BIANCHI OVVERO QUANDO UN COSTRUTTORE DI BICICLETTE DIVENTÒ UN GIGANTE DELL’INDUSTRIA ITALIANA

Chi si trovasse a passare in viale Abruzzi, all’incrocio con via Plinio, si troverebbe davanti a moderne costruzioni frutto dello sviluppo edilizio degli anni ’60 e non immaginerebbe di certo che lì, fino alla fine degli anni ’50, ebbe sede una delle più importanti realtà industriali italiane: la Bianchi, che nel corso della prima metà del secolo scorso fu attiva nella produzione di biciclette, autoveicoli e motociclette.

E in tutti questi settori raggiunse anche importanti traguardi sportivi.

L’azienda nacque nel 1885 quando il 20 enne Edoardo Bianchi apre la prima officina in via Nirone 7, a Milano, non lontano da Sant’Ambrogio.  L’Enciclopedia  Treccani la descrive come una piccola officina di precisione, nella quale, oltre ad altri lavori meccanici, cominciò a riprodurre e costruire bicicli sul modello di quelli inglesi.

Evidentemente il prodotto che esce da quell’officina e’ buono se non sapremmo come spiegare che già nel 1888 si trasferisce in  via Bertani a seguire nel  1890 in via Borghetto e nel 1907 viene inaugurato il grande stabilimento di viale Abruzzi che si espanderà fino a coprire un intero isolato di ben 70.000 Mq.

La Bianchi progressivamente amplia il proprio settore di attività affiancando alle Biciclette , prima le auto poi  le moto da notare che  in quel periodo il confine tra biciclette motorizzate e motociclette vere e proprie è molto labile .

La Prima guerra mondiale apre per Bianchi un altro importante settore. L’azienda aveva già realizzato veicoli commerciali prima del conflitto, ma con l’entrata in guerra dell’Italia la produzione viene largamente riconvertita alle esigenze militari e dagli stabilimenti Bianchi escono autocarri, autolettighe, autoblindo e altri mezzi destinati al Regio Esercito.

Finita la guerra, la produzione di autocarri subisce però una battuta d’arresto. Sul mercato arrivano grandi quantità di mezzi militari ormai eccedenti e venduti a prezzi convenienti, rendendo molto meno interessante la produzione di nuovi veicoli.

 

Arriviamo agli anni ’20 e ’30 quando la Bianchi è ormai diventata una grande realtà industriale, anche se bisogna fare attenzione a non confondere le dimensioni complessive dell’azienda con quelle della sola produzione automobilistica.

Nel 1928, ad esempio, Bianchi costruisce circa 900 automobili, contro le circa 3.000 della Lancia e le 47.000 della Fiat. Numeri che dimostrano chiaramente come, nel settore automobilistico, Bianchi non possa competere per volumi con i maggiori produttori italiani.

Ma Bianchi non produce soltanto automobili.

Negli anni Trenta Bianchi torna con decisione anche nel settore degli autocarri. Il Mediolanum viene equipaggiato con un motore diesel di origine Daimler-Benz costruito su licenza, una collaborazione tecnica che continuerà anche sul successivo Miles. Quest’ultimo, però, non era un autocarro Mercedes costruito su licenza: era un progetto Bianchi, sviluppato secondo le specifiche previste per i nuovi autocarri unificati italiani e dotato di un quattro cilindri diesel Mercedes costruito su licenza.

Nel 1934 impiega circa 2.500 persone e dalle sue fabbriche escono 50.000 biciclette, 4.000 motociclette e 2.000 automobili all’anno. A queste produzioni si affianca proprio in quegli anni anche il settore degli autocarri, destinato ad assumere crescente importanza.

Ed è probabilmente questo il dato che meglio permette di capire cosa fosse diventata la piccola officina aperta da Edoardo Bianchi nel 1885: non un gigante dell’automobile, ma una grande industria meccanica capace di costruire contemporaneamente quasi qualsiasi cosa si muovesse su due o quattro ruote.

Nel 1939 Bianchi non sta più puntando sulle automobili e viene indirizzata alla produzione bellica di biciclette, motociclette e autocarri.

La seconda guerra Mondiale

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale la Bianchi è quindi ormai una realtà industriale molto diversa dalla piccola officina di biciclette aperta da Edoardo Bianchi nel 1885.

