STORIA DI TELECOM ITALIA
Dalle origini al 1923
La telefonia in Italia debutta nel 1881 con un decreto del Ministro Baccarini (Lavori Pubblici) che stabilisce concessioni solo cittadine , per non intaccare il monopolio dei Servizi Telegrafici sulla lunga distanza , a seguito di questo decreto nascono 37 società telefoniche locali , tutte con propri standard ed apparecchiature diverse ed alcune società si sovrappongono nella stessa città , vedasi Milano dove operano 3 compagnie telefoniche locali .
Nel 1903 si ha una prima Nazionalizzazione parziale con la legge 32 che assegna allo stato il compito di gestire i collegamenti interurbani
Nel 1907 vengono nazionalizzate le reti delle 2 principali società telefoniche ma rimangono attive altre 64 concessionarie locali
Nel 1913 si ha la prima installazione di una centrale automatica, sia pur sempre a livello locale , sistema che pian pianino si espande nel resto dell’Italia
1923/1964
Con il Regio Decreto n. 399 dell’8 febbraio 1923 il Governo Mussolini stabilisce le condizioni per l’assegnazione dei servizi telefonici superando il discorso dei limiti cittadini ed aggregando le regioni in 5 macro aree che sostanzialmente rimangono tali fino alla Nazionalizzazione del 1964 :
Le Cinque Concessionarie (1923 – 1964) furono
STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda)
Zona: Piemonte e Lombardia.
Sede: Torino.
Nota: Era la più importante per numero di utenti e sviluppo tecnologico.
TELVE (Società Telefonica delle Venezie)
Zona: Tre Venezie (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia) e la città di Zara.
TIMO (Telefoni Italia Media Orientale)
Zona: Emilia-Romagna, Marche, Umbria e Abruzzo e Molise.
Curiosità: È nota agli appassionati anche per i suoi iconici gettoni telefonici coniati negli anni ’20.
TETI (Società Telefonica Tirrena)
Zona: Liguria, Toscana, Lazio e Sardegna.
Proprietà: Faceva capo inizialmente al gruppo Pirelli e successivamente alla holding STET.
SET (Società Esercizi Telefonici)
Zona: Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
Sede: Napoli.
Ci sarebbe stata una VI Zona che era quella dei collegamenti nazionali e interregionali ma nessuna azienda privata e’ interessata al servizio pertanto nel Giugno del 1925 viene costituita la ASST (Azienda di Stato Servizi Telefonici) che ha come scopo :
– Gestire la rete telefonica interurbana (le dorsali nazionali)
– Costruire nuovi collegamenti tra capoluoghi di provincia e regione
– Controllare l’operato delle società concessionarie private
– Gestire direttamente il traffico telefonico internazionale e parte di quello nazionale
Installare e mantenere:
– reti internazionali
– reti per servizi di Stato
– sistemi trasmissivi tra compartimenti territoriali
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/1923/03/29/74/sg/pdf
Da pagina 3 e seguenti
La crisi del 1929 costringe lo Stato a intervenire tramite l’IRI che tramite una azienda all’uopo costituita (STET Società Torinese Esercizi Telefonici) e che progressivamente riprende il controllo di STIPEL, TELVE e TIMO .
Nel frattempo si e’ costituita la Compagnia Italiana dei Cavi Telegrafici Sottomarini
Fondata dall’ingegnere Giovanni Carosio, piemontese emigrato in Argentina, con un obiettivo visionario:
– Collegare l’Italia con le Americhe tramite cavi telegrafici sottomarini.
Nel 1921 firma la convenzione con lo stato Italiano per la posa dei Cavi sottomarini
Nel 1925 viene inaugurato il cavo “Anzio-New York” che collega l’Italia agli USA passando per le Azzorre e il cavo “Southam” che collega l’Italia al Sud America (Brasile, Uruguay, Argentina).
