Il Tercio Spagnolo l’altra Legione straniera
Nell’articolo dedicato al debutto disastroso dell’aiuto Italiano nella guerra civile Spagnola citiamo il Tercio che era il corpo militare al comando del Generale Franco e che assieme ai Regulares , le truppe Marocchine Spagnole, diedero vita al colpo di stato che portò prima alla guerra civile e poi alla instaurazione del Regime Franchista in Spagna, ci sembra logico quindi scriverne la storia , premettiamo che il presente articolo non è esaltazione della guerra o di un corpo che negli anni della dittatura ha rappresentato i valori della dittatura stessa ma un racconto storico che cerca di essere il più possibile imparziale .
Le Origini e la Fondazione (1920)
Il Tercio fu fondato ufficialmente il 28 gennaio 1920 con un decreto reale firmato da Alfonso XIII, su forte spinta di figure militari come il tenente colonnello José Millán-Astray y Terreros (primo comandante e figura leggendaria, carismatica e fanatica del culto dell’onore) e del comandante Francisco Franco.
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Lo scopo originario: La Spagna stava affrontando la sanguinosa e logorante Guerra del Rif (nel Protettorato spagnolo del Marocco). L’esercito regolare spagnolo di leva subiva pesanti sconfitte e diserzioni contro le tribù berbere ribelli. C’era bisogno di truppe d’assalto ferree, motivate e disposte a tutto.
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Il modello: Millán-Astray studiò a fondo la Legione Straniera francese, ma volle imprimere al Tercio spagnolo un carattere ancora più rigoroso, basato su un codice d’onore spietato, sul culto della morte in battaglia e su una disciplina ferrea.
Le Origini del Nome (“Tercio”)
Il nome Tercio è un omaggio diretto ai gloriosi e temuti Tercios della fanteria spagnola del XVI e XVII secolo, l’armata che dominò i campi di battaglia europei durante l’Età d’Oro dell’Impero spagnolo.
La Composizione e la Filosofia (“Il Credo Legionario”)
Originariamente, la Legione accettava anche volontari stranieri (da qui il nome), ma la stragrande maggioranza dei legionari è sempre stata composta da spagnoli. A differenza di quella francese, la Legione spagnola non è mai stata un rifugio per soli stranieri, sebbene abbia sempre accolto avventurieri, reietti e uomini in cerca di redenzione o di una vita dura.
Il cuore pulsante del Tercio è il suo rigido codice etico, noto come Credo Legionario (El Credo Legionario), che impone regole draconiane:
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Il culto della morte: Il legionario non teme la morte; il suo obiettivo supremo è morire in combattimento per la Spagna.
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Il giuramento: “Nessun legionario si lamenterà mai della fatica, della fame, della sete, della marcia, né del freddo o del caldo, né di ferite, né di dolore, né di morte se dovrà arrivare a tanto”.
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La solidarietà: Nessun legionario può abbandonare un compagno ferito o caduto sul campo.
Il Ruolo nella Guerra Civile Spagnola (1936-1939)
Il Tercio (insieme ai Regulares, le truppe coloniali marocchine) costituiva l’ossatura dell’Armata d’Africa di cui Francisco Franco assunse il comando nel luglio del 1936.
Furono proprio i legionari del Tercio, trasportati in Spagna grazie al ponte aereo italiano (con gli S.M.81 di cui parlavamo) e ai convogli navali, a formare le truppe d’assalto più temute e brutali dell’esercito nazionalista. La loro spietatezza in combattimento e la loro efficacia tattica furono determinanti per le avanzate rapide verso Madrid e per le sorti dell’intero conflitto.
Il Tercio oggi , da truppa d’assalto coloniale a forza di pace NATO
Con la fine della dittatura franchista e il ritorno della democrazia in Spagna (culminato con la Costituzione del 1978), la Legione ha dovuto affrontare una profonda e necessaria transizione.
