Tre Vite e un punto di collisione
Parlando della Guerra in Ucraina con un’amico di quelle Zone mi ha fatto presente che il Presidente Zelensky e’ ebreo , ora per quei corto circuiti mentali difficili da spiegare mi sono ricordato che anche Riccardo Ehrman era ebreo di origini Ucraine e la sua vicenda terrestre si incrociò con quella di Peter Brinkmann e Günter Schabowski e questa e’ la conferenza stampa dove per 4 minuti o poco più le loro vite si incrociarono e segnarono la storia :
Riccardo Ehrman :“Non è stato un errore la legge sui viaggi?”
Günter Schabowski : risponde in maniera confusa è evidentemente impreparato
Interviene Incalzo di Peter Brinkmann (Bild) : “Da quando?”
09/11/1989 ore 18.57
Günter Schabowski : fruga tra le carte, trova una frase, la legge male, la interpreta peggio: “Per quanto ne so… immediatamente.”
Quindi una semplice domanda dell’Italiano con ribattuta di Peter Brinkmann e una risposta confusa del Tedesco generarono quello Tsunami che da li a poche ore avrebbe travolto il Muro di Berlino ?
Ora chi erano Günter Schabowski , Riccardo Ehrman , Peter Brinkmann e quale destino fece incrociare le loro esistenze ?
Iniziamo dai dati anagrafici
Günter Schabowski nasce a Stettino nel 1929, in un mondo che presto verrà inghiottito dalla guerra e poi dalla divisione ideologica. Cresce nella Germania Est, abbraccia il socialismo reale, scala il partito fino a diventare uno dei volti più riconoscibili della SED e membro del Comitato Centrale della stessa SED .
Riccardo Ehrman nasce a Firenze nel 1929, lo stesso anno. Ebreo, conosce la persecuzione, durante le persecuzioni viene richiuso dal 1940 al 1943 assieme alla famiglia nel campo di campo di Ferramonti di Tarsia, in Calabria.
Il campo di Ferramonti di Tarsia, in Calabria :
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Era il più grande campo di internamento fascista in Italia.
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Non era un campo di sterminio, ma un luogo di detenzione forzata per ebrei stranieri, antifascisti e “soggetti indesiderati”.
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Ehrman vi fu internato con la famiglia perché ebreo di origine ucraina
L’esilio, la fragilità della libertà. Diventerà giornalista, voce internazionale, osservatore attento dei regimi e delle loro crepe.
Peter Brinkmann nasce ad Amburgo nel 1945, cresce e si forma professionalmente nella Germania dell’Ovest. Entra a far parte del gruppo editoriale Axel Springer, lavorando per la Bild (il quotidiano tabloid più letto e influente di Germania).
La Bild non è un giornale diplomatico: cerca il titolo forte, la provocazione, la risposta secca. Brinkmann incarna perfettamente questa filosofia. Negli anni ’80 viene accreditato a Berlino Est come corrispondente estero. Per i funzionari della RDT (la Germania comunista), i giornalisti occidentali come lui sono un “fastidio necessario” da controllare strettamente, ma Brinkmann impara a muoversi tra le maglie della burocrazia del regime.
Il Contesto del 1989:
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Erosione del Blocco Orientale: L’ascesa di Mikhail Gorbaciov in URSS e l’avvio della “perestrojka” e della “glasnost” avevano già indebolito i regimi comunisti in Europa orientale. In Polonia e Ungheria si assisteva a riforme democratiche.
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Crisi della RDT: La Germania Est affrontava una grave crisi economica e politica. Le proteste di massa, come le “Manifestazioni del lunedì”, crescevano in intensità, chiedendo riforme, libertà di parola e la fine del monopolio della SED.
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Esodo via Ungheria e Cecoslovacchia: L’Ungheria aveva aperto il suo confine con l’Austria, permettendo a migliaia di tedeschi dell’est di fuggire verso l’ovest. Altri si rifugiavano nelle ambasciate della Germania Ovest a Praga e Varsavia, chiedendo l’esilio.
2. La Pressione su Egon Krenz:
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Cambio di Leadership: Di fronte alla crisi crescente, Erich Honecker, leader storico della RDT, fu costretto alle dimissioni il 18 ottobre 1989. Egon Krenz prese il suo posto come Segretario Generale della SED.
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Necessità di Concessioni: Krenz, nel tentativo di stabilizzare la situazione, promise riforme. Tuttavia, queste erano spesso percepite come insufficienti o troppo tardive dalla popolazione.
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Pressione Sovietica: Anche da Mosca giungevano segnali che esortavano la dirigenza della RDT a fare concessioni e a evitare la violenza.
