Dušan “Duško” Popov la Spia che non venne creduta ed ispirò il personaggio dell’agente 007 a Ian Fleming

Agosto 1941, Portogallo. Un giovane ufficiale dell’intelligence della Royal Navy ha il compito di tenere d’occhio, in maniera discreta, Dušan “Duško” Popov, una spia assoldata dall’Abwehr. i servizi segreti tedeschi comandati dall’Ammiraglio Canaris . ma che si è messa al servizio dell’MI6. Il compito di questo giovane ufficiale è accertarsi che Popov non faccia il triplo gioco. Il suo nome è Ian Fleming e, pedinando Popov, avrà l’ispirazione per la creazione del personaggio di James Bond che farà la sua fortuna quindi se pensate che l’agente 007 sia solo il frutto della fantasia di uno scrittore britannico, non avete mai incrociato la vera storia di Duško Popov.

Dušan “Duško” Popov

Nato nel 1912 in quella che oggi è la Serbia, rampollo di una famiglia ricchissima, Popov era un avvocato colto, poliglotta, amante delle donne, dello champagne e del gioco d’azzardo. Ma dietro la facciata del playboy internazionale si nascondeva “Tricycle” (Triciclo), una delle spie “double-agent” più formidabili e audaci della Seconda Guerra Mondiale.

La nascita di un agente segreto

All’inizio del conflitto, l’intelligence militare tedesca (l’Abwehr) reclutò Popov sfruttando le sue connessioni commerciali in Europa. Popov, che detestava profondamente il nazismo, accettò l’incarico, ma si recò immediatamente a Londra per offrirsi all’MI6 britannico. Divenne così un tassello fondamentale del System XX (il Double Cross System), il programma con cui i servizi segreti britannici catturavano e “riconvertivano” le spie tedesche per inviare a Berlino informazioni false o depistanti. Per i tedeschi era l’agente Ivan, per gli inglesi era Tricycle (chiamato così per la sua propensione a gestire relazioni e operazioni a tre).

Estoril, 1941: L’incontro con Ian Fleming e la nascita di 007

Durante la guerra, il Portogallo neutrale – e in particolare la cittadina di Estoril con il suo celebre Casinò – era il crocevia di spie, diplomatici e rifugiati da tutta Europa. Fu lì che le strade di Popov e di Ian Fleming si incrociarono.

La notte al Casinò (agosto 1941) Fleming seguì Popov fino al celebre Casinò di Estoril. Lì vide la spia serba sfidare al baccarà un ricco e borioso fuggiasco che amava umiliare gli altri giocatori. Popov, per dargli una lezione di fronte a tutti, sbatté sul tavolo l’intera somma di denaro fornita dai servizi segreti tedeschi. Fleming, che guardava a pochi passi di distanza, secondo i racconti “sbiancò” per la tensione, temendo che la spia stesse per gettare al vento i fondi operativi. Per gli inglesi, quello era un potenziale disastro: Popov stava bruciando la sua “dote” per la missione negli USA e, soprattutto, attirava su di sé un’attenzione indesiderata proprio mentre doveva risultare un rispettabile uomo d’affari. L’avversario di Popov, intimidito da tanta audacia, si ritirò e Popov riprese i suoi soldi con un sorriso sornione. Pochi giorni dopo quell’incontro estivo, il 12 agosto 1941, Popov atterrò a New York con il clipper della Pan Am. Quella scena, unita allo stile di vita di Popov – che viaggiava sempre con valigie costose, frequentava le donne più belle (tra cui l’attrice francese Simone Simon) e ordinava cocktail personalizzati – rimase impressa nella mente di Fleming. Dodici anni dopo, nel 1953, Fleming pubblicò Casino Royale, il primo romanzo di James Bond, ricalcando quasi perfettamente quell’episodio e il carattere del suo protagonista sulla figura di Popov.

Perché gli inglesi volevano far arrivare un doppiogiochista negli USA?

All’epoca (estate 1941), gli Stati Uniti non erano ancora entrati in guerra e c’era una forte spinta isolazionista. La presenza di un agente doppio come Popov serviva agli inglesi per tre motivi strategici fondamentali:

  1. “Manipolare” il gigante addormentato: Gli inglesi volevano che Popov si inserisse nelle reti di spionaggio tedesche attive sul suolo americano per mappare le attività nemiche e influenzare indirettamente l’atteggiamento degli USA verso la Germania.

  2. Il “trasferimento” di competenze: L’MI6 voleva “educare” l’FBI, allora eccellente contro i gangster ma inesperta nello spionaggio internazionale, mostrando l’uso di microfotografie e codici.

  3. La proiezione della minaccia (Il questionario): I tedeschi avevano dato a Popov un questionario dettagliato su Pearl Harbor. Gli inglesi lo usarono come un’”esca” per cercare di forzare la mano agli Stati Uniti e far capire loro che il pericolo non era lontano, ma imminente.

Popov era il candidato ideale: neutrale, sacrificabile e capace di fare da “ponte” verso l’FBI.

La spia che non venne creduta e il dramma di Pearl Harbor

Nonostante i suoi successi, la vita di Popov fu segnata da una tragica frustrazione. Una volta sbarcato a New York, consegnò il questionario tedesco all’FBI. Tuttavia, si scontrò con la diffidenza del leggendario direttore J. Edgar Hoover. Hoover detestava Popov, lo considerava un playboy inaffidabile e ignorò completamente l’avvertimento su Pearl Harbor, minacciando di far arrestare la spia se non avesse lasciato il paese. Pochi mesi dopo, il 7 dicembre 1941, le bombe giapponesi caddero sulle Hawaii, confermando tragicamente che Popov aveva ragione.

