Canale di Kumbor (Jugoslavia), mattina del 22 aprile 1941. Il sottotenente del CREM (Corpo Reali Equipaggi Marittimi) De Palo nota un sommergibile che sventola una grande bandiera inglese, palesemente nemico, il tutto senza che nessuno fino a quel momento abbia avuto nulla a ridire. Immediatamente il sottotenente informa il suo superiore, il sottocapo di SM Lauricella, che fa scattare l’allarme generale. Ma la domanda che ci poniamo è: come ci è arrivato fin lì quel sommergibile che non nasconde la propria identità e che missione ha?
Il prologo della missione
La storia inizia qualche giorno prima, esattamente il 9 aprile, quando i tedeschi fanno scattare l’operazione “Castigo”, ovvero l’invasione della Jugoslavia. L’operazione travolge rapidamente l’esercito jugoslavo; l’ambasciatore inglese si sposta con il suo seguito a Hercegnovi, ma essendo intimo amico del premier Churchill, questi ha ordinato di mandare qualcuno a recuperarlo. La Royal Navy fà intendere che se si sposta a Cattaro può mandare lì un cacciatorpediniere per riportarlo in Inghilterra. Dopo svariati tira e molla tra la Royal Navy e il primo ministro, alla fine si decide di mandare un sommergibile e il “fortunato” è il Regent, al comando del capitano Hugh Campbell Browne. Il sommergibile è l’unico disponibile a Malta e comunque vanta una buona conoscenza del Mare Adriatico, dove è stato in missione diverse volte.
La Missione
Il comandante Browne, ricevuti gli ordini, non si può dire che sia particolarmente entusiasta della missione , in pratica ci si deve inoltrare in una zona sconosciuta, con le uniche informazioni disponibili secondo cui le navi jugoslave in quel momento potrebbero essere già cadute in mano italo-tedesca. Si rischia di finire in un ginepraio da cui non era certo di poterne uscire, ma gli ordini sono ordini e se gli alti comandi hanno deciso così, evidentemente hanno le loro valide motivazioni.
Quindi il 17 aprile il sommergibile lascia Malta e il 22 all’alba arriva al largo delle Bocche di Cattaro. Nel frattempo, il giorno 18 aprile 1941 è stato firmato l’armistizio tra jugoslavi e tedeschi, ma la notizia non arriva al sommergibile Regent.
Il comandante Browne alza il periscopio e non vede attività, quindi si avvicina a Punta d’Ostri dove, dalle informazioni in suo possesso, dovrebbe esserci una torre semaforica della marina jugoslava, ma la postazione risulta deserta. Decide quindi di inoltrarsi nello stretto tra Punta d’Ostri e l’isola di Mamula. Contemporaneamente all’ordine di emersione completa del sommergibile, fa cercare la bandiera inglese più grande tra quelle disponibili, la fa issare e avvisa l’equipaggio di tenersi pronto a qualsiasi evenienza.
Il sommergibile con la bandiera al vento arriva davanti a Gjenovic, nel canale di Kumbor, e lì si ferma davanti a un doppio sbarramento che gli impedisce di proseguire oltre. Per un’oretta e mezza abbondanti, a terra nessuno si fila il sommergibile: siamo nella situazione paradossale in cui un sommergibile inglese con una Union Jack al vento sta calmo calmo in un fiordo che — ma il comandante Browne non lo sa — è sotto il controllo italiano. A questo punto il comandante Browne decide di attirare l’attenzione di qualcuno usando un megafono, quando vede che una barca con due ufficiali di marina jugoslavi e un civile si avvicina al sommergibile.
Uno degli ufficiali jugoslavi assieme al civile salgono a bordo e comunicano la notizia dell’armistizio e del fatto che gli italiani ormai sono giunti ovunque. Informati della missione del battello, comunicano di sapere che l’ambasciatore inglese è effettivamente giunto a Hercegnovi, una località un pochino più a occidente, e l’ufficiale jugoslavo propone di arrivare a Zelenika dove c’è un molo eventualmente impiegabile per il trasbordo dell’ambasciatore. Lo stesso ufficiale comunica che vuole continuare la guerra con gli inglesi e quindi di rimanere a bordo; il comandante Browne accetta e l’ufficiale, tutto contento, tira fuori una carta con la dislocazione delle mine nel fiordo. Consultandola, il comandante Browne nota con ribrezzo che sono passati nel mezzo di un campo minato.
