Peppe Sacchi

l’uomo che sfidò il monopolio RAI e inventò le TV private

Notizia passata un pochino sotto silenzio ma l’11 giugno 2026 all’età di 94 anni e’ morto a Biella Peppe sacchi ovvero colui che , con Tele Biella , ruppe il monopolio Rai e della informazione Televisiva “pilotata” dall’alto , quindi aprendo la strada al moderno sistema Radio televisivo come lo conosciamo oggi .

  • Data di nascita: 21 aprile 1932 (nato a Como)

  • Data di morte:05 giugno 2026 (deceduto a Biella, all’età di 94 anni)

Origini e formazione

Giuseppe “Peppo” Sacchi nacque a Como nel 1932. Dopo gli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia,  la  sua sensibilità artistica lo porta a vincere un concorso in RAI come regista nei primi anni ’60. A Torino lavora nei centri di produzione di via Verdi, curando la regia di programmi culturali, musicali e dei primi telegiornali. È qui che Sacchi impara la macchina televisiva “dall’interno”: ne capisce i segreti tecnici, i costi di produzione e i limiti culturali imposti dal rigido controllo statale dell’epoca. collaborando con la RAI e con la Radiotelevisione svizzera. Era un professionista solido, ma soprattutto un uomo convinto che la televisione dovesse essere vicina alle comunità, non solo un megafono nazionale.

La fondazione di TeleBiella

Alla fine degli anni ’60, Sacchi lascia la RAI. Si trasferisce a Biella insieme alla moglie, Elena Mancuso (che diventerà la sua storica collaboratrice e la prima annunciatrice della TV privata italiana).

Biella in quegli anni è una delle capitali mondiali del tessile, una città ricca, operosa, ma culturalmente isolata dalle grandi rotte della RAI. Sacchi intuisce che quel territorio ha una voce, ma non ha un mezzo per esprimerla. Insieme a un gruppo di amici e appassionati, fonda una cooperativa e affitta un locale all’interno di un ex lanificio dismesso (il Lanificio Rivetti). È lì che nasce lo studio di Telebiella A-21 (la sigla richiamava l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di espressione).

L’idea era semplice e rivoluzionaria: creare una TV locale, indipendente, capace di raccontare la vita quotidiana, la politica cittadina, le storie del territorio.

Il 6 aprile 1972 Telebiella iniziò le trasmissioni. Fu un evento epocale: per la prima volta in Italia una televisione non statale parlava ai cittadini.

Per capire l’impresa di Sacchi bisogna immaginare l’aspetto tecnico, che oggi sembra preistoria. Non c’erano le frequenze dell’aria e non c’erano i satelliti.

  • I chilometri di cavo: Sacchi e i suoi collaboratori, di notte, salivano sulle scale per stendere chilometri di cavo coassiale (lo stesso dei telefoni) agganciandosi ai pali della luce o ai tetti delle case del centro di Biella.

  • I televisori modificati: Per vedere Telebiella non bastava accendere la TV. Sacchi doveva andare fisicamente nelle case dei primi abbonati (o nei bar della città) a installare un piccolo sintonizzatore o a modificare i televisori dell’epoca per permettere al segnale via cavo di entrare nell’apparecchio.

  • Il palinsesto a chilometro zero: Telebiella trasmetteva il Biella TG, le partite della squadra di basket locale, interviste ai lavoratori delle fabbriche, mercatini dell’usato in diretta e programmi di cucina. Era una televisione iper-locale, l’antesignana dei moderni canali YouTube di quartiere o delle dirette Facebook.

La battaglia contro il monopolio

Il successo dell’emittente attirò l’attenzione del governo. Nel 1973 il ministro Gioia firmò un decreto che imponeva la chiusura delle TV via cavo non autorizzate. Telebiella fu oscurata.

L’episodio divenne un caso nazionale. Peppe Sacchi, per protesta, iniziò uno sciopero della fame che durò diversi giorni, attirando l’attenzione di intellettuali, giornalisti (tra cui Enzo Biagi e Indro Montanelli) e registi da tutta Italia. Sacchi non stava difendendo solo la sua piccola emittente, stava portando lo Stato davanti al tribunale della libertà di stampa. Questa resistenza mediatica costrinse la magistratura a sollevare la questione di legittimità costituzionale, che culminò nella sentenza della Corte Costituzionale n. 202 del 1974. La Corte stabilì che il monopolio RAI non poteva estendersi alle trasmissioni via cavo a livello locale.

Fu una svolta storica: la televisione privata era finalmente legittima. Da quella decisione nacque l’intero sistema delle TV locali e, negli anni successivi, i grandi network commerciali.

Gli ultimi anni e l’eredità artistica

Dopo la liberalizzazione delle TV via etere nel 1976, il mercato fu invaso da imprenditori con capitali enormi (come Silvio Berlusconi a Milano con Telemilano/Canale 5). La piccola Telebiella, rimasta legata a una dimensione pura e locale, non poteva competere con i giganti commerciali e passò di mano, pur rimanendo un simbolo indelebile.

Sacchi non ha mai cercato la ricchezza personale o il potere mediatico; è rimasto fino all’ultimo un uomo innamorato del linguaggio video. Negli ultimi decenni della sua vita ha continuato a occuparsi di comunicazione, archivi storici e televisione comunitaria, spegnendosi l’11 giugno 2026 nella sua amata Biella a 94 anni.

Eredità

Peppo Sacchi è scomparso il 5 giugno 2026, ma la sua eredità è viva in ogni emittente locale, in ogni voce libera che trova spazio sullo schermo. È ricordato come:

  • il padre della televisione privata italiana,
  • un innovatore che ha sfidato lo Stato in nome dei diritti civili,
  • un pioniere che ha trasformato per sempre il panorama mediatico del Paese.

La storia della TV italiana non può essere raccontata senza di lui. Telebiella non fu solo una piccola emittente di provincia: fu la scintilla che accese la televisione libera.

Purtroppo non ci sono moltissime immagini di Sacchi e di Telebiella queste raffigurano Sacchi nel 1973 (By Wikpedia) e il logo iniziale di Telebiella

Altre immagini  stavolta provenienti da Giornalisti Italia  nella prima c’e’ la prima conduttrice di un TG non RAI , Ivana Ramella che era la moglie di Sacchi , poi Enzo Tortora e Peppe Sacchi , la seconda di un programma di TeleBiella