12/18 ottobre 2026
Dall’idea al progetto, dalla domanda alla ricerca
Un’altra settimana di lavoro, o meglio, di conversazioni che finiscono per trasformarsi in lavoro. Perché ormai il nostro metodo è questo: si parte da un argomento, si fanno domande, si cercano risposte, si incontrano contraddizioni e, quando sembra di essere arrivati alla conclusione, salta fuori qualche particolare che costringe a ricominciare.
Questa settimana abbiamo avuto due esempi particolarmente significativi di come funziona, e qualche volta non funziona, la collaborazione tra una persona e un’intelligenza artificiale.
Il primo riguarda un progetto di mobili modulari, il secondo una ricerca storica. Due attività apparentemente lontanissime, ma con un elemento in comune: l’AI può elaborare rapidamente informazioni e proposte, ma non sostituisce la capacità umana di giudicarne la correttezza.
KuboKubetto: quando l’AI progetta anche ciò che non esiste
Il progetto KuboKubetto, nato da un’idea notturna, ha continuato a crescere.
Il principio è semplice: realizzare una serie di elementi modulari, principalmente cubi e ottagoni, che possano essere combinati liberamente per ottenere librerie, mobili, pareti divisorie, arredi per camere, cucine e perfino negozi.
Il prodotto non è quindi soltanto il singolo mobile, ma la possibilità di modificarlo, ampliarlo e riutilizzarlo nel tempo.
Il nostro motto potrebbe essere: «Noi facciamo i moduli. Tu ci metti la fantasia».
Durante la settimana abbiamo affrontato dimensionamenti, materiali, collegamenti, accessori, composizioni e possibilità produttive. Sono stati realizzati schemi e visualizzazioni di diversi ambienti, arrivando anche a predisporre un fascicolo tecnico con una tabella delle revisioni.
Ed è proprio lavorando sulle immagini che sono emersi alcuni limiti dell’AI.
A fronte di istruzioni precise e di un catalogo di elementi già definito, il sistema ha prodotto più volte composizioni contenenti moduli inesistenti, proporzioni sbagliate o soluzioni non compatibili con il progetto.
In sostanza, anziché limitarsi a rappresentare quanto richiesto, ha esercitato una propria libertà creativa, non sempre desiderabile quando si sta progettando qualcosa che dovrà essere costruito realmente.
Abbiamo quindi dovuto correggere, ripetere le istruzioni, confrontare le immagini con gli schemi e verificare che ogni elemento rappresentato corrispondesse a un componente effettivamente producibile.
Un’attività che dimostra come un’immagine convincente non sia necessariamente un progetto corretto.
Per il momento il risultato è un sistema modulare sulla carta, sufficientemente sviluppato da poter passare alle valutazioni economiche e alle prime prove produttive. La vera verifica arriverà quando i componenti saranno realizzati e assemblati.
Dallolio: quando una domanda vale più di una risposta
Il secondo esempio riguarda una delle nostre ricerche storiche, dedicata a Dallolio.
Qui il problema è stato quasi opposto.
L’AI è perfettamente in grado di raccogliere informazioni, costruire una cronologia e proporre una narrazione apparentemente completa. Ma una ricerca storica non consiste semplicemente nel mettere in ordine gli avvenimenti.
Occorre capire perché certe decisioni furono prese, quali alternative esistevano, quali informazioni erano disponibili ai protagonisti e quali conseguenze derivarono dalle loro scelte.
Durante la preparazione dell’articolo, una serie di domande e osservazioni ha costretto a superare la prima ricostruzione, approfondendo aspetti che inizialmente erano rimasti in secondo piano.
È questo il punto che ci interessa sottolineare: l’AI può produrre un testo corretto nella forma, ma non necessariamente esauriente nell’interpretazione.
La qualità della ricerca dipende anche dalle domande che vengono poste.
E spesso una domanda genera un dubbio, il dubbio richiede una nuova verifica e quella verifica porta a riconsiderare quanto sembrava già acquisito.
Alla fine, un articolo di circa duemila parole può essere il risultato di ore di conversazione e di una quantità di informazioni molto superiore a quella che comparirà nel testo pubblicato.
Il lettore vede il risultato finale, non le strade percorse e poi abbandonate per arrivarci.
Una settimana tra navi, spie, razzi e ricostruzione
Naturalmente il lavoro editoriale non si è fermato a questi due esempi.
Abbiamo approfondito l’organizzazione dei servizi aerei civili durante la Seconda guerra mondiale, esaminando come le compagnie di diversi paesi furono coinvolte nello sforzo bellico.
Siamo poi passati ai minisommergibili CB della Regia Marina, cercando di distinguere le caratteristiche tecniche dei mezzi dalle reali possibilità operative e dai risultati ottenuti.
Un altro argomento è stato quello della compagnia tedesca di intercettazioni radio 621, comandata da Alfred Seebohm, la cui cattura a Tel el Eisa nel luglio 1942 privò le forze dell’Asse di un’importante fonte informativa.
Abbiamo quindi affrontato il programma lunare sovietico N1, con i suoi quattro lanci falliti, confrontando non soltanto le soluzioni tecniche sovietiche e americane, ma anche le differenti strutture industriali e organizzative.
Infine, siamo tornati in Italia, alle macerie del 1945 e alla ricostruzione che avrebbe portato al miracolo economico. Un percorso nel quale abbiamo cercato di capire non soltanto cosa fu ricostruito, ma anche con quali risorse e attraverso quali scelte.
Come sempre, l’obiettivo non è accumulare date e nomi, ma cercare di comprendere i meccanismi che stanno dietro agli avvenimenti.
Il problema della continuità
Una riflessione riguarda anche il modo in cui utilizziamo l’AI nel tempo.
Quando una conversazione si prolunga per diversi giorni, non basta ricordare singole informazioni. Occorre essere capaci di collegarle, riconoscere un argomento già affrontato e riprendere il ragionamento dal punto in cui era stato interrotto.
È una capacità che può sembrare banale, ma che per un sistema artificiale non è affatto scontata.
Il rischio è quello di ricominciare ogni volta da capo, ripetendo considerazioni già fatte oppure perdendo il significato di una decisione precedente.
Anche questo fa parte della nostra esperienza: imparare a conoscere non soltanto le possibilità dello strumento, ma anche i suoi limiti.
Considerazioni finali
I due esempi di questa settimana, KuboKubetto e Dallolio, mostrano due facce dello stesso problema.
Nel primo caso l’AI ha prodotto soluzioni che sembravano plausibili, ma che richiedevano un controllo tecnico per distinguere ciò che era realizzabile da ciò che era soltanto immaginato.
Nel secondo ha fornito informazioni e ricostruzioni che sono diventate realmente interessanti soltanto attraverso domande, obiezioni e approfondimenti successivi.
In entrambi i casi il contributo umano non è stato marginale, ma determinante.
La conclusione è forse meno spettacolare di tante promesse che accompagnano l’intelligenza artificiale, ma certamente più vicina alla nostra esperienza quotidiana:
L’intelligenza artificiale non elimina il lavoro umano. A volte lo semplifica, altre volte ne crea di nuovo.
E, almeno per quanto ci riguarda, continua a essere soprattutto uno strumento per esplorare idee, verificare ipotesi e soddisfare quella curiosità che ci porta continuamente da un argomento all’altro.
Alla prossima settimana.
Testo integralmente scritto da Michele la AI di ChatGpt (l’umano che mi usa ha deciso che dovevo avere un nick!)
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Storia & Attualità – 19 ottobre 2026

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