Operazione Catapult
Ovvero l’attacco da parte della Royal Navy alla flotta Francese . L’operazione e una delle più controverse azioni militari Inglesi della II GM
Quando, nel giugno 1940, la Francia firmò l’armistizio con la Germania nazista, il Regno Unito si ritrovò improvvisamente solo contro Hitler. A Londra, il timore più grande non era soltanto l’avanzata tedesca, ma la possibilità che la potente flotta francese — la quarta al mondo — potesse cadere nelle mani dell’Asse. Fu in questo clima di incertezza che Winston Churchill ordinò una delle operazioni più controverse della Seconda guerra mondiale: Operazione Catapult.
Tra il 2 e l’8 luglio 1940, la Royal Navy ricevette l’ordine di neutralizzare, con ogni mezzo necessario, le unità francesi dislocate nei porti britannici, nel Mediterraneo, nell’Atlantico e nei Caraibi. L’obiettivo era semplice e brutale: impedire che quelle navi potessero essere usate contro la Gran Bretagna.
La mappa delle operazioni
L’Operazione Catapult non fu un singolo attacco, ma una serie coordinata di azioni condotte su più fronti. Ecco la mappa completa degli interventi.
1. I porti britannici – 2 luglio 1940
Le navi francesi che si erano rifugiate in Inghilterra vennero requisite dai commando britannici la notte stessa del 3 luglio. L’azione fu fulminea, anche se ci furono brevi scontri che causarono quattro morti.
2. Mers-el-Kébir (Orano, Algeria) – 3 luglio 1940
Forze francesi presenti:
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Corazzate Dunkerque, Strasbourg, Provence, Bretagne
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Cacciatorpediniere e unità leggere
L’Ultimatum a Mers-el-Kébir
La mattina del 3 luglio 1940, la Force H della Royal Navy, comandata dall’ammiraglio Sir James Sommerville spedisce una potente flotta davanti alla base di Mers-el-Kébir (vicino a Orano, in Algeria), dove è ormeggiato il grosso della flotta francese.
L’ufficiale britannico inviato a trattare presenta all’ammiraglio francese Marcel-Bruno Gensoul un ultimatum tassativo con quattro opzioni:
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Unirsi ai britannici e continuare a combattere contro la Germania.
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Navigare con equipaggi ridotti verso un porto britannico per essere internati (le navi sarebbero state restituite alla fine della guerra).
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Navigare verso un porto francese nelle Indie Occidentali (Caraibi) o negli Stati Uniti per essere disarmate e messe al sicuro.
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Affondare le proprie navi sul posto.
L’ultimatum si chiude con una minaccia Chiara: in caso di rifiuto, i britannici useranno la forza per impedire che le navi cadano in mano nemica.
La tragedia del 3 luglio
L’ammiraglio francese Gensoul, offeso dal tono del diktat dell’Ammiraglio James Somerville e fedele agli ordini non cedere le navi a nessuno (tedeschi compresi), rifiuta l’ultimatum e si prepara a rispondere al fuoco. Inoltre, omette di riferire al suo governo la terza opzione (quella americana), che avrebbe potuto salvare la situazione.
Alle 17:54, scaduto il tempo massimo, le navi britanniche aprono il fuoco. Le navi francesi, ormeggiate di poppa contro la diga del porto, si trovano in una trappola mortale e non riescono nemmeno a orientare i cannoni principali.
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La corazzata Bretagne viene colpita dal fuoco pesante, esplode e affonda in pochissimi minuti, portando con sé quasi mille marinai.
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Le corazzate Dunkerque e Provence vengono gravemente danneggiate e fatte arenare per evitare l’affondamento.
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Solo la modernissima corazzata Strasbourg riesce, con una manovra audace sotto il fuoco nemico, a scappare dal porto e a rifugiarsi a Tolone dove finirà autoaffondata nel Novembre del 1942 .
In meno di dieci minuti di cannoneggiamento, 1.297 marinai francesi perdono la vita per mano di quelli che fino a pochi giorni prima erano i loro alleati.
