La storia del  P-38 atterrato in un campo di calcio ….. peccato che non sia  vero ! 

Il 10 aprile 1944 il maggiore Donald K. Willis, pilota americano del 55th Fighter Squadron, 20th Fighter Group, si trovava ai comandi di un Lockheed P-38J Lightning, matricola 42-68077 e codice KI-X.

Quel giorno Willis partecipava a una missione contro l’aeroporto tedesco di Gütersloh. Durante l’azione il suo P-38 rimase con un solo motore funzionante e, sulla via del ritorno, la situazione divenne progressivamente insostenibile.

Arrivato sopra i Paesi Bassi occupati, Willis dovette quindi fare quello che qualsiasi pilota avrebbe preferito evitare: cercare in fretta un terreno abbastanza grande sul quale mettere giù diverse tonnellate di P-38 senza carrello.

E qui comincia la storia che ancora oggi viene raccontata.

Secondo la versione più diffusa, Willis avrebbe trovato un campo da calcio a Oud Gastel, dove proprio in quel momento si stava disputando una partita davanti a centinaia di persone, e vi avrebbe effettuato l’atterraggio d’emergenza.

Peccato che ci sia qualcosa che non torna.

E il problema principale è che il P-38 Lightning era un grosso caccia bimotore, con quasi 16 metri di apertura alare. Come avrebbe potuto effettuare un atterraggio d’emergenza su un normale campo da calcio, durante una partita e davanti a centinaia di persone, senza travolgere nessuno?

Così siamo andati a cercare.

E abbiamo trovato una fotografia scattata proprio quel pomeriggio.

Il dubbio viene definitivamente risolto da una fotografia aerea scattata nel pomeriggio dello stesso 10 aprile 1944. Il P-38 è ancora sul posto e sono perfettamente visibili sia la traccia lasciata durante l’atterraggio sia quelle delle persone accorse successivamente. E l’aereo non si trova su un campo da calcio, ma in quello che la fonte olandese definisce esplicitamente un “perceel bouwland”: un terreno agricolo.

Il campo da calcio quindi c’era, la partita pure e c’erano anche centinaia di spettatori. L’unica cosa che non c’era sul campo da calcio era il P-38.

Ma per Willis il problema di dove fosse atterrato era, a quel punto, decisamente secondario.

Intorno all’aereo nel frattempo si era creato il caos. Molte delle persone presenti nella zona si erano avvicinate al Lightning ed era evidente che i Tedeschi sarebbero arrivati da un momento all’altro.

Willis non perse tempo. Tra le biciclette lasciate sul posto ne recuperò una e trovò anche un lungo cappotto rosso, con cui coprire almeno in parte ciò che indossava.

Poi ebbe un’idea tanto semplice quanto efficace: invece di fuggire attraverso i campi, si mescolò alla gente che si stava allontanando e cominciò a pedalare con loro.

Poco dopo arrivarono i Tedeschi.

Willis era già diventato, almeno all’apparenza, uno dei tanti Olandesi in bicicletta.

E adesso dove vado?

Mettiamoci per un momento nei panni di Willis.

Siete appena sopravvissuti a un atterraggio di emergenza con un P-38, vi siete procurati alla meglio una bicicletta e un cappotto e, almeno per il momento, siete riusciti a non farvi prendere dai Tedeschi.

Bene. E adesso?

Siete un pilota americano in un paese occupato, non conoscete la zona, non sapete di chi potete fidarvi e soprattutto dovete trovare il modo di attraversare mezza Europa controllata dai Tedeschi per tornare dalla vostra parte.

E non è che possiate fermarvi al primo incrocio e chiedere:

«Scusi, per l’Inghilterra?»

Willis nelle prime ore dovette arrangiarsi come poteva, aiutato anche da civili incontrati lungo il percorso. Ma ben presto la sua fuga incrociò qualcosa di molto più organizzato: la Resistenza e quelle reti clandestine che avevano proprio il compito di recuperare gli aviatori alleati abbattuti e cercare di riportarli dalla loro parte.

Una di queste era la Comète, una rete di evasione che attraverso Belgio e Francia conduceva gli aviatori verso i Pirenei e quindi nella Spagna neutrale.

