Il Generale Francesco Muscarà: il visionario che diede le ali all’Esercito Italiano

In questo 2026 ricorre il 75° anniversario della costituzione dell’AVES (l’Aviazione dell’Esercito), una specialità pilastro delle nostre Forze Armate a cui mi legano profondi e diretti rapporti familiari. Eppure, scorrendo le pagine della storiografia militare, si nota una clamorosa mancanza: una biografia organica dedicata al vero e proprio fondatore e “padre” di questa realtà. Ricostruire la figura del Generale Francesco Muscarà non è solo un atto di giustizia storica, ma il racconto di una delle visioni strategiche più straordinarie del secondo dopoguerra italiano.

Gli anni della formazione e la scelta militare

Prima di diventare il pioniere del volo che tutti ricordano, Francesco Muscarà compie gli studi classici mostrando fin da giovanissimo una spiccata attitudine per le materie scientifiche, la geometria e una profonda curiosità per la tecnologia meccanica, che in quegli anni ruggenti stava cambiando il mondo.

Attratto dal rigore e dal servizio per il Paese, decide di intraprendere la carriera delle armi superando il selettivo concorso per l’Accademia Militare (all’epoca divisa tra Modena e Torino, con quest’ultima specializzata proprio per le armi tecniche come l’Artiglieria e il Genio). Sono anni di studio intenso, disciplina ferrea e solida preparazione matematica, fondamentali per quello che diventerà il calcolo balistico. Nel 1936, con il conseguimento della nomina a Sottotenente e poi a Tenente, Muscarà corona il suo sogno accademico, ma la sua mente guarda già oltre l’orizzonte della terraferma: lo stesso anno viene infatti selezionato per frequentare il 13° Corso di Osservazione Aerea, dove la teoria scolastica si fonderà per la prima volta con la passione per il cielo.

Dalla “Centauro” alla Seconda Guerra Mondiale

Nato con la passione per il volo ma inquadrato nei ranghi dell’Esercito, Muscarà si qualifica nel 1936 con il grado di Tenente, frequentando il 13° Corso di Osservazione Aerea.

Nel 1937 entra in servizio presso il 131° Reggimento Artiglieria Corazzata “Centauro”. Durante la Seconda Guerra Mondiale opera proprio come osservatore dall’alto: una specializzazione rischiosissima, in cui si volava su velivoli leggeri e completamente disarmati per spiare le linee nemiche e correggere il tiro dei cannoni a terra. Questa esperienza sul campo gli marchierà a fuoco la mente, facendogli comprendere una verità fondamentale: l’Esercito non può combattere alla cieca.

Il dopoguerra e il “miracolo” di Bracciano (1951)

Dopo aver partecipato a una missione militare italiana in Somalia nel 1950, Muscarà (con il grado di Tenente Colonnello) riceve l’incarico che cambierà la storia: fondare la componente aerea dell’Esercito.

L’impresa è titanica e diplomatica: l’Aeronautica Militare, gelosa delle proprie legittime prerogative, vede come un’invasione di campo la nascita di piloti in uniforme dell’Esercito. Muscarà deve muoversi tra veti politici e una drammatica scarsità di mezzi. Eppure, il 10 maggio 1951, sulla pista in erba di Monte dell’Oro a Bracciano, riesce a fondare il primo nucleo. Non si limita a selezionare i piloti (inizialmente solo ufficiali di artiglieria), ma crea dal nulla i manuali di addestramento e la dottrina d’impiego per i piccoli monomotori americani Piper L-18 e L-21.

Il trasferimento a Viterbo e l’era degli elicotteri

Divenuto Colonnello, Muscarà capisce che Bracciano è ormai troppo stretta per lo sviluppo della Specialità. Nel 1957 è l’artefice del trasferimento del Centro Addestramento in un’area più idonea: nasce così il CAALE (Centro Addestramento Aviazione Leggera dell’Esercito) sul campo d’aviazione di Viterbo (l’attuale aeroporto “Tommaso Fabbri”), che da quel momento diventa e resta la “Capitale” incontestabile dell’Aviazione dell’Esercito.

Nel 1959 viene nominato primo Ispettore dell’ALE, ruolo che manterrà per quasi dieci anni, fino al febbraio del 1968. È in questo decennio che Muscarà compie il suo capolavoro industriale e militare: impone l’adozione degli elicotteri (i piccoli Agusta-Bell 47 e poi i più grandi AB-204), trasformando dei ridotti reparti di osservazione in una vera e propria flotta da trasporto tattico e supporto al combattimento.

Il Comando in Sardegna e il legame indissolubile con l’isola

Dopo aver lasciato la guida dell’Aviazione Leggera dell’Esercito nel febbraio del 1968 – cedendo il testimone al Generale Fabio Moizo – Francesco Muscarà, nel frattempo promosso al grado di Generale di Divisione, viene trasferito a Cagliari. Qui assume il prestigioso incarico di Comandante del Comando Militare della Sardegna (allora denominato Comando Zona Militare della Sardegna e successivamente Comando Regione Militare).