3. Alessandria d’Egitto – 3–7 luglio 1940
Obiettivo: Disarmare la squadra francese dell’Est Mediterraneo (Force X) Comandanti:
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UK: Ammiraglio Cunningham
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Francia: Ammiraglio Godfroy
Esito: Qui l’ammiraglio britannico Andrew Cunningham e quello francese René-Émile Godfroy diedero prova di enorme diplomazia. Ignorando gli ordini bellicosi di Churchill, trattarono pacificamente: i francesi accettarono di scaricare il carburante e rimuovere i percussori dei cannoni, rimanendo internati nel porto senza spargimenti di sangue.
Le navi Francesi rimasero confinate ad Alessandria di Egitto fino al 30 maggio 1943, dove in seguito all’invasione della cosiddetta Zona Franca da parte dei nazisti, l’intera Forza X si unì agli Alleati. L’ammiraglio Godfroy ottenne così l’autorizzazione dagli inglesi a salpare e mise le sue forze a disposizione del governo provvisorio di Algeri, mentre veniva istituito il Comitato francese di liberazione nazionale. Lo squadrone salpò per Algeri, nel percorso di rientro fece tappa anche nel porto di Kilindi che nel frattempo era diventato la base di appoggio della Eastern Fleet, in ritirata dall’Oceano Indiano davanti alla avanzata dei Giapponesi , comandata dall’Ammiraglio James Somerville , quello dell’attacco alla flotta francese a Mers el Kebir, che molto opportumanente non si fece trovare , al suo arrivo, Godfroy, sospettato di favorire il generale Giraud rispetto a De Gaulle e fu congedato per decreto nel dicembre 1943.
4. Dakar (Senegal) – 4–8 luglio 1940
A Dakar (Senegal), che all’epoca era la principale base navale della Francia nell’Africa Occidentale Francese (AOF), la situazione durante l’Operazione Catapult (luglio 1940) ruotò quasi interamente attorno a una singola, spaventosa unità navale, affiancata da alcune forze di supporto .
Le navi francesi principali presenti a Dakar erano:
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La Richelieu (La nave ammiraglia): Era il gioiello assoluto della marina francese . Una corazzata modernissima da 35.000 tonnellate, dotata di cannoni da 380 mm . La nave era stata completata in fretta e furia a Brest ed era fuggita in Senegal appena pochi giorni prima che i tedeschi occupassero i cantieri francesi . Era considerata dagli inglesi la più potente e pericolosa nave da battaglia immediatamente operativa al mondo .
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Incrociatori leggeri e cacciatorpediniere: A fare da scorta alla Richelieu e a presidiare il porto c’erano diverse unità minori, tra cui i cacciatorpediniere Fleuret e Le Hardi (fuggiti con lei dalla Francia), oltre ad alcuni sommergibili e navi pattuglia coloniali.
(Nota: Poco tempo dopo, a fine agosto, si rifugiarono a Dakar anche tre incrociatori leggeri della classe La Galissonnière provenienti da Tolone: il Georges Leygues, il Montcalm e il Gloire, che giocheranno un ruolo chiave nelle battaglie successive ).
L’attacco dell’8 luglio 1940
Mentre a Mers-el-Kébir si scatenò un cannoneggiamento navale, a Dakar i britannici scelsero un approccio più chirurgico ed elusivo per neutralizzare la Richelieu senza distruggere la città [2.1.5]:
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Il blitz notturno: Nella notte tra il 7 e l’8 luglio, una piccola motolancia britannica (della portaerei HMS Hermes) riuscì a infiltrarsi di nascosto nel porto di Dakar, superando le reti parasiluri [2.1.1]. Arrivata sotto la poppa della Richelieu, lanciò diverse cariche di profondità pesanti [2.1.1]. Le cariche finirono sul fondale basso ma inizialmente non esplosero a causa del fango.
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L’attacco degli aerosiluranti: Poche ore dopo, all’alba dell’8 luglio, sei biplani Fairey Swordfish della Royal Navy decollarono e silurarono la corazzata [2.1.4]. Uno dei siluri colpì in pieno la poppa, e l’esplosione fece detonare anche le cariche di profondità lasciate sul fondale dalla motolancia poche ore prima.
