Portobello
Ci sono stati pochi programmi TV degli anni ’60/’70/’80 che hanno offerto uno spaccato dell’Italia reale di quei decenni ed uno di questi è sicuramente Portobello che tra il 1977 e il 1983 e poi nella stagione TV del 1987 (della interruzione tra il 1983 e il 1986 parleremo poi) seppe riunire le famiglie davanti alla TV. Si registrarono picchi di 28.000.000 di telespettatori, diventando praticamente uno dei programmi più seguiti in assoluto della TV italiana.
La formula del programma era tutto sommato semplice , piccoli imprenditori o semplici cittadini potevano presentare un’idea, un’invenzione, cercare o offrire lavoro, oppure lanciare appelli e i telespettatori potevano contattare il programma in diretta chiamando un numero di telefono a cui rispondevano delle centraliniste che mettevano in contatto la persona che aveva proposto l’invenzione ecc.ecc. presente in studio con il possibile cliente ecc.ecc.
Altro personaggio del programma era il pappagallo Portobello , che era l’animale-mascotte della trasmissione e si trovava all’interno di una gabbia in studio. La sfida per i concorrenti che presentavano un’invenzione o un’idea era proprio riuscire a fargli pronunciare il suo nome (“Portobello”) prima dello scadere del tempo. Se il pappagallo parlava, scattava la vittoria simbolica.
Era una presenza fissa e buffa, a volte imprevedibile, che aggiungeva quel tocco di leggerezza e calore domestico a un programma che ha fatto la storia della nostra televisione.
Il conduttore
Il padrone di casa era Enzo Tortora una delle colonne della Televisione Italiana dell’epoca , infatti i era stato assieme a Mike Bongiorno, Raimondo Vianello e Corrado (Mantoni), il quartetto dei padri fondatori della televisione italiana , che erano stati i veri pionieri che hanno traghettato la Rai dagli anni sperimentali del Monoscopio e delle trasmissioni delle origini (1954) fino all’età dell’oro del tubo catodico, inventando letteralmente i codici, i tempi e il linguaggio dello spettacolo televisivo in Italia.
Enzo Tortora in Portobello con il suo aplomb inglese e i suoi modi cortesi di fare era capace di dare la stessa dignità all’inventore folle o al personaggio famoso .
Come accennato nella presentazione il programma subì una interruzione nel periodo 1983/1986 dovuta ai guai giudiziari di Enzo Tortora, non è questa la sede per rinfocolare antiche polemiche , ci limitiamo a notare come la Corte di Appello e quella di Cassazione confermarono l’assoluzione piena perchè il fatto non sussiste , uscendo quindi a testa alta dal procedimento giudiziario ma ormai minato nel fisico che lo avrebbe condotto alla morte nel 1988 a soli 59 anni .
Eccone una brevissima scheda della sua vita
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Nome completo: Enzo Claudio Marcello Tortora
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Data di nascita: 30 novembre 1928
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Luogo di nascita: Genova, Italia
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Data di morte: 18 maggio 1988 (a 59 anni)
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Luogo di morte: Milano, Italia
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Professione: Conduttore televisivo, giornalista, autore televisivo, politico (eurodeputato)
Carriera e Tappe Principali
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Gli esordi in Radio: Inizia la sua carriera giovanissimo a metà degli anni ’40 lavorando per la Rai di Genova come attore, doppiatore e radiocronista.
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Il passaggio alla TV: Tra i pionieri della televisione italiana, conduce trasmissioni storiche come La domenica sportiva (negli anni ’60) e Campanile sera. Nel 1977 inventa e lancia Portobello, il programma di maggiore successo della sua carriera.
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L’impegno politico: Nel 1984, in segno di forte polemica contro la malagiustizia e a seguito del suo arresto, accetta la candidatura e viene eletto deputato al Parlamento Europeo nelle file del Partito Radicale.
Il Calvario Giudiziario (Il Caso Tortora)
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L’arresto (17 giugno 1983): Viene tratto in arresto all’alba in un hotel di Roma con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso e traffico di droga, basata sulle dichiarazioni di alcuni pentiti della camorra.
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La condanna in primo grado (1985): Viene condannato a 10 anni di reclusione. Rinuncia all’immunità parlamentare per affrontare il processo da cittadino comune.