Nel 1939 l’azienda viene dichiarata “Stabilimento Ausiliario” e la produzione viene sempre più indirizzata verso le esigenze delle Forze Armate. Per il Regio Esercito Bianchi produce biciclette, motociclette, motocarri e autocarri, oltre ad alcuni veicoli speciali.

Tra i prodotti più rappresentativi di questo periodo troviamo la Bianchi 500 M, motocicletta appositamente realizzata per impiego militare, e gli autocarri Mediolanum e Miles, che accompagneranno il Regio Esercito sui diversi fronti della guerra.

La produzione subisce un drammatico stop nell’agosto del 1943, quando i pesanti bombardamenti alleati su Milano colpiscono duramente anche lo stabilimento Bianchi di viale Abruzzi, provocando gravissimi danni e bloccandone di fatto l’attività. Alcune lavorazioni vengono quindi trasferite nello stabilimento di Desio, mentre per la storica fabbrica milanese inizia una lunga opera di ricostruzione.

Al termine della guerra la Bianchi torna alle produzioni civili, riprendendo la costruzione di biciclette, motociclette e autocarri, mentre non viene ripresa la produzione di automobili.

Ma nel 1946 muore Edoardo Bianchi, che fino a quel momento è stato l’anima dell’azienda, e la direzione passa al figlio Giuseppe.

La sua morte segna lo spartiacque nella vita dell’azienda, infatti la situazione finanziaria è già difficile infatti l’Enciclopedia Treccani ricorda che al momento della morte si stava delineando un’operazione di aumento del capitale  per il salvataggio dell’azienda.

Ma nel 1946 muore Edoardo Bianchi, che fino a quel momento è stato l’anima dell’azienda, e la direzione passa al figlio Giuseppe. La sua morte segna uno spartiacque nella vita dell’azienda: la situazione finanziaria è già difficile e Treccani ricorda che proprio in quel momento si stava delineando un’operazione di aumento del capitale per il salvataggio della società.

E inizialmente non va neanche male. Le biciclette beneficiano dell’enorme domanda dell’Italia del dopoguerra e soprattutto della pubblicità sportiva di Fausto Coppi, legato alla Bianchi dal 1945.

Anche gli autocarri continuano ad avere un loro mercato. Dopo i mezzi di origine bellica arrivano Civis, Audax, Sforzesco, e poi altri modelli. Il Registro Storico dice esplicitamente che, non potendo far rinascere il settore automobilistico, Bianchi cercò di sviluppare quello dei mezzi pesanti.

Le motociclette, invece, continuano con una gamma piuttosto ampia e arriveranno negli anni ’50 anche modelli come Aquilotto, Bianchina, Stelvio e Tonale.

Poi arrivano i problemi

Nei primi anni ’50 Bianchi comincia ad avere seri problemi finanziari e di mercato. Ed è qui che entra in scena una persona importante per la nostra storia: il direttore generale Ferruccio Quintavalle.

Quintavalle pensa sostanzialmente: Bianchi da sola non ha i soldi per tornare a costruire automobili, ma possiede esperienza, nome e soprattutto lo stabilimento di Desio.

E trova due soci: Fiat e Pirelli.

L’11 gennaio 1955 nasce così Autobianchi, partecipata inizialmente in parti uguali:

Bianchi 33,3% — Fiat 33,3% — Pirelli 33,3%.

Bianchi mette a disposizione soprattutto lo stabilimento di Desio, un complesso enorme di circa 140.000 m²; Fiat porta esperienza, meccanica e capacità industriale; Pirelli ha naturalmente interesse nella fornitura degli pneumatici.

E qui dobbiamo fare una distinzione che nell’articolo secondo me è fondamentale: Autobianchi non è semplicemente il nuovo nome della Bianchi. È una nuova società, della quale la  Bianchi è inizialmente uno dei tre soci.

Poi succede una cosa ancora più significativa.

Nel 1958 la Bianchi cede la propria partecipazione in Autobianchi agli altri due soci e Giuseppe Bianchi lascia la presidenza. Anche lo stabilimento di Desio passa definitivamente alla nuova società.

