro del mondo.
La carriera del Comandante Robert Ford dopo questa impresa
Dopo la straordinaria impresa del Pacific Clipper, il capitano Robert Ford continuò a volare per la Pan American Airways per tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale e negli anni successivi. La sua vita si è sviluppata così:
- Carriera in Pan Am: Ha continuato la sua attività di pilota di linea fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1952.
- Seconda vita da allevatore: Dopo aver lasciato definitivamente i comandi, Ford ha cambiato radicalmente vita. Si è trasferito a Penn Valley, in California, dove ha acquistato un ranch e ha lavorato come allevatore di bestiame per ben 45 anni.
- La scomparsa: È morto nell’ottobre del 1994 all’età di 88 anni, poco dopo aver rilasciato un’ultima rara intervista audio in cui ricordava la sua incredibile carriera, liquidando la leggendaria circumnavigazione del ’41 come una semplice “operazione puramente di routine”.
Rotta Pacific Clipper

Spaccato del Boeing 314

