Quando il PC nasceva in negozio

Scrivere quest’articolo per me significa tornare indietro, ma tanto indietro, a quando, giovin signore di 27 anni, decisi che valeva la pena tentare la via della libera professione e mi misi in proprio.

Parliamo dei primi anni Novanta, quando comprare un computer non significava aprire il browser, iniziare a confrontare prezzi e caratteristiche e poi decidere se acquistarlo online oppure andare nel negozio di elettronica del centro commerciale.

Si andava in un negozio di informatica, ci si sedeva con comodo — da noi offrivamo anche il caffè fatto con la macchinetta espresso — e insieme al venditore, che spesso era anche quello che avrebbe materialmente assemblato il computer, si decideva praticamente ogni particolare: memoria, CPU, case, scheda video, disco fisso e tutto il resto.

Una volta scelta la configurazione e concordato il prezzo, si stabiliva la data di consegna, che spesso avveniva direttamente a domicilio.

Era il mondo degli assemblatori, migliaia di piccoli negozi e aziende che per molti anni rappresentarono una parte importante del mercato informatico italiano.

Noi assemblatori, però, eravamo soltanto l’ultimo anello di una catena molto più grande. Per poter promettere al cliente quel computer per il venerdì successivo dovevamo procurarci rapidamente tutto quello che avevamo appena scritto sul preventivo.

Ed è qui che entravano in scena aziende dai nomi che al cliente finale dicevano poco o nulla, ma che per noi erano familiari: CDC, Opengate, Computer Gross, Esprinet e molti altri.

In queste pagine parleremo soprattutto di alcuni dei protagonisti più importanti di quegli anni, quelli che ebbi anche modo di conoscere direttamente lavorando nel settore, senza naturalmente pretendere di ricostruire l’intero panorama della distribuzione informatica italiana.

CDC: dal distributore fino al negozio

CDC nasce nel novembre 1986 e già nell’ottobre dell’anno successivo apre a Bologna il primo punto vendita Computer Discount.

Personalmente conobbi CDC molto presto. Ricordo già nel 1989 il suo enorme catalogo cartaceo, composto da diverse centinaia di pagine, attraverso il quale, tramite il mio datore di lavoro dell’epoca, acquistai anche una NEC Pinwriter P7 Plus dotata del kit Color.

Quella stampante, incredibilmente, è ancora con me.

Può sembrare un particolare insignificante, ma quel catalogo racconta bene come funzionava allora la distribuzione. Internet commerciale non esisteva: per sapere cosa era disponibile, confrontare modelli e caratteristiche e scegliere cosa ordinare, il catalogo del distributore era uno degli strumenti di lavoro.

Dal 1993 CDC sviluppò anche i CDC Point, basati sulla formula del cash & carry: il rivenditore poteva andare fisicamente dal distributore, acquistare schede madri, processori, memorie, dischi e periferiche e tornare nel proprio laboratorio a costruire i computer da vendere.

La crescita fu notevole. Nel 1998 CDC era il primo distributore informatico italiano, con 593 miliardi di lire di fatturato e una quota stimata del 7,9% del mercato. Opengate era terza con 513 miliardi e il 6,9%.

Ma CDC non si limitava a distribuire componenti: produceva anche computer propri. Nel 1999 ne vendette circa 138.000, conquistando una quota del 5,4% del mercato italiano dei PC desktop.

In pratica cercava di presidiare diversi passaggi della stessa filiera: distribuzione, produzione, rivenditori e, attraverso Computer Discount, anche il rapporto con il consumatore finale.

Per molti anni funzionò.

Poi il mercato cominciò a cambiare.

Opengate: crescere sempre di più

Con Opengate il mio ricordo personale comincia in realtà prima della nascita della società. Avevo già rapporti con Delta che era a Malnate (Va), uno dei distributori che successivamente confluirono nel nuovo gruppo.

Opengate infatti non nacque dal nulla. Nell’ottobre 1998 vennero riunite diverse società già attive nella distribuzione informatica, con specializzazioni differenti. Il nucleo principale era proprio Delta, che da sola aveva superato i 312 miliardi di lire di fatturato nell’esercizio 1997-98.

