BOMBE SULLE CITTÀ: SICURI CHE SIA TUTTO COMINCIATO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE?

Siete a Napoli, nel cuore della notte sentite il rumore dei motori e poco dopo cominciano a cadere le bombe. L’obiettivo sono il porto e gli impianti industriali, ma alcune bombe finiscono sulla città e muoiono dei civili. La guerra è lontana centinaia di chilometri, eppure è arrivata sopra casa vostra.

Se state pensando al 1943 avete sbagliato guerra.

È la notte tra il 10 e l’11 marzo 1918 e sopra Napoli c’è il gigantesco dirigibile tedesco L 59, partito dalla Bulgaria con diverse tonnellate di bombe che le sta sganciando sulla Città anche se operando di notte, la precisione è quella che possiamo immaginare .

E se pensate che si tratti di una curiosità isolata, siete nuovamente fuori strada. Londra viene bombardata da Dirigibili  Zeppelin, Aerei Gotha e giganteschi Zeppelin-Staaken; sul Nord Italia arrivano bombardieri austro-ungarici; gli Italiani utilizzano i grandi trimotori Caproni. E per fermare i bombardieri gli Inglesi organizzano una rete di avvistamento, contraerea e squadriglie da caccia destinate alla difesa di Londra.

Insomma, quando nel 1939 cominciò la Seconda guerra mondiale, gran parte della guerra aerea che associamo a quel conflitto era già stata inventata.

Londra insegna: il vero laboratorio della guerra aerea

Mentre l’Italia scopriva l’incubo dal cielo, la Gran Bretagna ci conviveva stabilmente dal 1915.

I tedeschi avevano intuito che portare la guerra direttamente sul territorio nemico, colpendone industrie, porti, infrastrutture e inevitabilmente anche la popolazione civile, poteva avere effetti non soltanto materiali ma anche sul morale.

Così, prima con i giganteschi dirigibili Zeppelin e Schütte-Lanz e poi, quando la difesa britannica rese sempre più pericolose le incursioni dei dirigibili, con i bombardieri pesanti bimotori Gotha e perfino con i giganteschi Riesenflugzeuge, Londra e altre città britanniche divennero bersagli della guerra aerea.

Ma i britannici non rimasero a guardare.

Le incursioni, e soprattutto quelle dei Gotha del 1917, costrinsero gli inglesi a mettere insieme qualcosa che comincia ad assomigliare sorprendentemente alla difesa aerea integrata che avrebbero perfezionato vent’anni dopo durante la Battaglia d’Inghilterra.

C’erano posti di osservazione incaricati di segnalare l’arrivo dei bombardieri, collegamenti telefonici per trasmettere gli avvistamenti, batterie contraeree e proiettori, e soprattutto reparti da caccia destinati alla difesa del territorio.

Dopo le pesanti incursioni del 1917 il generale sudafricano Jan Smuts, incaricato dal Governo britannico di studiare il problema, propose di riunire questi elementi in una struttura coordinata.

Nacque così la London Air Defence Area, affidata al maggior generale Edward Ashmore, che riuniva sotto un unico comando posti d’osservazione, artiglieria contraerea e squadriglie da caccia.

Non c’era ancora il radar, naturalmente, ma il concetto fondamentale era già comparso:

avvistare il nemico → dare l’allarme → comunicare la sua posizione → far decollare i caccia → tentare l’intercettazione.

E non mancavano neppure i primi caccia notturni. Nella notte tra il 28 e il 29 gennaio 1918, due Sopwith Camel del 44 Squadron riuscirono ad abbattere un Gotha durante un’incursione su Londra.

Nel frattempo anche la popolazione imparava a convivere con una realtà che vent’anni dopo sarebbe diventata tragicamente familiare: l’allarme aereo e la corsa ai rifugi. Durante le incursioni tedesche centinaia di migliaia di londinesi arrivarono a cercare protezione nelle stazioni della metropolitana.

La continuità della distruzione

Guardando indietro, il raid solitario dell’L 59 su Napoli e le campagne di bombardamento sulla Gran Bretagna non furono episodi isolati o eccentricità tecnologiche, ma le prove generali della moderna guerra aerea.

Bombardieri pesanti, bombardamenti strategici, città e industrie colpite, incursioni notturne, contraerea, caccia da intercettazione, reti di avvistamento, allarme alla popolazione e strutture di comando coordinate: alla fine della Prima guerra mondiale quasi tutti gli ingredienti fondamentali erano già comparsi.

Vent’anni dopo non sarebbe stato necessario inventare il concetto.

Sarebbe bastato perfezionarlo e, soprattutto, applicarlo su una scala enormemente più grande.

E noi italiani? Non stavamo certo a guardare

A questo punto qualcuno potrebbe pensare che la nascita del bombardamento pesante fosse soprattutto una faccenda tra Tedeschi e Britannici.

Niente affatto.

