Reparto Sigle , la Bletchley Park della Regia Marina
All’inizio degli anni 30 con la costituzione del SIM (Servizio Informazioni Militare)la Regia Marina si rese conto che doveva comunque continuare ad avere una certa autonomia visto che le proprie esigenze crittografiche erano totalmente diverse da quelle dell’Esercito: mentre i fanti intercettavano messaggi da terra, la Marina doveva sorvegliare l’immenso spazio marittimo del Mediterraneo, tracciando le flotte britannica e francese.
Per questo motivo, nel 1931 la Regia Marina ottenne l’autonomia informativa: il vecchio ufficio cifrario fu potenziato e trasformato in una struttura a sezioni all’interno del rinato SIS. Alla Sezione B fu assegnato il compito specifico dell’intercettazione e della forzatura dei codici stranieri (la tecnica esplorativa).
Il percorso cronologico che portò la Sezione B a diventare il centro meccanizzato d’élite che abbiamo descritto fu rapidissimo:
-
1931: Viene istituita la Sezione B. I primi anni sono pionieristici e i tentativi di decrittazione avvengono ancora con metodi prettamente manuali e linguistici.
-
1934: La svolta. Il SIS mette a segno un colpo spionistico leggendario: grazie all’agente infiltrato Francesco Costantini, l’intelligence italiana riesce a fotografare i codici segreti direttamente dalla cassaforte dell’Ambasciata britannica a Roma.
-
1935-1936: La mole di messaggi inglesi intercettati è talmente enorme che la Sezione B rischia di affogare nei dati. È in questo preciso momento che Luigi Donini e i suoi collaboratori comprendono che i metodi manuali sono obsoleti. Decidono di creare, sotto l’egida della Sezione B, il braccio tecnologico: il Reparto Sigle.
L’Organigramma del Cuore Segreto del SIS
All’epoca la struttura della sezione B (Crittanalisi) del SIS (Servizio Informazioni Segrete ) della Regia Marina era la seguente :
-
Capo della Sezione B (Crittanalisi) del SIS: Capitano di Vascello Luigi Donini. Era il supervisore strategico di tutta l’intelligence crittografica della Marina, l’uomo che rispondeva direttamente al capo del SIS (l’ammiraglio Alberto Lais prima, e l’ammiraglio Franco Maugeri poi) e che interfacciava i messaggi decodificati con l’alto comando operativo (Supermarina).
-
Capo del Reparto Sigle: Maggiore del Corpo delle Armi Navali Vittorio Isacco. Era l’ingegnere/direttore tecnico, l’uomo che guidava l’ufficio in cui erano installati i macchinari IBM. A lui spettava il compito di tradurre le necessità di Donini in flussi di lavoro meccanografici, gestendo la logistica delle schede perforate e la manutenzione (blindata) dei macchinari.
-
Principale collaboratore e mente crittanalitica: Capitano Adolfo Gneo. Era il vero e proprio “rompi-codici” sul campo, un ufficiale dotato di un intuito matematico straordinario. Gneo passava le giornate ad analizzare i tabulati stampati dalla IBM 405, cercando di dare un senso logico ai picchi di frequenza statistica per ricostruire i dizionari cifrati della Royal Navy.
Questo trio – Donini alla strategia, Isacco alla tecnologia meccanografica, Gneo alla pura logica matematica – costituì il nucleo d’eccellenza che permise all’Italia di giocare una partita d’intelligence ad altissimo livello nel Mediterraneo prima del collasso dei codici del 1941.
L’Automazione del dato e la catena di montaggio spionistica
Il comandante della Sezione e i suoi collaboratori intuirono che per “bucare” un codice cifrato serviva una sola cosa: la statistica di massa. Bisognava prendere migliaia di messaggi intercettati, isolare i gruppi di cifre o lettere ripetute e calcolare con quale frequenza si presentavano la cosa più veloce da fare era farlo tramite una macchina di calcolo da qui, come scritto nell’articolo dedicato ai primi sistemi di calcolo installati in Italia a partire dagli anni 10 del secolo scorso , a metà degli anni 30 la Regia Marina strinse un accordo blindato con la SIMC (la filiale italiana della IBM) per l’affitto dei macchinari più avanzati sul mercato mondiale.Pertanto a Palazzo Marina venne allestito un salone climatizzato per ospitare un data center anche se all’epoca la definizione non esisteva o almeno visti i tempi di autarchia il termine non si poteva usare .