Il corpo non è stato sciolto, ma è stato completamente integrato nella struttura delle forze armate democratiche spagnole e negli standard della NATO e dell’Unione Europea. Oggi la Legión Española (composta da unità come i celebri Tercios “Gran Capitán” o “Juan de Austria”) è una forza d’intervento rapido altamente specializzata.
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Le missioni internazionali: Dagli anni ’90 in poi, i legionari hanno lasciato il suolo patrio non più per reprimere conflitti interni o coloniali, ma per prendere parte alle più delicate missioni di peacekeeping e di stabilizzazione internazionale sotto egida ONU e NATO. Hanno operato in Bosnia-Erzegovina, in Kosovo, in Afghanistan, in Iraq e nel Libano meridionale (con UNIFIL).
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L’identità e la continuità: Nonostante la modernizzazione dell’equipaggiamento, dei veicoli blindati e delle tattiche di combattimento, la Legione ha gelosamente custodito le sue tradizioni secolari. Il Credo Legionario, il passo di marcia a 160 passi al minuto, la camicia aperta al petto e la devozione per il Cristo della Buona Morte continuano a essere rigorosamente rispettati dai legionari di oggi.
Oggi la Legión Española conta circa 5.000 uomini e donne in servizio attivo.
Anche se storicamente, durante i momenti di massima espansione (come nel pieno della Guerra Civile Spagnola), il corpo ha mobilitato decine di migliaia di soldati suddivisi in numerosi battaglioni (Banderas), nella sua configurazione moderna come forza di intervento rapido dell’Esercito di Terra spagnolo la sua forza effettiva si stabilizza intorno a questa cifra.
Il personale è suddiviso principalmente in pochi reparti chiave dislocati tra la base principale di Viator (Almería), Ronda (Málaga), e le città autonome di Ceuta e Melilla in Nord Africa.
La trasformazione del Tercio riflette in gran parte la storia stessa della Spagna contemporanea: un reparto nato nel fuoco del colonialismo e segnato dal dramma della guerra civile, capace però di reinventarsi come moderno strumento di difesa della pace internazionale, senza mai recidere il legame con il proprio passato mitologico e leggendario.
Caratteristiche e Tradizioni Distintive
Ancora oggi, la Legión Española mantiene tradizioni uniche e pittoresche che la distinguono da qualsiasi altro reparto NATO:
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Il passo: Sfilano a un passo molto più rapido e cadenzato rispetto alle normali truppe (circa 160 passi al minuto invece di 90-120), per simboleggiare l’urgenza di andare in battaglia.
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La divisa: Storicamente caratterizzata dalla camicia verde aperta al petto (per mostrare il coraggio e sfidare le ferite), il copricapo tradizionale (il gorro o chapiri) e l’adozione di una mascotte ufficiale che, tradizionalmente, non è un cane ma una capra (simbolo di forza e resistenza).
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Il grido di battaglia: “¡Viva España! ¡Viva la Legión! ¡A mí la Legión!” (“A me la Legione!”, un richiamo d’onore per cui ogni legionario deve accorrere immediatamente in aiuto del compagno in difficoltà)
Cristo della Buona Morte
Il legame tra la Legione Spagnola e il Cristo della Buona Morte (noto anche come Cristo de Mena) non è solo un atto di devozione, ma la perfetta sintesi del loro “Credo Legionario” e del culto della morte che caratterizza questo corpo.
Il momento in cui i legionari sbarcano a Málaga il Giovedì Santo, intonando a squarciagola “El Novio de la Muerte” (Il fidanzato della morte), è uno degli eventi più suggestivi e carichi di tensione emotiva di tutta la Settimana Santa spagnola.
Perché è così importante per loro?
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Il Protettore: Dal 2000, il Cristo della Buona Morte è ufficialmente il protettore spirituale della Legione. Questo legame è nato nel 1928, quando i legionari, reduci dalle dure campagne in Marocco, trovarono in questa figura di Cristo crocifisso , che rappresenta l’accettazione estrema del sacrificio , il riflesso del loro giuramento: “Il legionario non si lamenterà mai della fatica, né della morte”.
