Lascia o raddoppia? Quando l’Italia si fermava davanti al televisore

 

È un sabato sera degli ultimi giorni di dicembre del 1955 e siete al cinema, intenti a seguire Racconti romani, il film con Totò e Silvana Pampanini, quando improvvisamente la proiezione viene interrotta e si accendono i televisori collocati ai lati dello schermo. Il pubblico passa così dalla visione di un film a quella di uno spettacolo televisivo.

Ma quale programma poteva essere tanto popolare da convincere gli esercenti cinematografici a interrompere le proiezioni pur di permettere agli spettatori di seguirlo? Il programma era Lascia o raddoppia?, il quiz condotto da Mike Bongiorno che avrebbe cambiato le abitudini degli italiani e creato nuovi eroi popolari in un’Italia che ancora si leccava le ferite della guerra, ma già si preparava al miracolo economico che, negli anni successivi, avrebbe portato il televisore in tutte le  case degli Italiani.

Un quiz arrivato dall’America

Trasmesso dalla RAI dal 26 novembre 1955 al 16 luglio 1959.

Quando Lascia o raddoppia? arrivò sugli schermi italiani, la televisione era ancora una novità per gran parte della popolazione. La RAI aveva iniziato le trasmissioni regolari soltanto il 3 gennaio 1954 e possedere un televisore era un lusso che molte famiglie non potevano permettersi.

L’idea del programma non era italiana. Il meccanismo del quiz a premi proveniva dagli Stati Uniti, dove aveva conosciuto un grande successo alla radio e successivamente in televisione, e aveva già trovato una propria versione francese con Quitte ou double?. La RAI adattò quel modello al pubblico nazionale, conservandone l’elemento fondamentale ovvero mettere alla prova le conoscenze di una persona comune, offrendole la possibilità di vincere una somma considerevole.

La formula si rivelò particolarmente adatta all’Italia dell’epoca. Il concorrente non doveva dimostrare di possedere una cultura enciclopedica, ma una preparazione approfondita in una materia scelta da lui stesso. Poteva trattarsi di storia, musica, sport, cinema o di argomenti molto particolari, studiati per passione più che per professione.

A condurre il programma era Mike Bongiorno, affiancato inizialmente da Maria Giovannini e successivamente da Edy Campagnoli.

All’epoca, la sostituzione della Giovannini venne spiegata con un impegno cinematografico, ma anche in quell’occasione Mike riuscì a metterci del suo. Durante la trasmissione annunciò infatti che, secondo quanto aveva letto sui giornali, Maria avrebbe lasciato il programma per entrare in convento. La ragazza dovette intervenire immediatamente per chiarire che non aveva alcuna intenzione di farsi suora: sarebbe andata in convento soltanto per girare un film, intitolato Quando gli angeli non volano.

Ora, secondo alcune ricostruzioni successive, dietro la sostituzione ci sarebbero state alcune gaffe commesse dalla Giovannini durante le dirette. L’impegno cinematografico avrebbe quindi potuto rappresentare una soluzione diplomatica per evitare polemiche, ma non esistono elementi sufficienti per stabilire con certezza le reali motivazioni dell’avvicendamento.

Edy Campagnoli sarebbe invece diventata una delle figure più riconoscibili della televisione italiana degli anni Cinquanta. Alle vicende personali di Mike ed Edy dedicheremo due articoli separati, concentrandoci qui sul programma e sul suo straordinario impatto sulla società italiana.

L’Italia attorno al televisore

Per comprendere il successo di Lascia o raddoppia? bisogna ricordare in quale Italia arrivò.

Il Paese stava lentamente lasciandosi alle spalle le conseguenze della Seconda guerra mondiale. Le città erano state ricostruite, le fabbriche avevano ripreso a produrre e le condizioni economiche cominciavano a migliorare, ma il benessere era ancora distribuito in maniera molto diseguale. Per molte famiglie, soprattutto nelle campagne e nelle regioni meno industrializzate, acquistare un televisore rappresentava una spesa difficilmente sostenibile.

Era l’Italia che si avviava verso il miracolo economico, un percorso che abbiamo approfondito nell’articolo Dalle macerie della guerra alla ricostruzione.

Esisteva poi un limite ancora più concreto: non tutti potevano ricevere il segnale televisivo. Secondo le diverse fonti, alla fine del 1954 la copertura della rete RAI era compresa tra il 48,3% e il 58% della popolazione italiana. Anche considerando la stima più favorevole, oltre quattro italiani su dieci vivevano in zone non ancora raggiunte dalle trasmissioni. La rete dei trasmettitori e dei ripetitori era in continua espansione, ma sarebbe occorso ancora qualche anno prima di raggiungere quasi tutta la popolazione.

