Ing. Giuseppe GABRIELLI
DAL G50 AL G222
La recente vendita di alcuni C‑27J Spartan al Perù mi ha riportato alla mente che il C‑27J deriva dal G.222, ultimo progetto dell’ingegner Gabrielli, uno dei più famosi progettisti aeronautici italiani. Debuttò con il Fiat G.50 e concluse la sua attività progettuale proprio con il G.222, un aereo che — tra modello originale e versione evoluta C‑27J — ha venduto quasi 200 esemplari. Possono sembrare pochi, ma parliamo di un aereo cargo tattico progettato e prodotto al di fuori delle superpotenze aeronautiche.
C’era un periodo in cui gli aerei non erano anonimi mezzi senza anima progettati da team di ingegneri sparsi chissà dove, ma portavano spesso nella sigla la firma di chi li aveva ideati. E quella firma era spesso garanzia di successo. Nel caso degli aerei italiani, la “G” anteposta alla sigla numerica era la firma dell’ingegner Giuseppe Gabrielli, e questa è la sua storia.
L’ingegner Gabrielli nasce a Caltanissetta il 26 febbraio 1903, all’epoca non esattamente il posto migliore per studiare. Infatti si trasferisce a Torino per frequentare Ingegneria Industriale Meccanica al Politecnico, dove si laurea nel 1925. Successivamente si specializza ad Aquisgrana, in Germania, sotto la guida del celebre scienziato Theodore von Kármán.
Nel 1931 il senatore Giovanni Agnelli, intuendone le capacità, lo assume in Fiat affidandogli la direzione dell’Ufficio Tecnico della Fiat Aviazione, con il compito di svecchiare e modernizzare l’azienda, imponendo il passaggio dal legno e tela al metallo.
Il debutto avvenne con il G.2 del 1932 e la serie degli aerei contrassegnati dalla lettera G — salvo dove indicato — fu sviluppata a Torino presso la Fiat Aviazione (poi Aeritalia). Come detto, la sua opera si concluse a inizio anni Settanta con il G.222.
Per comodità abbiamo diviso i progetti per periodo storico.
Gli anni ’30: l’era dell’elica e l’aviazione civile/militare
Fiat G.2 (1932): il suo primissimo progetto. Un trimotore monoplano da trasporto passeggeri, capostipite della svolta metallica. Fiat G.5 (1933): un piccolo e raffinato monomotore da turismo e addestramento. Fiat G.8 (1934): un biplano da addestramento (una delle pochissime eccezioni geometriche della sua carriera). Fiat G.18 (1935): elegante bimotore di linea a corto/medio raggio, ampiamente utilizzato dall’ALI (Avio Linee Italiane). Fiat G.50 Freccia (1937): il primo caccia monoplano ad ala bassa, interamente metallico e con carrello retrattile, a entrare in servizio nella Regia Aeronautica.
Gli anni ’40: la Seconda guerra mondiale e la ricostruzione
Fiat G.12 (1940): grande trimotore da trasporto civile e militare. Fu il principale “mulo” logistico italiano durante la guerra. Fiat G.55 Centauro (1942): il leggendario caccia della maturità, spinto dal motore tedesco Daimler‑Benz DB 605. Considerato un capolavoro aerodinamico e strutturale. Fiat G.56 (1944): evoluzione del G.55, equipaggiato con il più potente DB 603. Ne furono costruiti solo due prototipi, ma nei test si dimostrò superiore persino al Messerschmitt Bf 109K. Fiat G.46 (1947): splendido monomotore da addestramento elementare del dopoguerra, costruito anche per l’esportazione (es. Argentina). Fiat G.212 (1947): evoluzione del G.12. Fu l’ultimo grande trimotore da trasporto italiano, impiegato sia dalle linee civili sia dall’Aeronautica Militare (famosa la versione “Aula Volante”). Fiat G.59 (1948): cellula del G.55 riprogettata per ospitare i motori britannici Rolls‑Royce Merlin. Utilizzato come addestratore avanzato.
Gli anni ’50 e ’60: l’era del jet e della NATO
Fiat G.80 (1951): una pietra miliare: il primo aviogetto italiano della storia. Fiat G.49 (1952): addestratore con motore radiale destinato ai mercati esteri. Fiat G.82 (1954): evoluzione del G.80 con motore Rolls‑Royce Nene, pensato per i concorsi NATO. Fiat G.91 (1956): il caccia leggero tattico che vinse il concorso NATO. Soprannominato “Gina”, divenne l’aereo delle Frecce Tricolori e fu acquistato anche dalla Germania Ovest. Aeritalia G.91Y (1966): l’evoluzione bimotore del G.91, con due propulsori General Electric e capacità d’attacco superiori.
Gli anni ’70: il canto del cigno
Aeritalia G.222 (1970): l’ultimo grande progetto operativo di Gabrielli. Biturboelica da trasporto tattico con capacità STOL, la cui evoluzione — il C‑27J — vola ancora oggi.
Giuseppe Gabrielli si spegne a Torino il 29 novembre 1987. Nella sua lunga vita ha firmato 142 progetti, tutti contrassegnati dalla sua iniziale, la “G”, e ha formato generazioni di ingegneri aeronautici italiani. La sua eredità vive ancora nel C‑27J Spartan di Leonardo che, pur ampiamente riprogettato, mantiene l’impostazione iniziale del suo progettista.

