L’APARTHEID DI FATTO NELLE FORZE ARMATE USA ALL’ALBA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Le Forze Armate USA si presentarono all’alba della Seconda guerra mondiale applicando politiche discriminatorie e segregazioniste che, nonostante l’abolizione della schiavitù, non erano mai realmente scomparse.

Formalmente, sulla carta, gli afroamericani erano cittadini degli Stati Uniti con gli stessi diritti degli altri cittadini. Nella pratica, però, nelle Forze Armate e in diversi Stati del Sud continuavano a esistere politiche segregazioniste, in alcuni casi apertamente codificate dalla legge.

Una premessa è necessaria: questo non è un articolo contro o a favore delle Forze Armate degli Stati Uniti. Lo scopo è semplicemente quello di ricostruire, sulla base di fatti e documenti verificabili, come le politiche razziali e segregazioniste influenzarono le Forze Armate USA prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale.

Non si tratta quindi di esprimere un giudizio politico o ideologico sugli Stati Uniti o sulle loro Forze Armate, ma di raccontare una parte della loro storia che oggi viene affrontata relativamente poco.

La divisione dei Compiti

La dottrina militare ufficiale dell’epoca partiva dal presupposto (radicato nei vertici militari bianchi) che i soldati di colore fossero inferiori per intelligenza, attitudine tecnica e coraggio. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei militari afroamericani non veniva addestrata al combattimento, ma destinata a unità di servizio e supporto logistico (cuochi, addetti alle cucine, seppellitori, genio zappatori per la costruzione di strade e magazzini).

Questa divisione si applicava a maggior ragione in alcuni rami delle FFAA Americane :

US Navy

Nella U.S. Navy gli afroamericani erano stati progressivamente confinati quasi esclusivamente a incarichi di servizio personale e di mensa: mess attendants, stewards e cooks, cioè camerieri, addetti alla mensa, cuochi e personale di servizio agli ufficiali. Erano esclusi dalla maggior parte delle specialità tecniche, dagli incarichi di comando e dal corpo ufficiali. I numeri impressionanti della US Navy erano che i 4007 Militari di colore presenti salvo pochissime eccezioni, erano impiegati nel ramo degli steward e dei mess attendants. La stampa afroamericana li definiva ironicamente «seagoing bellhops», qualcosa come «fattorini di albergo in uniforme da marinaio».

U.S. Army Air Corps e U.S. Marines

Questi 2 corpi per principio non accettavano personale di Colore , che quindi era completamente assente tra i ranghi .

U.S. Army

Paradossalmente, tra le diverse Forze Armate statunitensi, quella che alla vigilia della Seconda guerra mondiale offriva maggiori possibilità agli afroamericani era probabilmente l’U.S. Army.

Il termine “maggiori possibilità” va però preso con le dovute precauzioni.

Gli afroamericani potevano infatti arruolarsi ed esistevano da decenni reparti composti da militari neri, ma questi erano normalmente separati da quelli bianchi e le possibilità di carriera rimanevano limitate.

L’Esercito li impiegava soprattutto nei reparti di supporto, nella logistica, nei trasporti, nel genio e in altre mansioni considerate meno prestigiose.

Esistevano anche reparti combattenti afroamericani, ma erano l’eccezione rispetto alla maggioranza del personale destinato alle attività di supporto.

In pratica, se nella Marina un afroamericano poteva ritrovarsi quasi esclusivamente a cucinare o servire gli ufficiali e nei Marines non veniva praticamente nemmeno ammesso, nell’U.S. Army almeno poteva indossare un fucile, guidare un camion o lavorare in un reparto del genio.Sempre però in un reparto separato.

 

Quindi possiamo affermare tranquillamente che le Forze Armate Statunitensi entrarono in guerra contro le Nazioni dell’asse che praticavano il razzismo , basto pensare alla ideologia  Tedesca che considerava tutti i popoli non Ariani e destinati a servire il popolo Tedesco o ai Giapponesi che consideravano gli altri popoli asiatici come da sottomettere per fungere da schiavi al loro servizio , con una forma di razzismo di fatto ancora più radicata .

Nell’U.S. Army Air Corps, però, qualcosa aveva già iniziato a muoversi prima dell’entrata degli Stati Uniti nel conflitto. Nel gennaio 1941 venne autorizzata la creazione del 99th Pursuit Squadron, il primo reparto da caccia composto da personale afroamericano.

Nel novembre dello stesso anno iniziarono a Tuskegee i programmi di addestramento che avrebbero dato vita ai celebri Tuskegee Airmen.

