Da Apple Computer a Next Computer e ritorno

Sul finire degli anni 80 primissimi 90 mi capitò di lavorare a stretto contatto con alcuni dirigenti di Apple , sia di  Apple Europe che di  Apple USA , bene un sistema per chiudere le conversazioni extra lavoro era accennare a Jobs e alla sua Next Computer , visto alla stregua di un traditore che aveva lasciato la nave portandosi dietro anche alcune delle migliori menti presenti in Azienda .

All’epoca devo dire che la crisi della Apple non era esplosa come nel periodo successivo, ma la crisi con la perdita di quote di mercato si iniziava a far sentire ma  non per colpa di Next  ma delle macchina su processori Intel 386/486 e di Windows 3.0/3.1,  quindi  macchine molto più economiche che facevano (quasi) le stesse cose del Mac, quindi diciamo pure che Next era un concorrente ma neanche tanto visto che il prezzo base 6.000 Us Dollars lo poneva fuori dalla fascia di mercato in cui si posizionava Apple .

 1988 The Cube il primo computer di Next 

Esteticamente era un capolavoro assoluto: un cubo perfetto di magnesio nero opaco, progettato in collaborazione con la frogdesign fondata nel 1969 in Germania dal designer industriale Hartmut Esslinger e a cui si doveva quell’identità visiva rivoluzionaria che aveva reso iconica la Apple della prima metà degli anni ’80 (la linea Snow White),  senza ventole rumorose e con un impatto visivo futuristico.

 

L’Hardware

L’hardware dei computer NeXT era tanto affascinante e futuristico quanto folle e costoso. Steve Jobs voleva macchine che fossero opere d’arte ingegneristiche, fregandosene dei compromessi di mercato.

Analizzando l’hardware del leggendario NeXT Computer (The Cube) del 1988 e delle sue evoluzioni successive, emergono caratteristiche tecniche straordinarie:

  Lo chassis: Il Cubo di Magnesio

  • Forma e materiali: Era un cubo perfetto di 30,5 cm per lato, realizzato in una lega di magnesio pressofuso e dipinto con una vernice nera opaca vellutata. Esteticamente non aveva eguali al mondo.

  • Nessuna ventola: All’interno sfruttava un ingegnoso sistema di raffreddamento a convezione naturale (il calore saliva e usciva dal retro grazie ai flussi d’aria), rendendo il computer completamente silenzioso.

  • La scheda madre “a cassetto”: I componenti interni erano inseriti su un’unica scheda madre (motherboard) molto densa, che si sfilava dal fondo del cubo come un cassetto.

  Il cuore di calcolo (Processori e Architettura)

  • CPU Motorola: A differenza dei PC che usavano Intel o dei Mac che passarono a Motorola ma con logiche diverse, il primo NeXT montava un processore Motorola 68030 a 25 MHz, affiancato da un chip matematico (FPU) 68882. Nei modelli successivi (NeXTcube Turbo del 1990) si passò al più potente Motorola 68040 fino a 33 MHz.

  • Memoria RAM: Poteva espandersi in modo incredibile per l’epoca, partendo solitamente da 8 MB fino a ben 64 MB (numeri fantascientifici per la fine degli anni ’80), utilizzando banchi di RAM proprietari e costosissimi.

  L’eredità multimediale e audio (DSP)

  • Chip DSP Motorola 56001: Era una delle chicche più avanzate. Montava un Digital Signal Processor dedicato esclusivamente all’elaborazione del suono in tempo reale. Grazie a questo, il NeXT poteva registrare, riprodurre e manipolare audio in alta qualità senza pesare sulla CPU principale. Non a caso, Tim Berners-Lee lo usò al CERN anche per esperimenti multimediali.

  Il grande “azzardo” dei dischi Magneto-Ottici (MO)

Il NeXT Cube prese una decisione radicale: eliminare del tutto il floppy disk tradizionale (troppo piccolo e lento) e il costosissimo hard disk magnetico standard dell’epoca come unità di sistema principale.

  • Al suo posto montava un lettore di dischi magneto-ottici da 256 MB, prodotto dalla Canon.