Il legame di Muscarà con la Sardegna non sarà una semplice parentesi burocratica di fine carriera. Il Generale si innamora profondamente dell’isola, della sua gente e delle sue tradizioni, tanto da decidere di stabilirvisi definitivamente una volta lasciato il servizio attivo. Non è un caso, infatti, che si sia spento proprio a Cagliari vent’anni dopo, nel 1988.

Gli anni caldi della militarizzazione e delle servitù

Comandare la Regione Militare Sardegna a cavallo tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 significava gestire una delle realtà geopolitiche più complesse d’Italia. Erano gli anni in cui si consolidavano i grandi poligoni d’addestramento (Salto di Quirra, Capo Teulada, Capo Frasca) e nascevano le prime forti tensioni politiche e sociali legate alle servitù militari. Il Generale Muscarà, grazie alle sue doti umane e alla sua innata diplomazia, sa gestire con fermezza ed equilibrio il delicato rapporto tra le esigenze strategiche dello Stato Maggiore e le istanze sociali del territorio sardo.

La Sardegna come “hub” dell’aviazione

Per un’ironia della sorte (o forse per una precisa e lungimirante scelta strategica), proprio negli anni in cui Muscarà comanda l’isola, la Sardegna diventa un punto nevralgico per la Specialità che lui stesso aveva fondato. Il poligono di Teulada e le basi sarde vedono un impiego sempre più massiccio degli elicotteri dell’ALE per le esercitazioni congiunte con le truppe corazzate e la neonata Brigata “Sassari”.

L’intuizione del soccorso civile e la lotta agli incendi

Quando assume il comando a Cagliari nel 1968, Muscarà si trova di fronte a una terra splendida ma storicamente devastata, ogni estate, dalla piaga degli incendi boschivi. In quegli anni la moderna Protezione Civile non esiste ancora e la Regione Sardegna dispone di pochissimi mezzi terrestri e quasi nessun mezzo aereo per contrastare i roghi.

Muscarà, che ha passato la vita a spiegare che l’elicottero è il mezzo più versatile del mondo, capisce che quelle macchine non devono servire solo in guerra, ma possono diventare l’arma decisiva per salvare il patrimonio naturale dell’isola che lo ha accolto.

La svolta degli anni ’70: gli AB-205 e il “Bambi Bucket”

Grazie alla spinta e all’influenza del Generale a Cagliari, nei primi anni ’70 decolla ufficialmente la Campagna Antincendio Boschivo (AIB) della Difesa in Sardegna. La vera svolta tecnologica avviene con l’arrivo in linea dei mitici Agusta-Bell AB-205, elicotteri da trasporto tattico che Muscarà stesso aveva fortemente voluto per l’Esercito.

Questi elicotteri vengono rischierati stabilmente per la stagione estiva in Sardegna (storicamente sulla base di Alghero-Fertilia e successivamente a Cagliari-Elmas), pronti a intervenire su richiesta delle autorità civili. Gli equipaggi dell’Aviazione dell’Esercito iniziano a specializzarsi in una tecnica difficilissima per l’epoca: l’uso della benna rimorchiata (il celebre Bambi Bucket appeso al gancio baricentrico), pescando l’acqua direttamente dai laghi artificiali sardi o dal mare per rovesciarla sulle fiamme nei punti più impervi del Gennargentu o della Gallura.

Un legame di sangue e gratitudine

Questo impiego “dual-use” degli elicotteri – caldeggiato dallo spirito pionieristico di Muscarà – cambia radicalmente la percezione della forte presenza militare nell’isola. Gli elicotteristi dell’Esercito smettono di essere visti solo come la componente dei poligoni, diventando veri e propri angeli custodi che rischiano la vita per difendere i boschi e i paesi della Sardegna.

Un legame che si salderà per sempre anche attraverso momenti tragici e di immenso eroismo. I sardi non dimenticheranno mai i sacrifici degli equipaggi caduti in prima linea, come i ragazzi dell’AB-205 che nel luglio del 1989 persero la vita a San Giovanni Suergiu durante una drammatica missione antincendio.

L’eredità morale e la nascita dell’ANAE

Il Generale Muscarà chiude definitivamente le sue ali a Cagliari il 23 febbraio 1988. Prima del congedo finale, fa in tempo a compiere un ultimo atto d’amore per i suoi uomini: nel 1983 fonda e diventa il primo Presidente Nazionale dell’ANAE (Associazione Nazionale Aviazione Esercito).

Il suo straordinario carisma è racchiuso in un suo celebre discorso rivolto ai veterani e ai giovani piloti, una frase che ancora oggi risuona nelle menti di chi serve la specialità come un vero e proprio motto d’ordinanza:

“Fate insomma che ciascuno possa dire, sia pure con superbia, ai propri figli: io ho servito nell’Aviazione dell’Esercito!”

Il Generale Francesco Muscarà