Charles De Gaulle e la vittoria “solo francese”
Sulle ultime ore francesi di de Gaulle, la storiografia si divide ancora oggi tra una versione epica, alimentata dalla stessa retorica gaullista, e una ricostruzione decisamente più prosaica e documentata.
Per correttezza storica le riportiamo entrambe
Nella narrazione più celebre, Bordeaux è una polveriera. La mattina del 17 giugno, mentre a Bordeaux si discuteva ancora caoticamente di imbarcare l’opposizione sul transatlantico Massilia — una mossa che si sarebbe rivelata una trappola tesa da Pétain e Darlan per neutralizzare i dissidenti — de Gaulle scelse di non aspettare. Capendo che il porto sarebbe diventato una prigione, alle 8:15 era già sulla pista di Mérignac, pronto a salire sul Flamingo di Spears.
Qui le versioni si dividono :
La versione epica Il Massilia e la fuga di soppiatto
E’ il 17 Giugno del 1940 aeroporto di Bordeaux Merignac il giovane Generale Charlese De Gaulle , sottosegretario alla Difesa Francese , sta salutando il Generale Edward Spears ufficiale di collegamento personale di Winston Churchill presso il governo francese , che sta rientrando a Londra , i motori del piccolo De Havilland DH.95 Flamingo sono ormai accesi , quando con un balzo felino il Generale De Gaulle salta a bordo dell’Aereo , le valige del Generale vengono letteralmente lanciate nell’aereo che decolla immediatamente in direzione Londra .
La versione documentata ovvero Il passaporto e il disinteresse di Vichy
La realtà emersa dagli archivi restituisce un quadro meno romanzato ma politicamente altrettanto lucido. De Gaulle non scappò “di nascosto”. Il giorno precedente, il 16 giugno, aveva ricevuto un regolare passaporto e un ordine di missione ufficiale dal primo ministro uscente Paul Reynaud per negoziare gli aiuti a Londra. Le valigie erano state caricate la sera prima in hotel d’intesa con Spears e il comando dell’aeroporto aveva l’ordine di lasciar decollare il velivolo inglese. Più che un’azione di forza, la partenza fu un colpo di fortuna burocratico: la macchina statale di Pétain non si era ancora solidificata. Anzi, al vecchio Maresciallo e al ministro Weygand faceva persino comodo che quel giovane generale irrequieto e “bellicista” si togliesse dai piedi, convinti che l’Inghilterra sarebbe caduta in poche settimane, riducendo de Gaulle a un innocuo esule senza futuro, probabilmente entrambi nel Dopoguerra avranno avuto modo di ripensare a quel madornale errore di sotto valutazione .
L’appello da Radio Londra
Fatto sta che il giorno dopo, il 18 giugno, de Gaulle dai microfoni della BBC pronuncia il suo celebre appello alla resistenza. Anche se sul momento pochissimi francesi sono sintonizzati sulla frequenza britannica a causa del caos dell’esodo, quel discorso , rimbalzato nei giorni successivi dalla stampa locale e dai volantini , diventerà l’atto di nascita della Francia Libera.
De Gaulle Ribelle o Patriota?
A questo punto è necessario esaminare lo status del Generale Charles de Gaulle nel giugno del 1940. Nei fatti, egli risulta essere un generale dell’Esercito francese che sta disobbedendo a un ordine di un’autorità legittimamente costituita.
Cerchiamo di chiarire Pétain non è diventato Capo del Governo con un colpo di Stato, ma per investitura del Presidente della Repubblica francese Albert Lebrun. La sera del 16 giugno 1940, a Bordeaux, Lebrun aveva preso atto delle dimissioni del primo ministro Paul Reynaud (messo in minoranza dal gabinetto pacifista) e, seguendo le indicazioni dello stesso Reynaud, aveva nominato ufficialmente il Maresciallo Philippe Pétain come nuovo Presidente del Consiglio (Primo Ministro). Pétain è, a tutti gli effetti di legge, il capo del governo legittimo.
I passaggi successivi confermano questa continuità istituzionale:
-
Il passaggio dei poteri (16 giugno): Lebrun sperava che Pétain formasse un governo forte, ma fu costretto ad assistere impotente alla firma dell’armistizio con la Germania il 22 giugno.
-
La fine della Repubblica (10-11 luglio): Meno di un mese dopo, il 10 luglio 1940, il Parlamento riunito a Vichy votò i pieni poteri a Pétain. L’indomani, 11 luglio, Pétain emanò gli “atti costituzionali” che esautorarono formalmente la Presidenza della Repubblica e istituirono lo Stato Francese (il regime di Vichy).
Si trattò di passaggi drammatici, ma interamente sanciti dal voto parlamentare. A rigor di logica formale, il 18 giugno 1940 de Gaulle è un generale disertore che non adempie agli ordini emessi da un legittimo governo, e come tale viene visto dai suoi colleghi rimasti in Patria.
Questa condizione avrà pesanti ripercussioni pratiche. La stragrande maggioranza delle colonie francesi scelse inizialmente di mantenersi lealista al governo di Pétain. Questo portò a tragici scontri fratricidi, come il conflitto militare in Siria e Libano nel 1941, combattuto tra i gollisti (appoggiati dalle forze alleate) e le forze armate francesi fedeli al governo di Vichy.