La “cortina fumogena” di Hoover

Per proteggersi da un’accusa di negligenza, Hoover adottò una strategia spietata:

  • Secretazione: Fece seppellire i fascicoli su Popov negli archivi classificati.

  • Depistaggio: Alimentò la tesi (revisionista) secondo cui la colpa del disastro fosse di Roosevelt, che avrebbe provocato l’attacco per trascinare gli USA in guerra.

  • Guerra di fango: Utilizzò fughe di notizie per colpire altri funzionari governativi e deviare l’attenzione dalle mancanze dell’FBI. Hoover riuscì a salvare la sua reputazione, e la verità sull’avvertimento ignorato emerse solo decenni dopo, con la declassificazione dei documenti.

Il riscatto: l’inganno del D-Day

Popov tornò in Europa e servì ancora la causa alleata. Il suo capolavoro fu l’Operazione Fortitude (1944): riuscì a convincere l’Abwehr che lo sbarco principale sarebbe avvenuto a Pas-de-Calais, spingendo il comando tedesco a mantenere le truppe lontane dalla Normandia fino a quando non fu troppo tardi.

 La credibilità  

I tedeschi consideravano Popov la loro risorsa più preziosa. Per mantenere tale prestigio, Popov aveva dovuto giocare una partita magistrale, nutrendo i suoi superiori di dati sempre precisi. Quando arrivò il momento del D-Day, Hitler non ebbe dubbi: si fidava ciecamente di lui. 

  Le informazioni “di disturbo”

Popov inviò costantemente ai suoi referenti dell’Abwehr rapporti meticolosi (ma rigorosamente controllati dall’MI6) che contenevano:

  • Falsi movimenti di truppe: Popov comunicava di aver notato (o di aver appreso da “fonti interne” al governo britannico) la concentrazione di intere divisioni alleate nel sud-est dell’Inghilterra, pronte a partire verso il Pas-de-Calais.

  • Confirming the lie: Quando gli inglesi crearono il “Ghost Army” (l’armata fantasma) comandata da George Patton  , ne abbiamo scritto [qui] ,  Popov confermava ai tedeschi che quelle formazioni erano reali e massicce. I tedeschi, ricevendo queste “conferme” da una spia di cui si fidavano ciecamente, non ebbero dubbi.

  Il mantenimento della copertura

La cosa più difficile che Popov fece durante Fortitude fu non essere “troppo” preciso. Se avesse dato informazioni perfette solo sui luoghi falsi, i tedeschi avrebbero potuto sospettare. Invece, Popov mescolava dati veritieri su questioni minori (per mantenere la sua credibilità agli occhi dell’Abwehr) con le falsità strategiche sul luogo dello sbarco.

La fine della guerra e l’eredità

Al termine del conflitto, Popov fu decorato con l’Ordine dell’Impero Britannico e ricevette la Legion d’Onore. Si ritirò nel sud della Francia, dove scrisse le sue memorie (Spia contro Spia, 1974) e morì nel 1981, lasciando dietro di sé una scia di segreti, fascino e la consapevolezza che la realtà, a volte, supera di gran lunga la finzione letteraria di 007.

Onoreficenze ricevute 

  • OBE (Officer of the Order of the British Empire): Popov fu insignito di questa prestigiosa onorificenza britannica. È un riconoscimento di alto rango, concesso dal monarca britannico per servizi resi al Regno Unito. Il fatto che un cittadino jugoslavo abbia ricevuto un OBE per il suo contributo durante la Seconda Guerra Mondiale conferma quanto l’intelligence britannica (l’MI6) tenesse a onorare il suo lavoro nel sistema Double Cross.

  • Legion d’Honneur (Legione d’Onore): La Francia gli conferì la Legion d’Onore, la più alta onorificenza concessa dallo Stato francese. Fu il riconoscimento per il ruolo determinante che svolse  , tramite l’Operazione Fortitude , nel favorire il successo dello sbarco in Normandia e la successiva liberazione della Francia.

Piccola nota

Nonostante il ruolo nella operazione Fortitudo Popov non ricevette mai alcun riconoscimento formale dagli Stati Uniti , quindi  mentre gli Alleati europei lo celebravano come un eroe che aveva contribuito a salvare milioni di vite, l’FBI di Hoover continuò a trattarlo con disprezzo e sospetto ancora per anni.

Fonti e approfondimenti bibliografici

  • Popov, Duško. Spia contro spia (Spy/Counterspy). Memorie originali pubblicate nel 1974. È la fonte primaria per eccellenza, scritta direttamente dal protagonista.

  • Macintyre, Ben. Double Cross: The True Story of the D-Day Spies. (Einaudi, 2012). Macintyre è il massimo esperto moderno del Double Cross System. In questo saggio analizza in dettaglio l’Operazione Fortitude e il ruolo cruciale di Popov.

  • Loftis, Larry. Into the Lion’s Mouth: The True Story of Dusko Popov, World War II Spy, Patriot, and the Real-Life James Bond. (Penguin Books, 2016). È probabilmente la biografia più completa e romanzata che esplora il legame profondo tra Popov e Ian Fleming durante gli anni della guerra.

  • West, Nigel. MI6: British Secret Intelligence Service Operations 1909–1945. Un testo tecnico fondamentale per capire il funzionamento dell’MI6 e il programma System XX menzionato nell’articolo.

  • Archivi declassificati dell’FBI (FBI Records: The Vault). Documenti ufficiali relativi al caso “Tricycle” (nome in codice FBI di Popov), utili per comprendere la gestione (e la negligenza) di J. Edgar Hoover riguardo all’avvertimento su Pearl Harbor.

Foto di  Dušan “Duško” Popov da Wikipedia