1945/1946 La Caccia agli Scienziati Tedeschi e la conquista dello spazio
La recente quotazione di Space X e le contemporanee vicissitudi del vettore Blue Origin mi hanno riportato alla mente la caccia agli scenziati Tedeschi avvenuta al termine della II GM , quegli stessi scenziati che una volta passati a lavorare per i nuovi padroni saranno alla base dei successi spaziali degli anni successivi .
Le modalità del passaggio di alcuni di questi scenziati nel campo avversario sembrano tratte direttamente da qualche libro di spionaggio.
USA Operazione Paperclip
Gli americani giocarono d’anticipo. Consapevoli del valore del centro di ricerca di Peenemünde, misero in piedi l’Operazione Paperclip (chiamata così per le graffette usate per contrassegnare i dossier degli scienziati da arruolare, “sbiancando” il loro passato nazista).
- Praticamente Agenti del controspionaggio americano (CIC) setacciarono la Germania con liste di nomi secretate, intercettano scienziati in fuga prima dei russi e, letteralmente, falsificano i dossier biografici dei nazisti per farli entrare negli Stati Uniti, aggirando il divieto esplicito del presidente Truman che non voleva criminali di guerra nel Paese.
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Il bottino: Riuscirono a catturare la “crema” della dirigenza scientifica tedesca, guidata da Wernher von Braun (il genio dietro la V2), insieme a oltre 1.600 ingegneri e tonnellate di materiale e componenti di razzi pronti all’uso.
Nel caso di Werner Von Braun la storia assume i toni romanzati , infatti mentre il Reich crollava nei primi mesi del 1945, von Braun e i suoi collaboratori si trovarono stretti in una morsa mortale. Da un lato c’erano i russi che avanzavano da est (ed erano i più temuti per via della brutalità della guerra sul fronte orientale); dall’altro c’era il famigerato “Ordine Nerone” di Hitler, che imponeva la terra bruciata e l’esecuzione di tutti gli scienziati per evitare che cadessero in mani nemiche. Le stesse SS sorvegliavano von Braun a vista.
Il piano di fuga si articolò in tre mosse calcolate:
1. La selezione della “Lista dei 500”
Riuniti in segreto in un ufficio di Peenemünde, von Braun e il suo braccio destro, l’ingegnere Ernst Steinhoff, compilarono una lista accuratissima di circa 500 scienziati e tecnici chiave (i migliori cervelli nei campi dei motori, dei sistemi di guida e della telemetria). Il criterio era semplice: dovevano essere le menti senza le quali ricreare la V2 sarebbe stato impossibile.
2. Il falso ordine di trasferimento
Sfruttando il caos burocratico della Germania al collasso, von Braun falsificò o manipolò alcuni ordini militari, convincendo le SS che il comando supremo ordinava il trasferimento immediato di tutto il personale d’élite e dei documenti scientifici verso il sud della Germania, formalmente per metterli al sicuro sulle Alpi bavaresi. In realtà, li stava portando dritti incontro alle linee d’avanzata degli americani.
In questa fuga verso sud, von Braun fece nascondere ben 14 tonnellate di documenti tecnici, schemi e progetti della V2 in una miniera di ferro abbandonata vicino a Goslar. Quei documenti erano la sua polizza assicurativa: sapeva che gli americani avrebbero voluto le carte tanto quanto le teste.
3. La “consegna” agli americani
Nel maggio del 1945, la squadra si rifugiò in un hotel di montagna in Baviera, la Haus Ingeborg. Quando compresero che gli americani erano vicini, von Braun mandò suo fratello minore, Magnus (che masticava un po’ di inglese), a bordo di una bicicletta per intercettare la prima pattuglia della 44ª Divisione di Fanteria statunitense.
L’incontro fu quasi surreale. Questo ragazzo tedesco si avvicinò ai soldati americani dicendo:
“Mi chiamo Magnus von Braun. Mio fratello ha inventato la V2. Vogliamo arrenderci.”
I soldati americani inizialmente rimasero sbalorditi, ma compresero immediatamente il valore di quel bottino umano. Von Braun si consegnò con il braccio sinistro ingessato (a causa di un recente incidente d’auto) e un sorriso disteso, sapendo di aver vinto la sua scommessa personale.
4.Il destino degli scienziati
Inizialmente trasferiti a Fort Bliss (Texas) per assemblare V2 a scopo di studio, divennero poi il nucleo fondante della NASA. Von Braun, da ex maggiore delle SS, divenne un eroe pubblico americano, progettando il mastodontico razzo Saturn V che portò l’uomo sulla Luna nel 1969.