Alla fine del 1955 gli abbonamenti televisivi erano meno di 180.000, un numero apparentemente minuscolo rispetto ai quasi cinquanta milioni di abitanti. Ma sarebbe sbagliato confondere gli abbonamenti con gli spettatori. Un apparecchio poteva essere guardato da un’intera famiglia allargata, da un gruppo di vicini oppure da decine di clienti riuniti in un locale pubblico.

Fu proprio questa dimensione collettiva a caratterizzare i primi anni della televisione italiana. Nei bar si disponevano le sedie davanti allo schermo e i clienti seguivano le domande commentando le risposte. Nelle case che possedevano un televisore arrivavano amici, parenti e vicini, trasformando il salotto in una piccola sala di spettacolo.

Per molti italiani guardare la televisione significava dunque uscire di casa, incontrare altre persone e partecipare a un appuntamento comune.

La televisione, insomma, stava unificando le abitudini degli italiani prima ancora di riuscire a raggiungerli tutti.

Quando il cinema dovette fare spazio alla televisione

L’impatto di Lascia o raddoppia? non si limitò alle abitazioni e ai bar. Il successo del programma cominciò a influenzare anche il cinema, che fino ad allora aveva rappresentato uno dei principali divertimenti popolari.

Il quiz veniva inizialmente trasmesso il sabato sera, proprio quando le sale cinematografiche registravano una parte importante dei loro incassi. La concorrenza del nuovo spettacolo televisivo suscitò le proteste degli esercenti e contribuì alla decisione di spostare la trasmissione al giovedì.

Ma la soluzione non eliminò il problema. Alcuni cinema si attrezzarono per consentire agli spettatori di seguire il programma, arrivando a interrompere o adattare le proiezioni per fare spazio al televisore. Era il segno che il nuovo mezzo stava iniziando a mettere in crisi il cinema, che per decenni aveva dominato l’intrattenimento popolare e ora si trovava a modificare le proprie abitudini per fare spazio a una forma di spettacolo che, soltanto pochi anni prima, era praticamente sconosciuta nelle case degli italiani.

Il pubblico, del resto, non voleva semplicemente assistere a uno spettacolo: voleva sapere se il concorrente della settimana avrebbe risposto correttamente, se avrebbe rischiato la vincita e se sarebbe tornato davanti alle telecamere.

Il quiz era diventato un appuntamento al quale sembrava difficile rinunciare.

Come funzionava il gioco

Il meccanismo di Lascia o raddoppia? era semplice da comprendere, ma tutt’altro che facile da affrontare.

Ogni concorrente si presentava come esperto di una materia scelta personalmente. Non era necessario possedere un titolo di studio specifico: ciò che contava era la profondità delle conoscenze. Un appassionato poteva quindi misurarsi con argomenti nei quali aveva accumulato anni di studio e curiosità.

La prima prova prevedeva otto domande di difficoltà crescente, con premi che raddoppiavano progressivamente da 2.500 fino a 320.000 lire. Superata questa fase, il concorrente poteva tornare nelle puntate successive per affrontare nuove domande e scegliere se conservare quanto guadagnato oppure rischiare tutto nel tentativo di raddoppiare ancora.

Da questa scelta derivava il titolo stesso del programma.

Le prove decisive si svolgevano in una cabina isolata acusticamente, nella quale il concorrente ascoltava le domande attraverso una cuffia. Il tempo per rispondere era limitato e un grande orologio ne scandiva lo scorrere. La musica, il silenzio del pubblico e l’attesa della risposta contribuivano a creare una tensione che arrivava anche agli spettatori riuniti davanti ai televisori.

Il premio massimo era di 5.120.000 lire, una somma straordinaria per l’Italia della metà degli anni Cinquanta. Per comprendere quanto fosse importante, basti pensare che nel 1955 che la vincita equivaleva quindi a oltre 10  anni di stipendio di un operaio con stipendio base , senza considerare le spese necessarie per vivere. Per un lavoratore agricolo, spesso soggetto a occupazioni stagionali e retribuzioni discontinue, una cifra del genere poteva rappresentare una prospettiva ancora più lontana.

Non stupisce, dunque, che il pubblico seguisse ogni domanda decisiva con tanta partecipazione: gli spettatori erano consapevoli che una risposta giusta o sbagliata poteva cambiare radicalmente la vita del concorrente e della sua famiglia. E forse, proprio perché molti di loro non avrebbero mai potuto immaginare di guadagnare una somma simile, finivano per vivere quelle emozioni quasi come se fossero in gioco personalmente.