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La Scenografia: Il trasporto della pesante immagine a spalla, con il passo cadenzato e rapidissimo tipico della Legione (a 160 passi al minuto), trasforma il rito religioso in una dimostrazione di forza fisica e coesione. Non è una processione funebre lenta, è una marcia militare che accompagna il loro “compagno” più illustre.
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El Novio de la Muerte: Questo inno, che viene cantato durante il trasporto, racconta la storia di un legionario che, dopo aver perso la sua amata, decide di arruolarsi nella Legione per cercare la morte in battaglia e poter così ritrovare la sua donna. È un canto che fonde amore, disperazione e fatalismo militare: una canzone che definisce l’identità profonda di chi vive “sposato” con la morte.
Per un corpo che ha fatto della disponibilità a morire per la Spagna il proprio cardine, portare il Cristo della Buona Morte significa ribadire pubblicamente che, per loro, il confine tra l’onore militare e il sacrificio religioso è praticamente inesistente. È, a tutti gli effetti, il momento in cui la Legione “torna a casa” davanti al popolo.
Ritratto del fondatore della Legione del Tercio
Il fondatore della Legione spagnola è una delle figure più straordinarie, eccentriche e inquietanti della storia militare del Novecento: il generale José Millán-Astray y Terreros nato a La Coruña (in Galizia, Spagna) il 5 luglio 1879.
Parlarne significa raccontare un uomo che ha trasformato il fanatismo militare in una vera e propria religione personale.
Un soldato “fatto a pezzi” dalla guerra
Millán-Astray non era un teorico da scrivania; era un ufficiale d’assalto feroce e spericolato. Durante le campagne coloniali in Marocco e le Filippine, collezionò una quantità impressionante di ferite di guerra che lo resero un’icona vivente (e spaventosa):
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Perse un braccio in combattimento.
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Perse un occhio (indossava la celebre benda nera).
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Subì gravi lesioni al torace e alle gambe, tanto da camminare zoppicando e con dolori cronici che curava (o cercava di stordire) con dosi massicce di morfina.
Nonostante la mutilazione, pretendeva di guidare i suoi uomini sempre in prima linea, urlando che il dolore fisico non contava nulla di fronte all’onore della patria.
La creazione del Tercio (1920)
Quando fondò la Legione nel 1920, il suo obiettivo era creare un’unità composta da uomini duri, reietti, avventurieri e criminali in cerca di redenzione, trasformandoli in una forza d’élite inarrestabile attraverso una disciplina feroce e un indottrinamento psicologico radicale.
Fu lui a scrivere il Credo Legionario e a imporre i motti che ancora oggi fanno parte dell’identità del corpo, come il famigerato grido:
¡Viva la Muerte! ¡Muera la inteligencia!(Viva la Morte! Muoia l’intelligenza!)
Questo celeberrimo e inquietante grido non era solo una provocazione retorica, ma la sintesi della sua visione: di fronte al sacrificio supremo, alla furia della battaglia e alla grandezza della nazione, il pensiero critico, i dubbi e la filosofia intellettuale diventavano inutili debolezze.
Lo scontro con Unamuno (1936)
L’episodio più famoso della vita di Millán-Astray, che fotografa perfettamente il suo personaggio, avvenne il 12 ottobre 1936 all’Università di Salamanca, all’inizio della Guerra Civile.
Durante una cerimonia ufficiale, mentre si esaltavano i valori franchisti, prese la parola il celebre filosofo e scrittore Miguel de Unamuno. Unamuno pronunciò un discorso coraggioso e tagliente contro il fanatismo e la violenza della guerra, pronunciando la celebre frase: “Vincerete, ma non convincerete”.
A quel punto, accecato dalla rabbia, Millán-Astray scattò in piedi e urlò il suo grido: “¡Muera la inteligencia!” (Muoia l’intelligenza). La tensione in sala si tagliò con il coltello, evitata solo dall’intervento della moglie di Francisco Franco, che placò gli animi.
