Un ospedale in un bunker e una strana chiamata radio
Dunque Luglio 1944 , sud di Bayeux, siete un operatore Radio della Wehrmacht siete davanti a una radio . State facendo il vostro normale lavoro quando dalla radio arriva qualcosa che non dovrebbe arrivare: una chiamata americana….. Americani che vi cercano ? O almeno cercano un contatto radio con il vostro comando ? Ma sti nemici che diavolo vogliono ? Informate il vostro comandante della stazione che chiama il proprio ufficiale delle comunicazioni, il Leutnant Schultz-Balluff , infatti i regolamenti Tedeschi vietano contatti radio con il nemico , Balluff autorizza il contatto e ….. Gli americani vorrebbero organizzare la consegna al vostro comando di otto donne catturate durante conquista di Cherbourg ….
Ora, questa sembra una di quelle storielle inventate che circolano sulla Seconda guerra mondiale. E invece è tutto vero.
O, meglio, è vera la storia. Perché, come spesso accade, quando si comincia a scavare nei documenti si scopre che le cose andarono in maniera un po’ diversa da come vengono comunemente raccontate e, soprattutto, che dietro quelle otto infermiere c’è una storia molto più grande.
Dobbiamo quindi lasciare per un momento il nostro operatore radio e Schultz-Balluff davanti alla radio e tornare indietro di qualche giorno, a Cherbourg, appena conquistata dagli americani.
Perché quelle donne sono finite nelle loro mani?
Il 26 giugno 1944, venti giorni dopo lo sbarco in Normandia, le forze americane riescono finalmente a conquistare Cherbourg.
Il porto rappresenta uno degli obiettivi principali della campagna, infatti gli Alleati hanno bisogno di una grande struttura portuale attraverso la quale far affluire uomini, mezzi e soprattutto le enormi quantità di rifornimenti necessarie per continuare l’avanzata in Francia.
Ma Cherbourg presenta anche un altro problema. Nella città e nei suoi dintorni si trovano diverse strutture sanitarie tedesche, comprese installazioni ricavate in bunker e ambienti sotterranei, nelle quali sono raccolti migliaia di feriti.
Con la conquista della città cadono quindi nelle mani americane non soltanto i feriti, ma anche una parte considerevole del personale che li assiste ovvero medici, infermieri, portaferiti e altro personale sanitario tedesco.
I feriti tedeschi che possono essere trasportati vengono progressivamente evacuati verso le strutture nelle retrovie e nell’area di Utah Beach. Quelli che non possono essere trasferiti rimangono invece negli ospedali di Cherbourg, dove continuano a essere assistiti anche dal personale sanitario tedesco catturato, sotto la supervisione americana.
Ed è importante fermarsi un momento su questo particolare: gli americani non liberano semplicemente tutto il personale sanitario tedesco catturato a Cherbourg.
Una parte rimane infatti al lavoro negli ospedali. Ancora mesi dopo la conquista della città troviamo personale sanitario tedesco classificato dagli americani come “Protected Personnel” impiegato nelle strutture ospedaliere sotto controllo statunitense.
È all’interno di questa situazione, molto più grande e complessa, che compaiono le nostre otto donne.
Le cronache dell’epoca le definiranno semplicemente “otto infermiere tedesche”, anche se non tutte sembrano essere state infermiere professionali: nel gruppo figuravano anche donne appartenenti ad altre categorie ausiliarie, impiegate nell’assistenza durante gli ultimi combattimenti per Cherbourg.
Catturate durante la caduta di Cherbourg, le donne finirono sotto controllo americano e vengono portate presso il 45th Evacuation Hospital, una delle strutture sanitarie americane operanti nella zona.
Ed è a questo punto che qualcuno decise che quelle donne possono essere restituite alle linee tedesche.
Ma come si restituiscono dei militari nemici mentre la guerra continua e, soprattutto, mentre fra voi e il destinatario della consegna esiste una linea del fronte?
Bisogna mettersi d’accordo.
Ed eccoci quindi tornati alla nostra radio e alla strana chiamata americana ricevuta dall’altra parte del fronte.
Una tregua di mezz’ora
Stabilito che le donne sarebbero state restituite, rimane però un problema molto pratico , come farle superare la linea del fronte e tornare nella zona sotto controllo tedesco?