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L’assoluzione definitiva (1986): La Corte d’Appello di Napoli lo assolve con formula piena (“il fatto non sussiste”), sentenza confermata poi in Cassazione nel giugno del 1987.
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Il ritorno : Nel febbraio del 1987 torna trionfalmente in TV a Portobello con la celebre frase “Dove eravamo rimasti?”.
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La scomparsa : Segnato nel fisico e provato dal dolore, muore di cancro ai polmoni nel maggio del 1988, diventando il simbolo emblematico degli errori giudiziari in Italia.
Gli altri personaggi
Renée Longarini
Non si può fare a meno di citare l’altro personaggio focale di Portobello ovvero Renèe Longarini che gestiva le ragazze del centralino , di cui riportiamo la scheda sintetica :
Nome completo: Renata Longarini (nota d’arte come Renée)
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Data di nascita: 24 aprile 1931 (Pordenone)
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Data di morte: 13 marzo 2010 (Milano, all’età di 78 anni)
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Professione: Pianista, indossatrice, attrice e personaggio televisivo
La Carriera e le Origini
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La musica e la moda: Si diploma in pianoforte al Conservatorio di Trieste e intraprende inizialmente la carriera concertistica, che deve però interrompere a causa dello stress da tournée. Notata durante un corso di portamento, lavora come indossatrice e modella, compare anche in celebri spot pubblicitari dell’epoca (come il Carosello per la Michelin).
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Il cinema d’autore: La sua eleganza non passa inosservata nel mondo del cinema. Federico Fellini la vuole nel 1960 nel capolavoro La dolce vita (nel ruolo della moglie dell’intellettuale Enrico Steiner). Successivamente, nel 1967, recita come co-protagonista accanto a Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli nel film L’immorale di Pietro Germi.
Il mito di “Sua Soavità” a Portobello
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Il volto del “Centralone”: La vera consacrazione popolare arriva nel 1977 quando entra nel cast di Portobello accanto a Enzo Tortora.
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Il ruolo: Gestiva e coordinava il famosissimo centralone telefonico del programma. Diventa immediatamente un’icona di stile grazie ai modi misurati, alla classe innata, alla voce pacata e a una compostezza formale che spinsero lo stesso Tortora a coniare per lei l’appellativo di “Sua Soavità”.
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Rimane al fianco di Tortora per tutte le edizioni storiche (dal 1977 al 1983) e torna con lui anche nella puntata del rientro trionfale del 1987.
Dopo la fine di Portobello, scelse di ritirarsi a una vita riservata lontano dai riflettori della televisione.
Le centraliniste
Altri personaggi furono le centraliniste alcune destinate a fare carriera nel mondo dello spettacolo citiamo :
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Eleonora Brigliadori
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Susanna Messaggio
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Paola Ferrari
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Federica Panicucci
Il “popolo” degli inventori e delle invenzioni bizzarre
Quello che viene più ricordato è Pietro Iacono un’autista di autobus dell’ATM a Milano, ma autoproclamatosi studioso di meteorologia e astrofisica , che si presentò con l’idea di spianare il Passo del Turchino che si trova a 588 metri sul livello del mare, mentre la cima del Monte Turchino (la vetta che sovrasta il valico) arriva a circa 671 metri.
La sua logica era di una semplicità disarmante ovvero la Pianura Padana è come una stanza chiusa dove l’aria ristagna e si forma la nebbia; per farla andar via, basta “aprire una finestra” creando una corrente. E qual era il punto perfetto per farlo? Spianare il passo del Turchino (tra la Liguria e il basso Piemonte), abbassandolo fino al livello del mare per far entrare l’aria del Tirreno.
La scenetta fu un capolavoro di comicità involontaria e di classe:
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Enzo Tortora, visibilmente allibito ma sempre educatissimo e con un aplomb britannico straordinario, cercò di fargli notare i piccoli dettagli pratici dell’opera.
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Tortora: «Mi perdoni… ma lì ci abita della gente, credo?»
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Iacono (serissimo e un po’ piccato): «Ci abitano circa 4.000 persone, che si potrebbero benissimo spostare!»
Il pezzo forte fu quando Iacono tirò in ballo presunti piani faraonici sentiti al telegiornale secondo cui Genova voleva allungare il porto spianando una montagna, dicendo che con l’occasione si potevano unire le forze.
