I fratelli che ascoltavano i satelliti artificiali ……..

1949 avete 10 e 16 anni , la guerra è passata da poco e voi non sapete come passare le giornate quindi che vi inventate ? Convincete vostro padre a farvi comprare 136 Kg di materiale Radio Surplus  al modico costo di circa 9.400 Lire dell’epoca , poi sempre perchè vi annoiate qualche anno dopo per l’esattezza nel 1957  pensate di modificarlo e intercettate i segnali dello Sputnik 1 ecco diciamo che questa e’ l’inizio della storia dei  fratelli Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia che raggiunsero notorietà prima Nazionale e poi Internazionale ascoltando prima le emissioni radio dei satelliti artificiali e poi delle prime navette spaziali .

Prima di continuare ci preme di precisare che l’articolo non è contro l’attività dei fratelli o intende smentire quello che fecero ma solo la loro storia senza voler entrare nel merito di alcune questioni che molti storici contestano quindi  non metteremo in discussione una registrazione soltanto perché oggi non sappiamo spiegarla. Ma l’esistenza di un segnale radio non dimostra automaticamente l’interpretazione che gli venne attribuita. Dove esiste una corrispondenza con una missione conosciuta, la indicheremo; dove questa manca, ci limiteremo a dire che, allo stato della documentazione disponibile, quell’interpretazione non ha trovato conferma.

 

Ma chi erano questi due ragazzi?

A questo punto qualcuno potrebbe immaginare due ragazzini che, nell’Italia ancora povera del dopoguerra, raccattano qualche apparecchiatura militare abbandonata e, con pochi spiccioli, iniziano quasi per caso a costruire una stazione radio. Diciamo che la realtà era un po’ diversa.

Infatti il padre, Giovanni Judica Cordiglia, era medico legale, libero docente universitario e fu anche medico personale del cardinale Ildefonso Schuster, allora arcivescovo di Milano. Se il nome Schuster vi dice qualcosa, vi specifico che era il cardinale che il 25 aprile 1945 aveva mediato il tentativo di resa di Mussolini al CLNAI.

Insomma, senza voler fare i conti in tasca alla famiglia, Achille e Giovanni Battista crebbero certamente in un ambiente culturale e professionale non proprio comune nell’Italia degli anni Cinquanta.

E anche quei 15 dollari spesi nel 1949 per acquistare i famosi 136 kg di materiale radio surplus meritano di essere contestualizzati. Al cambio dell’epoca corrispondevano a circa 9.400 lire. Per avere un termine di paragone, nello stesso periodo il guadagno mensile medio di un operaio era nell’ordine delle 30.000 lire. Quel primo mucchio di materiale militare destinato all’hobby di due ragazzi rappresentava quindi, da solo, quasi un terzo di una paga operaia mensile.

Chiariamo: nessuna cifra astronomica e niente apparecchiature costosissime comprate già pronte, quindi. Molto di quello che utilizzarono venne realmente recuperato, modificato o costruito con grande ingegno. Ma siamo anche abbastanza lontani dall’immagine romantica dei due ragazzi che, con qualche rottame trovato per caso e pochi spiccioli in tasca, si mettono a fare concorrenza alla NASA. Quella lasciamola ai garagisti della Silicon Valley di qualche decennio dopo.

E soprattutto non dimentichiamo un particolare: all’epoca Internet non esisteva. Imparare a modificare un ricevitore militare, costruire un trasmettitore o un’antenna e capire cosa si stava ascoltando significava studiare. Manuali, libri e riviste specializzate erano gli strumenti attraverso i quali procurarsi quelle conoscenze. Sappiamo, ad esempio, che i due fratelli leggevano Sistema A e che già prima dello Sputnik avevano costruito apparati e sperimentato collegamenti radio.

Quello che riuscirono a fare, quindi, fu sicuramente il risultato di anni di studio, prove, errori e lavoro pratico. Le condizioni familiari potevano aver fornito loro qualche possibilità in più rispetto a molti coetanei, ma trasformare 136 chilogrammi di materiale surplus in apparecchiature capaci, pochi anni dopo, di ascoltare segnali provenienti dallo spazio richiedeva conoscenze tecniche. E quelle non si compravano a cinque centesimi la libbra.

Prima dello Sputnik

Quando arrivò lo Sputnik, quindi, i due fratelli non erano certamente alle prime armi. Giovanni Battista raccontò che la passione era nata anche leggendo Sistema A, rivista dedicata all’autocostruzione, e che già da giovanissimi avevano costruito un trasmettitore con il quale riuscirono a collegarsi addirittura con un radioamatore di Rio de Janeiro.

