1944 BIRMANIA
la prima missione SAR della storia svolta con un’elicottero
La recente missione di recupero con elicotteri di alcuni aviatori americani mi ha fatto tornare in mente la primissima missione di soccorso effettuata con un elicottero. Quell’incredibile evento si svolse tra il 21 e il 24 aprile del 1944 nelle foreste della Birmania e vide come protagonista un esemplare di Sikorsky YR-4B. La macchina era da pochissimo entrata in servizio nella US Army (la lettera “Y” davanti alla sigla indicava lo stato di pre-serie) ed era guardata con malcelato scetticismo dai generali americani, che la consideravano poco più di un costoso giocattolo.
Il contesto operativo
Nel 1944, in Birmania operavano i Chindits, le forze speciali britanniche guidate dal Generale Orde Wingate. A supportarli dal cielo c’era il 1st Air Commando Group della USAAF (l’aviazione dell’esercito americano).
I Chindits (il cui nome ufficiale era Long Range Penetration Groups) erano reparti scelti dell’esercito britannico e indiano, famosi per aver teorizzato e praticato la guerriglia e l’infiltrazione profonda dietro le linee giapponesi nella giungla birmana tra il 1943 e il 1944. La loro sopravvivenza dipendeva al 100% dai rifornimenti aerei lanciati dalla RAF britannica e dai velivoli del 1st Air Commando.
Siamo nell’aprile del 1944 quando, durante una missione di evacuazione feriti nella giungla, un piccolo aereo da collegamento Stinson L-1 Vigilant viene abbattuto dai giapponesi. A bordo ci sono:
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Il pilota americano (Ed “Jerry” Coogan)
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Tre soldati britannici feriti
I quattro sopravvivono all’impatto, ma il territorio dell’abbattimento è impervio e per giunta circondato dal nemico: è del tutto da escludersi un loro recupero mediante l’impiego di un aereo convenzionale.
Qualche mese prima, gli americani avevano inviato in quel teatro operativo un elicottero sperimentale Sikorsky YR-4B – il primo modello al mondo a raggiungere una vera e propria produzione industriale di serie su larga scala. Era una macchina fragile, con pochissima potenza e comandi difficilissimi. Tra lo scetticismo generale, la missione di salvataggio viene affidata proprio al Sikorsky, ai cui comandi c’è il Sottotenente Carter Harman.
Una folle sfida logistica: il trasferimento
Ricevuto l’ordine di tentare l’impossibile, Harman decolla da Lalaghat (India) per compiere un volo di trasferimento pazzesco oltre le montagne, volando bassissimo per non farsi intercettare dai caccia Zero giapponesi e lottando contro forti correnti ascensionali che rischiano continuamente di far precipitare l’aeromobile.
Il Sikorsky YR-4B ha un’autonomia di volo ridicola per le distanze della Birmania: in condizioni ideali può volare per circa 130 miglia (poco più di 200 km), distanza che si riduce drasticamente a causa del caldo asfissiante e dell’umidità della giungla, che costringono il motore a sforzarsi oltre modo.
La base di partenza dei commando in India e la zona del recupero dietro le linee giapponesi distano centinaia di miglia, separate da catene montuose. Non essendoci stazioni di rifornimento nella giungla, Harman deve inventarsi un sistema tanto ingegnoso quanto pericoloso:
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I “Jerrycan” come passeggeri: Durante il volo verso la base avanzata dei Chindits (la pista clandestina denominata “Aberdeen”), Harman vola da solo. Sfrutta quindi tutto lo spazio e la capacità di carico del sedile del passeggero vuoto per stiparci dentro taniche di benzina avio (i celebri jerrycan americani).
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Atterraggi alla cieca per fare il pieno: Per coprire l’enorme distanza, Harman è costretto a fare continui “salti della rana” (leapfrogging). Individua dall’alto delle banchine di sabbia isolate lungo i fiumi o delle radure sperdute, atterra nel nulla, scende dall’elicottero con il motore al minimo, prende le taniche a mano e travasa la benzina nel serbatoio con un imbuto. Il tutto con il rischio costante di essere intercettato dalle pattuglie appiedate del nemico.
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Peso piuma per il salvataggio: Solo una volta arrivato ad Aberdeen può sbarcare le taniche rimaste, alleggerire al massimo l’elicottero e iniziare la spola per i salvataggi ravvicinati.
La missione di salvataggio (21-24 Aprile 1944)
Quando Harman arriva sul posto, si scontra immediatamente con i limiti drammatici della tecnologia dell’epoca:
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Il caldo e l’altitudine: L’aria rarefatta e torrida della giungla riduce drasticamente la portanza del rotore. Il Sikorsky non riesce a sollevare più di una persona alla volta, oltre al pilota.
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Il surriscaldamento: Il piccolo motore deve lavorare costantemente al massimo delle prestazioni, rischiando di esplodere a ogni decollo.
Harman non si arrende. Inizia a fare la spola tra il luogo del crash e una radura sicura poco distante, dove un aereo leggero avrebbe poi preso a bordo i sopravvissuti.
Al primo viaggio carica il primo soldato inglese ferito. Al secondo decollo, il motore si surriscalda a tal punto che Harman è costretto a compiere un atterraggio d’emergenza e aspettare che si raffreddi, passando la notte nella giungla a pochissima distanza dalle linee giapponesi. Il giorno dopo, con una determinazione incrollabile, ridecolla e recupera il secondo e il terzo soldato britannico. Infine, porta in salvo il pilota americano.
Con il rientro alla base dell’elicottero ha fine quella che in assoluto viene considerata la prima missione SAR (Search and Rescue) della storia dell’aviazione. Questa impresa dimostrerà finalmente ai comandi statunitensi che gli elicotteri non sono affatto i costosi giocattoli che pensavano.
Il destino finale del velivolo
Purtroppo, i quattro giorni di spola continuativa nella giungla, volando al massimo dei giri consentiti in condizioni termiche estreme, danno il colpo di grazia al motore Warner R-550 da soli 180 cavalli. Al termine della missione, la trasmissione e l’apparato motore risultano letteralmente usurati oltre ogni limite di sicurezza.
Inoltre, il punto debole più grande dei primi Sikorsky R-4 risiede nelle pale del rotore, che all’epoca sono fatte di legno (abete rosso), colla e rivestimento in tela. L’incredibile umidità della giungla birmana e le piogge monsoniche fanno penetrare l’acqua nella struttura delle pale del velivolo di Harman, facendole gonfiare e deformare. Ciò sbilancia completamente il rotore, provocando vibrazioni violentissime e rendendo l’elicottero del tutto ingovernabile.
Non esistendo una catena di rifornimento di pezzi di ricambio in quel teatro di guerra così isolato, l’elicottero di Harman viene dichiarato fuori uso (scrapped) poche settimane dopo il salvataggio. Trainato in un angolo della pista di Aberdeen, viene interamente cannibalizzato: i meccanici dello squadrone lo smontano pezzo per pezzo, usando i pochi componenti ancora sani per cercare di tenere in vita gli altri due elicotteri gemelli rimasti in India. I resti della scocca in tubi e tela vengono infine abbandonati o demoliti sul posto alla fine della campagna.
Hartman con il suo elicottero , immagine tratta da https://www.zerofoxtrot.com/blogs/heroes-and-hardfucks/carter-harman

