Strage di Balvano
Notte tra il 2 e il 3 Marzo del 1944 , un treno arranca nella notte tra le stazioni di Balvano-Ricigliano e Bella-Muro , il treno proviene da Napoli ed è diretto a Potenza , in quel tratto la linea ferroviaria è in forte pendenza quindi alla partenza da Balvano e’ stata aggiunta una seconda locomotiva , per i passeggeri del treno la guerra è passata da poco , Napoli dopo i ripetuti bombardamenti alleati e le eroiche 4 Giornate del Settembre precedente , che hanno portato alla sua liberazione, e’ ridotta in macerie e la fame si fà sentire e non è che la situazione nel resto della Campania sia migliore , quindi molti partono dalla stazione di Napoli con i pochi beni che hanno salvato per scambiarli con farina, olio, uova e legumi che sperano di trovare nelle campagne della Basilicata, il treno non e’ un vero e proprio treno passeggeri ma e’ costituito da 47 carrozze merci che vengono prese d’assalto nelle stazioni di Salerno, Eboli e Battipaglia , dove salgono altre centinaia di clandestini arrampicandosi sui tetti e stipandosi all’inverosimile dentro i vagoni, alla fine si calcolerà che sul treno viaggiano tra le 700 e le 800 persone in condizioni disumane, unite solo dalla disperazione.
Siamo attorno all’ 1:00 di notte e il treno approccia la galleria delle Armi , si tratta di un tunnel stretto, in forte pendenza e con un ricambio d’aria quasi nullo , in qualche maniera arriva a metà della galleria quando le ruote iniziano a slittare sui binari umidi per via dell’umidità e del peso eccessivo. Il treno perde aderenza, rallenta fino a fermarsi completamente. Quasi tutto il convoglio rimane bloccato dentro il tunnel; solo gli ultimi tre vagoni restano all’aperto.
I macchinisti le provano tutte per far avanzare il treno ma senza successo arrivando a far aumentare la pressione nelle caldaie aggiungendo carbone e qui si innesca la fatalità, infatti il carbone impiegato e’ quello fornito dagli alleati ed e’ di pessima qualità e durante la combustione produce altissime concentrazioni di gas tossici: monossido di carbonio ( CO ) e anidride carbonica ( CO 2 ) , in pochi minuti, l’aria nella galleria viene saturata dal monossido di carbonio.
Il killer invisibile e il caos in cabina
Il monossido di carbonio è un killer invisibile: incolore e inodore, si lega all’emoglobina nel sangue molto più velocemente rispetto all’ossigeno. I passeggeri, al buio e stremati dal viaggio, non si accorgono di nulla. Scambiano i primi sintomi per stanchezza, si assopiscono e scivolano in un sonno profondo che si trasforma rapidamente in morte per asfissia.
Il macchinista della I Locomotiva cerca di dare macchine indietro ma al buio con i rumori che rimbombano sulle pareti della galleria e’ impossibile coordinarsi con il collega della II Locomotiva che continua a dare marcia avanti e il macchinista della I locomotiva comunque sviene e muore prima di riuscire a completare l’operazione , quindi il treno resta immobile e il monossido di carbonio compie la sua strage silenziosa .
I soccorsi e il drammatico bilancio
Il frenatore dell’ultimo vagone realizza quello che e’ successo e parte a cercare aiuto , sono le 5.30 del mattino quando , stremato , riesce a raggiungere la stazione di Balvano e a dare l’allarme , i soccorsi partono immediatamente , ai soccorritori appare uno scenario terribile nei vari vagoni vi sono centinaia di corpi intatti che paiono dormire , i superstiti sono solo quelli delle ultime 3 carrozze e qualcuno che ha realizzato quello che stava accadendo e si è trascinato a tentoni fuori dalla galleria .Quando i soccorsi arrivano, molti dei passeggeri sono ancora vivi ma in coma, se la macchina dei soccorsi fosse stata immediata, si sarebbero potute salvare centinaia di persone.
Il bilancio ufficiale dello Stato parlerà di 517 morti, ma i registri del cimitero di Balvano e le stime storiche più accreditate indicano una cifra ben più drammatica: tra le 600 e le oltre 700 vittime.