Società Attività principale Fatturato 1997-98
Delta Distribuzione hardware oltre 312 mld lire
Modo Distribuzione Apple/Macintosh 115 mld lire
Task! Assemblaggio PC, soprattutto consumer 52,7 mld lire
Software & Co. Distribuzione software 14,3 mld lire
Curiotrè PC a marchio PC Job 11 mld lire*

 

Opengate, quindi, nacque già grande. Nel 1998 risultava il terzo distributore informatico italiano, con 513 miliardi di lire di fatturato e una quota del 6,9% del mercato.

Ma quello fu soltanto l’inizio. Nel giugno 1999 Opengate fu la prima società ammessa alle negoziazioni sul Nuovo Mercato di Borsa Italiana. La disponibilità di capitali e l’euforia che in quegli anni accompagnava tutto ciò che aveva a che fare con informatica e Internet favorirono una nuova fase di espansione.

Negli anni immediatamente successivi il gruppo continuò infatti ad acquisire società e ad allargare il proprio campo d’azione. Nel 2000 arrivarono, tra le altre, Raphael Informatika, uno dei maggiori distributori italiani, e il ramo di Easy Byte dedicato ai prodotti Apple. Entrarono nel gruppo anche attività legate alla logistica e ad altri settori.

In pochi anni quella che era nata dall’aggregazione di alcuni distributori si trasformò così in un gruppo composto da decine di società.

La crescita, però, era stata rapidissima. E gestire una struttura sempre più grande e diversificata mentre il mercato informatico stava cominciando a cambiare si sarebbe rivelato molto più difficile che costruirla.

Il tempo cominciava a mancare

Alla base della crescita di Opengate non c’era semplicemente la volontà di acquistare altre aziende. Il progetto era più ambizioso: costruire un gruppo integrato, capace di occuparsi della distribuzione informatica ma anche di attività complementari, arrivando a comprendere persino una parte della catena logistica.

Era un progetto che aveva una sua logica, ma anche un problema: aveva bisogno di tempo.

Acquisire società diverse significava infatti integrarne strutture, personale e organizzazione, eliminare sovrapposizioni e soprattutto trasformare tante aziende in un unico gruppo capace di produrre quelle economie e quelle sinergie sulle quali si basava l’intero progetto.

Nel frattempo, però, il mercato stava cambiando.

Con la fine della grande euforia della New Economy, all’inizio degli anni Duemila capitali e credito non erano più disponibili con la stessa facilità. E per Opengate questo rappresentava un problema particolarmente serio.

La crescita era stata finanziata facendo largo ricorso all’indebitamento e gran parte dell’esposizione finanziaria era concentrata sul breve termine. Per completare il progetto sarebbe stato necessario riequilibrare quella struttura finanziaria, spostando almeno una parte del debito verso scadenze più lunghe.

Un prestito obbligazionario avrebbe potuto essere uno degli strumenti utilizzabili , la quotazione al Nuovo Mercato non lo impediva , ma proprio in quel momento convincere gli investitori a finanziare a lungo termine una società tecnologica fortemente indebitata era diventato molto più difficile.

Opengate si trovò quindi stretta fra due esigenze opposte: il progetto industriale aveva bisogno di tempo, mentre la struttura finanziaria richiedeva risultati nel breve periodo.

Ed è in questo equilibrio sempre più difficile tra tempi industriali e tempi finanziari che, ritengo, vada letto quello che accadde dopo ovvero non necessariamente un progetto privo di logica, ma un progetto che avrebbe dovuto cominciare a produrre i propri risultati quando il mercato non era più disposto a concedergli il tempo necessario.

Il progetto aveva bisogno di tempo. Il debito non glielo concedeva.

Nel 2003 Opengate entrò nella crisi definitiva. La società che soltanto quattro anni prima aveva inaugurato il Nuovo Mercato usciva di scena.

Quando l’assemblato perse il suo vantaggio

Per molti anni acquistare un computer assemblato aveva avuto perfettamente senso: il cliente poteva scegliere ogni componente e ottenere una macchina costruita sulle proprie esigenze, spesso spendendo meno rispetto a un computer di marca.

Poi il mercato cambiò.

