Harley-Davidson Servi-Car  , Indian Dispatch Tow e i Pony Express Service

In una scena del film “I due superpiedi quasi piatti” del 1977 a un certo punto compare Bud Spencer alla guida di un curioso veicolo a 3 ruote , devo dire che la stazza di Spencer sovrasta notevolmente quel curioso veicolo e rende il tutto abbastanza comico ,vedendo il film in TV pensai sempre che quel veicolo fosse una trovata degli autori e diciamo pure l’immagine del veicolo rimase confinata nei ricordi non reputandola degna di approfondimento . 

Poi nel 2014 mi capitò  sotto mano un’articolo di Elvio Deganello pubblicato sul numero di Novembre del 2014 della rivista “La Manovella”  , organo ufficiale dell’ASI (Automotoclub Storico Italiano) , dove si raccontava di un servizio offerto negli anni 30 dalle officine e gommisti Americani ai loro clienti e di una moto costruita appositamente per le esigenze di quel tipo di servizio dalla Harley-Davidson  chiamata Servi-Car .

Le origini 

Negli anni ’30 negli Stati Uniti, molte officine e concessionarie offrivano il servizio di ritiro e consegna a domicilio dell’auto per manutenzione o riparazione, spesso chiamato Pickup and Delivery Service (servizio di ritiro e riconsegna) .

Come funzionava il servizio

  • Chiamata: Il cliente telefonava all’officina per segnalare un guasto o un tagliando.
  • Ritiro: Un dipendente dell’officina (spesso un fattorino o un meccanico junior) arrivava a casa o in ufficio.
  • Trasferimento: L’addetto guidava l’auto del cliente fino all’autorimessa  .
  • Consegna: A lavoro finito, l’automobile veniva riconsegnata direttamente al domicilio del proprietario.

Contesto storico

  • Concorrenza: Le grandi case automobilistiche e le stazioni di servizio cercavano di fidelizzare i clienti benestanti.
  • Comodità: Era considerato un servizio di lusso ma via via accessibile per chi viveva nei sobborghi in rapida crescita.

Il “Gratis” come esca commerciale (Free Pickup & Delivery)

Nella stragrande maggioranza dei casi, il servizio non veniva fatto pagare direttamente.
  • Il trucco del ricarico: Il costo del carburante della moto e il tempo del meccanico venivano assorbiti e spalmati all’interno della tariffa oraria della manodopera o sul ricarico dei pezzi di ricambio (candele, olio, cinghie).  
  • Strategia anticrisi: Le officine pubblicizzavano il servizio dicendo: “Il ritiro è gratis se effettui un cambio d’olio o una riparazione superiore a [Tot] dollari”. Questo incentivava i clienti a non rimandare la manutenzione dell’auto.

  Le tariffe fisse a zone (Flat Rates)

Se il cliente richiedeva il solo trasporto o una semplice ispezione senza lavori garantiti, si applicava una tariffa fissa legata alla distanza dall’officina:
  • Il raggio urbano: Solitamente entro le 3 o 5 miglia dall’officina, il costo era minimo (spesso intorno ai 25-50 centesimi di dollaro dell’epoca, l’equivalente del costo di qualche litro di benzina).
  • Fuori città: Per i clienti residenti nei primi sobborghi residenziali, la tariffa aumentava in base ai quartieri (es. un dollaro fisso).

  Abbonamenti e fidelizzazione aziendale

Per i clienti più facoltosi o per le flotte aziendali (es. i furgoni di piccoli commercianti), le officine offrivano contratti di manutenzione mensili o annuali. La tariffa flat includeva un numero prefissato di ritiri e consegne “Pony Express” al mese.

L’idea di impiegare le moto trainata dalla macchina dei cliente

Ora per effettuare il servizio sarebbero stati richiesti 2   meccanici , dove :

  • Il primo  meccanico accompagnava con un veicolo di servizio entrambi dal  cliente 
  • Il secondo  meccanico portava in officina il veicolo del cliente  

Stessa cosa a parti invertite per la riconsegna del veicolo al cliente .

Chiaramente questo tipo di attività comportava il costo di 2 persone e visto che si era in pieno post crisi 1929 e si cercava di tagliare i costi la cosa non risultava molto conveniente , per ridurre  questi costi qualche officina iniziò ad attrezzare delle moto che potevano essere trainate dalla macchina del cliente , cosicchè si potesse mandare un singolo  meccanico, che una volta arrivato dal cliente potesse agganciare la moto all’auto del cliente e tornare indietro  , operazione inversa per la riconsegna.