Quando de Gaulle lancia il suo appello da Londra, la stragrande maggioranza dei marinai e soldati francesi non lo vede come un eroe, ma come un disertore che sta spaccando il Paese e violando il giuramento di fedeltà. Per un marinaio o un ufficiale dell’epoca, l’obbedienza alla catena di comando era un dogma assoluto.
Ci furono diversi episodi in cui navi mercantili o militari francesi, pronte a salpare per la Gran Bretagna o per le colonie per continuare a combattere, furono bloccate dall’ammutinamento o dalle proteste degli equipaggi, che si rifiutavano di “tradire” il neonato governo di Vichy o di mettersi al servizio degli inglesi (storici rivali geopolitici della Francia sui mari). La tensione era tale che molti marinai francesi preferirono farsi internare o rientrare nella Francia occupata piuttosto che unirsi alla Francia Libera.
Il proclama del 25 Agosto 1944
Fatte queste premesse arriviamo al 25 agosto 1944, Charles de Gaulle pronuncia a una Parigi appena liberata parole destinate a scolpirsi nel mito: “Parigi liberata! Liberata da se stessa, liberata dal suo popolo con il concorso degli eserciti della Francia”.
Un capolavoro assoluto di retorica e di visione politica. C’era però un problema, un enorme tabù che quella frase d’effetto doveva coprire a tutti i costi: la realtà giuridica e militare della Francia era molto più complessa, e la liberazione di intere regioni non era stata un’operazione puramente gaullista. Al contrario, era stata guidata, armata e coordinata da ufficiali francesi che rispondevano direttamente a Londra, molti dei quali militavano nelle fila del SOE (Special Operations Executive) britannico.
A guerra finita, per questi uomini e queste donne non ci furono parate sui Campi Elisi, ma un’epurazione silenziosa, burocratica e spietata.
Vediamo come è andata
Il “Plan” di Churchill che de Gaulle non poteva tollerare
Nel 1940, Winston Churchill crea il SOE con un ordine preciso: “Incendiate l’Europa”. La sezione francese (la F Section), guidata da Maurice Buckmaster, inizia a reclutare ufficiali, soldati e civili transalpini sfuggiti all’occupazione, facendoli giurare fedeltà alla Corona britannica per inviarli a coordinare i partigiani (Maquis).
Per de Gaulle, impegnato nella titanica impresa di accreditare la sua Francia Libera agli occhi degli Alleati — che lo consideravano con forte diffidenza — questa iniziativa è un affronto intollerabile. Nella mente del Generale, la Resistenza deve essere una sola, centralizzata e unicamente francese. Chi accetta le armi, i soldi e i gradi dai britannici non è un patriota: è un “mercenario” o, peggio, una potenziale spia di Sua Maestà nel dopoguerra.
Per fare concorrenza ai britannici, de Gaulle fonda il BCRA (i servizi segreti della Francia Libera), dando inizio a una guerra sotterranea di intelligence tra alleati, combattuta a colpi di infiltrazioni, codici radio e reciproci sospetti mentre i nazisti occupano il Paese.
Gli ufficiali francesi che avevano combattuto in uniforme britannica, o che avevano guidato le reti della F Section del SOE, si trovarono improvvisamente emarginati:
-
Il disconoscimento dei gradi: Molti ufficiali che avevano ottenuto promozioni sul campo per meriti di guerra sotto il comando britannico si videro privati del grado dal nuovo Ministero della Guerra francese. Per la burocrazia gaullista, i gradi ottenuti in un esercito straniero non avevano alcun valore.
-
Il blocco della carriera: Chi decise di rientrare nell’esercito regolare francese fu confinato in ruoli marginali, sorpassato nelle promozioni da chi era rimasto fedele alla linea della Francia Libera a Londra o a Brazzaville.
-
Il sospetto di spionaggio: Molti ex agenti del SOE vennero tenuti sotto stretta sorveglianza dai rinnovati servizi di sicurezza francesi, sospettati di essere “agenti di influenza” dell’Intelligence britannica (l’MI6).
Casi emblematici e il dramma umano
Il dramma di questi uomini fu profondo: avevano rischiato la vita sotto tortura della Gestapo, avevano visto i loro compagni morire nei campi di concentramento (come le reti SOE decimate dall’infame controspionaggio tedesco a Parigi), e al loro ritorno in patria vennero accolti non come eroi, ma con freddezza e sospetto politico.
Ufficiali come Maurice Buckmaster (il capo britannico della sezione francese del SOE) dovettero lottare per anni per far riconoscere le pensioni di guerra e le decorazioni ai loro agenti francesi da parte del governo di Parigi. In molti casi, le medaglie concesse dai britannici (come la Military Cross o la George Medal) non potevano essere appuntate pubblicamente sulle uniformi francesi senza una speciale e difficile autorizzazione. Parliamo della storia di Pearl Witherington (nome in codice Hilaire). Cresciuta in Francia, fuggita a Londra, viene addestrata dal SOE e paracadutata nella regione dell’Indre nel settembre 1943.