3. La Redazione della Nuova Regolazione sui Viaggi:
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Un Provvedimento d’Urgenza: Per affrontare l’esodo di massa, che stava svuotando la RDT di forza lavoro qualificata, il Politburo della SED incaricò un gruppo di lavoro di redigere una nuova regolazione sui viaggi.
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L’Obiettivo: L’intenzione originaria era quella di permettere l’emigrazione permanente in modo più ordinato, riducendo la pressione sui confini con l’Ungheria e la Cecoslovacchia.
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Le Ambiguità del Testo: Il testo finale, tuttavia, era formulato in modo ambiguo. Prevedeva la possibilità di viaggiare all’estero per motivi personali (quindi non solo per emigrazione permanente) e specificava che le domande potevano essere presentate presso gli uffici competenti. Non definiva chiaramente se fosse necessario un visto o un passaporto.
4. La Decisione del Politburo (9 novembre 1989):
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Adozione del Testo: Durante una riunione del Politburo della SED, svoltasi nel pomeriggio del 9 novembre 1989, fu adottato il testo della nuova regolazione sui viaggi.
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Comunicazione a Schabowski: Günter Schabowski, portavoce del Politburo, fu informato della decisione solo poco prima della conferenza stampa, prevista per le 18:00. Non aveva partecipato alla riunione del Politburo e non conosceva i dettagli del provvedimento.
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La Nota Ambigua: Gli fu consegnata una nota scritta con il testo della nuova regolazione. La nota non conteneva istruzioni specifiche sui tempi di attuazione.
Quindi per le 18.00 viene convocata la conferenza stampa e Riccardo Erhman riceve una chiamata da una sua fonte di alto livello all’interno del regime della RDT, che gli aveva sussurrato all’orecchio: “Vai alla conferenza stampa di stasera, fai domande sui viaggi, perché ci saranno grosse novità”.
Il resto e’ storia , la risposta di Günter Schabowski trasmessa sui canali TV della DDR viene interpretata come una sorta di libera tutti ecco la sequenza degli avvenimenti successivi :
18:57 — La frase fatale
Schabowski dice: “Sofort, unverzüglich.” (“Subito, immediatamente.”)
La sala rimane interdetta. I giornalisti si guardano. La notizia parte in diretta TV e radio.
19:00–19:30 — Le prime redazioni rilanciano
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Le TV della Germania Ovest (ARD, ZDF) aprono i notiziari con la frase di Schabowski.
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Le radio della DDR, che trasmettono la conferenza, diffondono la notizia senza filtri.
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La Bild prepara un’edizione straordinaria.
La popolazione ascolta in diretta.
19:30–20:00 — La gente inizia a muoversi
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A Berlino Est si diffonde la voce: “Il Muro è aperto!”
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Gruppi di cittadini si dirigono verso i checkpoint.
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Le guardie di frontiera non hanno ricevuto alcun ordine.
20:00–20:30 — I valichi vengono assediati
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Bornholmer Straße è il primo a essere preso d’assalto.
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I comandanti chiamano i superiori: nessuno sa cosa fare.
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Non possono sparare, non possono arrestare, non possono aprire.
Il sistema è paralizzato.
20:30–21:00 — La folla cresce
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Migliaia di persone chiedono di passare.
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Le guardie tentano di controllare la situazione, ma è impossibile.
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I superiori ordinano di “lasciar passare i casi più problematici”, ma la folla interpreta il gesto come un’apertura.
21:20 — La decisione che cambia tutto
Il colonnello Harald Jäger, comandante del valico di Bornholmer Straße, prende una decisione autonoma:
“Apriamo la barriera.”
È il primo checkpoint ad aprire.
21:30–23:00 — Il Muro cade di fatto
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Migliaia di persone attraversano verso Berlino Ovest.
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Le TV occidentali trasmettono immagini di abbracci, pianti, gente che sale sul Muro.
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Gli altri checkpoint aprono uno dopo l’altro, senza ordini ufficiali.
00:00 — 10 novembre 1989
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Tutti i valichi principali sono aperti.
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La DDR ha perso il controllo dei confini.
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La popolazione festeggia ovunque.
Il Muro è caduto.
I destini dei nostri protagonisti
Günter Schabowski (SED) — L’uomo dell’errore
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Nato: 1929, Stettino
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Ruolo: Membro del Politbüro della SED, portavoce del regime
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Il 9 novembre: Legge male il documento, risponde “Subito, immediatamente”, causando l’apertura del Muro
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Dopo il 1989:
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Espulso dalla SED
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Fa autocritica pubblica
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Riconosce gli errori del regime
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Morte: 2015, Berlino
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Destino storico: Diventa, suo malgrado, “l’uomo che ha aperto il Muro”.