Tra americani e tedeschi c’è pur sempre un fronte sul quale, mentre si discute della sorte di quelle donne, si continua regolarmente a combattere.
Ed ecco spiegata la strana chiamata radio con la quale abbiamo iniziato questa storia.
Dopo diversi contatti vengono concordati luogo, orario e modalità della consegna. Da parte americana entrano in scena il capitano Fred Ghercke, del POW Interrogation Team n. 24, e il capitano Quentin Roosevelt, ufficiale della sezione G-2 della 1st Infantry Division.
E quel cognome, Roosevelt, non è casuale.
Quentin è infatti figlio del generale Theodore Roosevelt Jr., che il 6 giugno è sbarcato con la prima ondata a Utah Beach, e nipote di Theodore Roosevelt già presidente degli Stati Uniti nel periodo 1901–1909 .
Le donne vengono caricate su ambulanze americane e condotte verso il punto concordato nella zona di Caumont-l’Éventé. Per consentire l’incontro viene stabilita una breve tregua locale.
Per circa mezz’ora americani e tedeschi smettono di spararsi.
Una jeep e due ambulanze americane avanzano verso il luogo dell’incontro. Gli ufficiali delle due parti si incontrarono, le donne passaroo nuovamente sotto controllo tedesco e i mezzi americani tornano indietro.
E, «casualmente», a documentare quella insolita scena sono presenti anche i fotografi americani.
Le fotografie entrano rapidamente nel circuito delle agenzie di stampa. Nel 1944 esiste già anche la telefotografia, una tecnologia che permette di trasformare un’immagine fotografica in segnali elettrici, trasmetterli attraverso le reti di telecomunicazione e ricostruire la fotografia a destinazione.
In pratica, molto prima di Internet è già possibile far viaggiare una fotografia senza far viaggiare fisicamente il negativo. Ma questa è un’altra storia e la troverete in uno dei prossimi articoli di Storia & Attualità.
Pochi giorni dopo, nel numero del 10 luglio 1944, anche TIME racconta l’episodio nell’articolo “Interlude at Saint-Lô”: le donne catturate a Cherbourg, le ambulanze, il contatto con i tedeschi, Quentin Roosevelt, Fred Ghercke e quella singolare tregua di circa mezz’ora.
In appena una settimana, quindi, una piccola vicenda avvenuta lungo il fronte della Normandia è diventata una storia per il pubblico americano.
Ma è proprio a questo punto che dobbiamo farci un’altra domanda.
Restituire quelle donne ai tedeschi fu davvero un gesto così eccezionale?
Perché gli americani a Cherbourg avevano catturato anche molto altro personale sanitario tedesco. E quello non venne affatto restituito immediatamente: una parte continuò a lavorare negli ospedali sotto controllo americano, occupandosi anche dei propri connazionali feriti.
Anzi, mesi dopo troviamo ancora a Cherbourg personale sanitario tedesco classificato dagli americani come “Protected Personnel” e impiegato nelle strutture sanitarie statunitensi
E allora la domanda cambia:
Perché quelle donne vengono restituite e gli altri no?
Non erano normali prigionieri di guerra
La risposta si trova nella Convenzione di Ginevra del 1929 e negli accordi diplomatici intercorsi durante la guerra fra Stati Uniti e Germania.
Il personale sanitario catturato godeva infatti di uno status particolare. Medici, infermieri e altro personale riconosciuto come sanitario potevano essere trattenuti nella misura necessaria ad assistere i prigionieri della propria nazionalità, ma non erano semplicemente dei normali prigionieri di guerra.
Stati Uniti e Germania erano arrivati persino a concordare quanta parte di questo personale potesse essere trattenuta: per ogni 1.000 prigionieri tedeschi, gli americani potevano mantenere 2 medici, 1 dentista, 1 cappellano e 6 appartenenti al personale sanitario.
Il personale considerato eccedente rispetto alle necessità poteva invece essere restituito o rimpatriato, e la questione venne più volte affrontata attraverso i normali canali diplomatici fra i due belligeranti.
E quindi le nostre otto donne cominciano ad apparire sotto una luce diversa.
La loro restituzione non era, di per sé, qualcosa di eccezionale.
