Da Betty a Fulcrum ovvero la storia della designazione dei nomi degli Aerei Nemici

Anno 1942, Aeroporto di Eagle Farm, Brisbane. C’è un Hangar strettamente sorvegliato dove ogni tanto vengono portati pezzi più o meno grandi di Aeroplani; qualche volta la presenza della Hinomaru denuncia la nazionalità dei precedenti proprietari di quei pezzi. Nell’Hangar infatti, inquadrati nella Allied Technical Air Intelligence Unit (ATAIU/TAIU), lavorano fianco a fianco personale USA e personale Inglese e dei paesi del Commonwealth e il loro compito è studiare gli Aeroplani Giapponesi e, quando ci riescono, anche provare a ricostruirne qualcuno volante per valutarne le prestazioni e trovarne i punti deboli.

Ora, da subito si scontrano con un problema pratico: come chiamiamo gli aerei? Di alcuni si conosceva la sigla Giapponese, che era lunghissima, per esempio:

Il Nakajima Ki-43 era codificato come Army Type 1 Fighter, dove il numero 1 derivava dall’anno di adozione secondo il calendario imperiale giapponese, che faceva risalire l’anno 1 alla tradizionale fondazione del Giappone, convenzionalmente fissata al nostro 660 a.C.. Il Ki-43 era stato adottato nell’anno 2601, corrispondente al nostro 1941, e da qui derivava la denominazione Type 1.

Il problema è che, se nello stesso anno erano stati adottati più aerei, nella denominazione giapponese bisognava specificarne esattamente funzione e caratteristiche per distinguerli. Per esempio, con la designazione Type 96 esistevano contemporaneamente Type 96 Carrier Fighter, Type 96 Carrier Bomber, Type 96 Land Attack Bomber, ecc.

Di altri non si conosceva nulla. Ora il problema era come identificarli; non solo, ma ve lo vedete un pilota americano che incrociava un Nakajima Ki-43 e alla radio diceva di aver avvistato un Army Type 1 Fighter? Per quando aveva finito di avvisare o era stato abbattuto o l’aereo nemico se la era svignata. La soluzione venne trovata dal sergente tecnico Francis M. Williams, che avrebbe suggerito l’idea di usare nomi semplici; Frank T. McCoy Jr., ufficiale dell’intelligence USAAF, l’aveva sviluppata codificandola.

La regola era semplice e rigorosa:

  • caccia e ricognitori monomotore → nomi maschili;

  • bombardieri e ricognitori plurimotore → nomi femminili;

  • trasporti → nomi femminili inizianti per T;

  • addestratori → nomi di alberi;

  • alianti → nomi di uccelli.

Il sistema era molto pratico e permetteva anche di essere appreso facilmente dai piloti che, per esempio, quando avvistavano un Mitsubishi G4M semplicemente dicevano di aver visto un Betty, che era il nome convenzionale assegnato dagli Alleati a quell’aereo.

Il sistema stava in piedi bene, con qualche incidente di percorso, il più famoso del quale riguardò l’A6M3 Model 32 con motore Nakajima Sakae 21. Inizialmente gli assegnarono il reporting name “Hap”. Il problema era che “Hap” era il celeberrimo soprannome del generale Henry H. Arnold, comandante delle USAAF.

Quando Arnold venne a sapere che il suo soprannome era stato assegnato a un caccia giapponese, diciamo non ne fu particolarmente entusiasta e, per evitare un incidente gerarchico, il nome venne quindi modificato da Hap → Hamp, aggiungendo semplicemente una m.

Sulle assegnazioni dei nomi poi girano tantissimi aneddoti, uno dei quali riguarda proprio il Mitsubishi G4M Betty citato prima. Infatti la leggenda vuole che il nome Betty fosse quello di una prosperosa infermiera conosciuta da Francis Williams e che le vistose postazioni laterali del bombardiere gli ricordassero… diciamo alcune caratteristiche anatomiche della signorina. Se la storia sia stata successivamente un po’ abbellita non possiamo saperlo, ma è certamente una delle spiegazioni più curiose associate ai reporting names.