  • Il problema: Era un’idea geniale sulla carta (un disco ottico riscrivibile capientissimo per l’epoca), ma nella pratica era terribilmente lento nei tempi di accesso rispetto a un hard disk meccanico tradizionale e costava una fortuna. Questo fu uno dei motivi principali del crollo commerciale. Successivamente, nei modelli successivi, NeXT fu costretta a inserire anche i normali hard disk SCSI.

  Il monitor “MegaPixel Display”

Il computer veniva venduto in un “pacchetto” che includeva un monitor da 17 pollici in bianco e nero ad altissima risoluzione (1120 x 830 pixel, che all’epoca era sbalorditivo) con una nitidezza pazzesca dovuta alla gestione PostScript via software.

  • Nel monitor erano integrati anche l’alimentatore del computer (il cubo prendeva la corrente direttamente dallo schermo tramite un cavo proprietario) e una tastiera con altoparlanti stereo integrati (altra primissima innovazione assoluta).

 

Il Sistema Operativo

Il sistema operativo di NeXT, battezzato NeXTSTEP (e successivamente evoluto in OpenStep), era una vera e propria astronave atterrata nel mondo dell’informatica degli anni ’80 e ’90. Era avanti di almeno un decennio rispetto a concorrenti come Windows 3.1 o il vecchio Mac OS.

Ecco le sue caratteristiche tecniche e rivoluzionarie più importanti:

  Le fondamenta Unix e la robustezza

Sotto la sua bellissima interfaccia grafica, NeXTSTEP era basato su un kernel Mach (derivato da BSD Unix).

  • Questo significava avere un sistema operativo estremamente stabile e multitasking reale: se un’applicazione andava in crash, non trascinava giù l’intero computer (un incubo quotidiano per gli utenti Mac o Windows dell’epoca). Aveva una gestione della memoria protetta e una sicurezza di livello server.

  L’interfaccia grafica (GUI) strabiliante

La GUI di NeXTSTEP era un capolavoro di ergonomia, pulizia e modernità:

  • Il Dock: Ti suona familiare? Sì, l’iconica barra delle applicazioni con le icone ingrandibili che oggi usi su macOS (e che è stata copiata da molti altri) è nata esattamente lì, su NeXTSTEP nel 1988.

  • La grafica a 2D PostScript: NeXT fu la prima a usare il linguaggio PostScript (di Adobe) per gestire non solo la stampa, ma l’intero sistema di visualizzazione a schermo. Ogni finestra, font o elemento grafico veniva disegnato vettorialmente con una nitidezza e una fluidità impressionanti per l’epoca.

  • Finestre trasparenti e ombre: Già allora le finestre avevano le ombre portate e un livello di pulizia visiva che anticipava di quindici anni l’estetica dei sistemi moderni.

 La programmazione a oggetti (Interface Builder e Objective-C)

Questo era il vero “motore segreto” che faceva impazzire gli sviluppatori (in senso positivo):

  • Objective-C: NeXT adottò questo linguaggio di programmazione (un’estensione orientata agli oggetti del C) che permetteva di scrivere codice in modo modulare e riutilizzabile.

  • Interface Builder: Era uno strumento di sviluppo visivo rivoluzionario. Gli sviluppatori potevano trascinare pulsanti, menu e caselle di testo con il mouse per costruire l’interfaccia di un’app in pochi minuti, collegandola al codice con una facilità inaudita.

È proprio grazie a questa architettura software che, quando Apple comprò NeXT nel 1996, si ritrovò pronta la base (ribattezzata Cocoa e basata su Objective-C) da cui avrebbe fatto rinascere Mac OS X. Tutto il software moderno per Mac e iPhone (iOS) affonda le sue radici concettuali e di codice direttamente nel vecchio NeXTSTEP.

Errore di Target 

In sintesi una macchina senza compromessi ma proprio per questo in mezzo al guado ovvero a fronte di un PC IBM-compatibile o un Macintosh entry-level che costava fra i 1.500 e i 3.000 dollari il NeXT Cube partiva da 6.500 dollari e, con il monitor e gli accessori, arrivava facilmente a toccare i 10.000 dollari , cifra al di fuori di qualsiasi budget familiare .