UNIONE SOVIETICA Operazione Osoaviakhim
Quando l’Armata Rossa arrivò a Peenemünde e nella fabbrica sotterranea di Mittelwerk, gli americani avevano già evacuato gli scienziati chiave e i componenti migliori. I sovietici trovarono i laboratori distrutti, i tecnici di “seconda linea” e i macchinari pesanti.
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Il rastrellamento: La notte del 22 ottobre 1946, la polizia segreta sovietica (NKVD) attuò l’Operazione Osoaviakhim: prelevò letteralmente dal letto, sotto la minaccia delle armi, oltre 2.200 scienziati e tecnici tedeschi (con le loro famiglie, per un totale di circa 6.000 persone) e li caricò su treni merci diretti in URSS.
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Il destino degli scienziati: Tra loro c’era Helmut Gröttrup, vice di von Braun per i sistemi di guida. Vennero isolati nell’isola di Gorodomlya e costretti a riprogettare le V2 (il razzo R-1 sovietico era una copia esatta della V2). A differenza degli USA, i sovietici non permisero mai ai tedeschi di integrarsi: usarono il loro cervello per istruire gli ingegneri russi (guidati dal leggendario Sergei Korolev). Una volta “spremuti” e superati tecnologicamente, tra il 1951 e il 1953, i tedeschi furono rimandati in Germania.
Il mancato riconoscimento dei meriti agli scenziati Tedeschi
Mentre gli americani “sbiancarono” le biografie di Wernher von Braun e dei suoi rendendoli celebrità pubbliche, l’URSS scelse la via della totale cancellazione storica. I tedeschi guidati da Helmut Gröttrup divennero i “fantasmi” del programma spaziale sovietico.
Per l’Unione Sovietica, ammettere che i trionfi cosmici dello Sputnik (1957) o di Yuri Gagarin (1961) fossero figli del lavoro di scienziati ex nazisti deportati in Russia sarebbe stato un suicidio politico e d’immagine inaccettabile.
La strategia di Mosca per appropriarsi dei meriti si basò su tre pilastri:
1. La compartimentazione forzata (La gabbia d’oro)
I sovietici isolarono i tedeschi sull’isola di Gorodomlya (sul lago Seliger). I tecnici del Reich non lavoravano insieme ai russi nello stesso ufficio; lavoravano in parallelo. Il capo supremo del programma spaziale sovietico, il leggendario ingegnere Sergei Korolev, andava sull’isola, analizzava i progetti avanzati dai tedeschi, prendeva il meglio e poi lo faceva realizzare e ottimizzare dai suoi team russi. I tedeschi non videro mai un vero missile sovietico finito; vedevano solo i fogli da disegno.
2. Il “Segreto di Stato” sui nomi e sui volti
Se negli USA von Braun andava in televisione con Walt Disney a spiegare i viaggi sulla Luna, in URSS persino il capo russo, Korolev, era un segreto di Stato (sui giornali veniva chiamato solo “Il Progettista Capo”). A maggior ragione, i nomi di Helmut Gröttrup, di Johannes Hoch (esperto di sistemi di guida elettronici) o di Werner Albring (aerodinamico) vennero totalmente banditi dalla stampa. Ufficialmente, per il mondo, non esistevano.
3. La narrazione del “Genio Proletario”
Quando i russi decisero che gli ingegneri sovietici avevano imparato tutto ciò che c’era da imparare, tra il 1951 e il 1953 rispedirono tutti i tedeschi a casa, nella Germania dell’Est o dell’Ovest. Lo Sputnik venne lanciato quattro anni dopo, nel 1957. Questo permise a Nikita Chruščëv di dichiarare al mondo che il primo satellite artificiale era il trionfo esclusivo della scienza comunista e del genio proletario sovietico, che aveva battuto il capitalismo americano.
Il paradosso storico
La verità storica emersa dopo il crollo dell’URSS mostra che il contributo tedesco fu enorme, specialmente nei sistemi di guida e nella fluidodinamica. Ad esempio, l’idea rivoluzionaria di usare più motori accoppiati in un unico “cluster” (fondamentale per il razzo R-7, il vettore che lanciò lo Sputnik e Gagarin, e che vola ancora oggi nella sua evoluzione Soyuz) era stata ampiamente teorizzata e calcolata dal team tedesco di Gröttrup a Gorodomlya.