Problema  come si poteva agganciare la moto all’auto del cliente  ?
 
Esisteva un ingegnoso sistema di “rotelle ausiliarie” retrattili commercializzate con dei  kit artigianali o accessori aftermarket rimovibili (come il famoso Cycle Tow apparso intorno al 1930) .
Questi kit permettevano alle officine di trasformare una normale motocicletta a due ruote in un veicolo provvisorio a tre ruote solo quando serviva per il traino ed era composto da : 
  • Le ruote stabilizzatrici (Outriggers): Si trattava di due piccole ruote aggiuntive montate ai lati della ruota posteriore della moto, collegate a un sistema di leve e bracci metallici.  
  • In viaggio normale: Quando il meccanico viaggiava da solo per andare a ritirare l’auto, le rotelle venivano sollevate da terra tramite una leva manuale. La moto si guidava normalmente, piegando in curva come una due ruote standard.  
  • La fase di aggancio e discesa: Una volta arrivato dal cliente, il meccanico agganciava il muso della moto al paraurti dell’auto. A quel punto, azionava la leva e abbassava rigidamente le due rotelle laterali fino a toccare l’asfalto
  • Il traino in sicurezza: Grazie alle rotelle abbassate, la moto non rischiava di cadere di lato durante il viaggio di ritorno (quando veniva trainata “passivamente” dietro l’auto del cliente). Diventava a tutti gli effetti un rimorchio stabile su tre punti d’appoggio. 

Il nome commerciale : Pony Express Service 

Il servizio veniva propagandato sui giornali e sui cartelli pubblicitari come Pony Express Service  ma che  non era legato al celebre marchio del servizio postale a cavallo dell’Ottocento

Questa precisa scelta di marketing puntava su due elementi chiave:
  • Il mito del Pony Express: Evocava immediatamente nell’immaginario americano i concetti di velocità massima, efficienza e affidabilità incrollabile.
  • L’uso delle moto a tre ruote: Poiché il servizio veniva materialmente eseguito da un meccanico che arrivava a bordo di una motocicletta ( l’analogia con il “corriere a cavallo” (il pony moderno su ruote) diventava perfetta per la propaganda pubblicitaria dell’officina.

Indian ed Harley-Davidson 

1931 arriva la Indian Dispatch Tow 

La prima azienda motociclistica a fiutare l’affare fù la Indian che nel  1931 produsse  Indian Dispatch Tow  uscita dalla matita del celebre progettista Charles Franklin, anticipando  di un intero anno la Harley-Davidson Servi-Car, venendo creata appositamente su richiesta dei concessionari Packard della zona di Springfield per azzerare i costi del doppio personale nei ritiri auto.

Caratteristiche Tecniche della Indian Dispatch Tow

Il Motore

 Era spinta da un affidabile motore V-Twin a valvole laterali (Flathead) da 45 pollici cubi (circa 750cc), perfetto per muovere i circa 230 kg del mezzo più il peso del traino.

La Base Ciclistica:

Venne sviluppata modificando il telaio della leggendaria Indian 101 Scout, una delle moto più equilibrate e robuste dell’epoca 

 Sospensione Automobilistica

 Il retrotreno era un mix moto-auto. L’asse rigido posteriore con differenziale era infatti supportato da una singola balestra trasversale derivata dal mondo delle quattro ruote, garantendo robustezza sotto sforzo.  

I Comandi

 Fedele alla tradizione Indian, presentava una configurazione asimmetrica: l’acceleratore era sulla manopola sinistra, mentre la leva del cambio manuale a tre marce (più retromarcia) era posizionata sul lato destro del serbatoio.  

La Barra di Traino Dedicata

 La tow bar era integrata direttamente vicino alla ruota anteriore e ancorata alla forcella. Poteva essere aperta e agganciata al paraurti posteriore della vettura del cliente in pochissimi minuti.  

1932  arriva la Harley-Davidson  Servi-Car 

Nel 1932 la Harley-Davidson introdusse la  Servi-Car e che rimase in produzione per ben 41 anni fino al 1973,  diventata l’icona assoluta di questo servizio grazie alla sua incredibile robustezza e semplicità meccanica. 

