4 NAVI ITALIANE VENDUTE ALLA SVEZIA E LA LAW OF ANGARY
Cos’è la LAW OF ANGARY nel diritto internazionale? È un’antica consuetudine (oggi regolata dal diritto bellico) che conferisce a uno Stato belligerante, in caso di estrema necessità e urgenza per la salvezza nazionale, il diritto di sequestrare, utilizzare o distruggere beni e mezzi di trasporto (comprese le navi) appartenenti a Stati neutrali che si trovino sul proprio territorio o in acque sotto la sua giurisdizione, dietro il pagamento di un indennizzo completo.
La vendita delle Navi Italiane alla Svezia
Nel 1939 la Svezia si rese conto di non avere abbastanza navi moderne per difendere la propria neutralità. Poiché le nazioni democratiche non potevano vendere armi, Stoccolma si rivolse all’Italia fascista (che non era ancora entrata in guerra e che cercava valuta pregiata). L’accordo fu fulmineo e la Marina svedese acquistò quattro navi già in servizio o appena ultimate:
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Due cacciatorpediniere della classe Sella: il Giovanni Nicotera e il Bettino Ricasoli, ribattezzati dagli svedesi rispettivamente HMS Psilander e HMS Puke.
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Due torpediniere della classe Spica: la Spica e la Astore, ribattezzate HMS Romulus e HMS Remus.
Nel marzo del 1940, gli equipaggi svedesi arrivarono in Italia (a La Spezia e Napoli) per prendere possesso delle navi. Ad aprile, i quattro scafi, accompagnati dalla nave officina Patricia e dalla petroliera Castor, salparono verso la Svezia.
L’Incidente delle Isole Fær Øer
Il viaggio fu un incubo logistico e diplomatico. Mentre le navi risalivano l’Atlantico, la Germania invase la Danimarca e la Norvegia, e l’Italia entrò in guerra (10 giugno 1940). Le navi svedesi si ritrovarono in acque bollenti.
Il 20 giugno 1940, mentre la flotta svedese si trovava nei pressi delle Isole Fær Øer (allora controllate dai britannici), tre cacciatorpediniere della Royal Navy britannica circondarono i vascelli svedesi. Nonostante la Svezia fosse una nazione neutrale e le navi battessero regolare bandiera svedese, i britannici imposero il sequestro delle quattro unità a causa del forte timore che i tedeschi potessero catturarle durante il tragitto, usandole contro il Regno Unito.
L’applicazione del Diritto di Angaria (Law of Angary)
Per giustificare legalmente quello che a tutti gli effetti sembrava un atto di pirateria internazionale ai danni di uno Stato neutrale, il governo di Winston Churchill invocò proprio la Law of Angary (il Diritto di Angaria).
I britannici costrinsero gli equipaggi svedesi ad abbandonare le navi, le ribattezzarono con nomi provvisori e innalzarono la White Ensign della Royal Navy, sostenendo che la difesa della Gran Bretagna dall’invasione nazista superasse i diritti di proprietà svedesi.
La crisi diplomatica e l’epilogo
La Svezia reagì duramente. Il governo svedese protestò formalmente a Londra, dichiarando che il sequestro era totalmente illegale poiché le navi erano proprietà militare dello Stato svedese (leggi protette da immunità sovrana) e non mercantili privati, e che la Svezia avrebbe difeso la propria neutralità da chiunque, Germania compresa. Inoltre, gli equipaggi svedesi rimasti a terra minacciarono lo sciopero della fame.
La determinazione diplomatica svedese, unita al fatto che il Regno Unito non voleva spingere la Svezia neutrale tra le braccia di Hitler, funzionò. Dopo giorni di fortissima tensione, Churchill fece marcia indietro: il 2 luglio 1940 i britannici restituirono le navi alla Svezia.
Dopo aver superato indenni anche un attacco per errore da parte degli aerei della RAF (che scambiarono le navi per unità tedesche nel Mare del Nord), il 10 luglio 1940 la Psilander, la Puke, la Romulus e la Remus arrivarono finalmente a Göteborg, dove prestarono servizio nella Marina svedese per tutta la durata della guerra.
Il Comandante della Spedizione Svedese
Il comandante dell’intera spedizione svedese (chiamata in patria Italienexpeditionen), nonché l’uomo che si trovò a gestire la tremenda crisi diplomatica e militare a bordo dell’HMS Psilander contro i britannici, era il Kommendörkapten (Capitano di fregata) Torsten Hagman.
La storia gli deve molto, perché fu la sua straordinaria fermezza (unita a una dote non comune di sangue freddo) a evitare che la situazione degenerasse in un bagno di sangue.
Quando le tre navi da guerra britanniche intimarono il sequestro alle Fær Øer, minacciando di aprire il fuoco se gli svedesi non avessero abbandonato i vascelli, Hagman si trovò davanti a un dilemma atroce:
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Rispondere al fuoco contro una nazione amica (il Regno Unito), scatenando una guerra e sacrificando i suoi uomini contro forze nettamente superiori.
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Cedere senza combattere, rischiando il disonore militare per aver consegnato navi da guerra dello Stato svedese a una potenza straniera.
Hagman scelse la via della diplomazia ferrea. Cedette temporaneamente il controllo delle navi sotto formale e durissima protesta, evacuando gli equipaggi in sicurezza sulla nave officina Patricia e sulla petroliera Castor, ma rifiutandosi di firmare qualsiasi atto di sottomissione.
Una volta rientrate le navi in Svezia grazie al trionfo diplomatico di Stoccolma, l’operato di Hagman fu inizialmente criticato da alcuni vertici militari svedesi, che avrebbero preferito un comportamento più “combattivo” per l’onore della bandiera. Tuttavia, la storia lo ha ampiamente riabilitato: la sua decisione salvò la vita a centinaia di marinai svedesi e mantenne la Svezia fuori dal conflitto mondiale, permettendo al contempo di portare a casa intatte tutte e quattro le navi acquistate in Italia.
Le 4 Navi Svedesi dopo il loro arrivo nella Base Navale di Gothenburg :