Ma la grande rivoluzione avvenne con l’Executive Order 8802 che vale la pena di analizzare

Executive Order 8802

Venne firmato dal presidente statunitense Franklin D. Roosevelt il 25 giugno 1941, rappresenta una delle pietre miliari e dei punti di svolta più importanti nella storia dei diritti civili degli afroamericani, anticipando di qualche anno le tensioni e le riforme che avrebbero poi investito anche le Forze Armate durante la Seconda guerra mondiale.

Ecco i punti chiave per inquadrarlo e comprenderne la portata:

 Il contesto: La minaccia della “Marcia su Washington”

Alla vigilia dell’entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, l’industria bellica americana stava conoscendo un boom senza precedenti per rifornire gli Alleati. Tuttavia, le aziende della difesa e i sindacati escludevano quasi totalmente i lavoratori afroamericani dalle assunzioni ben retribuite, relegandoli ai lavori più umili e sottopagati (quando non li respingevano del tutto).

Di fronte a questa palese discriminazione, nel 1941 il leader sindacale e attivista per i diritti civili A. Philip Randolph organizzò il movimento della March on Washington. La minaccia era concreta: portare 100.000 manifestanti afroamericani a marciare pacificamente nella capitale per protestare contro il razzismo nell’industria della difesa.

Per Roosevelt, che stava faticando a presentare gli Stati Uniti come il grande “arsenale della democrazia” mentre in patria vigeva una discriminazione razziale sistematica, una marcia di protesta di tale portata in tempo di guerra sarebbe stata un disastro d’immagine devastante. Costretto a scendere a patti, Roosevelt incontrò i leader della protesta e, per evitare la marcia, acconsentì a firmare l’Executive Order 8802.

Cosa stabiliva l’ordine esecutivo

L’ordine conteneva un divieto storico e una clausola esplicita:

  • Niente discriminazione: Ordinava che tutte le agenzie governative, i sindacati e le aziende appaltatrici della difesa nazionale cessassero ogni forma di discriminazione nelle assunzioni basata su razza, credo, colore o origine nazionale.

  • Il principio della meritocrazia: Sanciva che i lavoratori dovessero essere scelti esclusivamente in base alle loro capacità tecniche e professionali.

  • La creazione del FEPC: Per la prima volta, l’ordine istituiva un organo di controllo federale dedicato, il Committee on Fair Employment Practice (FEPC), con il compito di investigare sulle denunce di discriminazione e imporre correttivi.

Sia chiaro Nonostante la portata rivoluzionaria,  era la prima volta dai tempi della Ricostruzione post Guerra Civile , che il governo federale prendeva una posizione ufficiale e formale contro la discriminazione sul lavoro di suo l’ordine non poteva imporre nulla perchè Il comitato FEPC aveva poteri d’indagine e di pressione politica, ma non aveva il potere legale di emettere sanzioni pecuniarie o cause penali contro le aziende o i sindacati che violavano l’ordine. Se un’azienda rifiutava di collaborare, l’unica vera arma del comitato era la pubblica riprovazione o la minaccia (raramente applicata) di revocare i contratti militari in un momento in cui serviva ogni singola arma prodotta.

Ma ebbe un’impatto enorme infatti centinaia di migliaia di afroamericani (e un numero significativo di donne di ogni etnia) riuscirono a entrare per la prima volta nell’industria manifatturiera pesante, aeronautica e navale, guadagnando salari stabili che permisero a molti di accedere alla classe media.

Il nuovo clima politico creato dall’Executive Order 8802 e dalla crescente pressione dell’opinione pubblica afroamericana contribuì anche a far cadere una delle ultime barriere rimaste nelle Forze Armate. Nel 1942 il Corpo dei Marines iniziò infatti, per la prima volta nella sua storia, a reclutare afroamericani.

Chiaro che un ordine esecutivo non poteva cambiare le cose dall’oggi al domani e i reparti costituiti dai bianchi continuarono la loro guerra rigidamente separati dai reparti di  colore che poi sostanzialmente erano pochissimi,   infatti sotto la forte pressione della comunità afroamericana (che portò avanti la campagna della Double V ,  vittoria contro il fascismo all’estero e vittoria contro il razzismo in patria), l’esercito fu costretto a creare alcune unità da combattimento celebri, come i piloti dei Tuskegee Airmen (332nd Fighter Group) o il 761st Tank Battalion di Patton. Nonostante le loro eccezionali performance al fronte, combattevano comunque in reparti puramente “neri”, spesso comandati da ufficiali bianchi (specie del Sud) ostili alla loro presenza.  .

