La Nachrichten-Fernaufklärungs-Kompanie 621 a Tel el Eisa
C’è modo di perdere e perdere. Perdere sapendo le intenzioni del nemico è sempre una sconfitta, ma magari se ne possono attenuare le conseguenze…
Ora, si badi bene, nel corso dell’articolo non sosterremo la tesi che le forze dell’Asse avrebbero potuto vincere a El Alamein e nella successiva campagna, perché è evidente che la disparità di forze rispetto all’8ª Armata britannica e i problemi logistici erano tali da rendere estremamente difficile una resistenza prolungata.
Ma una cosa è perdere una battaglia conservando una parte consistente delle proprie forze migliori, un’altra è uscirne con quelle stesse formazioni gravemente logorate, senza più la possibilità di impiegarle efficacemente nelle operazioni successive.
E per decidere dove difendersi, quando contrattaccare e soprattutto quando conservare le riserve, occorre sapere che cosa sta preparando il nemico.
Ed è qui che vi racconteremo la storia della Nachrichten-Fernaufklärungs-Kompanie 621, una compagnia specializzata nell’intercettazione e nell’analisi delle comunicazioni radio britanniche che, fino al 10 luglio 1942, costituiva una preziosa fonte di informazioni per Rommel.
Quel giorno, durante un attacco australiano nel settore di Tel el Eisa, gran parte del reparto venne travolta e i suoi documenti finirono nelle mani del nemico. Questo comportò, da una parte, la perdita di uomini e apparecchiature e, dall’altra, permise ai britannici di scoprire quanto i tedeschi conoscessero delle loro comunicazioni, dando loro la possibilità di intervenire per correggere le proprie vulnerabilità.
Per capire quanto fosse importante questa vicenda, dobbiamo però tornare indietro e conoscere meglio il reparto 621, i suoi uomini e il lavoro che svolgevano nel deserto.
Il Circo di Seebohm
Febbraio 1941. Insieme alle prime unità tedesche inviate in Libia per sostenere le forze italiane arriva anche un piccolo nucleo di specialisti delle intercettazioni radio. Nell’aprile successivo viene raggiunto dal resto della 3ª compagnia del 56º battaglione trasmissioni, comandata dal capitano Alfred Seebohm, che nell’aprile 1942 assumerà la denominazione di Nachrichten-Fernaufklärungs-Kompanie 621.
Il reparto, composto da circa 330 uomini tra ufficiali, sottufficiali, radiotelegrafisti, interpreti, analisti e personale tecnico, dispone di un assortimento piuttosto curioso di autobus, camion e automezzi adattati, alcuni provenienti dai territori occupati in Europa. Una colonna così eterogenea da guadagnarsi il soprannome di «Circo di Seebohm».
Ma dietro quell’aspetto poco marziale si nasconde un’organizzazione specializzata, capace non soltanto di intercettare le comunicazioni britanniche, ma anche di individuare la provenienza delle trasmissioni, riconoscere i reparti e ricostruirne gli spostamenti.
Molti degli uomini di Seebohm avevano già maturato esperienza durante le campagne europee e conoscevano bene le procedure radio britanniche. Un vantaggio non indifferente in una guerra combattuta su enormi distanze, dove le comunicazioni radio erano indispensabili per coordinare le operazioni.
Quando gli inglesi parlavano troppo
Il lavoro degli uomini di Seebohm era facilitato da un problema piuttosto diffuso tra le unità britanniche: la scarsa disciplina nelle comunicazioni radio. Nel deserto, dove le grandi distanze rendevano indispensabile l’impiego della radio, capitava che venissero trasmessi in chiaro nomi di reparti, località, richieste di rifornimenti e persino informazioni sulle operazioni in corso.
Il 14 giugno 1941, alla vigilia dell’operazione Battleaxe, gli specialisti tedeschi intercettarono la parola convenzionale «Peter». Associandola ai cambiamenti già osservati nel traffico radio britannico, compresero che un’offensiva era imminente e avvertirono Rommel, consentendogli di predisporre le proprie difese.