Alla loro formazione contribuì anche un amico di famiglia, ingegnere e radioamatore, mentre nel 1954 sul terrazzo della loro abitazione di via Accademia Albertina a Torino erano già comparse le antenne della loro stazione.

Insomma, quando nell’ottobre del 1957 arrivò dallo spazio il famoso bip bip dello Sputnik, Achille e Giovanni Battista avevano alle spalle diversi anni di esperienza. Ed è da quel momento che la loro storia cambia decisamente dimensione.

1957 → 1960: gli anni dei satelliti artificiali

Sono gli anni in cui l’attenzione dei fratelli viene catturata dalla nuova avventura umana della conquista dello spazio. Infatti il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica mette in orbita lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia. È poco più di una sfera metallica con quattro lunghe antenne, ma quel piccolo oggetto cambia improvvisamente la storia: per la prima volta qualcosa costruito dall’uomo gira intorno alla Terra.

E soprattutto trasmette.

Lo Sputnik invia il suo famoso bip bip sulle frequenze di circa 20 e 40 MHz, segnali che possono essere ricevuti anche da terra con apparecchiature relativamente semplici. Per due appassionati di radio come Achille e Giovanni Battista è praticamente un invito a nozze. I fratelli modificano le loro apparecchiature, preparano l’antenna e riescono a intercettarne il segnale.

La notizia arriva rapidamente anche sulla stampa: appena due giorni dopo, il 6 ottobre 1957, La Stampa parla dei due giovani radioamatori torinesi che sono riusciti ad ascoltare il satellite sovietico.

Ed è in quel momento che quella che fino ad allora era stata una grande passione per la radio comincia a trasformarsi in qualcosa di completamente diverso: ascoltare lo spazio. Sono gli anni dei loro primi grandi successi, tra i quali possiamo ricordare:

Data Satellite / missione Cosa intercettarono
4 ottobre 1957 Sputnik 1 Il caratteristico segnale radio del primo satellite artificiale sovietico.
3 novembre 1957 Sputnik 2 – Laika* I segnali della capsula; i fratelli interpretarono alcune variazioni come legate al battito cardiaco di Laika.
31 gennaio 1958 Explorer 1 Segnali del primo satellite artificiale statunitense.
1958 Sputnik 3 Trasmissioni del grande satellite scientifico sovietico.
1959 Programma Luna Segnali provenienti dalle prime sonde sovietiche dirette verso la Luna.

* Nel caso dello Sputnik 2, i fratelli interpretarono alcune variazioni del segnale ricevuto come il battito cardiaco di Laika. L’intercettazione della capsula non è in discussione; più problematica è invece l’identificazione di quel particolare segnale come battito cardiaco dell’animale. È una distinzione che ritroveremo più avanti nella nostra storia.

Intanto anche la loro stazione cresce. Le antenne e le apparecchiature sistemate inizialmente nell’abitazione torinese non sono più sufficienti e, nell’inverno 1960-61, i fratelli trasferiscono parte dell’attività in un vecchio bunker tedesco sulla collina torinese, dove continuano a perfezionare le loro apparecchiature.

Poco dopo arriverà una sistemazione decisamente migliore presso Villa Bertalazona, a San Maurizio Canavese. È da quel nome che nascerà quello destinato a diventare famoso in tutto il mondo: Torre Bert.

 

1961 → 1964: gli anni delle capsule spaziali

Con l’inizio dei voli umani cambia anche la natura delle intercettazioni dei fratelli. Ai semplici segnali radio e alla telemetria si aggiungono adesso voci e comunicazioni, alcune perfettamente riconducibili a missioni conosciute, altre destinate invece a diventare molto più controverse.

Data Missione / intercettazione Cosa registrarono
2 febbraio 1961* Presunto cosmonauta sovietico Battito cardiaco e respiro affannoso attribuiti a un uomo in difficoltà nello spazio.
aprile 1961* Presunto volo precedente a Gagarin Segnali attribuiti a una capsula sovietica che avrebbe preceduto di pochi giorni il volo ufficiale di Gagarin.
12 aprile 1961 Vostok 1 – Yuri Gagarin Comunicazioni attribuite al primo volo umano nello spazio.
maggio 1961* Presunta missione sovietica Voci e richieste di aiuto, tra cui la celebre registrazione attribuita a una donna in difficoltà durante il rientro.
6 agosto 1961 Vostok 2 – Gherman Titov Comunicazioni della seconda missione umana sovietica.
24 maggio 1962 Mercury-Atlas 7 – Scott Carpenter Comunicazioni della missione americana Aurora 7.
11-12 agosto 1962 Vostok 3 e Vostok 4 Comunicazioni delle due capsule sovietiche contemporaneamente in orbita.
novembre 1962* Presunta missione sovietica Segnali attribuiti a una capsula che avrebbe fallito il rientro.
1963* Presunta missione sovietica Altre comunicazioni attribuite a voli umani non annunciati.
aprile 1964* Presunta missione sovietica Segnali attribuiti a un cosmonauta morto durante il rientro.

