The Rag-Tag Circus: il circo raffazzonato della 83ª Divisione US Army
Nel mezzo della guerra ci possono anche essere situazioni al limite dell’assurdo che, pur senza umanizzare il conflitto, strappano un sorriso a chi le legge o le racconta. È il caso della 83ª Divisione di Fanteria dello US Army, ribattezzata “The Rag-Tag Circus”, tradotto letteralmente come “il circo raffazzonato”.
Una divisione a corto di mezzi
Dopo l’attraversamento del Reno il 29 marzo 1945, la resistenza tedesca nella Germania settentrionale crolla rapidamente. Gli Alleati lanciano una corsa sfrenata verso est, con le divisioni corazzate in prima linea. Il problema per l’83ª è che si tratta di una divisione di fanteria leggera, con pochissimi mezzi di trasporto organici: secondo il rapporto ufficiale del 329° Reggimento, la crisi esplode quando i pochi camion assegnati vengono distaccati per altri compiti, proprio mentre arriva l’ordine di avanzare il più rapidamente possibile.
Il comandante della divisione, il maggior generale Robert C. Macon, decide di risolvere il problema con un ordine tanto semplice quanto radicale: requisire qualsiasi mezzo capace di muoversi, senza fare domande. Ogni unità nemica che si arrende o viene catturata cede il proprio parco veicoli, spesso sotto la minaccia delle armi. Ciascun mezzo requisito riceve una rapida mano di vernice verde oliva e una stella bianca americana sulla fiancata (o sul tetto), per poi unirsi immediatamente alla colonna.
L’ordine viene eseguito alla lettera dai soldati: in breve tempo la divisione diventa un campionario di veicoli tedeschi di ogni tipo. Si passa dai carri armati e dai camion della Wehrmacht fino a due veicoli antincendio. Il pezzo forte è rappresentato da un caccia Messerschmitt Bf 109, trovato intatto su una pista catturata, affidato a un militare della divisione in possesso di brevetto di volo e impiegato come apripista e ricognitore per la colonna.
Vista dall’alto la divisione, se non fosse per qualche mezzo americano a intercalarsi, potrebbe essere scambiata per una colonna tedesca in movimento. E infatti l’effetto sorpresa inganna sia i tedeschi che gli stessi alleati. Lo storico Cornelius Ryan, nel suo celebre libro L’ultima battaglia (The Last Battle, Simon & Schuster, 1966), racconta alcuni episodi paradossali di quei giorni:
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Il caccia scambiato per la Luftwaffe: Durante i voli del Messerschmitt Bf 109 sequestrato, alcuni soldati di un’altra divisione americana vedono spuntare il velivolo e si gettano terrorizzati a terra in cerca di riparo, salvo poi realizzare, guardando in alto, che sulle ali campeggia una stella bianca su fondo verde oliva accompagnata dalla scritta “83rd Inf. Div.”.
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Il generale tedesco nella colonna sbagliata: Una Kübelwagen dello staff tedesco sfreccia lungo la colonna della divisione, superando i veicoli e suonando ripetutamente il clacson per farsi strada. Dopo qualche minuto i soldati americani intercettano l’auto e sparano un colpo di avvertimento sul capote per bloccarla. Dall’abitacolo scendono un autista furibondo e un generale tedesco ancora più irato, pronti a protestare, salvo rendersi conto all’istante di essere in mezzo all’avanguardia dell’esercito statunitense e dover alzare le mani. L’autista non si era minimamente accorto che quel serpentone di mezzi “tedeschi” era in realtà americano.
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Il sorpasso del convoglio nemico: In un’altra occasione, il “Circus” arriva addirittura a superare e inglobare un intero convoglio tedesco in marcia guidato da un colonnello, catturandone i membri e sequestrando i veicoli sul momento senza che nessuna delle due parti realizzasse subito cosa stesse accadendo.
Un bilancio operativo impressionante
I risultati di questa improvvisazione logistica furono formidabili: in appena 13 giorni, i Thunderbolt combatterono attraverso circa 280 miglia (450 km) di territorio nella Germania settentrionale, superandosi a vicenda per mantenere la pressione verso est e battendo sul tempo persino le unità corazzate alleate nella corsa verso il fiume Elba.
Lungo il tragitto, la divisione liberò circa 42.000 prigionieri di guerra alleati e statunitensi, oltre al campo di lavoro forzato di Langenstein-Zweiberge, sottocampo di Buchenwald.
Fino alle porte di Berlino, e poi l’alt
Il 13 aprile 1945 l’83ª raggiunge la sponda occidentale dell’Elba. Segue un durissimo scontro casa per casa per assicurarsi una testa di ponte sulla sponda orientale presso Barby — episodio narrato in dettaglio ne L’ultima battaglia di Ryan —, respingendo feroci contrattacchi e spingendosi fino a circa 40 miglia (65 km) da Berlino.
Nonostante la capitale tedesca fosse a meno di 50 miglia di distanza e la resistenza ormai quasi inesistente, alla divisione viene ordinato di fermarsi. Per gli accordi ratificati a Yalta tra l’URSS e le potenze occidentali, l’Elba segna infatti la linea di massima penetrazione in Germania prevista per le truppe alleate. Successivamente, alla fine della guerra, la stessa linea segnerà la demarcazione tra le due Germanie (Ovest ed Est) per tutto il periodo della Guerra Fredda. Sull’Elba la divisione incontra infine le truppe sovietiche giunte da est.
I soldati della divisione, orgogliosi dell’impresa, cercarono in seguito un nome più “nobile” per celebrarla, scegliendo ufficialmente Thunderbolt. Ma nella memoria e nell’aneddotica dei veterani, il nome che raccontava meglio lo spirito di quella corsa improvvisata resta, ancora oggi, The Rag-Tag Circus.
Le fonti
- Cornelius Ryan, The Last Battle, Simon & Schuster, 1966 (fonte primaria per gli aneddoti della corsa all’Elba, basata su interviste dirette a soldati e ufficiali americani, britannici, tedeschi e sovietici coinvolti negli eventi).