E non si trattava soltanto di regole rimaste sulla carta. Nel corso della guerra il personale sanitario considerato eccedente venne effettivamente inserito nelle operazioni di rimpatrio e di scambio organizzate fra i belligeranti, anche attraverso navi neutrali come la Gripsholm.
Insomma, restituire personale sanitario nemico non era affatto un evento eccezionale.
A Cherbourg, infatti, gli americani trattennero il personale necessario per continuare ad assistere i numerosi feriti e prigionieri tedeschi. Parte di quel personale risultava ancora impiegata negli ospedali sotto controllo americano mesi dopo la conquista della città.
E allora cosa c’era di veramente insolito nella storia delle otto donne?
Il modo in cui furono restituite.
Erano finite dalla parte americana di un fronte ancora attivo e, per riportarle dall’altra parte, due eserciti che continuavano a combattersi dovettero mettersi direttamente in contatto, concordare una breve tregua e incontrarsi fra le linee, senza attendere i normali meccanismi diplomatici e le procedure di rimpatrio.
In pratica, un problema che normalmente sarebbe passato attraverso governi, rappresentanze diplomatiche, paesi neutrali e procedure concordate venne risolto direttamente sul campo e nel giro di pochi giorni, con una radio, due ambulanze e una tregua di mezz’ora.
Questa era l’eccezione. Non la restituzione.
Conclusioni
Questa storia è anche un buon esempio di quanto possa essere difficile ricostruire un episodio apparentemente semplice della Seconda guerra mondiale.
Le otto infermiere tedesche di Cherbourg compaiono da decenni in libri, articoli, fotografie e, oggi, in decine di pagine sul Web. Eppure, a seconda di dove la si legge, la stessa vicenda cambia: cambiano il numero delle donne, la loro qualifica, il luogo nel quale furono catturate e persino quello che accadde loro successivamente. In alcune versioni si arriva quasi a lasciare intendere che fossero rimaste prigioniere degli americani per il resto della guerra.
Avremmo potuto limitarci a riportare la storia così come viene normalmente raccontata. Invece ci è scattato un dubbio:
«La storia è troppo bella per essere vera…»
E così, per cercare di capire cosa fosse realmente accaduto, abbiamo dovuto seguire una strada molto più lunga: rapporti sanitari dell’US Army, archivi fotografici, documentazione dei National Archives statunitensi, memorie tedesche, stampa dell’epoca e corrispondenza diplomatica tra Stati Uniti e Germania.
Ed è proprio mettendo insieme documenti che, presi singolarmente, sembravano raccontare storie diverse che il quadro ha cominciato a cambiare.
Le donne furono realmente catturate. Furono realmente portate nelle strutture sanitarie americane. Americani e tedeschi concordarono realmente una tregua locale per farle rientrare nelle linee tedesche. E l’episodio venne fotografato e rapidamente raccontato dalla stampa.
La storiella, quindi, era vera.
Quello che mancava era ciò che le stava intorno.
Ovvero che il personale sanitario nemico godeva di uno status particolare, americani e tedeschi avevano stabilito persino quanto personale potesse essere trattenuto per assistere i propri prigionieri, quello eccedente poteva essere rimpatriato e operazioni di questo genere avvenivano anche attraverso paesi e navi neutrali. Contemporaneamente, altro personale sanitario tedesco catturato a Cherbourg continuò a lavorare negli ospedali sotto controllo americano per mesi.
Alla fine siamo quindi tornati esattamente al punto dal quale eravamo partiti: una radio tedesca che riceve una chiamata americana.
Perché ciò che rende particolare questa storia non è che otto donne furono restituite al nemico.
È che, nel mezzo di una guerra, due eserciti che stavano cercando di distruggersi trovarono il modo di parlarsi direttamente e, con una radio, due ambulanze e una tregua di mezz’ora, risolsero il problema.