Il sistema era composto dalla Tabulatrice Alfabetica IBM Modello 405 (abbinata alla Selezionatrice IBM Modello 080).
Le armi del SIS: il Modello 080 e la Tabulatrice 405
La catena di decodifica a Palazzo Marina si basava sulla rivoluzionaria scheda perforata IBM a 80 colonne. Il flusso di lavoro era una catena di montaggio spionistica:
1. La cattura e la punzonatura
Le stazioni radio di ascolto costiere della Regia Marina (le stazioni I), disseminate nel Mediterraneo, intercettavano i flussi radiotelegrafici britannici e francesi. I testi, composti da stringhe di numeri o lettere apparentemente senza senso, venivano inviati a Roma tramite telescrivente. Qui, un gruppo di operatrici utilizzava le punzonatrici meccaniche IBM (Modello 011) per tradurre ogni singolo messaggio in fori su cartoncino.
2. Lo smistamento fulmineo: La Selezionatrice Modello 080
Una volta accumulate migliaia di schede, entrava in azione la Selezionatrice IBM Modello 080 (Card Sorter). Era il braccio armato del reparto: la macchina faceva scorrere i cartoncini alla velocità impressionante di 400 schede al minuto. Tramite spazzole metalliche che leggevano la posizione dei fori chiudendo un circuito elettrico, la Modello 080 smistava le schede in tredici cassetti diversi.
-
A cosa serviva in crittanalisi: Serviva per isolare le ricorrenze. Se i britannici trasmettevano un messaggio, la selezionatrice permetteva di raggruppare istantaneamente tutte le schede che contenevano, ad esempio, lo stesso identico gruppo di cinque cifre in una determinata posizione. Questo indicava un termine fisso (es. “Incrociatore”, “Coordinate”, “Alt”).
3. Il Cervello: La Tabulatrice Alfabetica Modello 405
Le schede così ordinate venivano inserite nella Tabulatrice IBM Modello 405, introdotta sul mercato nel 1934. Era un colosso di oltre una tonnellata, programmato manualmente dai matematici della Marina tramite un pannello frontale fittamente cablato con spinotti elettrici (simile a un centralino telefonico). La 405 fu la macchina della svolta perché era alfabetica: non leggeva e stampava solo cifre, ma riconosceva le lettere dell’alfabeto. La macchina analizzava i pacchetti di schede e stampava su fogli continui i tabulati statistici delle frequenze, evidenziando i picchi di ripetizione e permettendo ai crittanalisti di applicare i teoremi linguistici per ricostruire i dizionari dei codici nemici.
I grandi successi: i codici francesi e il sistema BAMS
Grazie alla potenza combinata delle macchine IBM, il Reparto Sigle ottenne successi geopolitici straordinari tra il 1937 e il 1941, di fatto azzerando i segreti dei rivali dell’Italia nel Mediterraneo:
-
Il totale controllo sui francesi: Durante la Guerra Civile Spagnola e fino al giugno 1940, la Regia Marina leggeva quasi in tempo reale i codici navali e diplomatici francesi. Il SIS conosceva le rotte delle navi di Parigi, i carichi di rifornimenti diretti ai repubblicani spagnoli e le valutazioni strategiche dell’ammiragliato francese.
-
Il codice britannico BAMS: Il capolavoro meccanografico italiano fu la violazione del BAMS (British Merchant Navy Code), il codice utilizzato dalla Royal Navy per coordinare il traffico delle navi mercantili e delle scorte militari nel Mediterraneo. Per i primi mesi di guerra, l’IBM di Palazzo Marina sfornò i dati esatti sulle partenze dei convogli inglesi da Gibilterra e da Alessandria d’Egitto, permettendo ai sommergibili italiani di appostarsi sulle rotte corrette.
Il paradosso dei tecnici IBM e la “tenda di sicurezza”
L’utilizzo di macchine americane all’interno del centro intelligence italiano creò una situazione di sicurezza interna paradossale. La IBM, per politica aziendale rigida, non vendeva mai i propri macchinari, li dava solo in affitto. Questo significava che la manutenzione ordinaria doveva essere effettuata esclusivamente dai tecnici civili della filiale italiana (la SIMC, poi divenuta Watson Italiana).