La missione Francese
Francia non ebbe un’unica operazione centralizzata con un nome in codice celebre per il reclutamento degli scienziati e tecnici tedeschi dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Il reclutamento francese avvenne in modo più frammentato, gestito da diversi ministeri e dipartimenti militari attraverso specifiche missioni e istituzioni.
1. La Missione del CNRS in Germania (1945-1950)
Il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) istituì formalmente una missione scientifica nei territori occupati per mappare, catalogare e “sequestrare” materiale, brevetti e scienziati da portare in Francia sotto la direzione di figure come il fisico Frédéric Joliot-Curie.
2. Le strutture di accoglienza (LRBA e DEFA)
Più che un nome in codice dell’operazione di intelligence, la storia ricorda i progetti e i centri creati appositamente in Francia per far lavorare questi scienziati (spesso ex nazisti o membri delle SS) sotto totale copertura e segreto militare:
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LRBA (Laboratoire de Recherches Balistiques et Aérodynamiques): Fondato a Vernon nel 1946. Qui vennero trasferiti oltre 150 ingegneri e scienziati tedeschi provenienti direttamente da Peenemünde (il sito dei missili V2 di Wernher von Braun). Furono loro a gettare le basi della missilistica francese (tra cui il motore del razzo Ariane).
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DEFA (Direction des Études et Fabrications d’Armement): Organizzò il trasferimento di centinaia di ingegneri aeronautici e della motoristica a Decize (nella Nièvre), dove fu creata una vera e propria colonia tedesca per sviluppare motori ed aerei a reazione.
Una curiosità sul metodo: Rispetto agli americani e ai britannici, i francesi offrirono agli scienziati tedeschi condizioni economiche e di libertà di movimento nettamente superiori (compresa la possibilità di portare subito le famiglie), riuscendo così a sottrarre molti elementi di spicco alla concorrenza alleata.
Il riconoscimento dei meriti
A differenza dei sovietici, che cancellarono i tedeschi dalla storia, e degli americani, che li misero sotto i riflettori trasformandoli in star della TV, la Francia scelse una terza via molto pragmatica: riconobbe pienamente il loro valore tecnico e ingegneristico, ma lo fece nel più totale, ovattato riserbo militare.
Per i francesi, quegli uomini non erano fantasmi da sfruttare e cacciare, ma non potevano nemmeno diventare eroi pubblici. La Francia era appena uscita da anni di brutale occupazione nazista; l’opinione pubblica non avrebbe mai tollerato di vedere scienziati ex membri delle SS o del partito nazista celebrati sui giornali francesi.
Il riconoscimento del loro valore avvenne attraverso una formula unica, che potremmo definire una “integrazione protetta”:
1. La creazione della “colonia dei cervelli” a Vernon
Per valorizzare al massimo il team di oltre 120 scienziati e tecnici tedeschi specializzati nei missili guidati (noti come i tecnici di Vernon), il governo francese creò nel 1946 il LRBA (Laboratoire de Recherches Balistiques et Aérodynamiques). I francesi non si limitarono a farli lavorare, ma costruirono per loro e per le loro famiglie una vera e propria cittadina satellite a Vernon, battezzata affettuosamente “Buschdorf” (il villaggio nella boscaglia). C’erano case confortevoli, scuole in lingua tedesca e persino un medico tedesco. Questo livello di accoglienza dimostrava un rispetto enorme per il loro valore intellettuale.
2. Autonomia tecnica e ruoli di leadership
A differenza di quanto accadeva in URSS, dove i tedeschi erano tenuti all’oscuro dei piani generali, in Francia gli ingegneri del Reich ebbero le chiavi dei progetti. Il caso più clamoroso è quello di Karl-Heinz Bringer, un ingegnere eccezionale che a Peenemünde aveva lavorato direttamente sui motori della V2. La Francia gli diede carta bianca. Fu proprio Bringer a progettare a Vernon il motore Véronique , un propellente liquido che diventerà il cuore tecnologico del programma spaziale francese e successivamente il motore a propellente liquido Viking . Questo motore fu la base fondamentale per il successivo programma spaziale francese e per la nascita del razzo europeo Ariane, permettendo alla Francia di diventare la terza potenza spaziale mondiale.
3. Dal segreto al passaporto francese
Con il passare degli anni e l’arrivo della Guerra Fredda, il clima cambiò. Molti di questi scienziati decisero di non tornare mai più in Germania. La Francia riconobbe questo legame concedendo a molti di loro la cittadinanza francese e alte onorificenze scientifiche, seppur lontano dalle telecamere.