I grandi produttori internazionali aumentarono i volumi e riuscirono a proporre computer completi a prezzi sempre più competitivi, mentre HP, Acer, Compaq e gli altri grandi marchi entravano sempre più massicciamente nella grande distribuzione.

A quel punto il cliente cominciò a porsi una domanda molto semplice:

Se l’assemblatore mi chiede 1.000 euro per il suo computer e al centro commerciale trovo un HP con caratteristiche simili allo stesso prezzo, o magari a meno, perché dovrei scegliere quello assemblato?

Non era soltanto una questione di prezzo. Dall’altra parte c’erano un grande marchio, una rete di assistenza e la sensazione che quell’azienda sarebbe esistita anche negli anni successivi.

La stessa pressione colpì i produttori italiani di PC, come Olidata, CDC ed Elettrodata. Alcuni riuscirono a reagire entrando nella stessa grande distribuzione , Olidata, per esempio, ottenne ancora risultati importanti , ma dovevano ormai confrontarsi direttamente sullo stesso scaffale con multinazionali che acquistavano componenti in volumi enormemente superiori.

È facile, guardando il mercato di oggi, attribuire la crisi degli assemblatori alla diffusione dei notebook. Oggi avrebbe persino una sua logica: nel 2025 i portatili rappresentavano circa tre quarti del mercato italiano dei PC in valore, contro circa un quarto dei desktop.

Ma sarebbe leggere il passato con gli occhi del presente.

La crisi dell’assemblato era cominciata prima, quando il desktop continuava a essere il prodotto centrale del mercato. Il problema nacque quando il PC costruito su misura perse il vantaggio economico che per anni ne aveva giustificato l’acquisto rispetto a una macchina di marca.

Il notebook avrebbe successivamente accelerato una trasformazione che era però già iniziata.

E questo cambiamento risalì inevitabilmente lungo la filiera. Se il negozio smetteva di acquistare scheda madre, processore, memoria, disco e case per costruire un PC e cominciava a vendere una macchina già pronta, poteva anche continuare a esistere, spostandosi verso assistenza e servizi.

Ma per il distributore era cambiato ciò che vendeva al negozio.

Non era morto il mercato dell’informatica. Era cambiato il modo di guadagnare vendendo un computer.

Qualcuno scomparve, qualcuno cambiò

Ed è forse questo l’aspetto più interessante della storia.

CDC e Opengate uscirono di scena, anche se in tempi e per ragioni differenti.

Altri protagonisti dello stesso mercato continuarono invece a operare.

Esprinet, nata nel 2000 dall’unione di importanti distributori italiani, si quotò in Borsa l’anno successivo e in seguito si espanse all’estero, allargando progressivamente l’attività oltre la semplice distribuzione dei componenti per PC.

Anche Computer Gross, nata nel 1994, continuò la propria attività spostandosi progressivamente verso un mercato nel quale accanto alla distribuzione tradizionale assumevano sempre maggiore importanza infrastrutture, software e servizi destinati alle aziende.

La distribuzione informatica, quindi, non era scomparsa.

Era cambiato ciò che passava attraverso la distribuzione e, soprattutto, il valore che il distributore doveva aggiungere al prodotto.

E la grande distribuzione?

Per qualche anno poteva sembrare che fosse stata lei a vincere.

Il computer era diventato un prodotto da grande superficie commerciale: scatola, prezzo, finanziamento e via.

Ma anche quella non era la fine della storia.

L’e-commerce e successivamente i grandi marketplace avrebbero messo la grande distribuzione davanti allo stesso problema che anni prima avevano incontrato assemblatori e distributori: se l’unico elemento di confronto diventa il prezzo, prima o poi arriva qualcuno capace di vendere a meno.

Ed è per questo che forse non ha molto senso cercare chi abbia “ucciso” il negozio di informatica, l’assemblatore o il distributore degli anni Novanta.

Nessuno aveva ucciso nessuno.

Era semplicemente cambiato il modo di comprare e vendere informatica.

Alcune aziende scomparvero, altre cambiarono e continuarono a lavorare.

Il computer non aveva smesso di essere venduto.

Era cambiato il modo di guadagnare vendendolo.