Il rischio, naturalmente, era proporzionato alla vincita. Una risposta sbagliata poteva cancellare in pochi istanti il risultato di settimane di preparazione e di partecipazione al programma.

Dalla vita quotidiana alla ribalta nazionale

Prima di arrivare davanti alle telecamere, però, bisognava essere selezionati.

Il successo del programma provocò un enorme afflusso di richieste di partecipazione. Persone provenienti da ogni parte d’Italia proponevano le proprie competenze, spesso maturate attraverso passioni coltivate per anni lontano dagli ambienti accademici.

La redazione doveva accertare che la preparazione fosse autentica e individuare concorrenti capaci di sostenere la tensione del gioco. Ma contavano anche la personalità e la capacità di comunicare con il pubblico quindi  una persona preparatissima, ma incapace di affrontare le telecamere, avrebbe potuto incontrare difficoltà tanto quanto un concorrente meno esperto. Il successo del programma fu tale che , secondo alcune ricostruzioni, nei primi due anni arrivarono oltre 307.000 richieste di partecipazione e il numero dà un’idea dell’attrazione esercitata dal programma ovvero  non si trattava soltanto della speranza di vincere denaro, ma anche della possibilità di dimostrare pubblicamente conoscenze e capacità che nella vita quotidiana sarebbero rimaste sconosciute.

E quando un concorrente conquistava la simpatia degli spettatori, la sua notorietà poteva diventare sorprendente.

I concorrenti che diventarono personaggi

Tra i primi protagonisti del programma ci fu Lando Degoli, professore di matematica e appassionato di musica lirica. La sua eliminazione, provocata da una domanda particolarmente difficile sull’impiego del controfagotto nelle opere di Giuseppe Verdi, divenne uno degli episodi più discussi e ricordati del quiz. Degoli contestò la domanda e, dopo il riesame del caso, ottenne di essere riammesso alla trasmissione. Al suo ritorno, tuttavia, preferì incassare la somma già conquistata, rinunciando a tentare un ulteriore raddoppio. La vicenda dimostrò quanto fosse sottile il confine tra una preparazione straordinaria e una sconfitta provocata da un dettaglio, ma anche quanto il pubblico fosse ormai coinvolto nelle sorti dei concorrenti.

Un altro personaggio destinato a entrare nella memoria televisiva collettiva fu Gianluigi Marianini, esperto di storia del costume e della moda. Elegante, eccentrico, dotato di un linguaggio ricercato e di una notevole prontezza di spirito, Marianini conquistò il pubblico non soltanto per la propria preparazione, ma per il modo in cui affrontava domande e conversazioni. Riuscì a raggiungere il premio massimo, diventando uno dei volti più celebri del programma. La sua notorietà attraversò quasi quarant’anni di storia televisiva: nel 1989 partecipò a Prove tecniche di trasmissione di Piero Chiambretti, che lo volle nuovamente con sé negli anni Novanta per Il laureato. A distanza di decenni da Lascia o raddoppia?, Marianini conservava il linguaggio ricercato, l’ironia e la prontezza di spirito che lo avevano reso celebre, riuscendo a tenere brillantemente testa alle provocazioni del conduttore.

Paola Bolognani, soprannominata la leonessa di Pordenone, si presentò invece come esperta di calcio, in particolare della storia della Nazionale italiana. La sua partecipazione attirò grande attenzione anche perché, nell’Italia degli anni Cinquanta, vedere una giovane donna dimostrare una conoscenza così approfondita di un argomento considerato prevalentemente maschile costituiva una novità. Rimase celebre anche per lo svenimento nella cabina dopo aver affrontato l’ultima, impegnativa domanda di Mike Bongiorno, che le chiedeva di ricordare gli 84 calciatori che, fino a quel momento, avevano collezionato una sola presenza con la maglia della Nazionale italiana. Una prova di memoria impressionante, soprattutto considerando la tensione della diretta televisiva.

Tra i concorrenti più insoliti va ricordato anche John Cage, compositore statunitense noto per le sue sperimentazioni musicali. Nel 1959 si presentò al quiz non per rispondere sulla musica, ma sulla micologia, la disciplina che studia i funghi. La sua preparazione gli consentì di raggiungere il premio massimo, mentre alcune sue esibizioni musicali, realizzate con strumenti e oggetti inconsueti, lasciarono perplessi e divertiti il conduttore e gli spettatori.