Il rapporto con Franco
Millán-Astray era amico di lunga data di Francisco Franco (che era stato uno dei primi comandanti della Legione sotto di lui). Sebbene Franco avesse un temperamento molto più freddo, calcolatore e burocratico rispetto al fondatore istrionico e teatrale del Tercio, riconosceva a Millán-Astray il merito di aver creato lo strumento militare che gli permise di vincere la guerra in Africa e, successivamente, la Guerra Civile Spagnola.
Dopo la guerra, Millán-Astray ricoprì incarichi legati ai reduci e alla propaganda del regime, morendo nel 1954 da eroe indiscusso del nazionalismo spagnolo, lasciandosi dietro l’eredità di un corpo d’élite plasmato a immagine e somiglianza del suo fanatismo.
Légion étrangère e Tercio il confronto storico
Visto che parliamo di Legione viene spontaneo fare un confronto con l’altra Legione presente in Europa ovvero quella Francese
I parallelismi tra la Legione Straniera Francese (Légion étrangère) e il Tercio (Legione Spagnola) sono fortissimi e non casuali: la seconda è nata nel 1920 prendendo a modello diretto la prima, ma evolvendosi poi con una forte identità propria.
Ecco i principali punti di contatto e di divergenza nella loro storia:
La funzione di “valvola di sfogo” coloniale
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Legione Francese (1831): Fu creata da Luigi Filippo per due motivi: ripulire le grandi città francesi da criminali, vagabondi e rifugiati politici stranieri che creavano disordini, e convogliare questa massa di disperati nella conquista e nel controllo dell’Algeria, riducendo le perdite di truppe regolari francesi.
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Legione Spagnola (1920): Fondata quasi un secolo dopo, rispondeva alla stessa identica urgenza strategica. La Spagna stava sanguinando uomini nella Guerra del Rif (Marocco). Millán-Astray studiò il modello francese per creare un corpo di “professionisti della morte” che evitasse di mandare al massacro la leva obbligatoria spagnola.
L’apertura agli stranieri (e il paradosso spagnolo)
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Francia: Fin dalle origini, la Legione Straniera francese è famosa proprio per accogliere uomini da tutto il mondo in cambio di una nuova identità e, potenzialmente, della cittadinanza francese. Ancora oggi la stragrande maggioranza dei legionari non è francese.
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Spagna: Il Tercio nacque teoricamente per accogliere anche gli stranieri (Tercio de Extranjeros), ma a differenza di quella francese, nella realtà dei fatti la stragrande maggioranza dei legionari è sempre stata spagnola. Gli stranieri sono sempre stati una percentuale minima.
Il culto della morte e la disciplina spietata
Entrambi i corpi hanno sviluppato un’etica militare estrema basata sul superamento della paura attraverso la durezza e la mistica del sacrificio:
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In Francia vige il celebre codice d’onore (“Legionnaire tu sers la France avec honneur et fidélité”), dove il soldato è un mercenario al servizio della Francia che combatte fino alla morte.
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In Spagna, Millán-Astray portò questo concetto all’estremo con il Credo Legionario e il famigerato culto della morte, trasformando il legionario in un crociato laico votato anima e corpo alla patria (e storicamente legato a doppio filo all’identità cattolica spagnola, come dimostra il Cristo della Buona Morte).
L’impiego nei momenti di crisi politica interna
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Francia: Pur essendo nata per l’espansione coloniale, la Legione francese è stata spesso impiegata nei momenti di grande turbolenza nazionale (si pensi al famigerato “Putsch di Algeri” del 1961 da parte dei generali golpisti ribelli, tra cui molti reparti della Legione).
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Spagna: La Legione spagnola ha un legame politico molto più diretto e drammatico con la storia della nazione. Essendo stata il nucleo dell’Armata d’Africa di Francisco Franco, il suo battesimo del fuoco sul suolo patrio coincise con l’inizio della Guerra Civile nel 1936, diventando lo strumento militare d’assalto del regime franchista per quasi quarant’anni.
Stemma della Legione del Tercio

