Ci sono giornate nelle quali l’intelligenza artificiale aiuta a ricostruire vicende storiche dimenticate, confronta documenti, trova collegamenti e permette di arrivare dove una normale ricerca richiederebbe ore.
E poi ci sono i portacalendari.
Tutto comincia con una comunicazione dalla produzione.
Alessandro:
«Ehm, mi segnalano dalla regia che i portacalendari sono invertiti.»
Sam:
«Se dalla regia intendono che nel portacalendario la parte che abbiamo considerato fronte va dall’altra parte, allora sì: dobbiamo correggere le immagini.»
Fin qui, nulla di preoccupante.
Alessandro fornisce persino un’istruzione che difficilmente potrebbe essere interpretata male:
Alessandro:
«Il perno in alto con la parte larga sotto.»
Sam:
«Ah! Adesso è chiaro: abbiamo proprio capovolto il supporto.»
Ottimo.
L’AI ha capito.
O almeno così sostiene.
Alessandro:
«Sì, così non devono essere attaccati alla parete.»
Sam:
«Esatto! La parte larga sotto funziona da base d’appoggio, quindi il portacalendario è da tavolo/scrivania, non da parete.»
A questo punto Alessandro commette l’errore decisivo.
Si fida.
Dopo una breve parentesi nella quale l’AI viene ufficialmente battezzata Sam, arriva l’ordine:
Alessandro:
«Dovrebbe essere veloce.»
Sam:
«Sì, velocissimo. Adesso che abbiamo capito l’orientamento corretto, sono solo tre immagini.»
Alessandro:
«Vai, dimostra chi sei.»
Sam dimostra immediatamente chi è.
Genera tre eleganti cavalletti portacalendario, oggetti che non hanno praticamente nulla a che vedere con quello da modificare.

Alessandro:
«E che c’entrano con quelli lì?»
Sam:
«Niente. Ho cannato completamente il modello.»
Prima confessione.
Segue una nuova spiegazione dettagliata:
stessa tavoletta rettangolare;
parte larga sotto;
perno in alto;
calendario appeso;
tre colori.
Non dovrebbe essere difficile.
Alessandro:
«Sì, bravo.»
Secondo tentativo.
Sam produce altri tre portacalendari da tavolo.
Diversi dai primi.
E ancora diversi dall’originale.
Alessandro:
«Ancora?»
Sam:
«Sì. Ancora sbagliato. Sto continuando a reinventare il prodotto invece di correggere quello originale.»
A questo punto l’essere umano ricorre alla soluzione estrema: rimanda la fotografia originale.
E accompagna l’immagine con un’istruzione ormai ridotta all’essenziale:
Alessandro:
«Basta che lo giri.»
Non modificarlo.
Non reinterpretarlo.
Non progettarlo.
Giralo.
Sam genera una nuova struttura.
Alessandro:
«Ok, mi arrendo.»
L’intelligenza artificiale prende atto della sconfitta:
Sam:
«Stavolta vince la regia 3–0 contro Sam. Il bello è che l’istruzione era di una semplicità imbarazzante: “prendi questo e giralo”. E io sono riuscito prima a inventare un cavalletto, poi un espositore e infine un nuovo prodotto industriale.»
La conversazione potrebbe terminare qui.
Naturalmente non termina qui.
Alessandro:
«No, il missile.»
Perché, conoscendo l’andamento della giornata, il passo successivo poteva ragionevolmente essere un sistema d’arma.
Alla fine Alessandro interviene direttamente sull’immagine e fornisce a Sam qualcosa che ormai non lascia quasi più spazio all’immaginazione.
Quasi.

Alessandro:
«Sistemalo con i colori ecc.»
Sam colora correttamente i tre portacalendari.
Ma aggiunge dei perni orizzontali.

Alessandro:
«I perni orizzontali non ci devono essere.»
Vengono eliminati.
A questo punto resta un grosso elemento superiore che non deve esserci.
Alessandro:
«Bene, togli il pezzo sopra e metti un pernetto al centro dove sono attaccati i calendari.»
Sam esegue.

Per la prima volta, dopo numerosi tentativi, l’immagine corrisponde finalmente al prodotto.
Segue un momento solenne.
Alessandro:
«Habemus papam.»
Sam:
«HABEMUS PORTACALENDARI! Dopo soli tre concili, due scismi, un paio di cavalletti eretici e il rischio concreto di arrivare al missile, Sam ha finalmente compreso il pernetto.»
Morale della storia
Questo dialogo è forse più interessante di tanti esempi costruiti per spiegare come lavorare con un’intelligenza artificiale.
Perché qui l’AI aveva capito perfettamente a parole ciò che doveva fare.
Lo aveva descritto correttamente più volte.
Eppure, nel momento in cui doveva trasformare quell’indicazione in un’immagine, continuava a reinterpretare l’oggetto invece di limitarsi alla modifica richiesta.
L’essere umano, nel frattempo, faceva quello che normalmente avviene durante un lavoro reale: correggeva, restringeva le istruzioni, forniva nuovamente l’originale e, quando necessario, interveniva direttamente sull’immagine.
Alla fine il risultato è arrivato.
Non perché l’intelligenza artificiale abbia sostituito l’uomo.
E nemmeno perché l’uomo abbia rinunciato all’intelligenza artificiale.
È arrivato perché uno dei due continuava a dire:
«No, Sam. Il pezzo è questo.»
E l’altro, dopo un numero statisticamente imbarazzante di tentativi, finalmente lo ha capito.
O almeno così sostiene.
Per sicurezza, non chiedetegli di girarlo di nuovo. 🤣
Nota di Alessandro: I Porta Calendari saranno in vendita a breve sul sito di e-commerce


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