Fonti e documenti consultati
U.S. National Archives and Records Administration (NARA) – Miscellaneous German Records Collection, Roll 257, EAP 50-m-12/1, frames 6616444–6616451
È probabilmente il documento più interessante dell’intera vicenda. Il catalogo NARA descrive un fascicolo tedesco del 2–15 luglio 1944 relativo alla liberazione da parte americana di otto donne catturate a Cherbourg, al loro interrogatorio dopo il rientro e alle condizioni osservate dietro le linee americane. È inoltre indicata la presenza, in appendice, della trascrizione dello scambio radio che portò alla tregua e al trasferimento. National Archives
NARA – Guide to German Records Microfilmed at Alexandria, Roll 257
U.S. Army Medical Department – Report of Operations, First United States Army
La documentazione sanitaria della First Army permette di ricostruire ciò che avviene negli ospedali di Cherbourg dopo la conquista: circa 1.500 feriti tedeschi in tre ospedali, dei quali 1.382 vengono trasferiti in 36 ore verso il 261st Medical Battalion a Utah Beach; i non trasportabili vengono concentrati in un ospedale e assistiti da personale sanitario tedesco catturato sotto supervisione americana. Achh Army
U.S. Army Medical Department – First U.S. Army Report of Operations
The National WWII Museum – fotografia Signal Corps, 2 luglio 1944
La fotografia ufficiale identifica le donne come personale catturato in un ospedale sotterraneo presso Cherbourg e trasferito al 45th Evacuation Hospital. La scheda conserva anche la didascalia originale del Signal Corps. ww2online.org
Captured German Army nurses in Cherbourg, 2 July 1944
WW2 US Medical Research Centre – 45th Evacuation Hospital
La storia dell’unità conserva un dettaglio particolarmente interessante: il 2 luglio vengono registrate nove donne, definite personale DRK e ausiliarie della Kriegsmarine, destinate a essere riportate alle linee tedesche. È una delle fonti che spiegano perché nelle ricostruzioni compaiano alternativamente otto e nove donne. Centro di Ricerca Medica USA WW2
45th Evacuation Hospital – testimonianze e storia dell’unità
TIME, 10 luglio 1944 – “Interlude at Saint-Lô”
È la testimonianza di quanto rapidamente l’episodio entri nella stampa americana: TIME racconta le otto donne, la jeep, le due ambulanze, Quentin Roosevelt, Fred Ghercke e la tregua di circa mezz’ora. TIME
TIME – Interlude at Saint-Lô
U.S. Department of State – Foreign Relations of the United States, 1944, vol. III
La corrispondenza diplomatica tra Stati Uniti, Germania e Svizzera permette di ricostruire la questione del Protected Personnel. Un documento dell’agosto 1944 richiama esplicitamente l’accordo tedesco-americano che consentiva agli Stati Uniti di trattenere, ogni 1.000 prigionieri tedeschi, 2 ufficiali medici, 1 dentista, 1 cappellano e 6 sanitari; il personale eccedente doveva essere restituito. Lo stesso documento ricorda che gli Stati Uniti avevano già rimpatriato 176 persone riconosciute come personale protetto in tre precedenti operazioni. Storia degli Stati Uniti
FRUS 1944 – German-American agreement e Protected Personnel
U.S. Department of State – rimpatrio attraverso la Gripsholm
Nell’agosto 1944 gli Stati Uniti comunicano che 100 appartenenti al personale protetto tedesco vengono imbarcati sulla nave neutrale svedese Gripsholm. È una conferma concreta che la restituzione del personale sanitario eccedente non rimane soltanto una disposizione teorica. Storia degli Stati Uniti
FRUS – Protected Personnel imbarcato sulla Gripsholm
280th Station Hospital – Cherbourg
Quando il 280th Station Hospital opera nell’area di Cherbourg troviamo ancora 100 appartenenti al personale sanitario tedesco classificati come Protected Personnel, impiegati nell’ospedale, fra l’altro, come portaferiti durante i grandi movimenti di pazienti. È la conferma che il personale sanitario catturato a Cherbourg non viene semplicemente rimandato in blocco nelle linee tedesche. Centro di Ricerca Medica USA WW2
280th Station Hospital – Unit History
U.S. War Department – Technical Manual TM 19-500, Enemy Prisoners of War
Il manuale statunitense conferma anche sul piano operativo la quota prevista per il personale protetto: 2 medici, 1 dentista, 1 cappellano e 6 sanitari ogni 1.000 prigionieri. GovInfo
TM 19-500 – Enemy Prisoners of War