Gli anni ’60 e la crisi

Alla fine degli anni ’50 la Bianchi è ormai profondamente cambiata. Nel 1958 esce dall’Autobianchi e abbandona anche la storica sede di viale Abruzzi, dove viene eretto il il quartiere di cui abbiamo parlato a inizio dell’articolo  mentre le attività rimaste vengono riorganizzate e trasferite in altri stabilimenti.

Il settore motociclistico continua comunque la propria attività e nel 1961 nasce la Edoardo Bianchi Motomeccanica S.p.A., dedicata alla produzione di motociclette e scooter.

Ma proprio in quegli anni il mercato motociclistico italiano sta cambiando rapidamente. Con la motorizzazione di massa e la crescente diffusione delle automobili economiche, la motocicletta perde progressivamente quel ruolo di mezzo di trasporto principale che aveva avuto nel dopoguerra e numerosi costruttori italiani entrano in difficoltà.

Bianchi tenta di reagire presentando nuovi modelli, entrando anche nel settore degli scooter e continuando contemporaneamente lo sviluppo di motociclette tecnicamente molto interessanti. Tutto questo, però, non basta a risolvere i problemi finanziari dell’azienda.

Nel 1964, dopo anni di difficoltà, la vecchia struttura industriale della Bianchi venne posta in liquidazione. Non significò però la scomparsa del marchio: mentre la produzione motociclistica venne progressivamente abbandonata, il settore delle biciclette sopravvisse alla crisi e continuò l’attività a Treviglio.

Nel marzo 1965 la Edoardo Bianchi Motomeccanica viene messa in liquidazione. La produzione motociclistica continua ancora per qualche tempo, fino a cessare definitivamente nel 1967.

Passata successivamente nell’orbita della GEPI (Società per le Gestioni e Partecipazioni Industriali), finanziaria pubblica nata nel 1971 con lo scopo di intervenire nel salvataggio e nella ristrutturazione delle imprese in difficoltà, la Bianchi biciclette viene infine acquistata nel 1972 da Angelo Trapletti, già proprietario della Chiorda.

Da quel momento iniziò un nuovo capitolo della storia Bianchi, ormai definitivamente separato dal grande gruppo industriale diversificato creato da Edoardo Bianchi.

Nel 1981 la Bianchi entra nell’orbita Piaggio che nel 1991  rileva la completa proprietà 

Dal 1997 Bianchi fa parte del gruppo svedese Cycleurope, controllato dalla Grimaldi Industri AB della famiglia Grimaldi.

Della grande Bianchi che aveva prodotto biciclette, automobili, motociclette e autocarri rimane quindi sostanzialmente il settore dal quale tutto era cominciato nel 1885: le biciclette.

 

Innovare prima di tutto

Una delle caratteristiche che accompagnò la Bianchi praticamente fin dalla nascita fu la continua ricerca di nuove soluzioni tecniche. Edoardo Bianchi non si limitava infatti a costruire quello che già esisteva, ma osservava le novità che comparivano sul mercato, le sperimentava e, quando possibile, cercava di migliorarle.

Quando aprì la sua prima officina il mondo delle due ruote era ancora quello dei velocipedi e dei bicicli con l’enorme ruota anteriore. Già nel 1886, però, Bianchi realizzò un modello con le due ruote di dimensioni molto più simili tra loro, avvicinandosi alla configurazione che di lì a poco sarebbe diventata quella della bicicletta moderna.

Nel 1888 arrivarono biciclette con telaio trapezoidale, sterzo tubolare e pneumatici, questi ultimi una novità recentissima che Bianchi fu molto rapido ad adottare.

Ma evidentemente pedalare non gli bastava.

All’inizio degli anni Novanta cominciò infatti a sperimentare l’applicazione del motore a scoppio a tricicli e quadricicli e nel 1897 provò ad applicare un piccolo motore direttamente a una bicicletta. Era quasi inevitabile che da esperimenti di questo genere nascesse prima o poi una vera produzione di motociclette e automobili.

La stessa attenzione alle novità tecniche continuò negli anni successivi. Sulle motociclette Bianchi comparvero progressivamente cambi integrati, sospensioni sempre più evolute, freni ad espansione e motori capaci di prestazioni notevoli, mentre sulle automobili furono adottate soluzioni allora tutt’altro che scontate, come cambi a quattro marce più retromarcia, radiatori a nido d’ape, lubrificazione a pressione e accensione a magnete.