Nel 1926 diventa Compagnia per Cavi Telegrafici Sottomarini
Nel 1941 diventa Italcable
Nel 1965 entra nell’orbita pubblica tramite acquisizione della maggioranza da parte della IRI-STET
1964/1994 l’epopea della SIP
Il 29/10/1964 le 5 aziende vengono fuse nella SIP , quindi a partire dal 1964 ci troviamo :
– SIP (rete locale)
– ASST/Iritel (rete interurbana)
– Italcable (rete internazionale)
– Telespazio costituita nel 1970 (satelliti)
– SIRM (servizi marittimi)
Situazione che rimane piu’ o meno immutata fino al 27 luglio 1994 SIP cambia nome in Telecom Italia che assorbe le altre 4 aziende .
Dal 1994 grazie alla introduzione delle schede ricaricabili esplode il fenomeno della Telefonia Mobile che per un decennio buono porterà l’Italia ad essere una delle nazioni con il più alto numero di utenze telefoniche mobili .
Ora quali sono le tariffe della telefonia fissa nel 1994 della costituzione di Telecom Italia ? Diciamo non propriamente popolari :
N.b.
Valori espressi in lire quindi 1 Euro = 1937,26 Lire
Quindi uno scatto valeva 127 Lire + Iva , all’epoca l’iva era a 19% quindi 0,0655+ iva al 19% , calcolate che un quadro attorno a quella data prendeva circa 1.700.000/1.900.000 e un operaio medio stava attorno al 1.100.000 /1.200.000 di lire, per contestualizzarvi il tutto io all’epoca avevo una Alfa Romeo 33 SW che avevo pagato 18.000.000 di lire .
La tariffazione si basava sul concetto di scatto, che aveva un costo fisso ma una durata variabile a seconda della distanza e della fascia oraria.
Canone Mensile: L’abbonamento alla linea RTG (analogica) era di circa 18.000 – 20.000 lire al mese per le utenze residenziali.
Costo dello Scatto: Uno scatto costava 127 lire (IVA esclusa).
Fasce Orarie:
Intera: Lunedì-Venerdì dalle 8:30 alle 18:30 e Sabato dalle 8:30 alle 13:00.
Ridotta: Lunedì-Venerdì dalle 18:30 alle 22:00 e Sabato dalle 13:00 alle 22:00.
Notturna/Festiva: Tutti i giorni dalle 22:00 alle 8:30 e l’intera domenica.
Durata dello scatto:
Urbane: In fascia intera uno scatto durava diversi minuti (circa 3-4).
Interurbane: Molto più costose; in fascia intera uno scatto poteva durare anche solo 10-15 secondi, portando il costo a oltre 500-700 lire al minuto.
L’italia era divisa in Fasce sulla base delle distanze tra i distretti :
Le tariffe non erano uguali per tutti; dipendevano dai km di distanza tra i distretti:
Fascia A: Fino a 15 km (spesso considerate “interdistrettuali”).
Fascia B: Da 15 a 30 km.
Fascia C: Oltre i 30 km (le vere interurbane a lungo raggio).
Il costo di uno scatto era sempre di 127 lire (IVA esclusa), ma la durata era molto più generosa rispetto alle lunghe distanze:
Durata di uno scatto in Fascia A (1995)
Fascia Intera (Lun-Ven 8:30-18:30, Sab 8:30-13:00): lo scatto durava 40 secondi.
Costo al minuto: circa 190 lire.
Fascia Ridotta (Lun-Ven 18:30-22:00, Sab 13:00-22:00): lo scatto durava 64 secondi.
Costo al minuto: circa 120 lire.
Fascia Notturna/Festiva (22:00-8:30 e Domenica): lo scatto durava 100 secondi.
Costo al minuto: circa 76 lire.
Durata di uno scatto in Fascia B (1995)
Fascia Intera (8:30 – 18:30): lo scatto durava 22 secondi.
Costo al minuto: circa 346 lire.
Fascia Ridotta (18:30 – 22:00): lo scatto durava 35 secondi.
Costo al minuto: circa 217 lire.
Fascia Notturna/Festiva (22:00 – 8:30): lo scatto durava 55 secondi.
Costo al minuto: circa 138 lire.
Il costo nelle Cabine Telefoniche (1995)
Usare il telefono pubblico era leggermente più costoso e meno flessibile rispetto al telefono di casa:
Lo scatto pubblico: Nelle cabine lo scatto costava 200 lire (tonde, per comodità di moneta e gestione schede), contro le 127 lire del fisso di casa.
