I battelli serie CB della Regia Marina i minisommergibili che volevano fare i Sommergibili

Notte tra il 25 e il 26 Agosto dell’anno 1943 e  siete il comandante di un sommergibile sovietico   ,  state tranquillamente navigando al largo di  Capo Eupatoria della costa occidentale della Crimea quando il vostro battello viene raggiunto da un siluro ed affonda senza superstiti , quello che in quel momento non potete sapere e , viste le circostanze ,probabilmente  neanche vi interessa saperlo ,  che il vostro battello è destinato a passare alla storia come l’unica vittima accertata dei minisommergibili della Regia Marina serie CB per l’esattezza del CB  4 al comando di Armando Sibille che fà parte della squadriglia di  minisommergibili inviati in  Crimea sulle coste del Mar Nero per dare una mano ai Tedeschi o forse solo per cercare di impiegarli in qualche modo ……..

 

Dai battelli classe A e B ai battelli classe CB

L’idea dei minisommergibili non nasce con i battelli della Classe CB , ma nasce nel 1915 quando la Regia Marina progetta e realizza nell’arsenale di La Spezia   6 battelli della classe A e successivamente nel 1916 3 battelli della classe B .

Questi sono battelli di piccole dimensioni si parla di 30 tonnellate e 13,50 m di lunghezza per quelli della classe A e  40 tonnellate  e 15,12 m di lunghezza quelli della classe B , la differenza tre le 2 classi consiste nel fatto che i battelli della classe A  hanno propulsione esclusivamente elettrica e invece quelli della classe B sono dotati anche di un motore a scoppio che  permette di estenderne l’autonomia operativa .

In entrambi i casi i battelli le prestazioni operative non vengono giudicate all’altezza delle aspettative e pertanto i battelli della Classe A vengono messi in disarmo nel corso del 1917 e i B arrivano alla fine della guerra venendo infine disarmati  tra il dicembre 1918 e gennaio del 1919.

Nel 1938, su proposta della ditta Caproni e ritenendo che i progressi tecnologici avessero permesso di superare almeno parte delle limitazioni che erano state alla base del sostanziale fallimento delle precedenti classi A e B, la Regia Marina diede il semaforo verde alla costruzione di due  battelli della nuova classe CA.
Ma anche questa volta i risultati non furono quelli sperati infatti i battelli di dimensioni limitate , avevano una lunghezza di 10 metri e con mare forza 3 faticavano a mantenere la quota periscopica, rollavano e beccheggiavano eccessivamente e le condizioni a bordo diventavano rapidamente insopportabili , inoltre il sistema di lancio dei siluri non funzionava in maniera soddisfacente quindi  si cominciò a lavorare a una versione più grande e con maggiori capacità operative ovvero  quella che sarebbe diventata la classe CB.

I battelli sensibilmente più grandi  lunghezza di 15 metri contro 10 e un dislocamento di 37 tonnellate contro 13 dei CA , presentavano anche dispositivi esterni di sostegno e lancio di 2 siluri da 450 mm e , oltre che un equipaggio di 4 uomini , avevano la missione operativa di proteggere i porti e gli ancoraggi dai sommergibili nemici pertanto vennero dotati anche di idrofoni ,strumenti passivi che amplificando i rumori esterni permettevano di intercettare i rumori prodotti da eventuali sommergibili in arrivo .  Inizialmente installati sulla coperta, a prora, vennero successivamente spostati nella parte inferiore dello scafo, in corrispondenza della chiglia, per consentirne l’utilizzo  durante la navigazione in superficie .

 

Scheda tecnica Minisommergibili classe CB  
Caratteristica Dato
Costruttore Caproni – Taliedo (Milano)
Entrata in servizio 1941
Lunghezza 15 m
Larghezza 3 m
Pescaggio 2,05 m
Dislocamento in superficie 35,4 tonnellate
Dislocamento in immersione 44,3 tonnellate
Equipaggio 4 uomini
Propulsione Diesel-elettrica
Motore diesel Isotta Fraschini – 90 CV
Motore elettrico Brown Boveri – 100 CV
Velocità massima in superficie 7,5 nodi
Velocità massima in immersione 7 nodi
Autonomia in superficie 1.400 miglia nautiche a 5 nodi
Autonomia in immersione 50 miglia nautiche a 3 nodi
Profondità di sicurezza 55 m
Armamento 2 siluri esterni da 450 mm
Strumenti di scoperta Idrofoni passivi e periscopio
  Missione principale antisommergibile

 

Un piccolo confronto per far capire con chi si sarebbe dovuto confrontare :

Velocità massima CB italiano Classe T britannica

(Sommergibile Triton entrato in servizio nel 1938)

In superficie 7,5 nodi 15,25 nodi
In immersione 7 nodi 9 nodi

Se tutto sommato in immersione il CB aveva qualche possibilità in emersione un sommergibile Britannico poteva tranquillamente seminarlo

Impiego operativo

Tra settembre e dicembre 1941 i sei minisommergibili CB della prima squadriglia effettuano 34 missioni antisommergibile nelle acque dei golfi di Napoli e Salerno, senza ottenere alcun successo.

