Operazione Hannibal

Si dice spesso che la Storia la scrivono i vincitori, e mai ciò è più vero che nel caso della Seconda Guerra Mondiale. In tutti i libri di storia si pone sempre notevole enfasi sull’operazione di reimbarco del corpo di spedizione britannico a Dunkerque, dove, a prezzo di notevoli perdite navali — la Royal Navy perse 243 navi, tra grandi e piccole, inclusi pescherecci e navi a vela civili — vennero evacuati dalle spiagge di Dunkerque e portati in Inghilterra 223.000 soldati inglesi e circa 115.000 francesi, abbandonando tutto l’equipaggiamento pesante e individuale. È vero che quei soldati poi costituirono la base per il successivo riarmo dell’esercito inglese, ma è altrettanto vero che i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale condussero altre due operazioni di evacuazione in condizioni altrettanto difficili.

La prima venne svolta tra il 1° e il 17 agosto, quando i tedeschi dalla Sicilia evacuarono truppe per un totale di 39.951 persone (inclusi 14.772 feriti), 9.789 veicoli, 51 carri armati, 163 cannoni, 16.791 tonnellate di attrezzature e 1.874 tonnellate di carburante e munizioni. La seconda, di cui tratteremo in questo testo, venne denominata “Operazione Hannibal” e consistette nell’evacuazione di oltre 1.500.000 civili e 1.000.000 di soldati dalle province della Prussia Orientale e della Polonia occupata, via via che queste venivano invase dalle forze sovietiche. Questi numeri la qualificano come la più grande operazione di evacuazione navale della storia.

Il 12 gennaio 1945 prese il via l’offensiva sovietica, che, forte di 1.669.100 soldati contro i 580.000 soldati e 200.000 volontari schierati dalla Wehrmacht con poche munizioni e poco armamento pesante, in pochi giorni conquistò 20 km di territorio. L’esausto esercito tedesco poteva solo cercare di contenere l’avanzata, ma non fermarla completamente. A seguito delle notizie che giungevano dal fronte, l’ammiraglio Dönitz, comandante in capo della flotta tedesca, il 23 gennaio trasmise la parola convenzionale “Hannibal”, dando il via all’operazione.

L’operazione iniziò lo stesso 23 gennaio 1945 e terminò l’8 maggio dello stesso anno, poche ore prima della fine della guerra in Europa. Giornalmente vennero impiegati tra i 400 e i 1.000 battelli. Le basi di partenza principali furono Gdynia (Gotenhafen) e Danzica (Polonia occupata), Pillau e Königsberg (Prussia Orientale). All’inizio le navi arrivavano ad Amburgo, poi in Danimarca.

Nel corso delle operazioni di evacuazione si persero circa 168 navi di diverso tonnellaggio. Tra queste, l’affondamento della Wilhelm Gustloff detiene il triste primato del maggior numero di morti nella storia navale ne scriviamo qui . Altri affondamenti con un pesante tributo di vite umane furono quelli della SS General von Steuben, affondata il 10 febbraio 1945 con oltre 4.000 morti, e della MV Goya, affondata il 25 aprile con oltre 6.000 morti. Considerando anche gli altri affondamenti, si persero nel Mar Baltico oltre 20.000 vite umane, un numero certamente elevato ma tutto sommato modesto rispetto al numero di persone evacuate, che superò i 2.500.000, in un mare ormai dominato dalle forze aeronavali sovietiche.