Riccardo Ehrman (ANSA) — La domanda che cambia la Storia
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Nato: 1929, Firenze
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Infanzia: Internato da bambino nel campo di Ferramonti di Tarsia
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Ruolo: Corrispondente ANSA a Berlino Est
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Il 9 novembre: Chiede “Da quando entra in vigore?” → la domanda che innesca la gaffe
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Dopo il 1989:
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Diventa simbolo del giornalismo internazionale
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Riconosciuto come “l’uomo che fece cadere il Muro con una domanda”
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Morte: 2021, Madrid
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Destino storico: La sua domanda è considerata uno dei momenti più importanti del XX secolo.
Peter Brinkmann (Bild) — Il colpo finale
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Nato: 1945, Amburgo
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Ruolo: Reporter della Bild, noto per lo stile aggressivo
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Il 9 novembre: Incalza Schabowski: “Vuol dire che il Muro è aperto?”
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Dopo il 1989:
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Diventa volto televisivo
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Pubblica libri e memorie sulla DDR
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Morte: 2022
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Destino storico: Il giornalista che trasformò l’errore in notizia immediata.
Tre destini, un punto di collisione
Cosa ne è stato dei tre uomini legati per sempre da quei quattro minuti?
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Günter Schabowski fu espulso dal partito poco dopo. Fece un’autocritica pubblica radicale, riconoscendo le colpe del regime della DDR e accettando persino una condanna a tre anni di carcere per il ruolo avuto nella politica dei “colpi sparati al Muro”. È scomparso nel 2015 a Berlino.
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Riccardo Ehrman è stato celebrato per il resto della sua vita come “l’uomo che abbatté il Muro con una domanda”. Ha chiuso la sua brillante carriera internazionale a Madrid, dove si è spento nel 2021.
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Peter Brinkmann continuò ad essere uno dei volti più noti del giornalismo televisivo e della carta stampata in Germania, difendendo sempre con orgoglio il valore di quella sua secca e decisiva interruzione. È deceduto nel 2022.
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Tre uomini diversi, tre vite lontane, un unico istante che li lega per sempre
La contesa sulla paternita di quel momento storico
Per vent’anni, Riccardo Ehrman e Peter Brinkmann si sono contesi la paternità di quel momento storico, scambiandosi accuse su chi avesse davvero assestato il colpo di grazia al Muro.
La risposta definitiva arrivò solo nel ventennale del crollo, quando Günter Schabowski in persona si improvvisò arbitro della disputa. Riuniti nella stessa stanza, l’ex portavoce sorrise e sancì la pace tra i due vecchi rivali: senza l’intuizione iniziale dell’italiano, il documento sarebbe rimasto in tasca; senza l’irruenza del tedesco, la gaffe non sarebbe esplosa. Fu un involontario, perfetto lavoro di squadra che cancellò le polemiche e consegnò entrambi i giornalisti alla leggenda del XX secolo .
Prima di quell’incontro a tre però c’era stato un faccia a faccia della riconciliazione quando nel novembre del 2009, in occasione del 20° anniversario della caduta del Muro. Riccardo Ehrman e Günter Schabowski si ritrovarono faccia a faccia a Berlino.
L’atmosfera fu incredibilmente cordiale. Schabowski, che nel frattempo aveva fatto un profondo percorso di autocritica ed era stato espulso dal vecchio partito comunista, abbracciò il giornalista italiano. I due si strinsero la mano davanti alle telecamere, e l’ex portavoce della DDR si lasciò andare a una battuta storica rivolta a Ehrman:
“A dire il vero, quel giorno non la sopportavo proprio. Mi fece una domanda difficilissima che mi colse del tutto impreparato. Ma oggi posso solo dirle grazie: con quella domanda ha fatto la cosa migliore non solo per la Germania, ma anche per me, liberandoci tutti.”
Ehrman, dal canto suo, raccontò che in quel momento sentì di aver chiuso un cerchio della sua vita, vedendo l’ex “nemico” burocratico trasformato in un uomo anziano e pacificato con la storia.
Poco tempo dopo, la televisione tedesca riuscì a fare un piccolo capolavoro storiografico: riunire nella stessa stanza Günter Schabowski, Riccardo Ehrman e Peter Brinkmann.
Questo incontro servì anche a smorzare la storica “rivalità” tra i due giornalisti (l’italiano e il tedesco) su chi avesse davvero il merito della caduta del Muro.
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Davanti a Schabowski, i tre riascoltarono il nastro di quella sera.
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Schabowski stesso ammise la dinamica: confermò che Ehrman era stato la “scintilla” che lo aveva costretto a cercare il foglietto, e che Brinkmann era stato la “spinta” finale con quel pressante “Da quando?”.
Vederli scherzare insieme e commentare i propri errori e le proprie intuizioni, a distanza di vent’anni, fu la dimostrazione di come la storia sappia essere ironica.

Riccardo Ehrman

Günter Schabowski

Peter Brinkmann