La presenza di sommergibili alleati in quelle acque non è però soltanto teorica. Il 27 e 28 ottobre, mentre i CB 3 e CB 4 erano impegnati in una missione, il sommergibile polacco Sokół opera  tra Punta Campanella e Ischia, arrivando a lanciare quattro siluri contro il mercantile Città di Palermo, senza colpirlo. I CB non registrano alcun contatto con l’unità nemica, anche se non sappiamo se si trovassero abbastanza vicini da poterla individuare.

Il 9 dicembre 1941 l’ammiraglio Mario Falangola presenta a Supermarina una relazione critica sulla dottrina d’impiego dei sommergibili italiani e sulle carenze nell’addestramento. Il giorno successivo gli subentra al comando della Squadra Sommergibili l’ammiraglio Antonio Legnani. Trattandosi del comando dei sommergibili, viene spontaneo chiedersi: Falangola sarà stato silurato proprio dalla sua relazione?

Terminata l’attività nel Tirreno, la prima squadriglia CB viene successivamente destinata al Mar Nero.

I CB nel Mar Nero

Il 24 aprile 1942 i sei CB della prima squadriglia lasciano La Spezia caricati su carri ferroviari, diretti a Costanza, in Romania, dove arrivano il 2 maggio. Da qui raggiungono via mare la Crimea, stabilendo la propria base operativa a Jalta.

Rispetto al Tirreno lo scenario è diverso. I sommergibili sovietici operano lungo le coste della Crimea, seguendo rotte condizionate dalla geografia e dalle operazioni militari in corso. Il Comandante Francesco Mimbelli, che comanda il gruppo navale italiano nel Mar Nero, decide quindi di impiegare i CB in agguati ravvicinati, prevalentemente notturni, lungo le probabili rotte nemiche . Le missioni duravano generalmente due notti e un giorno, una durata che, secondo Mimbelli, non comportava un eccessivo affaticamento degli equipaggi.

L’esordio non è dei migliori infatti  il 13 giugno 1942 il CB 5 viene affondato a Jalta durante un attacco aereo sovietico, senza perdite umane. Il 15 giugno il CB 3 di Giovanni Sorrentino rivendica l’affondamento di un sommergibile sovietico e il 18 giugno un secondo successo viene attribuito al CB 2, comandato da Russo. Entrambi gli affondamenti, tuttavia, rimangono controversi e non trovano conferma univoca nelle successive ricostruzioni delle perdite sovietiche.

Con l’arrivo dell’inverno 1942–43 i cinque battelli superstiti ,  a causa dello scarso rendimento operativo , vengono trasferiti a Costanza e posti temporaneamente in disarmo. La Regia Marina, intenzionata a rimpatriare il personale, cerca di cedere i battelli alla Kriegsmarine, che però rifiuta l’acquisto. Anche le successive trattative con la Marina romena non portano a un accordo.

Nell’estate del 1943 i CB tornano quindi a Jalta e riprendono le operazioni. Il 25 agosto il CB 4, comandato da Armando Sibille, riesce ad affondare un sommergibile sovietico. L’identificazione dell’unità non è univoca nelle fonti  Alessandro Turrini indica dubitativamente lo ShCh 207, mentre ricostruzioni successive attribuiscono la perdita allo ShCh 203.

L’armistizio dell’8 settembre 1943 sorprende i cinque CB ancora nel Mar Nero. Gli equipaggi continuano inizialmente a operare con i tedeschi, ma nel dicembre dello stesso anno i battelli vengono consegnati alla Marina romena. Nell’agosto 1944, con il cambiamento di schieramento della Romania, finiscono in mano sovietica, concludendo così la loro singolare carriera operativa.

I CB dopo l’8 settembre 1943

L’armistizio dell’8 settembre 1943 trova diversi CB ancora in costruzione o in allestimento nell’Italia settentrionale. Le unità finite sotto controllo tedesco vengono successivamente impiegate dalla Marina Nazionale Repubblicana della RSI, soprattutto nell’Adriatico.