La cosa interessante è che non sarebbe affatto un caso isolato: parecchi nomi vennero pescati tra mogli, fidanzate, amici e conoscenti degli uomini coinvolti. Per esempio Louise era il nome della moglie di McCoy e June quello della figlia; Ida sarebbe stata la fidanzata di Joseph Grattan, ecc. ecc.

Il nome Tony, assegnato al Kawasaki Ki-61 Hien, ha invece una storia particolare. L’aereo era molto diverso nell’aspetto dagli altri caccia giapponesi: aveva un motore in linea raffreddato a liquido, il Kawasaki Ha-40, derivato su licenza dal tedesco Daimler-Benz DB 601. La fusoliera lunga e stretta contribuì inizialmente a far pensare agli Alleati che l’aereo potesse essere di origine italiana e da qui sarebbe nato l’italianissimo nome Tony.

La denominazione giapponese era Army Type 3 Fighter, perché entrò ufficialmente in servizio nel 2603 = 1943.

Comunque il sistema funzionava alla grande e per tutta la guerra gli Alleati continuarono ad assegnare nickname, la parola giusta è reporting name, agli aerei Giapponesi. In Europa invece il problema non si poneva, in quanto i nomi degli aerei Tedeschi e Italiani avevano sigle abbastanza standard, brevi e univoche.

Però anche in Europa il clima stava cambiando e una nuova guerra si stava preparando, quella che sarebbe passata alla storia come Guerra Fredda, con 2 blocchi contrapposti: la NATO appoggiata dagli USA, fondata nel 1949, e il Patto di Varsavia appoggiato e controllato dall’Unione Sovietica, fondato nel 1955.

Si presume che a Mosca e dintorni non avessero problemi ad avere notizie sui nuovi programmi aeronautici della NATO, visto che finiva tutto sui giornali, comprese le specifiche tecniche dei modelli che ancora dovevano essere progettati; viceversa, per la NATO era abbastanza complicato sapere cosa bollesse in pentola al di là della cortina di ferro e, specialmente per la parte Aeronautica, le notizie fossero abbastanza scarne, con molti aerei che comparivano all’improvviso durante qualche giornata dell’aria o parata.

Pertanto la NATO adottò un sistema di identificazione degli aerei che era già stato adottato in ambito ASCC (Air Standardization Coordinating Committee).

L’ASCC riuniva principalmente le aeronautiche di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda con lo scopo di standardizzare procedure e terminologia. Negli anni Cinquanta si trovò davanti a un problema molto simile a quello del Pacifico: identificare rapidamente velivoli sovietici e, successivamente, degli altri paesi del blocco comunista.

La soluzione riprese il principio dei nomi giapponesi: una parola breve, facilmente pronunciabile alla radio e impossibile da confondere con la complicata o magari ancora sconosciuta denominazione originale.

Questa volta però il sistema fu molto più razionale. La prima lettera del reporting name indicava la funzione dell’aereo:

Lettera Categoria Esempio
F Fighter MiG-21 Fishbed, MiG-29 Fulcrum
B Bomber Tu-95 Bear, Tu-22M Backfire
C Cargo/Transport Il-76 Candid, An-124 Condor
H Helicopter Mi-8 Hip, Mi-24 Hind
M Miscellaneous A seconda della versione/funzione, tipo MiG-15UTI (la versione di addestramento del MiG-15) → Midget

C’erano poi altre categorie per missili e armamenti.

C’era persino una regola sulle sillabe

Per gli aerei ad ala fissa:

una sillaba → velivolo a elica
due sillabe → velivolo a reazione

Per esempio:

Tu-95 → BEAR → una sillaba → turboelica.

MiG-21 → FISH-BED → due sillabe → jet.

MiG-29 → FUL-CRUM → due sillabe → jet.

