Operazione Colossus

Il primo impiego operativo in guerra dei Commandos Paracadutisti britannici.

Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio del 1941, sei bimotori Armstrong Whitworth A.W.38 Whitley (bombardieri ormai radiati dal Bomber Command e riciclati per l’addestramento e il trasporto dei paracadutisti) solcano i cieli delle campagne comprese tra Rapone, Pescopagano e Calitri. A bordo ci sono complessivamente 36 incursori paracadutisti dell’X Special Service Troop, un neonato corpo costituito su ordine specifico di Winston Churchill dopo i successi dei paracadutisti tedeschi nel 1940. Tra i 36 uomini c’è anche un esule italiano, Fortunato Picchi, arruolatosi per combattere il fascismo.

La missione è nata alla fine del 1940, quando una ditta inglese che, tra la fine degli anni Venti e Trenta, aveva lavorato alla realizzazione di opere idrauliche in Italia, propone di far saltare con l’esplosivo un tratto dell’Acquedotto Pugliese. Il punto scelto è un ponte-canale che supera il fiume Tragino, tra i comuni di Pescopagano e Calitri: l’obiettivo è assetare la Puglia, che dipende da quell’infrastruttura per il proprio rifornimento idrico. Fra le varie informazioni fornite dalla ditta, c’è quella che il ponte poggi su pilastri in mattoni; una notizia che, come si vedrà poco dopo, si rivelerà fondamentale per il parziale fallimento della missione.

L’operazione parte subito male. Dei sei aerei, infatti, uno accumula 17 minuti di ritardo alla partenza (sembra a causa di un commando che si è sentito male), un distacco che non verrà più recuperato e che sarà la seconda causa del fallimento. A bordo di quel velivolo c’è infatti il Capitano Daly, esperto di demolizioni con esplosivi e comandante dell’intera missione.

Tra le 21:45 e le 22:14 i paracadutisti atterrano quasi tutti regolarmente nella zona di lancio, a eccezione proprio dei componenti del sesto aereo che, per un errore di navigazione, vengono lanciati lontano dall’obiettivo. I commandos, passati al comando del sottotenente del Genio Paterson (subentrato in mancanza del Cap. Daly), rastrellano le case vicine al ponte e radunano i civili per evitare brutte sorprese. Avvalendosi della “collaborazione” forzata di alcuni di loro, recuperano i contenitori con l’esplosivo, raccogliendone circa 3,5 quintali.

A questo punto, la spiacevole sorpresa: il ponte non ha i pilastri in mattoni, ma è una solida costruzione di circa 95 metri in cemento armato, con tre pilastri (quelli laterali alti 4 metri e quello centrale di 8 metri). Oltretutto, il pilastro centrale, che la logica militare vorrebbe come obiettivo principale, ha le fondamenta immerse nell’acqua. Si decide quindi di minare uno dei pilastri laterali. L’operazione viene compiuta a mezzanotte e provoca il collasso della struttura: l’acqua dell’acquedotto che si riversa nel fiume Tragino dà ai commandos la certezza che la missione si sia conclusa con esito positivo. È il momento di ripiegare verso Paestum, dove a nord, dalla quinta alla ottava notte successiva, rimarrà in attesa il sommergibile Triumph.

Un commando, rimasto ferito nel lancio e impossibilitato a muoversi, viene lasciato a guardia dei civili italiani per ritardare il più possibile l’allarme. Purtroppo per gli inglesi, l’uomo viene rapidamente sopraffatto e l’allarme scatta comunque: tutti i membri della missione saranno catturati nei giorni successivi. Fortunato Picchi, nonostante l’utilizzo di false generalità, viene riconosciuto come cittadino italiano, condannato per alto tradimento e fucilato il 6 aprile 1941 a Forte Bravetta, a Roma.

Dal punto di vista tecnico la missione si rivela un insuccesso: l’interruzione dell’acquedotto viene infatti riparata entro un paio di giorni (nel caso di una demolizione completa sarebbero occorse diverse settimane, durante le quali la Puglia avrebbe dovuto intaccare le proprie riserve idriche). Tuttavia, dal punto di vista psicologico, l’azione è un successo: costringe i comandi italiani a distogliere considerevoli reparti dal fronte per dedicarli ai servizi di vigilanza e antisabotaggio nelle retrovie.

Il ponte oggi , immagine tratta da Google Maps autore  Ivan Malavolti Qui il link 

 

Immagine tratta da Google Maps autore  GlobeTrotting Gary Qui il link