Le Fonti

  • Borsa Italiana – Prospetto informativo CDC Point S.p.A. (2000) — È la fonte principale per CDC: costituzione nel novembre 1986, primo Computer Discount nell’ottobre 1987, primo Cash & Carry nel marzo 1993; contiene inoltre i dati 1998 sul mercato della distribuzione — CDC 593 miliardi e 7,9%, Opengate 513 miliardi e 6,9% — e quelli sulla produzione di circa 138.000 PC CDC nel 1999 e relativa quota del 5,4%. Borsa Italiana
    Prospetto informativo CDC – Borsa Italiana

  • Borsa Italiana – Prospetto informativo Opengate S.p.A. (1999) — Fonte fondamentale per la nascita di Opengate e per le società confluite nel gruppo. Documenta Delta (>312 miliardi), Modo (115), Task! (52,7), Software & Co. (14,3), le rispettive attività e la struttura dell’operazione di integrazione. Borsa Italiana
    Prospetto informativo Opengate – Borsa Italiana

  • Borsa Italiana – “Compie un anno il Nuovo Mercato” (16 giugno 2000) — Conferma che Opengate fu la prima società quotata sul Nuovo Mercato il 17 giugno 1999 e fornisce il contesto dell’euforia finanziaria di quella fase: nel primo anno il mercato registrò una performance del +644% e il 90% delle offerte era costituito da nuove azioni destinate soprattutto a finanziare la crescita. Borsa Italiana
    Borsa Italiana – primo anno del Nuovo Mercato

  • 01net – “Opengate si porta in casa Raphael Informatika” (13 marzo 2000) — Documenta l’acquisizione del 100% di Raphael Informatika e del ramo Apple di Easy Byte; le due attività avevano prodotto nel 1999 circa 400 miliardi di lire di fatturato. 01net
    01net – acquisizione Raphael Informatika ed Easy Byte

  • 01net – “Opengate diversifica nella logistica e nel settore elettrico” (16 dicembre 2001) — Particolarmente utile per il nostro ragionamento: fatturato 988,8 milioni di euro, PFN negativa per 252,4 milioni e investimenti effettuati dal gruppo; l’articolo segnala già le preoccupazioni degli analisti per la posizione finanziaria e descrive la diversificazione oltre la distribuzione IT. 01net
    01net – risultati e posizione finanziaria Opengate

  • 01net – risultati Opengate 2001 — Al 31 maggio 2001 documentava un indebitamento di 449,1 miliardi di lire: 325,4 miliardi a breve (72%) e 123,7 miliardi a lungo (28%). È probabilmente la fonte migliore da mettere dietro alla nostra frase sulla forte esposizione a breve termine. 01net
    01net – indebitamento Opengate nel 2001

  • Borsa Italiana – Fatti & Cifre 2003 — Documenta la revoca di Opengate dal Nuovo Mercato nel 2003 per insussistenza dei requisiti per la quotazione. Borsa Italiana
    Borsa Italiana – Fatti & Cifre 2003

  • Il Sole 24 Ore – intervista a Olidata (13 gennaio 2009) — Molto utile per il passaggio sui produttori nazionali: il presidente di Olidata spiegava direttamente che i local OEM non disponevano di fonti di approvvigionamento competitive rispetto alle multinazionali ed erano ancora legati al tradizionale modello dell’assemblaggio dei desktop. Il Sole 24 Ore
    Il Sole 24 Ore – Olidata e i local OEM

  • Esprinet – Storia del Gruppo — Fonte societaria: Esprinet nasce nel 2000 dall’integrazione di Celo, Micromax e Comprel, diventando il secondo distributore italiano; quotazione nel 2001 e successiva espansione internazionale e verso attività a maggior valore aggiunto. Esprinet
    Esprinet – La nostra storia

  • Computer Gross – sito ufficiale — Documenta l’attuale modello basato su distribuzione, servizi e numerose business unit specializzate; la società nasce nel 1994 nell’ambito del gruppo Sesa. Computer Gross
    Computer Gross

  • Esprinet – Relazione annuale integrata 2024, dati IDC — Per il confronto desktop/notebook: nel 2024 il mercato italiano valeva 3,2 miliardi di euro, dei quali 2,4 miliardi Portable PC e 787 milioni Desktop PC: quindi già circa tre quarti del valore erano portatili. Esprinet
    Relazione annuale Esprinet 2024