Ma non erano soltanto i grandi movimenti a interessare il reparto. Il 17 gennaio 1942, per esempio, venne intercettata una comunicazione della 2ª Brigata corazzata britannica nella quale si indicavano due unità assegnate alla formazione, precisando che le munizioni erano disponibili per una, ma non ancora per l’altra.
Informazioni apparentemente banali che, messe insieme, permettevano di ricostruire la composizione, gli spostamenti e persino le difficoltà logistiche dell’avversario. A volte bastava riconoscere il particolare modo di trasmettere in Morse di un radiotelegrafista per identificare un reparto anche quando cambiava nominativo radio.
Il risultato era che Rommel poteva ricevere informazioni preziose sulle intenzioni britanniche senza attendere i rapporti della ricognizione aerea o delle pattuglie avanzate. Non sempre, naturalmente, ma abbastanza spesso da rendere il reparto 621 una delle sue fonti informative più apprezzate.
Una posizione troppo avanzata
Con l’avanzata delle forze dell’Asse verso El Alamein, Seebohm decise di schierare una parte consistente del suo reparto nei pressi di Tel el Eisa, lungo la costa egiziana, alle spalle delle posizioni della Divisione italiana Sabratha. La scelta aveva una sua logica, perché garantiva condizioni favorevoli alla ricezione delle comunicazioni britanniche, ma presentava anche un problema non trascurabile: il reparto si trovava a meno di cinque chilometri dalla prima linea, una distanza decisamente ridotta per un’unità composta prevalentemente da specialisti, con apparecchiature delicate, automezzi e documentazione riservata. E non si trattava di un pericolo imprevedibile: alcuni subordinati avevano espresso le proprie perplessità, segnalando anche il rischio rappresentato dalla ricognizione aerea britannica, ma Seebohm decise di rimanere.
Secondo una testimonianza raccolta nel dopoguerra, durante il precedente ripiegamento da Mersa Matruh il capitano sarebbe stato accusato di codardia e minacciato di deferimento alla corte marziale. Non sappiamo quanto questo episodio abbia influito sulla sua decisione, ma rimane il fatto che un reparto di grande valore informativo venne lasciato in una posizione estremamente esposta, senza che il comando superiore imponesse maggiori precauzioni. La mattina del 10 luglio 1942, quando gli australiani attaccarono il settore di Tel el Eisa, quella scelta presentò il conto. E non soltanto a Seebohm e ai suoi uomini.
Il 10 luglio 1942: la fine del Circo di Seebohm
Nelle prime ore del 10 luglio 1942, la 26ª Brigata australiana della 9ª Divisione attaccò le posizioni dell’Asse nel settore costiero di Tel el Eisa, travolgendo parte delle difese della Divisione italiana Sabratha e raggiungendo le postazioni del reparto 621.
Gli uomini di Seebohm, non organizzati per affrontare un attacco di fanteria, furono rapidamente sopraffatti. Circa cento uomini risultarono uccisi o catturati, mentre lo stesso comandante rimase mortalmente ferito. Alcuni riuscirono a fuggire, ma non ci fu il tempo di distruggere le apparecchiature e soprattutto la documentazione riservata, che finì nelle mani degli australiani.
Per Rommel significò perdere una delle sue principali fonti di informazioni sulle attività britanniche. Ma il danno maggiore doveva ancora arrivare: esaminando i documenti catturati, gli inglesi avrebbero scoperto quanto i tedeschi conoscessero delle loro comunicazioni radio.
Quando gli inglesi scoprirono di parlare troppo
La documentazione catturata a Tel el Eisa rappresentò una vera miniera d’oro per i servizi d’informazione britannici. Esaminando i rapporti del 621, scoprirono che i tedeschi erano riusciti a identificare reparti, seguirne gli spostamenti e ricostruire preparativi operativi attraverso le comunicazioni radio, spesso grazie a messaggi trasmessi in chiaro, procedure poco sicure e cifrari vulnerabili.