Naturalmente non significa che tutte queste soluzioni siano state inventate dalla Bianchi: molte erano il risultato della rapidissima evoluzione tecnica che interessò biciclette, motociclette e automobili tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Il merito dell’azienda fu soprattutto quello di saperle adottare, sviluppare e portare rapidamente nella propria produzione.

Ed è probabilmente proprio questa capacità di passare con naturalezza da una tecnologia all’altra che spiega come una piccola officina milanese nata per costruire biciclette sia riuscita, nel giro di pochi decenni, a diventare una delle più importanti realtà industriali italiane.

Questa capacità di innovare e soprattutto di guardare oltre il prodotto che l’azienda stava già costruendo fu probabilmente una delle caratteristiche più personali di Edoardo Bianchi. Dopo la sua morte, nel 1946, la Bianchi continuò naturalmente a sviluppare e migliorare biciclette, motociclette e altri veicoli, ma sembra progressivamente venir meno quella capacità quasi istintiva del fondatore di individuare una nuova strada e imboccarla prima degli altri.

Non cessò quindi l’innovazione tecnica, ma cominciò lentamente a scomparire quella spinta alla diversificazione che aveva portato Bianchi dalla bicicletta alla motocicletta e poi all’automobile.

E forse non è un caso che, negli anni successivi, proprio alcuni dei settori che Edoardo Bianchi aveva contribuito a creare e sviluppare sarebbero progressivamente usciti dalla storia dell’azienda.

 

Le Bianchi nelle competizioni

Ma se Bianchi costruì praticamente qualsiasi cosa si muovesse su due o quattro ruote, non si limitò a venderla. Con quasi tutto quello che costruiva provò anche a correre. E spesso vinse.

Le vittorie con le Biciclette

Le competizioni in bici entrarono molto presto nella storia dell’azienda. Già nel 1899,  Gian Ferdinando Tommaselli vinse il Grand Prix de Paris, ottenendo quella che viene considerata la prima vittoria agonistica della Bianchi.

Ma il nome destinato a legarsi indissolubilmente alle biciclette celesti fu naturalmente quello di Fausto Coppi. Arrivato alla Bianchi nel dopoguerra, il “Campionissimo” conquistò con le biciclette della Casa milanese alcuni dei più importanti successi della sua carriera. Nel 1949 realizzò la storica doppietta Giro d’Italia-Tour de France, impresa che ripeté nel 1952, mentre nel 1953 conquistò anche il Campionato del Mondo su strada.

Il rapporto della Bianchi con le competizioni non terminò certo con Coppi. Negli anni successivi sulle biciclette della Casa corsero e vinsero campioni come Felice Gimondi, Marino Basso, Moreno Argentin e Gianni Bugno.

E arriviamo infine al 1998, quando Marco Pantani riportò una Bianchi sul gradino più alto sia del Giro d’Italia sia del Tour de France, realizzando nuovamente, quasi mezzo secolo dopo Coppi, la prestigiosa doppietta Giro-Tour.

Insomma, se come costruttore di biciclette Bianchi aveva raggiunto dimensioni industriali importanti, dal punto di vista sportivo era diventata qualcosa di ancora più grande: uno dei nomi simbolo della storia del ciclismo italiano.

E ovviamente il Celeste Bianchi

Non possiamo parlare della Bianchi senza parlare del suo colore, quel particolare Celeste Bianchi che nel corso degli anni è diventato praticamente inseparabile dal marchio.

Ma da dove arriva?

Qui storia e leggenda finiscono per confondersi. La versione più romantica racconta che Edoardo Bianchi scelse il colore ispirandosi agli occhi della regina Margherita, alla quale aveva insegnato ad andare in bicicletta. Un’altra versione, decisamente meno poetica, vuole invece che il Celeste sia nato dalla mescolanza di alcune vernici militari disponibili in eccedenza.

La verità è che non sappiamo con certezza come sia nato. Sappiamo però che biciclette Bianchi di colore Celeste esistevano già nei primi anni del Novecento e che nel corso del tempo la tonalità è cambiata più volte, passando da sfumature maggiormente tendenti all’azzurro ad altre più vicine al verde acqua.