Su-27 → FLANK-ER → due sillabe → jet.

Quindi un operatore occidentale che sentiva:

«Two Fishbeds approaching…»

aveva già ricevuto diverse informazioni in una parola sola: F → caccia; due sillabe → jet; Fishbed → quel particolare tipo identificato dagli occidentali come MiG-21.

E se non conoscevano ancora il vero nome sovietico?

Qui torniamo direttamente a Brisbane.

Non era necessario sapere che cosa i sovietici chiamassero l’aereo. L’intelligence poteva identificare un nuovo velivolo e assegnargli un reporting name occidentale. Quando successivamente emergevano la designazione sovietica e le varie versioni, il reporting name continuava a essere utilizzato.

Alle diverse versioni potevano poi essere aggiunte delle lettere, come Fishbed-C, Fishbed-D, Fishbed-E, ecc.

MiG-21F → Fishbed-C
MiG-21PF → Fishbed-D
ecc.

Quindi Fishbed identificava la famiglia occidentale, mentre le lettere permettevano all’intelligence di distinguere configurazioni che potevano anche non corrispondere perfettamente alle denominazioni sovietiche.

Quando la designazione NATO diventa famosa

Alcuni reporting names sono diventati talmente famosi da essere ormai quasi inseparabili dall’aereo a cui erano stati assegnati. Il caso forse più evidente è il MiG-29, che in Occidente viene quasi sempre citato come MiG-29 Fulcrum, tanto che molti possono pensare che Fulcrum sia il nome ufficiale dell’aereo. In realtà è semplicemente il reporting name assegnatogli dalla NATO.

Quindi un sistema nato nel 1942 in un Hangar dell’Aeroporto di Brisbane si è evoluto ed è arrivato fino a noi.

Fonti e approfondimenti

  • Australian War Memorial – Technical Air Intelligence Unit, Eagle Farm, Brisbane. Fotografie e schede originali relative agli aerei giapponesi ricostruiti nell’Hangar 7, tra cui Mitsubishi A6M3 e Nakajima Ki-43. Le schede documentano anche la sequenza dei reporting names Hap → Hamp → Zeke 32.
    Australian War Memorial – A6M3 ricostruito nell’Hangar 7

    Australian War Memorial – Nakajima Ki-43 “Oscar”

  • Naval History and Heritage Command – Dictionary of American Naval Aviation Squadrons, Appendix 4. Elenco delle designazioni degli aerei giapponesi e dei relativi nomi alleati: Betty, Tony, Oscar, Zeke, Topsy ecc.; specifica inoltre che Zero non era il reporting name alleato dell’A6M e riporta la sequenza Hap, Hamp, Zeke 32 per l’A6M3.
    US Naval History and Heritage Command – Japanese Aircraft Designations
  • Air Force, settembre 1944 – “call it ZEKE”. Fonte contemporanea alla guerra sulla nascita del sistema di nomi per gli aerei giapponesi nel Pacifico: descrive il problema delle denominazioni giapponesi, la nascita del sistema nel 1942 e la sua diffusione presso le forze alleate.
    Air Force, settembre 1944 – “call it ZEKE”
  • US Naval History and Heritage Command – Japanese Operational Aircraft, CinCPOA 105-45. Manuale operativo statunitense dell’epoca con le denominazioni alleate degli aeromobili giapponesi: Zeke, Oscar, Tony, Betty, Frank, George, Jack e numerosi altri.
    Japanese Operational Aircraft – CinCPOA 105-45
  • Aerospaceweb – Soviet Aircraft Codenames. Ricostruzione del sistema ASCC reporting names, introdotto nel 1954 sulla base dello stesso principio utilizzato contro gli aerei giapponesi; spiega le categorie B, C, F, H, M, la distinzione tra una e due sillabe e l’impiego delle lettere per distinguere le varianti.
    Aerospaceweb – Soviet Aircraft Codenames