Il viaggio durò quasi due mesi. Willis attraversò clandestinamente Olanda, Belgio e Francia, passando da una casa sicura all’altra e affidandosi a persone che rischiavano la propria vita per nasconderlo e accompagnarlo lungo il percorso.

Lungo la strada Willis venne anche affiancato ad altri aviatori alleati che, come lui, stavano cercando di tornare in territorio amico.

Il 4 giugno 1944 il gruppo attraversò a piedi i Pirenei ed entrò finalmente nella Spagna neutrale.

 Curiosamente, appena due giorni dopo, mentre Willis si trovava finalmente fuori dalla portata dei Tedeschi, sulle spiagge della Normandia iniziava lo sbarco alleato.

Dalla Spagna finalmente a casa

Ma essere arrivati in Spagna non significava ancora essere tornati a casa.

Willis e gli altri aviatori vennero presi in carico dalle strutture alleate presenti nel paese. Dopo essere passati per la zona di San Sebastián e Irún, gli Americani organizzarono il loro trasferimento attraverso la Spagna fino a Gibilterra.

Era quella la vera porta verso casa.

A Gibilterra Willis venne interrogato dalle autorità alleate e il 27 giugno poté finalmente salire su un aereo diretto in Gran Bretagna. Il giorno successivo, 28 giugno 1944, era nuovamente in Inghilterra.

Erano trascorsi 79 giorni da quando aveva messo sulla pancia il suo P-38 in quel campo olandese.

Una storia che non aveva bisogno di essere abbellita

Donald Willis non atterrò con il suo P-38 su un campo da calcio durante una partita. Atterrò in un terreno agricolo vicino al campo dove quella partita si stava realmente disputando.

Probabilmente, con il passare degli anni, il molto meno spettacolare “atterrò in un campo vicino a un terreno di calcio mentre si disputava una partita” è diventato il decisamente più accattivante “atterrò su un campo da calcio durante una partita”.

Ma in questo caso non ce n’era proprio bisogno.

Willis era realmente sopravvissuto all’atterraggio di emergenza di un P-38 in avaria, era riuscito a dileguarsi prima dell’arrivo dei Tedeschi e, con l’aiuto di civili, della Resistenza e della rete Comète, aveva attraversato clandestinamente mezza Europa occupata, superato a piedi i Pirenei e raggiunto infine Gibilterra e l’Inghilterra.

La storia vera era già abbastanza incredibile.

Le Fonti

  • BeoBOM – Gemeentebreed vooronderzoek naar niet-gesprongen explosieven Halderberge — È la fonte fondamentale per la fotografia aerea scattata nel pomeriggio del 10 aprile 1944. Descrive espressamente il luogo dell’atterraggio come “perceel bouwland” e segnala sulla fotografia le tracce dell’atterraggio e delle persone che raggiunsero successivamente il P-38.
  • Comète – Scheda di Donald Kenyon Willis, n. 285 — Scheda della rete Comète: P-38 42-68077, KI-X, 55th Fighter Squadron, missione del 10 aprile, MACR 3616, E&E Report 800, otto settimane di evasione e attraversamento dei Pirenei il 4 giugno 1944.
  • National Archives – Escape and Evasion Files — Racconto basato sui fascicoli americani di Escape & Evasion; contiene gli episodi della bicicletta, del cappotto, della postazione contraerea tedesca, di Anversa e del ponte sorvegliato. È interessante anche perché ripropone proprio la versione dell’atterraggio durante la partita di calcio che abbiamo verificato criticamente.
  • Heemkundekring Het Land van Gastel – Jaarboek 1994 — Ricostruzione storica locale dell’atterraggio nei pressi della Rolleweg e del Bansloot e dell’aiuto ricevuto da Willis dopo l’atterraggio. È particolarmente utile perché conserva anche versioni locali degli avvenimenti successive alla fuga.
  • Journey to the Horizon – Hans Onderwater — Volume dedicato alle vicende di diversi aviatori evasi; contiene un capitolo su Willis e, nelle appendici, anche il suo Escape & Evasion Report.

Foto di Donald Kenyon WILLIS ai comandi di un P 47

 

Il P-38 di Willis fotografato dopo l’atterraggio. Anche da terra è evidente che l’aereo si trova in un campo agricolo e non sul terreno di gioco.