Per qualche settimana, un professore, una giovane appassionata di calcio o un esperto di funghi potevano diventare famosi quanto un attore cinematografico. E per alcuni quella notorietà non si esaurì affatto con la conclusione del quiz: il pubblico continuò a ricordarli e qualcuno tornò più volte davanti alle telecamere.

Il quiz non aveva dunque creato soltanto vincitori di premi, ma alcuni dei primi personaggi popolari della televisione italiana.

Un appuntamento che contribuì a cambiare il Paese

Il successo di Lascia o raddoppia? accompagnò un cambiamento più ampio, che riguardava non soltanto il tempo libero, ma il modo in cui gli italiani cominciavano a riconoscersi come parte di un pubblico nazionale.

Prima della diffusione televisiva, molte esperienze culturali e ricreative erano legate al territorio, alle tradizioni locali e alle possibilità economiche delle singole famiglie. La radio aveva già contribuito a creare appuntamenti comuni, ma la televisione aggiungeva qualcosa di nuovo , permetteva di vedere contemporaneamente gli stessi volti, gli stessi gesti e le stesse emozioni e si passava la settimana successiva, quando al lavoro, a scuola, nei bar e nelle piazze, si  discuteva della medesima domanda, della risposta sbagliata o della vincita conquistata da un concorrente e  persone che vivevano a centinaia di chilometri di distanza avevano improvvisamente qualcosa in comune di cui parlare.

Il programma contribuì anche a rendere familiari argomenti che molti spettatori non avrebbero mai incontrato nella vita quotidiana. Una sera si poteva ascoltare una domanda sulla musica lirica, un’altra sulla storia del costume, sul calcio o sui funghi. Non era un programma educativo in senso stretto, ma dimostrava che la conoscenza poteva diventare spettacolo e che la curiosità personale aveva un valore riconoscibile pubblicamente.

Quando Lascia o raddoppia? terminò, nel luglio 1959, la televisione italiana era già profondamente diversa da quella che lo aveva accolto meno di quattro anni prima. La rete si era ampliata, gli apparecchi nelle case erano aumentati e il pubblico aveva imparato a considerare il televisore un elemento sempre più importante della vita quotidiana.

Il programma non fu naturalmente l’unica causa di questa trasformazione, ma ne rappresentò uno dei simboli più evidenti , infatti  aveva dimostrato che una trasmissione televisiva poteva modificare le abitudini di milioni di persone, influenzare altri settori dello spettacolo e trasformare cittadini comuni in personaggi conosciuti in tutta Italia.

Soprattutto, aveva accompagnato un Paese che stava cambiando rapidamente, offrendo agli italiani un appuntamento condiviso proprio negli anni in cui la ricostruzione lasciava spazio alle speranze e alle contraddizioni del miracolo economico.

 

 

Le Fonti 

1. RAI Teche – 26 novembre 1955: prima puntata di «Lascia o raddoppia?». Date di trasmissione, passaggio dal sabato al giovedì e filmato d’archivio.

2. RAI Teche – Sessant’anni fa nasceva «Lascia o raddoppia?». Origini del quiz, Mike Bongiorno, Maria Giovannini, Edy Campagnoli e proteste degli esercenti cinematografici.

3. Fondazione Mike Bongiorno – Il ritorno in Italia, la nascita della TV. Regole del gioco, premi, concorrenti, Lando Degoli, Marianini, Paola Bolognani e numero delle domande di partecipazione.

4. Treccani – Mike Bongiorno, Dizionario Biografico degli Italiani. Il fenomeno sociale del quiz, le riunioni davanti ai televisori, i cinema e il ruolo della televisione nella società italiana.

5. Senato della Repubblica – Documentazione parlamentare sullo sviluppo della televisione italiana. Dati ufficiali sugli abbonamenti televisivi del 1954–1957 e sull’espansione della rete trasmittente.

6. Confindustria Radio Televisioni – Un secolo di storie. Diffusione degli apparecchi televisivi, costi e condizioni economiche delle famiglie italiane negli anni Cinquanta.

7. John Cage in Italia – 1959: «Lascia o raddoppia?». Raccolta di articoli di giornale dell’epoca sulla partecipazione del compositore americano come esperto di micologia.

8. ISTAT – Annuario di statistiche del lavoro e dell’emigrazione, 1960. Serie storiche delle retribuzioni operaie negli anni Cinquanta.

 

Mike Bongiorno, Edy Campagnoli e Gianluigi Marianini durante «Lascia o raddoppia?», 1956. Fonte: Wikimedia Commons, pubblico dominio.