Ne era una macchina appetibile per uso professionale visto che dall’altra parte, gli ingegneri, i centri di calcolo e i ricercatori che compravano vere workstation Unix (come le mitiche macchine Sun o SGI) guardavano al NeXT con sufficienza:

  • I processori Motorola della serie 68k (per quanto ottimi) cominciavano a mostrare il fiato corto rispetto ai nuovi chip RISC (come i processori SPARC di Sun o i MIPS) che dominavano il mercato del calcolo scientifico e della grafica 3D avanzata.

  • Mancavano le certificazioni e il parco software ingegneristico e CAD di livello industriale che faceva la fortuna dei concorrenti.

Praticamente target commerciale totalmente sbagliato , ora Jobs non era uno sprovveduto e nel 1993 provvide a vendere la parte Hardware e a concentrarsi sul Software  o meglio sul Sistema operativo NextStep .

La vendita ad Apple 

Nel frattempo che i bilanci di Next sprofondavano verso il rosso anche la Apple l’azienda da cui era stato cacciato Jobs nel 1985 affondava perdendo quote di mercato a favore dell’accoppiata Windows/Pc compatibili , nel 1993 John Sculley , l’autore della cacciata di Jobs ,  è costretto a lasciare la guida dell’azienda, ma i suoi successori ,prima Michael Spindler e poi Gil Amelio, non faranno che peggiorare le cose, portando la Mela dritta verso il fallimento nel 1996, anno in cui ,  per disperazione,  si decise finalmente a bussare alla porta di Steve Jobs e della sua NeXT.

La leggenda 

La leggenda  narra che Jobs al rientro abbia preteso solo lo stipendio di 1 Dollaro e l’acquisto della Next le cose stanno in maniera leggermente diversa :

Steve Jobs non chiese che NeXT venisse “rilevata” nel senso di una semplice donazione o di un baratto alla pari, ma pretese che Apple acquistasse formalmente la sua azienda, e lo fece a condizioni ben precise.

La trattativa e il pacchetto con cui Jobs rientrò ad Apple nel 1996 si basarono su questi punti chiave:

  • L’acquisizione di NeXT (400 milioni di dollari): Apple comprò NeXT per circa 400 milioni di dollari, pagati in parte in contanti e in parte in azioni Apple. Questo denaro non finì tutto nelle tasche di Jobs (che possedeva circa la metà delle quote della sua azienda), ma servì a rimborsare gli investitori di NeXT (tra cui l’uomo d’affari e miliardario Ross Perot) e a dare un valore alla tecnologia. Con quell’operazione, però, Jobs divenne improvvisamente il singolo azionista privato più importante di Apple.

  • Il famosissimo stipendio da 1 dollaro: È verissimo che Jobs non chiese uno stipendio milionario. Quando riprese in mano la guida di Apple (prima come consulente, poi come CEO effettivo dal 1997), pretese uno stipendio simbolico di 1 dollaro all’anno.

  • Il vero “compenso” (I jet privati e le azioni): Anche se prendeva un dollaro di stipendio, Jobs si assicurò compensi milionari sotto forma di stock options (milioni di azioni Apple regalate) e di benefit faraonici. Ad esempio, nel 1999 il consiglio di Directors di Apple gli regalò un jet privato Gulfstream V del valore di circa 90 milioni di dollari, completo di rimborso per le tasse sul velivolo.

Quindi, da un lato rinunciò alla retribuzione classica per fare scena e dimostrare di credere ciecamente nella rinascita dell’azienda (“Lavorerò per un dollaro l’anno”), dall’altro pretese che Apple comprasse la sua creatura software (NeXT) e gli legò il patrimonio personale a un piano di stock options talmente aggressivo che, negli anni successivi, lo rese immensamente ricco.

Accenno per completezza di informazione che il rilancio di Apple oltre che sull’acquisizione del sistema operativo Next, base di tutte le nuove macchine ,  si basò anche su una robusta iniezione di capitali del suo principale concorrente Microsoft , infatti nel 1997 Apple era a poche settimane dalla bancarotta totale. Steve Jobs, appena tornato al timone, fece una mossa spiazzante durante il Macworld Expo di Boston: annunciò una tregua e un accordo quinquennale con Microsoft.