Caratteristiche Tecniche della Harley-Davidson Servi-Car

  Il Motore: Il mitico “Flathead”

  • Tipo: Bicilindrico a V di 45 gradi, a valvole laterali (Flathead o testa piatta).
  • Cilindrata: 45 pollici cubi (circa 750cc), siglato come motore W (e successivamente G per la serie Servi-Car).
  • Filosofia: Era un motore progettato non per la velocità, ma per l’affidabilità totale e la coppia ai bassi regimi. Poteva sopportare ore di funzionamento al minimo o sotto sforzo durante il traino delle pesanti auto dell’epoca senza surriscaldarsi eccessivamente. 
Trasmissione e Retromarcia Automobilistica
  • Il Cambio: Cambio manuale a 3 marce avanti più la retromarcia. 
  • Comandi d’epoca: La frizione si azionava con il piede sinistro (suicide clutch), mentre le marce si inserivano con una lunga leva a mano posta sul lato sinistro del serbatoio.
  • La Retromarcia: Era l’elemento chiave. Permetteva al meccanico di manovrare il tre ruote e fare retromarcia per avvicinarsi perfettamente al paraurti dell’auto da agganciare.
Ciclistica e Differenziale Posteriore
  • Asse Posteriore: La parte posteriore era un vero e proprio assale automobilistico rigido, dotato di differenziale meccanico. Questo permetteva alle due ruote posteriori di girare a velocità diverse in curva, evitando il ribaltamento del mezzo. 
  • Freni: Inizialmente i freni erano solo posteriori (a tamburo sull’asse). Solo a partire dal 1951 venne introdotto un freno anche sulla ruota anteriore per migliorare la sicurezza. 
Il Cassone (Cargo Box) e la Barra di Traino
  • Evoluzione dei materiali: Negli anni ’30 il grande cassone posteriore era realizzato in legno (successivamente sostituito dall’acciaio e, dagli anni ’60, dalla vetroresina).
  • La Barra (Tow Bar): Un robusto braccio metallico a forma di “V” o barra singola che veniva ancorato saldamente alla forcella anteriore della moto e fissato al paraurti posteriore dell’auto da ritirare.
Impianto Elettrico all’Avanguardia
Mentre le moto standard dell’epoca avevano impianti elettrici ridotti all’osso, la Servi-Car fu uno dei primi modelli Harley-Davidson a ricevere un generatore elettrico potenziato e una batteria di grande capacità. Questo era necessario perché il mezzo faceva continue soste, accensioni e doveva alimentare le luci di stop posteriori posizionate sul cassone, un obbligo per la sicurezza stradale durante il traino.
 

Indian Dispatch tow e Harley-Davidson Servi-Car destini diversi 

La Indian arrivò effettivamente per prima sul mercato con un veicolo di quel tipo: nel 1931 (un anno prima di Harley-Davidson) lanciò il Dispatch Tow, nato proprio per risolvere lo stesso problema logistico delle concessionarie e delle officine che trasportavano le auto.

Perché poi non ebbe lo stesso successo commerciale della Servi-Car e finì per eclissarsi? I motivi furono diversi:

  1. Questione di tempismo e solidità finanziaria: La Indian arrivò sul mercato nel 1931, in piena batosta della Grande Depressione. Sebbene i primi modelli avessero venduto qualche centinaio di pezzi, l’azienda iniziò a zoppicare pesantemente dal punto di vista economico e finanziario, faticando a sostenere e promuovere i prodotti commerciali a lungo termine.

  2. La superiorità commerciale di Harley: La Harley-Davidson arrivò nel 1932 con la Servi-Car, ma ebbe la capacità di stringere accordi commerciali fortissimi e capillari con i dipartimenti di polizia di mezza America e con i grandi network di flotte commerciali, trasformandola in un veicolo onnipresente.

  3. Le vicende belliche e la fine della produzione: La Indian produsse il suo Dispatch Tow fino al scoppio della Seconda Guerra Mondiale (1942), poi riconvertì le fabbriche per lo sforzo bellico. Nel dopoguerra, tra mille difficoltà societarie e tentativi tardivi e sfortunati di riproporre tricicli negli anni ’50 (come i rari modelli Patrol), la Indian perse completamente il treno in quella categoria.