Il Gettone: Nel 1995 il gettone da 200 lire era ormai al tramonto, sostituito dalle monete da 100, 200 e 500 lire nei telefoni a tastiera (i famosi “Rotor” rossi o grigi).
Le Schede Telefoniche: Erano il metodo più usato. Inserendo una scheda da 5.000 o 10.000 lire, il display scalava gli scatti velocemente. In Fascia B, vedevi il credito scendere di 200 lire ogni 22 secondi: una chiamata di 5 minuti “mangiava” quasi 3.000 lire della tua scheda.
Durata dello Scatto (Fascia C – Oltre 30 km)
Per una chiamata, ad esempio, da Milano a Roma o da Torino a Napoli, la durata di uno scatto da 127 lire era:
Fascia Ora Intera (8:30 – 18:30): lo scatto durava circa 11,5 secondi.
Costo al minuto: circa 660 lire/min (IVA esclusa) o 792 lire/min (IVA inclusa).
Fascia Ora Ridotta (18:30 – 22:00 e Sabato pomeriggio): lo scatto durava circa 18,5 secondi.
Costo al minuto: circa 410 lire/min.
Fascia Notturna/Festiva (22:00 – 8:30 e Domenica): lo scatto durava circa 29 secondi.
Costo al minuto: circa 260 lire/min.
DALLA NASCITA DI TELECOM ITALIA AI GIORNI NOSTRI 1994->2026
Una delle prime “emergenze” che la neonata Telecom Italia dovette affrontare fù l’esuberanza di personale questo anche in previsione della perdita del monopolio quindi già nel 1995 vennero licenziati o spinti all’esodo forzato 15.000 dipendenti , i primi licenziati di una serie che porteranno i dipendenti di Telecom Italia da oltre 102.000 ai 26.000 attuali , da tener conto che nel 2024 la cessione della rete fissa a Netco ha comportato il passaggio di 20.400 dipendenti alla nuova azienda quindi effettivamente dal 1995 si e’ passati da 102000 a 46.000, decisamente una bella ridimensionata .
Nello stesso momento nacque TIM a cui vennero conferite le attività sul mobile che con la introduzione della prepagata e conseguente esplosione del mercato della telefonia mobile basti pensare che nel
1993 c’erano 1,2 milioni di cellulari attivi in Italia
1995 si era arrivati a 3,7 milioni di cellulari attivi in Italia
Con una crescita assoluta di +2,5 milioni di utenti
Inoltre la nascita di TIM era stata anche sollecitata dalla UE per svincolare la telefonia Mobile da quella fissa visto il processo di liberalizzazione in corso e che prevedeva intanto la liberalizzazione e l’entrata di nuovi soggetti nel settore della Telefonia Mobile .
Nel 1997 sotto il governo Prodi, lo Stato decise di vendere le proprie quote. Fu la più grande operazione di privatizzazione mai vista in Italia quindi Telecom Italia passò sotto il controllo del cosiddetto “Nocciolo duro” (un gruppo di banche e investitori privati).
Migliaia di piccoli risparmiatori italiani acquistarono le azioni, convinti che fosse l’investimento del secolo.
Nel 1999 avvenne la Scalata di Roberto Colaninno e della sua società Olivetti. Fu un’operazione a debito (LBO) che cambiò per sempre il volto dell’azienda, caricandola di debiti che ne avrebbero condizionato lo sviluppo per i decenni successivi.
L’operazione guidata da Roberto Colaninno nel 1999 è passata alla storia come la “madre di tutte le OPA” (Offerta Pubblica di Acquisto), ma ha lasciato un’eredità finanziaria pesantissima che ha condizionato Telecom Italia per i successivi vent’anni.
Ecco come funzionò il meccanismo del debito:
1. La “Scalata di Davide contro Golia”
Colaninno, attraverso la Olivetti (all’epoca una società molto più piccola di Telecom), lanciò un’OPA ostile per acquisire il controllo del colosso delle telecomunicazioni. Per farlo, non usò capitali propri, ma si fece prestare dalle banche circa 60.000 miliardi di lire (circa 31 miliardi di euro).