La scoperta portò a un rafforzamento della disciplina radio e dei controlli sulle trasmissioni. Venne organizzato anche un servizio di ascolto, noto come J Service, incaricato di verificare le comunicazioni britanniche e individuare eventuali violazioni delle norme di sicurezza. In pratica, gli inglesi cominciarono ad ascoltare se stessi per evitare che continuassero a farlo i tedeschi.
Le conseguenze si fecero sentire nei mesi successivi. Quando il reparto 621 venne ricostituito, non riuscì più a ottenere dalle comunicazioni britanniche la stessa quantità di informazioni che aveva fornito a Rommel prima del 10 luglio. La cattura degli archivi aveva quindi prodotto un doppio risultato: privare temporaneamente l’Asse di un importante reparto specializzato e permettere agli avversari di correggere molte delle vulnerabilità che ne avevano reso possibile il successo.
Il 621 dopo Tel el Eisa
La storia del reparto 621 non terminò il 10 luglio 1942. La compagnia venne ricostituita nel settembre successivo e tornò a operare in Nordafrica, ma le condizioni erano ormai cambiate. I britannici avevano migliorato la sicurezza delle proprie comunicazioni e gli specialisti tedeschi non riuscirono più a ottenere la stessa quantità di informazioni che aveva reso tanto prezioso il reparto di Seebohm.
Con il progressivo ripiegamento delle forze dell’Asse verso la Tunisia, il 621 continuò la propria attività di intercettazione, ottenendo nuovi risultati soprattutto nei confronti delle comunicazioni americane, che presentavano alcune delle vulnerabilità precedentemente riscontrate tra i britannici. La sua vicenda nordafricana si concluse con la fine della campagna tunisina, nel maggio 1943.
Una sconfitta nella sconfitta
La cattura del 621 non determinò la sconfitta dell’Asse a El Alamein. La superiorità materiale britannica e le difficoltà logistiche delle forze italo-tedesche erano problemi che nessuna compagnia di intercettazioni avrebbe potuto risolvere.
Ma torniamo alla considerazione iniziale , come abbiamo scritto c’è modo di perdere e perdere , qui conoscere in anticipo le intenzioni dell’avversario può consentire di impiegare meglio le riserve, scegliere dove contrattaccare e, quando necessario, conservare le forze per le battaglie successive.
Non possiamo sapere se, mantenendo le informazioni fornite dal 621, Rommel avrebbe potuto limitare le perdite delle proprie formazioni migliori e magari salvarle per allungare la resistenza dell’Asse in Nord Africa e di conseguenza probabilmente ritardare l’invasione del continente Europeo . Sappiamo però che, proprio nei mesi precedenti l’offensiva di Montgomery, l’Asse perse una fonte informativa che aveva contribuito ai suoi precedenti successi.
E forse è questo l’aspetto più interessante della vicenda: il 10 luglio 1942, a Tel el Eisa, i tedeschi non persero soltanto una compagnia. Persero anche una parte della capacità di conoscere in anticipo le mosse del nemico, mentre i britannici impararono a nasconderle meglio.
Le Fonti
1. Tim Gellel – The Capture of Unit 621, Australian Army Journal, 2015. La fonte principale per organizzazione, cattura, documenti e conseguenze operative.
2. The Crusader Project – The Innards of Intelligence II: Intercepted Radio Messages, 31 maggio 2014. Contiene la trascrizione e la traduzione di un’intercettazione originale del 17 gennaio 1942, proprio quella che citiamo.
3. Australian War Memorial – Tel el Eisa. Fonte istituzionale australiana per l’attacco del 10 luglio 1942 e lo svolgimento dei combattimenti.
Scheda storica della battaglia
4. Everard Baillieu – Both Sides of the Hill, 1987. Monografia specifica sulla cattura della compagnia 621, conservata presso l’Australian War Memorial. È un utile riferimento bibliografico, anche se non ne abbiamo consultato il testo integrale.