* Per queste intercettazioni non esiste una missione sovietica conosciuta che permetta di confermare l’interpretazione proposta dai fratelli. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 divennero accessibili documenti, testimonianze e informazioni che permisero di ricostruire numerosi incidenti e fallimenti del programma spaziale sovietico precedentemente tenuti segreti. Fino ad oggi, tuttavia, non sono emersi riscontri documentali convincenti dell’esistenza delle missioni umane alle quali furono attribuite queste registrazioni. Questo non significa mettere in dubbio l’esistenza delle registrazioni, ma distinguere ancora una volta tra il segnale ricevuto e l’interpretazione che ne venne data.

Intanto la fama dei due fratelli cresce rapidamente. Un episodio curioso riguarda il volo di John Glenn del febbraio 1962: secondo quanto raccontato successivamente da Giovanni Battista, non conoscendo la frequenza utilizzata dalla capsula americana riuscirono a ricavarla studiando una fotografia della Mercury e le dimensioni della sua antenna.

Nel 1963 arrivano anche alla televisione nazionale partecipando alla Fiera dei sogni di Mike Bongiorno, mentre l’anno successivo arriva probabilmente uno dei maggiori riconoscimenti della loro attività: nel 1964 vengono invitati negli Stati Uniti e visitano il Kennedy Space Center della NASA.

A quel punto Torre Bert non è più soltanto la stazione costruita da due appassionati. Un comunicato della stessa NASA del marzo 1964 la descrive dotata di 9 ricevitori, 10 antenne, 12 registratori, radiotelescopio, radiotelefoni, circuito televisivo e persino una sala stampa.

In appena sette anni i due ragazzi che avevano ascoltato il bip bip dello Sputnik erano quindi diventati personaggi conosciuti anche fuori dall’Italia. E indipendentemente dalle discussioni sulle intercettazioni più controverse, questo risultato è difficilmente discutibile.

1965 → 1969: dalla radio alla Luna

A metà degli anni Sessanta la storia dei fratelli Judica Cordiglia entra in una nuova fase. Torre Bert è ormai conosciuta anche fuori dall’Italia e nell’aprile 1965 persino il Reader’s Digest dedica loro un lungo articolo, raccontando al grande pubblico internazionale quella singolare stazione italiana capace di seguire le missioni spaziali con apparecchiature in buona parte costruite o adattate autonomamente.

Ma con la notorietà arrivano inevitabilmente anche le polemiche. Le interpretazioni delle registrazioni attribuite a cosmonauti sovietici scomparsi vengono contestate e proprio in questi anni comincia a formarsi quella discussione che accompagnerà la storia di Torre Bert fino ai giorni nostri.

Nel frattempo i fratelli trasformano anche la loro esperienza in attività divulgativa, collaborando alla realizzazione dell’opera L’uomo e lo spazio, pubblicata a fascicoli e accompagnata da registrazioni sonore delle missioni spaziali.

Verso la metà del decennio la grande stagione di Torre Bert come centro di ascolto comincia però ad avviarsi alla conclusione. Non termina certamente l’interesse dei fratelli per lo spazio: semplicemente il mondo che li aveva resi famosi sta cambiando. Le missioni sono sempre più numerose, le comunicazioni più organizzate e soprattutto la televisione sta portando la conquista dello spazio direttamente nelle case.

E proprio la televisione ci offre il finale ideale della nostra storia.

Il 20 luglio 1969, dodici anni dopo quel primo bip bip dello Sputnik ascoltato a Torino, Achille e Giovanni Battista seguono e raccontano per la Televisione della Svizzera Italiana l’impresa dell’Apollo 11.

Nel 1957 avevano dovuto cercare un debole segnale radio sulla scala di un ricevitore per sapere che un oggetto costruito dall’uomo stava passando sopra le loro teste.

Dodici anni dopo stavano raccontando in diretta degli uomini che stavano per mettere piede sulla Luna.

Forse non poteva esserci conclusione migliore per la storia di Torre Bert.

E dopo Torre Bert?

Naturalmente la vita dei due fratelli non terminò con la conquista della Luna.

Achille proseguì soprattutto la propria carriera nel campo medico, diventando cardiochirurgo e mantenendo anche un interesse per gli aspetti fisiologici e medici legati al volo e allo spazio.