L’unica parziale crepa nel muro della segregazione si aprì per pura disperazione tattica. Infatti, dopo le perdite devastanti della Battaglia delle Ardenne, il generale Eisenhower autorizzò l’impiego di plotoni di volontari afroamericani assegnati alle compagnie di fanteria fino ad allora composte esclusivamente da bianchi.

Una rivoluzione di questo genere non poteva essere decisa autonomamente da un comandante sul campo. La proposta di utilizzare i militari afroamericani come rimpiazzi per le unità di fanteria arrivò quindi direttamente al comandante supremo delle forze alleate in Europa, Dwight D. Eisenhower.

Eisenhower approvò il programma, ma modificò il progetto iniziale. L’impiego dei volontari come singoli rimpiazzi nelle unità bianche avrebbe infatti rappresentato una rottura troppo evidente con la politica ufficiale di segregazione dell’U.S. Army. La soluzione fu quindi un compromesso: i volontari afroamericani vennero addestrati e organizzati in plotoni, destinati successivamente a combattere accanto alle unità bianche.

I reparti integrati sul campo dimostrarono un valore straordinario, ma si trattò di un’eccezione d’emergenza, non di una scelta politica. 

Dopo la guerra: La lenta e travagliata integrazione

Alla fine del conflitto, i veterani neri tornarono in un Paese che continuava a considerarli cittadini di seconda classe. Molti di loro, reduci dalle spiagge della Normandia o dai cieli d’Europa, subirono aggressioni razziali persino indossando l’uniforme decorata al valore.

Il cambiamento istituzionale arrivò nel 1948, quando il Presidente Harry S. Truman firmò lo storico Executive Order 9981, che ordinava l’uguaglianza di trattamento e di opportunità per tutti i membri delle Forze Armate, sancendo formalmente la fine della segregazione razziale militare.

Tuttavia, “firmare un ordine” non significò cancellare decenni di razzismo strutturale dall’oggi al domani infatti i vari rami delle forze armate (in particolare l’Esercito e i Marines) fecero resistenza passiva per anni, rallentando l’integrazione con cavilli burocratici.

La guerra di Corea 1950-1953 cambia le carte in tavola 

 Fu proprio il banco di prova della Corea a costringere l’esercito a smantellare i reparti segregati. Per ragioni di efficienza sul campo e carenza di organico nei reparti di prima linea, l’esercito iniziò a dissolvere le vecchie unità “all-black”, completando di fatto l’integrazione (almeno sulla carta e nei ranghi operativi) proprio all’inizio degli anni ’50, ponendo fine a uno dei capitoli più contraddittori della storia militare americana.

Le Fonti

Per la ricostruzione delle politiche di segregazione e del successivo processo di integrazione delle Forze Armate statunitensi sono state consultate, tra le altre, le seguenti fonti:

National Archives and Records Administration

  • Executive Order 8802 – Franklin D. Roosevelt, 25 giugno 1941.
  • Executive Order 9981 – Harry S. Truman, 26 luglio 1948.
  • Documentazione relativa alla desegregazione delle Forze Armate statunitensi.

U.S. Army Center of Military History

  • Documentazione e pubblicazioni dedicate alla presenza e all’impiego dei militari afroamericani nell’U.S. Army durante la Seconda guerra mondiale e la guerra di Corea.

U.S. Navy History and Heritage Command

  • WWII Black Seabees.
  • Documentazione relativa alla presenza degli afroamericani nella U.S. Navy prima e durante la Seconda guerra mondiale.

U.S. Air Force Historical Support Division

  • Tuskegee Airmen.
  • Documentazione relativa alla costituzione del 99th Pursuit Squadron e del 332nd Fighter Group.

United States Marine Corps

  • How Montford Point Marines paved the way for African-Americans.
  • Documentazione storica relativa ai Montford Point Marines e all’apertura del Corpo dei Marines al reclutamento degli afroamericani nel 1942.

Harry S. Truman Presidential Library

  • Documentazione relativa all’Executive Order 9981 e al processo di integrazione delle Forze Armate statunitensi.

Le informazioni sono state confrontate con ulteriori pubblicazioni e documentazione storica dedicate ai reparti afroamericani impiegati durante la Seconda guerra mondiale, tra cui il 761st Tank Battalion, i Tuskegee Airmen e i Montford Point Marines.