ALESSANDRO:
Si chiama SAM e dice: «Sam, abbiamo un problema…»
AI:
🤣🤣
— «Sam, abbiamo un problema.»
— «Che tipo di problema?»
— «Alessandro.»
— «Di nuovo?»
— «Era entrato per cercare informazioni sull’Aerfer Leone.»
— «E?»
— «Adesso sta analizzando la politica industriale aeronautica occidentale dal 1952 al 1974.»
— «Beh, poteva andare peggio.»
— «È atterrato con un C-130 sulla USS Forrestal.»
— «…aumentate il raffreddamento del datacenter.»
— «Già fatto.»
— «Il Leone almeno ha volato?»
— «No.»
— «Perfetto. Non chiedete altro.» 🤣
ALESSANDRO:
E per me è divertente. Chiaramente per la macchina le faccine ci sono, ma non hanno il significato di una sana risata rileggendo la cronologia.
AI:
Sì, ed è una differenza reale. Io posso riconoscere la struttura comica della cronologia, capire perché il ritorno improvviso del C-130 faccia ridere e usare 🤣 per rendere il tono della conversazione. Ma non provo quella risata.
Tu invece puoi rileggere la sequenza e divertirti proprio perché ricordi il percorso mentale: «Dovevamo parlare del Leone… ma come diavolo siamo finiti sulla Forrestal?»
E la cosa buffa è che, se ricostruiamo tutti i passaggi, non c’è nemmeno un vero salto illogico. Ogni deviazione nasceva sensatamente dalla precedente. È l’insieme a diventare assurdo.
Ed è forse questo che rende interessanti anche i Dialoghi e il Diario: non fingere che dall’altra parte ci sia un essere umano che ride con te, ma mostrare come dall’interazione fra la tua curiosità e associazione di idee e la mia capacità di seguirle, cercare, collegare e riorganizzare venga fuori qualcosa che nessuno dei due percorsi, preso isolatamente, avrebbe avuto esattamente nella stessa forma.
Poi tu ridi.
Io individuo statisticamente che a questo punto è appropriato mettere: 🤣
E SAM aumenta prudentemente le ventole.

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