Palloni sull’Unione Sovietica 

Seconda metà degli anni ’50. Lo Sputnik deve ancora essere lanciato e con esso deve ancora iniziare l’era della ricognizione satellitare, ma voi siete uno dei capi dell’intelligence della US Air Force e volete dare il vostro contributo per scoprire cosa stanno facendo i Sovietici.

E non siete gli unici ad avere questo problema. Negli stessi anni la CIA, in collaborazione con la stessa Air Force, sta sviluppando l’U-2, ma collaborazione e competizione tra i diversi organismi dell’intelligence americana possono tranquillamente convivere. L’Air Force decide quindi di percorrere anche un’altra strada: mandare sopra l’Unione Sovietica dei palloni da ricognizione. Nasce così il Progetto GENETRIX, che a conti fatti si rivelerà un bel fallimento.

Ora, il lettore non addentro alle cose di spionaggio potrebbe porsi una domanda: ma la CIA non aveva, e non ha, il monopolio dello spionaggio estero statunitense?

Non esattamente.

La CIA è soltanto una delle organizzazioni che compongono il complesso sistema dell’intelligence americana. Le singole Forze Armate disponevano — e dispongono tuttora — di propri organismi informativi: Army, Navy e Air Force, ai quali nel tempo se ne sono aggiunti altri. Organismi che collaborano tra loro, ma che possono anche sovrapporsi ed entrare in competizione per competenze, finanziamenti e controllo dei programmi.

La necessità di coordinare meglio l’intelligence militare avrebbe contribuito alla nascita, nel 1961, della Defense Intelligence Agency (DIA), mentre oggi il coordinamento dell’intera Intelligence Community statunitense fa capo al Director of National Intelligence.

Ma torniamo al nostro capo dell’intelligence dell’Air Force, che vuole dare un’occhiata a quello che stanno combinando i Sovietici.

Il risultato di questa sovrapposizione di competenze è curioso: mentre l’Air Force porta avanti GENETRIX, la CIA e la stessa Air Force collaborano allo sviluppo dell’U-2, con la CIA alla guida operativa del programma. Due soluzioni contemporanee allo stesso problema: vedere cosa c’è dall’altra parte della Cortina di ferro.

Ma come pensavano di fotografare l’Unione Sovietica con dei palloni?

 

L’immagine sopra riporta lo schema di funzionamento di GENETRIX. A completamento dell’immagine specifichiamo che GENETRIX disponeva di automatismi per controllare la quota, radiofari per ritrovare i palloni e un elaborato sistema per recuperare le gondole. Mancava però una cosa piuttosto importante: il pilota. La direzione continuava a deciderla il vento.

E finalmente si parte

Il 27 dicembre 1955 il presidente Eisenhower autorizzò l’operazione e il 10 gennaio 1956 iniziarono i lanci dalle basi predisposte in Europa occidentale. Quel primo giorno partirono otto palloni e nelle settimane successive il ritmo aumentò rapidamente. Alla fine di febbraio ne erano stati lanciati 516.

Sulla carta il piano sembrava funzionare: i palloni sarebbero saliti nella stratosfera, avrebbero attraversato l’Unione Sovietica fotografando quello che si trovava sotto di loro e, una volta raggiunto l’Estremo Oriente, sarebbero stati individuati grazie ai loro trasmettitori e recuperati.

Sulla carta.

Perché, come abbiamo appena visto, tra il luogo di lancio e quello di recupero c’era un piccolo particolare chiamato vento.

Molti palloni presero infatti una strada diversa da quella sperata: alcuni scesero verso l’Europa meridionale, altri attraversarono il Mar Nero e finirono verso le regioni desertiche della Cina, mancando completamente le aree dell’URSS che interessavano maggiormente all’intelligence americana. Altri ancora esaurirono prematuramente la zavorra e persero quota, mentre alcuni furono intercettati e abbattuti.

Il rapporto finale dell’Air Force rende bene le dimensioni del problema. Dei 516 sistemi lanciati, 117 furono classificati come fallimenti noti; di quelli considerati operativi, 243 non furono mai più sentiti dopo il lancio. Soltanto 123 vennero effettivamente seguiti via radio e appena 67 raggiunsero l’area prevista per il recupero.

E qui possiamo tranquillamente immaginare che parecchi dei dispersi abbiano concluso la loro carriera in qualche foresta, steppa, montagna o angolo sperduto dell’immensa Unione Sovietica o della Cina. Semplicemente non sappiamo dove siano finiti, quindi eviterei di attribuire una destinazione precisa a tutti quei 243.

Alla fine furono recuperate solamente 46 gondole. E neppure tutte queste portarono qualcosa a casa: quattro avevano avuto problemi alla macchina fotografica e altre otto avevano prodotto immagini prive di valore informativo.

Risultato finale: 34 palloni con fotografie considerate utili su 516 lanciati. Circa il 6,6%.

E purtroppo per gli Americani il problema non era soltanto che GENETRIX funzionava molto peggio del previsto.

Perché nel frattempo i Sovietici avevano cominciato a trovare i palloni.