I cadaveri vengono estratti dal tunnel e allineati sulla banchina della stazione ferroviaria di Balvano . Nei giorni successivi, a causa della mancanza di mezzi e della necessità di evitare epidemie, i corpi vengono sepolti senza funerali e in gran parte senza essere identificati all’interno di quattro grandi fosse comuni nel cimitero del paese.
L’insabbiamento e la Censura da parte dell’Amgot
Siamo nel 1944 non c’e’ interesse ne delle autorità nazionali ne da parte della AMGOT che sta per Allied Military Government of Occupied Territories (in italiano: Governo Militare Alleato dei Territori Occupati) ovvero dell’organo di governo militare istituito dagli Alleati (principalmente Stati Uniti e Regno Unito) per amministrare i territori italiani ed europei liberati dal controllo nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale, di dare pubblicità all’evento che significherebbe mostrare al mondo che centinaia di civili muoiono di fame praticando il mercato nero sotto la gestione dei “liberatori” quindi danneggiando gravemente la propaganda bellica.
Quindi la notizia viene immediatamente censurata e insabbiata. Sui quotidiani dell’epoca appairono solo pochissime righe vaghe. Nessun responsabile pagherà mai per le scelte logistiche errate, per la qualità del carbone o per la gestione dei soccorsi. La strage di Balvano viene rapidamente archiviata come un incidente dovuto a “cause di forza maggiore”, condannando le vittime a un ingiusto e prolungato oblio storico.
Il risarcimento beffa
Anni dopo la tragedia, le Ferrovie dello Stato e i comandi militari si palleggiarono la responsabilità per evitare di pagare i risarcimenti. Alla fine, lo Stato italiano liquidò le famiglie delle vittime con cifre irrisorie, giustificando il mancato indennizzo completo con il fatto che i passeggeri stessero viaggiando illegalmente come “clandestini” su un treno merci.
Note finali
La strage di Balvano (nota anche come disastro del treno 8017) rimane, per dinamica e numero di vittime, una delle più grandi e devastanti tragedie che abbiano mai colpito le ferrovie europee. Eppure, per ragioni meramente politiche, cinici calcoli di opportunità e rigide logiche di propaganda militare, si è fatto in modo di non darle il giusto risalto, soffocando il grido di dolore di centinaia di famiglie. Restituire oggi la memoria a quel “treno della fame” e ai suoi passeggeri non è solo un dovere di cronaca, ma un atto di giustizia storica contro un oblio durato troppo a lungo.
Fonti storiche e bibliografia essenziale
Per la stesura di questo approfondimento ci si è avvalsi dei documenti d’epoca e delle più autorevoli ricerche storiche sul disastro:
Saggi e Ricerche Storiche
-
Barneschi, Gianluca – Balvano 1944: Il più grave disastro ferroviario d’Europa. È considerato il testo d’inchiesta più completo e dettagliato sulla vicenda, basato sull’analisi dei documenti riservati dei tribunali militari e degli archivi alleati.
-
Colucci, Salvatore – Il treno della fame: Balvano, 3 marzo 1944. Un’importante ricostruzione che si concentra sul contesto sociale della Campania e della Basilicata nel dopoguerra.
Documenti Ufficiali e Archivi
-
Verbali della Commissione Parlamentare d’Inchiesta – I documenti ufficiali dello Stato italiano (allora Regno d’Italia) che ricostruirono la dinamica tecnica del blocco del treno 8017.
-
Archivi AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories) – I dispacci militari anglo-americani relativi alla gestione della linea ferroviaria Battipaglia-Potenza e le forniture di carbone fossile alle ferrovie italiane.
-
Registri Cimiteriali del Comune di Balvano – I registri di sepoltura del marzo 1944, fondamentali per gli storici nel computo reale delle vittime (nettamente superiore alle cifre ufficiali rilasciate inizialmente dal governo).
Documentari e Media
-
Rai Cultura / Rai Storia – Le inchieste e i filmati d’archivio dedicati al “Treno della fame”, che hanno contribuito a rompere il muro di silenzio nei primi anni Duemila.
03/03/1944 Alcune delle vittime allineate sulla pensilina della stazione di Balvano (da Wikipedia )