Mentre la Harley-Davidson ha continuato a produrre ininterrottamente la Servi-Car per 40 anni (fino al 1973), la Indian ha lasciato dietro di sé solo una manciata di esemplari rarissimi (oggi contesi a cifre folli dai collezionisti).

Evoluzione della Servi-Car

L’evoluzione della Harley-Davidson Servi-Car in quarant’anni di produzione (dal 1932 al 1973) è affascinante perché, pur mantenendo intatta la sua filosofia di base, ha seguito passo dopo passo i cambiamenti dell’ingegneria motociclistica e le esigenze del mercato americano.

   Il motore: da Flathead a OHV (Anni ’30 – ’70)

  • L’era Flathead (1932 – 1973): Per la stragrande maggioranza della sua vita, la Servi-Car è stata fedele al motore Flathead (a valvole laterali) da 45 pollici cubici (circa 750 cc), noto come serie G. Era un propulsore robustissimo, nato per girare a bassi regimi, sopportare carichi pesanti e non surriscaldarsi durante le lunghe ore di pattugliamento o di lavoro nel traffico cittadino.

  • Il passaggio all’avviamento elettrico (1964): Fino ai primi anni ’60 la moto si accendeva rigorosamente a pedale (kickstart). Nel 1964, la Servi-Car fu la prima Harley-Davidson a due cilindri a montare l’avviamento elettrico e un impianto a 12 volt (ereditato dalla fortunata Electra Glide). Per un veicolo a tre ruote usato dalla polizia o dai corrieri, che doveva spegnersi e ripartire decine di volte al giorno, fu una rivoluzione epocale.

 La meccanica e il retrotreno

  • La struttura a diamante: Fin dall’inizio, la parte posteriore era un capolavoro di robustezza industriale: un asse rigido con un vero differenziale automobilistico, sospensioni a balestra (simili a quelle dei piccoli camioncini) e freni a tamburo posteriori azionati a pedale.

  • Il freno di stazionamento: Essendo un triciclo che spesso operava in pendenza o doveva reggere il peso di traino, fu dotato fin da subito di un solido freno a mano meccanico (una leva laterale), fondamentale quando veniva parcheggiata o usata come veicolo da traino per le auto.

  La carrozzeria e i cassoni posteriori

Il grande box posteriore montato tra le ruote ha subito diverse variazioni estetiche e pratiche:

  • Nelle prime versioni anni ’30 era pensato come un vero e proprio cassone commerciale chiuso, squadrato e utilitaristico, ideale per trasportare pacchi, medicinali o attrezzi da officina.

  • Successivamente, soprattutto per le versioni in dotazione alla polizia, il cassone fu ridisegnato per ospitare attrezzature di servizio, radio d’ordinanza, o fu sostituito da versioni con portelloni rinforzati e chiusure a chiave.

 Il tramonto (1973)

La produzione si concluse nel 1973 non per un calo d’interesse improvviso, ma perché il progetto originario aveva raggiunto i suoi limiti strutturali ed economici:

  • Le normative sulla sicurezza e le emissioni: Negli anni ’70 le leggi americane iniziarono a imporre standard sempre più rigidi per i veicoli stradali (frenata, inquinamento, luci), e adeguare un motore nato negli anni ’30 non era più sostenibile.

  • L’evoluzione del lavoro: Il sistema dei ganci da traino per le auto era ormai superato (come dicevamo prima, per via dei nuovi paraurti), e le forze dell’ordine si erano quasi totalmente convertite alle auto di pattuglia o alle moto tradizionali.

La Servi-Car in divisa 

La Harley-Davidson Servi-Car divenne rapidamente uno strumento insostituibile per i dipartimenti di polizia di tutti gli Stati Uniti, rimanendo in servizio attivo dagli anni ’30 fino ai primi anni ’90.
Se per i meccanici era l’attrezzo perfetto per il traino, per la polizia si rivelò il mezzo ideale per il controllo del traffico, la gestione dei parcheggi e il pattugliamento urbano.
 