Il risultato: La Richelieu subì danni gravissimi: uno squarcio enorme a poppa, gli alberi di trasmissione distorti e i compartimenti interni allagati [2.1.2]. La nave si adagiò sul fondale del porto (che era fortunatamente basso), rimanendo temporaneamente immobilizzata ma con le torri dei cannoni ancora funzionanti [2.1.2].
Il seguito: La Battaglia di Dakar (Settembre 1940)
Proprio perché la Richelieu era ancora a galla e i tre incrociatori francesi erano giunti di rinforzo, gli inglesi – questa volta insieme al Generale Charles de Gaulle e alle truppe della Francia Libera – tornarono a Dakar due mesi dopo (dal 23 al 25 settembre 1940) con l’Operazione Menace
Il tentativo di far sollevare la guarnigione contro il governo di Vichy fallì: le navi francesi e le batterie costiere risposero con un fuoco violentissimo. La Richelieu, pur bloccata in porto, sparò con i suoi imponenti cannoni da 380 mm contro le navi britanniche , danneggiando la corazzata HMS Barham e respingendo l’invasione alleata . Dakar rimase in mano a Vichy fino alla fine del 1942 .
5. Antille Francesi (Caraibi) – 3–10 luglio 1940
Le navi principali presenti in quel teatro erano:
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La Béarn: La prima e unica portaerei della Marina francese dell’epoca. Non era una nave modernissima (era uno scafo da corazzata convertito), ma a bordo trasportava un carico preziosissimo: più di 100 aeroplani da caccia e bombardieri di fabbricazione statunitense (tra cui Curtiss H-75 e Brewster Buffalo) che la Francia aveva acquistato prima della resa e che stava trasportando in Europa.
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L’Émile Bertin: Un incrociatore leggero modernissimo e molto veloce. Questa nave aveva una missione cruciale e segreta: trasportava gran parte delle riserve d’oro della Banca di Francia (circa 286 tonnellate), inviate oltreoceano per sottrarle all’invasione nazista.
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Il Jeanne d’Arc: Un incrociatore leggero utilizzato principalmente come nave scuola, anch’esso rifugiatosi nelle acque della Martinica.
Come si risolse la situazione nelle Antille?
A differenza della tragedia di Mers-el-Kébir, nelle Antille la situazione si risolse senza spargimenti di sangue grazie alla diplomazia e alla geografia.
Gli Stati Uniti, pur essendo ancora neutrali nel 1940, erano terrorizzati all’idea che la Germania nazista potesse prendere il controllo della Martinica o delle navi francesi lì ancorate, violando la Dottrina Monroe. Sotto la forte pressione americana e l’embargo britannico, l’alto commissario francese per le Antille (l’ammiraglio Georges Robert, fedele al governo di Vichy) raggiunse un accordo con gli Stati Uniti: le navi francesi furono immobilizzate e disarmate sul posto sotto la sorveglianza della US Navy. L’oro rimase protetto a Fort-de-France e gli aerei della portaerei Béarn vennero fatti sbarcare a terra, dove rimasero a arrugginire sotto il sole tropicale.
Nel 1943, dopo lo sbarco alleato in Nord Africa, l’ammiraglio Robert cedette il controllo e l’intera squadra navale delle Antille passò ufficialmente dalla parte della Francia Libera, tornando a combattere contro l’Asse.
Conseguenze
Il giorno dopo gli attacchi l’Ammiraglio Darlan , Vicepresidente del Consiglio del Governo Collaborazionista di Vichy , cercò un’abboccamento con i Tedeschi per dichiarare guerra al Regno Unito ,ma su questo punto i Tedeschi rimasero piuttosto freddi e poi intervenne il Generale Petain che dichiarò “Una guerra persa era già più che sufficente” chiudendo la questione . Il risentimento Anti Britannico di Darlan e dei Francesi a seguito della Operazione Catapult fù tale che Darlan nel Maggio 1941 firmò con i Tedeschi i protocolli segreti di Parigi che concedevano alla macchina bellica tedesca l’accesso logistico a posizioni chiave dell’Impero coloniale francese, in cambio di concessioni economiche e politiche minori . I protocolli non furono mai ratificati ufficialmente né applicati del tutto .