Nel frattempo, qui ci agganciamo all’inizio di questo racconto , il sommergibile è stato notato dal sottotenente De Paolo, che ha informato il capitano di corvetta Lauricella, e di conseguenza si mette in moto anche la macchina italiana.
Gli italiani ritengono che il sommergibile sia arrivato fin lì per fare un’incursione e affondare il naviglio ex jugoslavo presente nel porto di Cattaro, di conseguenza danno disposizioni per armare cannoni e mitragliere sulle navi italiane e jugoslave presenti nel porto.
Il generale Zani, comandante della Divisione Messina che ha il controllo della zona, fa presente che cercare di affondare un sommergibile con i cannoni è praticamente impossibile e quindi è opportuno chiedere l’intervento dell’aviazione da bombardamento, cosa che viene fatta.
Interviene altresì il generale Cavallero, comandante superiore delle forze armate italiane, il quale invece ordina di cercare di catturare il sommergibile. Pertanto viene inviato a Zelenika il capitano Cassola, comandante del distaccamento di Gjenovic, con l’ordine di cercare di entrare in contatto con il comandante del sommergibile stesso.
Arrivato al pontile di Zelenika, il capitano Cassola suggerisce a Browne di accostare il sommergibile al pontile, ma la proposta viene rifiutata in quanto sa proprio di trappola, questo perché, in caso di attacco, l’ormeggio impedirebbe al sommergibile di manovrare liberamente per fuggire. Il capitano Cassola suggerisce quindi che Browne si rechi a parlamentare con il generale Zani e che poi potrà incontrare l’ambasciatore inglese, ma l’ipotesi viene scartata dal comandante.
Gli ufficiali jugoslavi, assieme al capitano Cassola, si recano a un posto telefonico per chiedere istruzioni al generale Zani, che insiste nella richiesta di incontrare personalmente il comandante Browne. Alla fine, in qualche maniera, si giunge a un accordo per cui il comandante Browne manderà a terra un suo ufficiale a patto che venga portato a bordo come ostaggio un analogo ufficiale italiano. Dalla parte inglese viene scelto il tenente di vascello Lambert, ufficiale silurista di bordo, a cui Browne promette sul suo onore che mai lo avrebbe abbandonato in mani italiane; dalla parte italiana il “fortunato” prescelto è il sottotenente di complemento Bonetti. Nonostante le sue vívide proteste , non è mai stato in mare e men che meno a bordo di un sommergibile , le proteste del Bonetti sono tali che a un certo punto il tenente di vascello Curti, incaricato di portarlo a bordo, chiede al comandante Lauricella se può essere lui l’ostaggio visto che parla inglese e può fare da collegamento. Permesso negato.
L’attacco al sommergibile
Nel frattempo a Roma sono stati diramati gli ordini operativi per far intervenire l’aviazione da bombardamento. Superalba, il comando superiore in Albania, incarica della missione gli Stuka della 208ª Squadriglia del 101º Gruppo di stanza a Tirana.
Il comandante della formazione è il capitano Carlos Bertuzzi. Si tratta di colpire un bersaglio puntiforme con bombe non adatte, visto che quelle disponibili sono di origine tedesca e dotate di spoletta a ritardo per esplodere dopo la penetrazione nelle fortificazioni, inoltre gli equipaggi non hanno mai fatto esercitazioni per colpire un bersaglio in movimento. Quindi il capitano Bertuzzi si porta un osservatore di marina, il tenente di vascello Mario Fasan, che siede al posto del mitragliere e lo aiuterà anche a identificare correttamente il bersaglio.
Sono le 12:10 quando arrivano sulla verticale del bersaglio e il capitano Bertuzzi inizia la manovra di attacco, ma una volta che ha nel mirino il sommergibile nota che è circondato da barche provenienti da riva, quindi presumibilmente italiane, e le persone a bordo del sommergibile non sembrano più di tanto preoccupate. Preso da scrupoli, abortisce la manovra di attacco e si riporta in quota, confrontandosi con il tenente Fasan e con i gregari: tutti concordano che la situazione lì non è chiarissima (magari nel frattempo il sommergibile si è arreso o c’è stato un errore nell’ordine di missione o altro), quindi prima di fare qualche stupidaggine è meglio tornare a terra e chiedere conferma telefonica. Atterrati sul più vicino aeroporto, quello di Scutari, non trovano linee telefoniche funzionanti; reperito quindi un automezzo, si recano al vicino paese per cercare un telefono funzionante.