Qualunque sia la sua vera origine, il risultato non cambia: ancora oggi basta vedere passare una bicicletta di quel particolare colore per pensare immediatamente a una Bianchi.

Le Vittorie nelle Moto

Ma la storia delle motociclette Bianchi non può essere raccontata senza parlare delle competizioni, perché anche in questo settore la Casa milanese riuscì a raggiungere risultati di assoluto rilievo.

Negli anni ’20 il nome Bianchi si lega soprattutto a quello di Tazio Nuvolari, che con la Bianchi 350 “Freccia Celeste” diventa uno dei dominatori del motociclismo italiano. Con questa moto vince numerose gare, conquista il Campionato Italiano della classe 350 nel 1926 e si impone più volte anche nel durissimo Circuito del Lario.

Dopo la guerra Bianchi torna alle competizioni e alla fine degli anni ’50 ottiene importanti risultati anche nel motocross. Nel 1960 Emilio Ostorero, con una Bianchi 250, conquista il titolo italiano della categoria e riesce anche a vincere la prova del Campionato Europeo disputata ad Avigliana.

Contemporaneamente vengono sviluppate nuove bicilindriche da competizione che, nonostante le difficoltà economiche dell’azienda, riescono a confrontarsi con le migliori moto dell’epoca.

Piloti come Tino Brambilla, Silvio Grassetti e Remo Venturi riportano così il nome Bianchi ai vertici delle competizioni nazionali e internazionali.

E la storia sportiva delle motociclette Bianchi si conclude quasi con un paradosso: nel 1964, proprio nell’ultimo anno di partecipazione ufficiale alle competizioni, Remo Venturi conquista il Campionato Italiano della classe 500.

Bianchi abbandonava quindi le corse motociclistiche da Campione d’Italia in carica.

 

Le vittorie con le Auto

Anche le automobili Bianchi ebbero la loro esperienza nelle competizioni, anche se con risultati decisamente meno importanti rispetto a quelli ottenuti con biciclette e motociclette.

Già nel 1907 la potente Bianchi 120 HP partecipò alla Coppa Florio e l’anno successivo alla Targa Bologna, mentre nei primi anni ’20 la Casa tornò alle competizioni ottenendo alcuni buoni piazzamenti nei Gran Premi di Monza e Brescia.

Le corse automobilistiche rimasero comunque un’attività secondaria per Bianchi e non raggiunsero mai l’importanza che avrebbero avuto le competizioni sulle due ruote.

La produzione

Automobili

Anno Modello Motore / cilindrata Potenza Velocità max Note
1914-18 B1 4 cil., 3.296 cc 18/30 HP* — Prodotta durante la I GM
1916-18 B2 4 cil., 3.672 cc 35 HP* — Evoluzione della B1
1919-22 Tipo 15 4 cil., 1.700 cc 25 HP ~70 km/h Una delle prime Bianchi del dopoguerra
1923-24 Tipo 16 4 cil., 1.700 cc 27 HP — Evoluzione della Tipo 15
1923-25/26 Tipo 18 4 cil., 1.954 cc 40 HP ~100 km/h Utilizzata anche da Nuvolari
1924/25 Tipo 20 4 cil., ~2.300 cc 59 HP ~100 km/h Tra le Bianchi più potenti degli anni ’20
1925-27 S4 4 cil., ~1.300 cc — — Inizio della famiglia S
1927-34 S5 4 cil., 1.300/1.500 cc — — Numerosi allestimenti e carrozzerie
1931-34 S8 8 cil., ~2.900 cc — ~125 km/h Modello di prestigio a 8 cilindri
1934-39 S9 4 cil., 1.452 cc 42 HP ~105 km/h Ultima automobile Bianchi prodotta in grande serie

 

