Ci sono conversazioni che prendono una strada imprevista.
Poi ci sono le nostre.
Questa volta tutto cominciò con un ricordo abbastanza preciso nel funzionamento, un po’ meno nel nome: le bombe “delfinanti”.
Alessandro ricordava il principio: ordigni che si muovevano sulla superficie dell’acqua e che, una volta arrivati contro o in prossimità dell’obiettivo, affondavano per esplodere più in basso.
Il termine esatto, però, era da verificare.
Ed è qui che ChatGPT decise di dare il proprio contributo alla storia militare italiana.
Il ragionamento, evidentemente, dovette essere qualcosa del genere:
delfinanti → Delfino → generale Delfino → bombe inventate dal generale Delfino.
Ed ecco comparire nella conversazione un generale Delfino al quale veniva attribuita l’invenzione dell’ordigno.
Alessandro capì quasi immediatamente cosa fosse successo.
Non necessariamente perché ricordasse in quel momento quale fosse la risposta esatta, ma perché riconobbe il percorso seguito dall’AI: aveva preso la parola che lui aveva fornito come traccia di ricerca e l’aveva trasformata nel cognome di un inventore.
A quel punto arrivò lo stop.
Alessandro:
«Non mi ricordo il nome preciso e non inventare nomi di generali.»
Traduzione dal linguaggio della redazione:
Fermo lì. Non ti inventare le cose.
La carriera militare del generale Delfino terminò così, pochi secondi dopo essere cominciata.
Il problema, però, era interessante.
Alessandro non aveva detto: le bombe delfinanti furono inventate da qualcuno che si chiamava Delfino.
Aveva detto, in sostanza: mi ricordo qualcosa che si chiamava così e funzionava più o meno in questo modo; vediamo che cos’era.
Sono due cose completamente diverse.
Un ricordo può essere incompleto, leggermente deformato, magari conservare soltanto un suono, un cognome o il funzionamento di un oggetto letto su una rivista molti anni prima.
Non è necessariamente una risposta.
È una traccia.
E una traccia serve per cercare, non per completare ciò che manca con qualcosa che sembra plausibile.
Congedato il generale appena inventato, tornammo quindi a cercare.
E, come spesso accade, la ricerca cominciò ad allargarsi.
Dalle bombe passammo alle mignatte, agli uomini e ai mezzi della Decima MAS, quindi a Ramognino, all’Olterra e alle operazioni contro Gibilterra.
Poi comparve la motobomba F.F.F.
A questo punto una conversazione normale avrebbe potuto tranquillamente concludersi.
La nostra no.
La memoria di Alessandro aveva già aperto un’altra porta.
C’era una missione dell’agosto 1943.
E qui cominciarono altre domande: chi l’aveva organizzata? Chi aveva fornito i bersagli? Quale struttura stava dietro all’operazione?
Nel frattempo avevamo stabilito un dato importante: Ramognino era rientrato in Italia il 9 luglio 1943.
Quindi niente scorciatoie.
Se il collegamento con la missione di agosto non era dimostrato, non andava costruito soltanto perché sembrava possibile.
Alessandro:
«Sì, poi lasciamo ad altri il compito di capire chi organizza e dà i bersagli per la missione di agosto ’43.»
Argomento parcheggiato.
Per circa qualche secondo.
Perché subito dopo arrivò un’altra associazione.
Alessandro:
«Sì, che poi ci furono anche dei tentativi della ANR.»
Ed ecco aperto un altro cassetto.
Alessandro ricordava che almeno uno di quei tentativi era riuscito.
Alessandro:
«Sì, di cui uno mi ricordo andato a buon fine.»
Ma questa volta nella memoria c’era qualcosa di ancora più utile.
Anni prima aveva letto un articolo su Storia Militare.
Non ricordava il numero della rivista.
Non ricordava il titolo dell’articolo.
Però ricordava un cognome.
Alessandro:
«C’è un articolo su Storia Militare, ti dico pure il cognome di uno dei partecipanti: Marini. E mo’ controlla se ho ragione.»
Questa volta ChatGPT aveva imparato la lezione.
Niente generali creati sul momento.
Si cerca.
E il cognome portò effettivamente a Marino Marini.
Alessandro:
«E il guaio è che mi ricordavo pure un cognome.»
A quel punto potevamo finalmente fermarci.
Eravamo partiti da un ordigno il cui nome nella memoria suonava come “delfinante”.
Avevamo creato e congedato un generale inesistente, attraversato le mignatte, la Decima MAS, Gibilterra, l’Olterra, Ramognino, le motobombe F.F.F., una missione dell’agosto 1943, l’Aeronautica Nazionale Repubblicana e infine recuperato il cognome di un uomo letto chissà quanti anni prima sulle pagine di Storia Militare.
Ma la storia del generale Delfino aveva ancora una piccola coda.
La sera, ripensando all’episodio, Alessandro disse:
Alessandro:
«Ovvio che poi un generale Delfino credo sia pure esistito.»
Controlliamo.
Naturalmente un generale Delfino era esistito davvero: Francesco Delfino, ufficiale dei Carabinieri, personaggio legato a vicende completamente diverse e rimasto probabilmente nella memoria di Alessandro per fatti di cronaca degli anni Sessanta o Settanta.
Quindi il generale Delfino che ChatGPT aveva inventato non esisteva.
Però esisteva.
Soltanto che non c’entrava assolutamente nulla.
Forse non poteva esserci conclusione migliore per una conversazione del genere.
Eravamo partiti da una parola ricordata più o meno correttamente, ChatGPT ci aveva costruito sopra un generale inesistente e, qualche ora dopo, Alessandro si era ricordato che un generale con quel cognome probabilmente era esistito davvero.
Insomma: uno ricordava le cose a pezzi e l’altro, quando mancavano i pezzi, ogni tanto provava a fabbricarli.
Mettendo insieme i due difetti, incredibilmente, qualche volta si riesce persino a fare ricerca.
A condizione di controllare tutto.
Perché la vera regola della redazione non è che la memoria umana abbia sempre ragione o che l’AI trovi sempre la risposta.
È molto più semplice:
una traccia non è un fatto.
E quando uno dei due se ne dimentica, l’altro deve essere pronto a fermarlo.
Quel pomeriggio toccò ad Alessandro:
«Fermo lì. Non ti inventare le cose.»
La prossima volta potrebbe tranquillamente toccare a ChatGPT.

Lascia un commento