2. Il meccanismo del “Leveraged Buyout” (LBO)
Il problema principale non fu solo il prestito, ma come venne ripagato:
Una volta preso il controllo di Telecom, Colaninno effettuò una fusione per incorporazione tra la società che aveva acquistato (Telecom) e quella che aveva fatto il debito (Olivetti/Tecnost).
Risultato: il debito fatto per comprare l’azienda venne scaricato sulle casse dell’azienda stessa. Telecom Italia si ritrovò improvvisamente con un buco finanziario enorme da colmare.
3. Le conseguenze del debito
Per pagare gli interessi e restituire il capitale alle banche, Telecom fu costretta a cambiare strategia:
Vendita di asset: Vennero cedute molte attività estere e immobiliari (le famose sedi storiche) per fare cassa subito , chiusura di vere eccellenze tra cui lo CSELT (Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni) la cui ristrutturazione nel 2001 e’ annoverare tra le cose più idiote mai fatte in Italia privando la nazione di una eccellenza riconosciuta a livello mondiale e alla cui storia penso di dedicare qualche post apposito .
Taglio degli investimenti: Molte risorse che potevano servire per la ricerca e lo sviluppo della rete (come la fibra ottica precoce) furono dirottate per pagare i debiti.
In pratica :
Costo OPA Colaninno 1999:
– 102.000 miliardi di lire (≈ 50 miliardi di euro)
– 61.000 miliardi di lire finanziati da banche e strutture a leva
– Debito Olivetti/Tecnost trasferito su Telecom Italia
Ormai la strada della conquista di Telecom con LBO era stata aperta e nel 2001 Colaninno uscì di scena vendendo la sua quota alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. Tuttavia, anche questo passaggio avvenne con un carico di debito ulteriore, portando l’indebitamento complessivo a toccare vette superiori ai 40 miliardi di euro.
Ulteriori debiti vennero fatti nel 2005 per l’incorporazione di TIM in Telecom Italia (20 miliardi di euro sommati ai debiti precedenti)
L’era di Tronchetti Provera terminò nel 2007 con l’ingresso dell’operatore telefonico spagnolo Telefonica infatti in quell’anno un consorzio di banche italiane e l’operatore spagnolo Telefónica crearono Telco per rilevare la quota di Pirelli.
Fu un periodo di “stasi”: Telefonica era un concorrente diretto e non aveva interesse a far crescere Telecom all’estero.
L’azienda perse asset storici in Sud America (tranne TIM Brasil) e rimase indietro negli investimenti sulla banda larga.
Nel 2015 Vivendi tramite una serie di acquisti sul mercato, diventa il primo azionista col 23,7% e inizia una una stagione di forti scontri con il governo italiano (che attivò il Golden Power per proteggere l’asset strategico) e con il fondo attivista americano Elliott.
Nel 2016 Telecom Italia e TIM la società Telecom Italia cessa formalmente di esistere e rimarrà solo TIM
Il resto e storia di questi anni con la cessione della rete fissa al fondo americano KKR per 22 miliardi di euro che assieme ad altre operazioni precedenti ha permesso di riportare il debito sotto controllo attualmente attestato attorno ai 7 miliardi di euro che sostanzialmente e’ sostenibile , l’ingresso di Poste e la relativa OPAS .
Evoluzione dei loghi dalla SIP a TIM
| Anno | Logo | Caratteristiche |
|---|---|---|
| 1964 | SIP tipografico | Solo scritta, grigio, istituzionale |
| 1968–70 | Tetragramma (prima versione) | Quattro linee orizzontali, simbolo dei cavi |
| 1975–80 | Tetragramma standardizzato | Versione più pulita e coerente |
| 1985 | SIP Telecomunicazioni | Modernizzazione, font tecnico |
| 1994 | Ultimo logo SIP | Pre‑fusione, continuità visiva |
| 1994 | Telecom Italia | Tetragramma rosso |
| 2000 | Telecom Italia + web | Aggiunta indirizzo internet |
| 2003 | Trigramma | Tre onde, font Meta |
| 2016 | TIM | Brand unico rosso/blu |