Motociclette

Anno/periodo Modello Cilindrata Potenza Prestazioni / dati Note
1902 Motocicletto — — — Prima due ruote motorizzata Bianchi
1914 ca. C75 / 500 500 cc — — Impiegata anche dal Regio Esercito nella I GM
1925 BN 350 348 cc — — Monocilindrica, valvole laterali
1925-27 B2N 350 350 cc — — Evoluzione della BN, valvole in testa
1924-30 350 Freccia Celeste da corsa 350 cc 20-28 CV ~140 km/h Moto dei grandi successi di Nuvolari
1926 P 175 171 cc — 70-75 km/h; ~45 km/l Grande successo commerciale
anni ’30 Freccia Oro 175 175 cc — — Turismo e Sport
anni ’30 Freccia Oro 250 250 cc — — Versioni Turismo, Sport e Super Sport
anni ’30 Freccia Azzurra 500 500 cc — — Turismo, Sport e Super Sport
1938 500 M 500 cc — — Versione militare; ampio impiego bellico
dopoguerra Bianchina 125 125 cc — — Una delle moto della ripresa postbellica
anni ’50 Mendola 125 125 cc — — Motocicletta leggera
anni ’50 Bernina 125 125 cc — — 4 tempi
anni ’50 Cervino 175 cc — — Anche in versione Sport
anni ’50 Tonale 175 cc — — 4 tempi; anche versioni sportive e Corsa
anni ’50 Dolomiti 250 cc — — Una delle maggiori cilindrate stradali del dopoguerra
1960 ca. Raspaterra 250/350/400 cc — — Famiglia da motocross legata a Lino Tonti
1960 Orsetto 80 cc — — Scooter; importante tentativo di entrare nel mercato Vespa/Lambretta
1961 MT61 318 cc 10,5 CV 90 km/h; 180 kg Motocicletta tattica per le Forze Armate
primi anni ’60 350 bicilindrica GP 350 cc ~50 CV oltre 200 km/h Moto da competizione di Tonti, Brambilla, Grassetti e Venturi
primi anni ’60 500 bicilindrica GP 500 cc — oltre 200 km/h Ultima generazione delle Bianchi da Gran Premio

Autocarri

Anno/periodo Modello Motore / cilindrata Potenza Portata Velocità Note
1935-38 Mediolanum Diesel 4 cil., 4.936 cc ~60 CV 3.000 kg fino a 75 km/h* Motore di origine Daimler-Benz; anche militare e autobus
1938-45 Mediolanum Miles Diesel 4 cil., 4.846/4.849 cc ~65 CV 3.000 kg 60 km/h Autocarro militare; numerosi allestimenti speciali
1946-50 Mediolanum Civis 46 Diesel 4 cil., 4.849 cc ~65 CV 4.100 kg 61 km/h Versione civile del dopoguerra; anche autobus
1951 Audax Diesel 4 cil., 5.320 cc ~84 CV 4.600 kg 60 km/h Autocarro medio
1952-55 Sforzesco 24 Benzina 4 cil., 1.810 cc — 2.400 kg 80 km/h Autocarro leggero; esistette anche come autobus
1952-55 Fiumaro Diesel 4 cil., 5.320 cc ~84 CV 5.000 kg 60 km/h 4×4, autocarro medio
dal 1954 CM 54 Diesel 4 cil., 5.320 cc ~84 CV 3.000 kg 60 km/h Derivato dal Fiumaro per l’Esercito Italiano
dal 1954 Filarete Diesel 4 cil., 5.320 cc ~84 CV — — Autocarro medio; continuò poi come Autobianchi
1952-55 Bianchi Visconteo Diesel 4 cil., 3.770 cc ~54 CV 2.500 kg — Progetto originariamente Cabi Cattaneo; dal 1955 Autobianchi
1955-59 Autobianchi Visconteo Diesel 4 cil., 4.156 cc ~60 CV ~2.500 kg — Evoluzione prodotta con marchio Autobianchi

 

E oggi?

La fine delle automobili, degli autocarri e infine delle motociclette non significò però la fine della Bianchi.

L’azienda continuò infatti proprio con il prodotto dal quale Edoardo Bianchi era partito nel lontano 1885: la bicicletta.

Oggi Bianchi ha sede a Treviglio, in provincia di Bergamo, continua a produrre biciclette tradizionali ed elettriche ed è controllata dal gruppo svedese Grimaldi Industri.

In un certo senso, dopo aver costruito nel corso della sua storia biciclette, motociclette, automobili, autocarri e veicoli militari, Bianchi è tornata al punto da cui tutto era cominciato oltre 140 anni fa.

Fonti e approfondimenti

Storia della Bianchi e di Edoardo Bianchi

Biciclette e attività sportiva

Motociclette e competizioni

Automobili e autocarri

Autobianchi e dopoguerra