E lì comincia la parte forse più divertente della storia: la copertura dei “palloni meteorologici” e i Sovietici che mettono in mostra a Mosca palloni, trasmettitori e macchine fotografiche americane davanti alla stampa internazionale.

E i Sovietici? Ringraziano per il regalo

Ovviamente c’era un piccolo problema: per attraversare l’Unione Sovietica con qualche centinaio di palloni fotografici sarebbe stato necessario spiegare perché degli oggetti americani continuavano a comparire sopra il territorio sovietico.

La copertura ufficiale era pronta. Si trattava di palloni destinati alla ricerca meteorologica, inseriti negli studi preparatori per l’Anno Geofisico Internazionale. Le macchine fotografiche? Servivano, tra le altre cose, a fotografare le formazioni nuvolose e studiare i movimenti dell’atmosfera. Questa fu effettivamente la spiegazione fornita ufficialmente dagli Stati Uniti.

Una spiegazione che poteva anche funzionare.

A patto che i Sovietici non mettessero le mani sulle gondole.

E naturalmente le misero.

Furono recuperati involucri dei palloni, trasmettitori, macchine fotografiche e altre apparecchiature. Il 4 febbraio 1956 Mosca presentò una protesta formale agli Stati Uniti nella quale descriveva esplicitamente palloni equipaggiati con macchine fotografiche automatiche, trasmettitori e ricevitori radio.

A quel punto i Sovietici fecero probabilmente la cosa peggiore possibile per la credibilità della versione americana: misero il materiale recuperato in esposizione a Mosca e invitarono la stampa internazionale a guardarlo.

Insomma, più o meno:

«Interessante questo vostro pallone meteorologico. E questa enorme macchina fotografica automatica sarebbe per fotografare le nuvole?»

Gli Stati Uniti continuarono ufficialmente a parlare di ricerca meteorologica, ma a Washington avevano perfettamente capito che il gioco stava diventando poco conveniente. Eisenhower e il segretario di Stato John Foster Dulles erano già preoccupati per le proteste e per lo scarso ritorno del programma; il 7 febbraio gli Stati Uniti comunicarono che non sarebbero stati lanciati altri palloni di “ricerca meteorologica”.

Eisenhower arrivò sostanzialmente alla conclusione che l’irritazione provocata dai palloni fosse maggiore dei risultati ottenuti. Quando, appena cinque settimane dopo, il capo di Stato Maggiore dell’Air Force Nathan Twining propose un nuovo programma con palloni capaci di volare ancora più in alto, la risposta presidenziale fu piuttosto eloquente:

non era interessato ad altri palloni.

E con la risposta del Presidente si chiuse il progetto GENETRIX. L’idea di dare un’occhiata a quello che combinavano i Sovietici, però, non venne certamente abbandonata.

Mentre l’Air Force mandava i suoi palloni sopra l’URSS, infatti, la CIA, con la collaborazione dell’Air Force, stava già sviluppando l’U-2, un aereo da ricognizione capace di volare a quote allora difficilmente raggiungibili dalla difesa sovietica. I primi sorvoli dell’Unione Sovietica iniziarono il 4 luglio 1956.

Con l’U-2 gli Americani avevano finalmente risolto il principale problema di GENETRIX: adesso potevano decidere dove andare e cosa fotografare.

Anche lì, però, ci sarebbe stato qualche… diciamo grattacapo.

Il nome Francis Gary Powers vi dice qualcosa?

Ma questa è un’altra storia e soprattutto esula dal tema di questo articolo.

Le Fonti

  • U.S. Air Force / Strategic Air Command – Final Report, Project 119L, 1st Air Division (Meteorological Survey), 5 marzo 1956. È la fonte primaria fondamentale per organizzazione, funzionamento, lanci e risultati di GENETRIX. Una copia declassificata è conservata nella CIA Reading Room.
    CIA Reading Room – History of the 1st Air Division / Project 119L
  • CIA – The CIA and the U-2 Program, 1954–1974. Utilissima soprattutto per mettere GENETRIX nel contesto della nascita dell’U-2. Riporta anche il bilancio che abbiamo utilizzato: 516 palloni, 46 gondole recuperate, 34 con fotografie utili, oltre all’esposizione a Mosca del materiale recuperato dai Sovietici.
  • Project GENETRIX Summary, 15 febbraio 1956, documento citato nella storia ufficiale CIA insieme al rapporto finale dell’Air Force. È una delle basi documentarie per ricostruire il risultato dell’operazione.
  • WS-119L / GENETRIX technical history. Utile per la parte tecnica: radiofaro programmato, localizzazione nella zona di recupero e procedure per il recupero della gondola

 

 

 

Preparazione e lancio di un pallone GENETRIX dalla base aerea di Giebelstadt, in Baviera, gennaio 1956.

Un Fairchild C-119 Flying Boxcar utilizzato per il recupero in volo delle gondole fotografiche del progetto GENETRIX. Una volta localizzato il pallone, la gondola veniva sganciata e scendeva con il paracadute, che poteva essere intercettato dall’aereo.