Era l’Italia genuina, naif e un po’ visionaria degli anni ’70, dove un cittadino qualunque poteva sedersi davanti a milioni di telespettatori con una cartina geografica in mano e proporre di decapitare gli Appennini per poter finalmente guidare senza nebbia nella pianura padana !
Comunque tra le invenzioni un classico era la macchina per sbucciare le uova sode improbabili congegni meccanici complessi, fatti di leve, rulli e scivoli, pensati per risolvere il dramma quotidiano di rimuovere il guscio all’uovo sodo senza distruggere l’albume. Nella maggior parte dei casi, tra gli sguardi divertiti di Tortora, il macchinario finiva per spiaccicare l’uovo in un blocco informe tra le risate , bonarie, di tutto lo studio.
A seguire gli “anticortocircuito” e i congegni impossibili infatti molti inventori dilettanti arrivavano in studio con scatoloni pieni di cavi, interruttori e centraline autocostruite giurando di aver risolto i problemi energetici della casa o di aver inventato sistemi di sicurezza anti-folgorazione. Tortora li ascoltava sempre con un rispetto e un’attenzione formale incredibili, trattando il signor Rossi di provincia con la stessa dignità istituzionale che avrebbe riservato a un capo di Stato.
La rubrica “Fiori d’arancio” (l’antenata di Uomini e Donne)
Prima che esistessero i dating show moderni, la rubrica di incontri sentimentali di Portobello era un pioniere assoluto. La cosa rivoluzionaria per l’epoca fu che Tortora aprì lo spazio non solo ai giovani celibi o nubili, ma anche a vedovi, persone anziane, separate o divorziate che cercavano un compagno per la seconda parte della vita. Era uno specchio formidabile di un’Italia che stava cambiando i suoi costumi sentimentali e sociali.
Gli appelli e la “Borsa Lavoro”
Molti seguivano la trasmissione perché era un vero e proprio ufficio di collocamento catodico ante litteram. Si offrivano o si cercavano impieghi insoliti, oppure si lanciavano appelli per ritrovare oggetti perduti, cimeli di guerra o vecchi affetti sparsi per il mondo.
Conclusioni
Portobello alla fine non era solo uno show televisivo, ma una specie di grande bacheca nazionale in cui l’Italia reale , con le sue ingenuità, i suoi sogni e le sue bizzarrie , si specchiava per la prima volta in prima serata, un Italia ormai perduta dietro ai Social Network dove il primo che scrive fa passare come reale qualsiasi cosa , il tutto senza la moderazione di un conduttore gentile e cortese che con il sorriso gli faccia capire che ha scritto una stupidaggine .
Le fonti
Per quanto riguarda i riferimenti storici e le fonti documentarie su Portobello e sui suoi protagonisti:
Sulla nascita e la storia di Portobello (e il caso del Turchino)
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Teche Rai e Archivi Storici Rai: Gli archivi ufficiali della radiotelevisione italiana conservano le puntate integrali, tra cui quella celeberrima del 20 gennaio 1978 in cui il signor Pietro Iacono espose la sua teoria per eliminare la nebbia padana spianando il passo montano.
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“Cos’era ‘Portobello’? La storia del programma, il mercatino, il centralino…” (Articoli di approfondimento e retrospettive storiche pubblicate su riviste di settore come TV Sorrisi e Canzoni).
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Umberto Eco, Elogio catodico del quotidiano (e i saggi critici sul Fenomeno Portobello): Analisi sociologica di come il programma di Enzo Tortora riuscisse a mettere in contatto diretto il vissuto della gente comune con il mezzo televisivo.
Su Enzo Tortora e Renée Longarini
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Biografie e Testimonianze Storiche: I volumi dedicati alla vita di Enzo Tortora (e al celebre “Caso Tortora”) ricostruiscono ampiamente anche il clima culturale della trasmissione e la classe di redazione cucita attorno al “centralone”.
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Fonti biografiche su Renée Longarini: Gli archivi biografici e le enciclopedie multimediali del cinema e della televisione italiana (da Wikipedia a MYmovies e i necrologi storici del Corriere della Sera) documentano il suo percorso artistico — dagli esordi come pianista e attrice per Federico Fellini (La dolce vita) e Pietro Germi (L’immorale) fino alla consacrazione televisiva come “Sua Soavità” accanto a Tortora.
Enzo Tortora e Renée Longarini