Quando la Gestapo arresta il capo della sua rete, Pearl assume il comando operativo del Maquis Wrestler: oltre 1.500 partigiani francesi accettano di prendere ordini militari da una donna inviata dagli inglesi.
Sotto la sua direzione, la rete fa saltare in aria le linee ferroviarie vitali, bloccando i rinforzi della Wehrmacht verso la Normandia dopo il D-Day. Una colonna di 2.000 soldati tedeschi le dà la caccia, mettendo sulla sua testa una taglia da un milione di franchi. Eppure, nel dopoguerra, il suo nome diventa un elemento di profondo imbarazzo per la neonata Repubblica gaullista e non va meglio al suo fidanzato (e poi marito) Henri Cornioley. La sua storia è l’ennesima dimostrazione di come la burocrazia gaullista e la ragion d’Oltremanica abbiano steso un velo di ingratitudine su chi aveva combattuto sul campo.
Henri Cornioley era un cittadino francese. Quando Pearl assunse il comando del Maquis Wrestler nell’Indre, Henri divenne il suo braccio destro militare e il suo secondo in comando. Insieme coordinarono i 1.500 partigiani, affrontando i rastrellamenti tedeschi e organizzando i sabotaggi logistici prima e dopo il D-Day. I due si sposeranno subito dopo la Liberazione, a Londra, nell’ottobre del 1944.
Nel dopoguerra, lo scontro burocratico colpì Henri su due fronti infatti per il neonato ministero della Guerra di Parigi, Henri Cornioley si trovava in una posizione amministrativamente inaccettabile. Era un francese che aveva combattuto sul suolo nazionale, ma lo aveva fatto all’interno di una rete (il circuito Stationer e poi il Wrestler) interamente finanziata, armata e diretta dal SOE britannico.
I gaullisti applicarono la linea dura:
-
I servizi prestati da Henri nei ranghi del SOE non vennero inizialmente riconosciuti come servizio militare valido per lo Stato francese.
-
Il suo ruolo di ufficiale in seconda di un immenso gruppo di Maquisards venne retrocesso a rango di “collaborazione con forze straniere”, privandolo dei riconoscimenti, delle pensioni di guerra e dei gradi che sarebbero spettati a chi aveva militato nelle forze regolari della Francia Libera o nei movimenti ufficialmente gaullisti. Ne ottenne soddisfazione dal fronte inglese dove le cose non andarono meglio. Nonostante il ruolo cruciale nel salvare Pearl durante il brutale attacco tedesco del giugno 1944 e nel guidare la guerriglia nell’Indre, Londra liquidò Henri Cornioley con un trattamento di seconda classe.
Essendo un cittadino straniero (francese) all’interno del SOE, la sua posizione venne liquidata burocraticamente con indennità minime. Ricevette la King’s Commendation for Brave Conduct, un riconoscimento minore se paragonato all’immenso sforzo bellico e alle responsabilità di comando che aveva ricoperto.
Praticamente alla fine della Guerra De Gaulle applicò la ragion di Stato con la massima durezza , quindi la narrazione della Liberazione doveva essere pura, unicamente francese e unicamente gaullista (“La Francia liberata da se stessa”). In questo mito fondativo del dopoguerra, l’esistenza di ufficiali francesi che prendevano ordini in inglese da Whitehall era una macchia da cancellare il prima possibile e si mosse di conseguenza solo negli anni 70/80 del secolo scorso con molta lentezza e riluttanza i Governi Francesi hanno tributato i giusti riconoscimenti ai propri cittadini che avevano combattuto per la Libertà della Francia con la divisa di sua Maestà .
Non andò meglio a chi, nel 1940, aveva scelto di rimanere fedele alla continuità istituzionale, obbedendo agli ordini del governo francese impersonato in quel momento da Pétain. Per migliaia di militari, funzionari e magistrati si aprirono le porte del carcere, dell’epurazione e di processi infiniti. Il tutto era mirato a un unico, grande obiettivo politico ovvero cancellare nell’immaginario collettivo l’esistenza stessa di quel governo, etichettandolo come un’aberrazione illegittima e collaborazionista al servizio dei tedeschi. Un’operazione di chirurgia storica necessaria a pacificare la coscienza della nazione, ma che nascondeva un fatto parossistico, nel 1940, lo Stato di Vichy era a tutti gli effetti il governo legittimo della Francia, nato e sancito dai regolari passaggi parlamentari della Terza Repubblica.
Bibliografia e Fonti Storiche:
-
Jean Lacouture, De Gaulle. Vol. 1: Le Rebelle, Éditions du Seuil, 1984.
-
Edward Spears, Assignment to Catastrophe, Heinemann, 1954.
-
Robert O. Paxton, Vichy: l’occupazione nazista e la collaborazione, Il Saggiatore.
-
M.R.D. Foot, SOE in France, HMSO, 1966.
-
Pearl Witherington Cornioley, Code Name Pauline, Chicago Review Press, 2013.
Il Generale Charles De Gaulle nel 1944