Quando negli anni ’70 l’Europa unita diede vita al programma spaziale Ariane (il razzo che per decenni ha dominato il mercato dei lanci satellitari mondiali), il motore utilizzato era l’evoluzione diretta del lavoro che Bringer e i suoi colleghi tedeschi avevano fatto per la Francia a partire dal 1946.
Inglesi Operazione Backfire
La Gran Bretagna era stata la vittima principale dei bombardamenti delle V2 (che avevano devastato Londra), quindi l’obiettivo primario di Londra non era tanto “arruolare” i cervelli per il futuro, quanto capire immediatamente come funzionasse quella tecnologia infernale per potersi difendere o replicarla a breve termine.
La loro impresa principale prese il nome di Operazione Backfire (ottobre 1945).
Ecco cosa fecero gli inglesi e perché, alla fine, non ebbero un loro “von Braun”:
1. L’Operazione Backfire: far lanciare i razzi ai tedeschi
Mentre americani e russi saccheggiavano le fabbriche nel centro-sud della Germania, i britannici (tramite un’unità segreta chiamata T-Force) rastrellarono il nord del Paese. Riuscirono a requisire componenti sufficienti per assemblare circa otto missili V2 e presero in custodia centinaia di tecnici, ingegneri e persino membri delle squadre di lancio tedesche della Wehrmacht.
Invece di portarli in Inghilterra, gli inglesi allestirono un campo di prova a Cuxhaven, sulla costa del Mar del Nord (nella loro zona di occupazione).
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Sotto la supervisione britannica, obbligarono gli scienziati e i tecnici tedeschi a lavorare insieme per fare ciò che sapevano fare meglio: assemblare, rifornire e lanciare tre missili V2 diretti verso il mare.
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I lanci (avvenuti nell’ottobre 1945) furono un enorme successo scientifico. Gli inglesi filmarono tutto e scrissero un rapporto tecnico monumentale in 5 volumi che svelava ogni singolo segreto della tecnologia missilistica tedesca.
2. Chi catturarono?
Non presero von Braun (già in mano americana), ma catturarono figure di spicco come Walter Riedel (capo progettista dei motori dei razzi a Peenemünde) e diversi esperti di sistemi di guida e propellenti. Molti di questi scienziati collaborarono attivamente durante l’Operazione Backfire proprio per evitare di finire nelle mani dei russi o per negoziare la propria libertà.
3. Perché il programma inglese si fermò?
Dopo i test di Cuxhaven, il governo britannico portò effettivamente in Inghilterra diverse decine di scienziati tedeschi di secondo piano. Lavorarono per un breve periodo presso istituti di ricerca come il Royal Aircraft Establishment a Farnborough. Tuttavia, l’avventura missilistica britannica con i tedeschi sfumò rapidamente entro il 1948 per tre motivi principali:
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Crisi economica post-bellica: La Gran Bretagna era finanziariamente esausta e quasi in bancarotta dopo la guerra. Mantenere un programma spaziale o missilistico autonomo (estremamente costoso) era insostenibile.
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Scelte strategiche diverse: I comandi militari inglesi decisero di concentrare i pochi fondi rimasti sullo sviluppo dei motori a reazione (jet) per gli aerei e sui bombardieri strategici V-Bombers, accantonando i missili balistici a lungo raggio.
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La pressione degli USA: Gli Stati Uniti, ormai superpotenza economica, “cannibalizzarono” le scoperte degli alleati. Avendo già i leader del progetto (come von Braun), spinsero l’Inghilterra a fare un passo indietro e a fare affidamento sulla futura cooperazione nucleare e missilistica atlantica (cosa che poi avverrà con la fornitura dei missili americani Polaris).
In sintesi: gli inglesi catturarono i tedeschi e scrissero il “manuale di istruzioni” definitivo della V2 (l’Operazione Backfire), ma non ebbero i soldi e la forza politica per trasformare quegli scienziati nell’ossatura di un programma spaziale britannico
La celebre foto di Von Braun che , il 03/05/1945 , con il braccio ingessato si consegna agli Americani

Foto di Karl-Heinz Bringer che si può definire il padre del programma spaziale Francese

Fonti principali:
- Operazione Paperclip (USA).
- Operazione Osoaviakhim (URSS).
- LRBA francese.
- Operazione Backfire (UK).
Fonti implicite:
- Peenemünde e V2.
- Korolev e R‑1/R‑7.
- Motore Véronique/Viking.
- T‑Force britannica.
Fonti consigliate:
- NARA.
- NASA Archives.
- Bundesarchiv.
- Roscosmos.