Dietro quell’accordo c’erano due motivi fondamentali:

  • Il salvataggio economico: Microsoft investì 150 milioni di dollari acquistando azioni privilegiate di Apple senza diritto di voto. Quel denaro fresco immesso nel momento esatto in cui le casse erano vuote fu l’ossigeno che salvò la Mela dal fallimento. Inoltre, l’accordo prevedeva che Microsoft continuasse a sviluppare Office per Mac (garantendo la sopravvivenza del software aziendale indispensabile per gli utenti Mac).

  • Lo spettro dell’Antitrust :  secondo l’interpretazione prevalente tra chi ha ricostruito quegli anni, dietro l’accordo Microsoft-Apple ci fu anche un calcolo strategico legato all’antitrust. Infatti  il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva nel mirino Microsoft per pratiche monopolistiche (l’indagine che avrebbe portato al famosissimo processo antitrust del 1998-2001 per il dominio di Windows e Internet Explorer). Se Apple fosse fallita, Microsoft si sarebbe ritrovata con quasi il 100% del mercato dei personal computer , diventando un monopolista intoccabile e rischiando seriamente di essere smembrata a pezzi per legge dalle autorità antitrust . E non sarebbe stato un fulmine a ciel sereno: il precedente più illustre era quello di AT&T, smembrata nel 1984 in sette “Baby Bells” al termine di una causa antitrust analoga. Un destino simile per Microsoft non era affatto uno scenario campato in aria.

Mantenere in vita un concorrente debole come Apple (ma comunque vivo) serviva a Bill Gates per dimostrare ai giudici che la concorrenza sul mercato esisteva ancora.

Fu una mossa cinica, pragmatica e geniale: Microsoft comprò la propria immunità e un po’ di tranquillità antitrust, mentre Apple ricevette i soldi necessari per sopravvivere e iniziare la risalita che l’avrebbe portata, anni dopo, a diventare l’azienda più ricca del mondo.

Quindi e’ sbagliato attribuire come molti fanno il rilancio di Apple alla acquisizione di Next  perchè senza i dollari di Microsoft penso non sarebbero andati molto lontani .

 

Le Fonti 

Sulla vita di Steve Jobs e l’era NeXT

  • “Steve Jobs” di Walter Isaacson (Ed. Mondadori)

    • Per cosa usarlo: È la biografia ufficiale autorizzata. Copre in modo dettagliato la cacciata da Apple nel 1985, la fondazione di NeXT, i dettagli tecnici e commerciali del NeXT Cube, la gestione del team e il ritorno in Apple nel 1996 con la trattativa per l’acquisizione da 400 milioni di dollari e lo stipendio a 1 dollaro.

  • “Design by Apple in California” (Libro fotografico ufficiale Apple)

    • Per cosa usarlo: Per i riferimenti storici al design industriale, alla collaborazione con Hartmut Esslinger (frogdesign) negli anni ’80 e alla transizione verso Jony Ive.

  Sulla storia aziendale e la crisi finanziaria di Apple (Anni ’90)

  • “Apple Confidential: The Real Story of Apple Computer, Inc.” di Owen W. Linzmayer (No Starch Press)

    • Per cosa usarlo: Ricostruisce meticolosamente il periodo buio delle gestioni Sculley, Spindler e Amelio (1992-1996), i buchi di bilancio, i progetti falliti (come Copland e Newton) e le quote di mercato erose dall’avanzata inarrestabile di Windows 3.1 e dei cloni PC con processori Intel.

 Sull’accordo con Microsoft del 1997 e l’Antitrust

  • Gli archivi ufficiali del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (USDOJ)Caso United States v. Microsoft Corp. (1998-2001)

    • Per cosa usarlo: Documenta la strategia antitrust e il motivo per cui Microsoft aveva tutto l’interesse a mantenere in vita un concorrente come Apple per evitare lo smembramento per monopolio.

  • I comunicati stampa storici di Apple (agosto 1997)Apple Computer Inc. – Macworld Boston Announcement

    • Per cosa usarlo: Per i dati ufficiali sull’investimento di 150 milioni di dollari da parte di Microsoft in azioni privilegiate senza diritto di voto e il rinnovo del pacchetto Office per Mac.