 L’arma perfetta contro il traffico e i divieti di sosta

Negli anni ’30 le città americane stavano affogando nelle automobili. Nacque la necessità di regolamentare i parcheggi nei centri urbani (vennero inventati proprio in quel periodo i primi parchimetri).
  • L’agente con il gessetto: L’uso più famoso del Servi-Car della polizia era il controllo della sosta. L’agente guidava la moto con una mano sola lungo la fila di auto parcheggiate e, usando un lungo bastone con un gessetto attaccato all’estremità, segnava lo pneumatico delle auto.
  • La multa: Al giro successivo, se il segno di gesso era ancora lì oltre il tempo consentito, l’agente stampava la multa. La stabilità dei tre ruote permetteva all’agente di muoversi a passo d’uomo senza dover mettere i piedi a terra per non cadere.

  Una stazione radio e ufficio mobile

Il grande cassone posteriore (il Cargo Box), che nelle officine conteneva gli attrezzi, nella versione Police venne riadattato per scopi tattici:
  • Le prime radio della polizia: Negli anni ’30 le radio ricetrasmittenti erano enormi, pesanti e richiedevano grandi batterie. Il cassone del Servi-Car era uno dei pochissimi spazi su una moto in grado di ospitare l’intero impianto radio e la relativa antenna.
  • Dotazione di sicurezza: All’interno venivano stivati blocchetti per le multe, torce, coni stradali, kit di primo soccorso e persino armi lunghe di reparto (come i fucili a pompa).

 I vantaggi rispetto alle auto e alle moto a due ruote

I dipartimenti di polizia  preferivano il tre ruote per compiti specifici:
  • Meno fatica, più sicurezza: Guidare una moto a due ruote per 8 ore a 5 km/h nel traffico cittadino era estenuante. Il Servi-Car rimaneva dritto da solo, riducendo drasticamente gli infortuni degli agenti causati da scivolate su asfalto bagnato o macchie d’olio.
  • Visibilità: La silhouette imponente della moto e del cassone, spesso verniciati in bianco e nero o in blu scuro con scritte riflettenti, fungeva da eccellente deterrente visivo nei quartieri commerciali.
  • Facilità di guida: La retromarcia di serie (fondamentale per disincagliarsi dai vicoli stretti) e la stabilità intrinseca permettevano di addestrare gli agenti molto più velocemente rispetto alle moto tradizionali.

Le fonti

Ecco le fonti storiche e i riferimenti principali da cui attingere per approfondire o documentare la storia della Harley-Davidson Servi-Car e del suo contesto:

  Libri e Manuali Storici

  • Harry V. SucherThe Iron Redskin (e i suoi scritti storici sulla Indian Motorcycle): è il testo di riferimento fondamentale per capire la genesi dei primi tricicli commerciali e il rapporto tra la Indian e i concessionari di Springfield (Massachusetts) che portarono alla nascita del Dispatch-Tow.

  • Roger ConnerHarley-Davidson Data Book (Motorbooks International): un manuale prezioso per rintracciare i codici dei modelli, le specifiche tecniche anno per anno (motori Flathead serie R e W/G) e le varianti costruttive dei telai e dei cassoni.

  • Darwin HolmstromThe Harley-Davidson Century / Harley-Davidson Chronicle – An American Original: ottimi volumi per inquadrare lo sviluppo industriale della casa di Milwaukee durante la Grande Depressione.

  Archivi e Musei del Motociclismo Storico

  • National Motorcycle Museum (Anamosa, Iowa): possiede ampie sezioni documentarie e modelli originali restaurati sia di Indian Dispatch-Tow che di Harley-Davidson Servi-Car, con dettagli storici sui brevetti dei sistemi di traino (tow-bar).

  • Riding Vintage / The DL45 Homepage: archivi tecnici specializzati e focalizzati esclusivamente sui motori Harley-Davidson a valvole laterali (Flathead 45 cubic inches / 750 cc) e sulla storia produttiva dei tricicli di servizio dal 1932 in poi.

  Cinema e Cultura Popolare

  • “I due superpiedi quasi piatti” (Crime Busters, 1977) – Regia di Enzo Barboni (E.B. Clucher): il film cult con Bud Spencer e Terence Hill, in cui compare la celebre Servi-Car in dotazione alla polizia.

  • Database e portali dedicati al cinema: budterence.tk e le schede di immatricolazione/scena dei veicoli usati nelle produzioni cinematografiche ambientate a Miami tra gli anni ’70 e ’80.

 

 

 

Immagini della Harley-Davidson Servi-Car

Immagini della Indian