L’attività operativa rimane comunque limitata. Le difficoltà che avevano caratterizzato l’impiego dei primi CB non sono scomparse: autonomia ridotta, modeste qualità nautiche e possibilità di attacco circoscritte ai due siluri trasportati esternamente.

Con il progressivo peggioramento della situazione militare, anche questi battelli finiscono per perdere ogni concreta utilità operativa. Alcuni vengono distrutti o autoaffondati, altri cadono nelle mani degli Alleati alla conclusione della guerra.

Si chiude così, senza risultati particolarmente significativi, anche l’ultimo capitolo della storia dei CB italiani.

 

E i CA?

Come scritto i CB derivavano dalla riprogettazione dei CA che alle prove avevano messo in  evidenza problemi di tenuta del mare e di controllo dell’immersione, tanto che il progetto venne inizialmente abbandonato .

Ma successivamente i primi  2 CA realizzati vennero  recuperati e trasformati in mezzi destinati al trasporto di incursori subacquei, rinunciando al loro impiego come normali sommergibili ed anzi ne vennero prodotti altri 2 .

Il progetto era di usare un sommergibile “avvicinatore” e si arrivò a modificare il sommergibile oceanico Leonardo da Vinci affinché potesse trasportare un CA fino in prossimità dell’obiettivo, consentendo poi agli incursori di proseguire autonomamente, un pò  come aveva fatto lo Scirè con gli SLC . Tra le operazioni ipotizzate figurava un attacco al porto di New York, ma l’affondamento del Da Vinci, nel maggio 1943, impedì di realizzare il progetto.

Paradossalmente, proprio questa trasformazione suggeriva una destinazione forse più appropriata per battelli tanto piccoli ,non cercare e attaccare sommergibili nemici, ma avvicinare clandestinamente uomini e materiali a obiettivi altrimenti difficilmente raggiungibili.

Considerazioni finali

Un’ultima considerazione riguarda la scelta stessa di costruire sommergibili di dimensioni così ridotte. Fra le marine che svilupparono piccoli battelli destinati a operazioni di pattugliamento e attacco troviamo quella italiana e quella sovietica, ma le condizioni di partenza erano profondamente diverse.

Per l’Unione Sovietica, caratterizzata da teatri navali separati, estese coste e numerosi bacini relativamente chiusi, i piccoli sommergibili potevano rappresentare una soluzione economicamente e operativamente giustificabile, soprattutto dove non era indispensabile disporre dell’autonomia di un sommergibile oceanico.

La Regia Marina, invece, aveva già sperimentato durante la Prima guerra mondiale i limiti dei piccoli battelli delle serie A e B, senza ottenere risultati tali da giustificare un particolare entusiasmo per questa categoria.

Eppure, venticinque anni dopo, tornò sostanzialmente sulla stessa strada. I CB erano certamente più moderni dei loro predecessori, ma continuavano a soffrire dei limiti imposti dalle dimensioni: autonomia, velocità, tenuta del mare e capacità offensiva.

Il loro impiego nel Mar Nero dimostrò che, in circostanze particolarmente favorevoli, potevano anche ottenere un successo. Ma un’occasione favorevole non bastava a trasformare un mezzo dalle possibilità limitate in un sistema d’arma realmente efficace.

In definitiva, il problema non fu tanto quello di aver costruito un piccolo sommergibile, quanto di avergli assegnato compiti per i quali le sue dimensioni costituivano un limite difficilmente superabile.

 

Le Fonti

  • Alessandro Turrini, «I sommergibili tascabili della Regia Marina», Storia Militare, n. 34, luglio 1996, pp. 34–43. Fonte principale per le caratteristiche tecniche, lo sviluppo delle classi A, B, CA e CB e il loro impiego operativo.
  • Erminio Bagnasco, I sommergibili della Seconda guerra mondiale, Ermanno Albertelli Editore. Opera di riferimento per le caratteristiche e l’evoluzione dei sommergibili.
  • Erminio Bagnasco e Maurizio Brescia, I sommergibili italiani 1940–1943, Ermanno Albertelli Editore. Per il contesto generale della componente subacquea della Regia Marina.
  • Francesco Mattesini, studi sulle operazioni navali italiane nel Mar Nero durante la Seconda guerra mondiale, con particolare riferimento all’attività dei CB e al confronto con le perdite sovietiche.
  • Uboat.net, archivio storico online dedicato alla guerra sottomarina: https://uboat.net/ . Per confronti e approfondimenti sulle unità e sulle operazioni subacquee.

 

Battelli CB a Taranto dopo l’armistizio Archivio US Navy