Nel frattempo la loro manovra non è passata inosservata a bordo del sommergibile, ma si prosegue con lo scambio del tenente Lambert e del sottotenente Bonetti. Una volta a terra, il tenente Lambert viene portato al comando del generale Zani.
Il capitano Bertuzzi alla fine trova un telefono e riesce a parlare con l’aiutante del generale Ranza, comandante dell’Aeronautica dell’Albania. Il solerte aiutante comunica che il generale Ranza sta riposando e non può essere disturbato; le parole abbastanza forti di Bertuzzi alla fine lo convincono a metterlo in comunicazione con il generale, che ribadisce che il sommergibile è inglese e va attaccato.
Quindi Bertuzzi e i suoi gregari riprendono il volo e sono le 14:25 quando ricompaiono sul cielo di Zelenika, seguiti dagli sguardi indolenti dei membri dell’equipaggio del sommergibile, convinti che sia la stessa manovra della mattina. Invece il comandante Browne si accorge che qualcosa si è staccato dai velivoli e dà l’allarme generale (non di immersione, perché lì il fondale è basso, 15-20 metri, e il sommergibile sarebbe visibilissimo). La prima bomba scoppia in acqua a 30 metri di distanza e con le schegge colpisce il comandante in seconda; la seconda bomba scoppia in acqua a 5 metri. Ricordate il discorso delle spolette ritardate? Le bombe scoppiano non al contatto con l’acqua ma dopo un pò e questa cosa ne attenua gli effetti .
Lo scoppio della seconda bomba fa sobbalzare il sommergibile in maniera tale che il comandante Browne lo reputa perso e dà ordine di attivare le cariche di autodistruzione, salvo poi rendersi conto che non ci sono danni, annullare l’ordine e far arrivare gli addetti giusto in tempo per spegnerle.
Una volta terminato l’attacco, il comandante Browne decide che non è il caso di rimanere in zona, pertanto dà ordine di mettere in moto e allontanarsi velocemente, lasciando l’ambasciatore Campbell e il tenente Lambert in mani italiane. Una volta fuori dalle Bocche di Cattaro si immerge e, senza altri avvenimenti particolari, il 26 aprile 1941 rientra a Malta.
L’epilogo
Il sottotenente Bonetti inizia il suo pellegrinaggio tra i campi di prigionia inglesi che lo porterà in India, il tenente di vascello Lambert viene invece mandato al campo di prigionia italiano di Sulmona. L’ambasciatore Campbell viene prima portato a Tirana e poi a Roma, e dopo due mesi di trattative viene messo su un treno speciale che lo porta in Spagna e da lì prosegue fino in Gran Bretagna.
La liberazione di Lambert e Bonetti è legata allo scambio uno a uno, ma le autorità inglesi a un certo punto non sanno che fine abbia fatto Bonetti e ci mettono un po’ per trovarlo.
La vicenda dei due ostaggi si chiude in maniera definitiva il 1 Dicembre 1941 quando Bonetti viene portato ad Ankara e Lambert a Madrid, ed entrambi vengono restituiti alle autorità dei rispettivi paesi.
Dopo il bombardamento del sommergibile, i comandi italiani ricevono il rapporto dell’osservatore Fasan secondo cui il sommergibile potrebbe essere stato colpito, pertanto sulla possibile rotta vengono mandati diversi CANT Z.506, ma senza esito.
Una trasmissione della BBC del 1º maggio 1941, con il bollettino 575, racconta la vicenda prendendo in giro gli italiani e confermando ai comandi di Roma che il sommergibile è riuscito a fuggire. Da parte italiana, l’episodio non viene mai divulgato facendo finta che non sia mai avvenuto o almeno non nei termini raccontati dalla BBC.
Il sommergibile Regent probabilmente urtò una mina al largo di Monopoli il 18 aprile 1943, dopo aver mancato un mercantile con un siluro, affondando con tutto l’equipaggio senza lasciare sopravvissuti. Nel maggio 2022, un team guidato dal dottor Fabio Giuseppe Bisciotti ha scoperto un relitto al largo di Villanova, a 19 miglia nautiche a sud-est di Monopoli, che si ritiene possa essere quello della HMS Regent, ma essendo il relitto capovolto la Royal Navy non ha potuto confermarne l’identità.
Le Fonti
- Per scrivere l’articolo mi sono basato su articolo di Giuseppe Pesce pubblicato sul Numero 1 dell’Aprile del 1996 della Rivista Storica .
Immagine del Sommergibile Regent da https://submarineremembrance.uk/submarine/11631-hms-regent