Giovanni Battista seguì invece una strada più legata alla fotografia, al suono e alla documentazione. Divenne fotografo e documentarista e successivamente lavorò anche come consulente e perito fonico e fotografico per diversi tribunali italiani.

Nel 1969 ricevette inoltre un incarico particolarmente significativo: realizzare una nuova documentazione fotografica della Sindone di Torino, che fotografò a colori, in bianco e nero, nell’infrarosso e nell’ultravioletto. Un curioso ritorno alle origini familiari, considerando che proprio il padre Giovanni era stato per molti anni uno studioso della Sindone.

E neppure la storia di Torre Bert venne dimenticata. Molti anni dopo i due fratelli tornarono a raccontare pubblicamente quella stagione attraverso conferenze, interviste e libri, tra i quali Dossier Sputnik – «…questo il mondo non lo saprà…», pubblicato nel 2007, e Banditi dello spazio – Dossier Sputnik 2, uscito nel 2010.

La stazione radio apparteneva ormai alla storia, ma quella curiosità per i segnali, le immagini e tutto ciò che poteva essere registrato e analizzato avrebbe continuato ad accompagnare entrambi per buona parte della loro vita.

Conclusione

Non abbiamo raccontato la storia dei classici ragazzi nati poveri che, partendo praticamente da nulla, costruiscono il proprio futuro, come a volte si tende a raccontare la vicenda dei fratelli Judica Cordiglia.

Abbiamo raccontato invece la storia di due ragazzi cresciuti in un ambiente familiare e culturale che permetteva loro di investire tempo e denaro in attività che, nell’Italia degli anni Cinquanta, erano precluse alla maggioranza dei loro coetanei.

Ma avere delle possibilità non significa automaticamente saperle sfruttare.

Achille e Giovanni Battista studiarono, sperimentarono e acquisirono competenze tecniche reali, ottenendo risultati che li portarono dalla loro stazione radio di Torino alla notorietà internazionale e fino alla NASA.

Su alcune delle loro registrazioni rimangono interrogativi che, ancora oggi, non hanno trovato riscontri documentali. Questo però non cambia ciò che certamente riuscirono a fare.

I fratelli Judica Cordiglia ebbero opportunità che molti ragazzi della loro generazione non potevano avere. Quello che riuscirono a fare con quelle opportunità fu merito loro.

Le Fonti

  • J. D. Ratcliff, “Italy’s Amazing Amateur Space Watchers”, Reader’s Digest, aprile 1965 – lungo articolo contemporaneo dedicato ai fratelli Judica Cordiglia, alla stazione di Torre Bert e alle loro intercettazioni. Il testo è oggi consultabile nella riproduzione pubblicata da Aerospaceweb.

  • NASA – Kennedy Space Center, comunicati e documentazione storica, 1964 – documentazione relativa alla visita negli Stati Uniti dei fratelli Judica Cordiglia e alle caratteristiche della loro stazione di ascolto.

  • La Stampa – Archivio storico e articoli dedicati ai fratelli Judica Cordiglia – per le prime intercettazioni dello Sputnik e la successiva ricostruzione dell’attività della stazione di radioascolto torinese.

  • Corriere della Sera – Torino, “Le intercettazioni spaziali di mio padre Achille Judica Cordiglia”, 15 settembre 2024 – intervista a Giovanni Judica Cordiglia, figlio di Achille, con ricordi sulla nascita della stazione, sulle apparecchiature utilizzate e sull’attività dei due fratelli.

  • Stefano Lorenzetto, intervista a Giovanni Battista Judica Cordiglia, 2013 – testimonianza diretta sull’inizio della passione per la radio, sulla rivista Sistema A, sulle prime apparecchiature costruite dai fratelli e sulla successiva attività professionale di Giovanni Battista.

  • Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, “È morto il 13 aprile G.B. Judica Cordiglia”, 17 aprile 2024 – per l’attività di Giovanni Battista Judica Cordiglia come fotografo e studioso della Sindone e per la documentazione fotografica realizzata nel 1969.

  • Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia, Dossier Sputnik – «…questo il mondo non lo saprà…», 2007 – ricostruzione dei protagonisti della loro esperienza di radioascolto e delle intercettazioni effettuate durante la corsa allo spazio.

  • Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia, Banditi dello spazio – Dossier Sputnik 2, Minerva Medica, 2010 – prosecuzione della ricostruzione delle attività di Torre Bert e delle intercettazioni attribuite alle missioni spaziali sovietiche.

  • Documentazione storica dei programmi spaziali sovietico e statunitense – cronologie delle missioni Sputnik, Luna, Vostok, Mercury e Apollo, utilizzate per confrontare le date delle registrazioni di Torre Bert con quelle delle missioni spaziali oggi documentate.