I vertici del SIS erano terrorizzati all’idea che un tecnico civile, magari con simpatie anti-fasciste o agganciato da spie straniere, potesse capire cosa stessero calcolando quelle macchine. Venne quindi imposto un protocollo di sicurezza rigidissimo:
Quando un tecnico dell’IBM entrava a Palazzo Marina, veniva scortato da ufficiali armati. Prima del suo ingresso, sul pannello degli spinotti della Tabulatrice 405 — che rivelava la logica matematica usata per attaccare il codice inglese — veniva calata una copertura metallica protetta da lucchetto, oppure il pannello veniva interamente sfilato e chiuso in cassaforte. Il tecnico poteva riparare i motori, le cinghie e le spazzole meccaniche, ma doveva rimanere totalmente all’oscuro della logica di programmazione della macchina.
Il tramonto del sistema e il blackout crittografico
Il vantaggio tecnologico della Regia Marina iniziò a scricchiolare nel corso del 1941 per due motivi indipendenti che segnarono la fine dell’efficacia del Reparto Sigle:
-
Il cambio dei codici della Royal Navy: Gli inglesi, insospettiti dalle troppe perdite nel Mediterraneo e dalle informazioni precise in mano all’Asse, cambiarono radicalmente i loro sistemi, introducendo tabelle di sovra-cifratura One-Time Pad (monouso). Di fronte a un codice a mutamento continuo e privo di ricorrenze statistiche, le macchine elettromeccaniche IBM 405 continuarono a macinare schede, ma i tabulati stampati restituivano solo il caos: la matematica flessibile dei britannici aveva battuto la rigidità meccanica dei relè italiani.
-
La guerra totale contro gli USA: Con l’ingresso in guerra degli Stati Uniti nel dicembre 1941, il flusso di conoscenze, aggiornamenti e schede di cartoncino perfette fornite dalla casa madre IBM si interruppe drasticamente. I tecnici italiani dovettero iniziare a produrre le schede in proprio e a cannibalizzare i pezzi di ricambio, bloccando di fatto qualsiasi evoluzione del centro calcolo.
- La sproporzione delle risorse umane: Oltre al fattore puramente tecnologico, a decretare il blackout fu la drammatica carenza di personale specializzato. La crittanalisi dei nuovi codici britannici non poteva più essere delegata alla sola automazione meccanica: richiedeva un lavoro di analisi concettuale umano gigantesco. Mentre la Gran Bretagna concentrò a Bletchley Park un esercito di oltre 10.000 menti (tra matematici, accademici e logici), la Sezione B e il Reparto Sigle dovettero combattere la stessa guerra matematica potendo contare soltanto su poche decine di ufficiali e specialisti. Schiacciato da una mole di intercettazioni impossibile da decifrare con così poche braccia e pochi cervelli, il reparto si trovò numericamente impotente di fronte al salto di qualità impresso dall’intelligence nemica.
Nonostante il tragico epilogo della guerra navale italiana, segnato dal peso dell’intelligence britannica (il sistema Ultra di Bletchley Park), l’installazione IBM a Palazzo Marina rimane una pietra miliare: la dimostrazione che la Regia Marina comprese, con anni di anticipo sulla storia, che la superiorità militare non si misurava più solo in millimetri di corazzatura o calibro dei cannoni, ma in frazioni di secondo necessarie a elaborare un dato.
Qui abbiamo l’immagine di una macchina selezionatrice IBM 080

I cartoncini venivano inseriti nel caricatore superiore e passavano sotto le spazzole metalliche a una velocità di 400 al minuto, cadendo nei rispettivi cassetti sottostanti a seconda del foro letto. Questo permetteva a Gneo di isolare i gruppi crittografici ripetuti nel giro di pochi secondi.
Fonti principali:
-
Documenti SIS 1931–1941.
-
Rapporti IBM 011/080/405.
-
Testimonianze Donini, Isacco, Gneo.
-
Violazione codici BAMS e francesi.
Fonti implicite:
-
Tecniche crittanalitiche italiane.
-
Comunicazioni navali francesi e britanniche.
-
Struttura del SIS.
-
Intelligence italiana nella Guerra Civile Spagnola.
Fonti consigliate:
-
Archivio Marina Militare.
-
IBM Archives.
-
UK National Archives.
-
Archives Nationales.