Anche l’Italia in questo campo non scherzava e, anzi, durante la Prima guerra mondiale fu tra i paesi che svilupparono maggiormente il concetto del grande bombardiere plurimotore.

I trimotori Caproni, a cominciare dalla famiglia che avrebbe portato ai Ca.3 e successivamente ai più grandi Ca.5, erano macchine concepite per trasportare uomini, carburante e un consistente carico di bombe a distanze che permettevano di andare ben oltre l’immediata linea del fronte.

E non rimasero certamente negli aeroporti.

I Caproni italiani effettuarono missioni contro basi, infrastrutture e obiettivi austro-ungarici, spingendosi anche oltre l’Adriatico. Uno degli obiettivi più importanti fu Pola, principale base della flotta austro-ungarica, sottoposta nel corso della guerra a diverse incursioni aeree italiane.

Quindi, mentre Zeppelin, Gotha e giganteschi Riesenflugzeuge portavano le bombe sulla Gran Bretagna, dall’altra parte delle Alpi i grandi trimotori italiani stavano mettendo in pratica lo stesso principio: superare il fronte e andare a colpire direttamente obiettivi importanti nelle retrovie nemiche.

E non si trattava necessariamente di piccole azioni dimostrative: in una sola operazione del 4 maggio 1918 i Caproni italiani sganciarono complessivamente 8.400 chilogrammi di bombe sull’obiettivo.

L’esperienza italiana attirò anche l’attenzione degli Alleati. In Italia vennero addestrati sul bombardamento anche aviatori americani destinati a utilizzare i Caproni, una storia della quale abbiamo già parlato [qui].

Insomma, quando parliamo della nascita del bombardamento pesante nella Prima guerra mondiale, anche l’Italia aveva qualcosa da insegnare.

Caproni aveva progettato alcuni dei bombardieri pesanti più interessanti della guerra e le nostre Forze Armate avevano sviluppato reparti e scuole per impiegarli.

Per dare un’idea delle dimensioni del programma, nel febbraio 1918 ne venne varato uno gigantesco per la costruzione di 3.650 bombardieri della nuova famiglia Ca.5, talmente ambizioso che la produzione dovette essere suddivisa fra Caproni e numerose altre aziende italiane.

Alla fine della guerra, però, di quelle migliaia di apparecchi programmati ne erano stati costruiti solo alcune centinaia; una ricostruzione indica in appena 190 quelli completati prima dell’armistizio.

La produzione sarebbe continuata anche dopo la guerra, ma ormai il gigantesco programma originario non aveva più ragione di esistere.

Insomma, le idee non mancavano, i bombardieri nemmeno. Era riuscire a produrne migliaia nei tempi previsti che presentava qualche piccolo problema.

Caratteristica Caproni Ca.3 Gotha G.IV Vickers Vimy Zeppelin-Staaken R.VI
Paese Italia Germania Gran Bretagna Germania
Primo volo / periodo 1916 1916 1917 1916
Motori 3 2 2 4
Potenza complessiva* ~450 CV ~520 CV ~720 CV ~1.000 CV
Apertura alare ~22,7 m ~23,7 m 20,7 m 42,2 m
Velocità max ~135-140 km/h ~140 km/h ~165 km/h ~135 km/h
Carico bombe indicativo ~450 kg ~500 kg ~1.100 kg fino a ~2.000 kg
Equipaggio 4 3 3 ~7
Impiego nella I GM Sì Sì No, arrivò troppo tardi Sì

 

Italiani, Tedeschi e Britannici erano arrivati alla stessa conclusione: se l’aereo poteva superare il fronte, tanto valeva costruirlo abbastanza grande da portare sempre più lontano una quantità sempre maggiore di bombe.

Conclusioni

Potremmo continuare parlando di motori, sistemi di puntamento, carichi bellici, autonomia e delle numerose altre macchine sviluppate durante il conflitto, ma finiremmo per perdere di vista il motivo per cui siamo partiti da quel gigantesco dirigibile comparso sopra Napoli nel marzo 1918.

La Seconda guerra mondiale non inventò il bombardamento delle città e nemmeno il bombardamento strategico.

Alla fine della Prima guerra mondiale esistevano già dirigibili e bombardieri pesanti capaci di portare la guerra a centinaia di chilometri dal fronte, città e complessi industriali venivano bombardati di giorno e di notte e si stavano costruendo macchine sempre più grandi per trasportare quantità sempre maggiori di bombe.

E ormai non si trattava nemmeno più necessariamente di pochi apparecchi: nella notte tra il 14 e il 15 settembre 1918 quaranta bombardieri pesanti britannici Handley Page O/400 attaccarono obiettivi nella regione tedesca della Saar

Dall’altra parte si rispondeva organizzando reti di avvistamento, artiglieria contraerea, proiettori, reparti da caccia destinati all’intercettazione, sistemi di allarme e rifugi per la popolazione civile.

Insomma, quasi tutti gli ingredienti fondamentali della futura guerra aerea erano già sul tavolo nel 1918.

Vent’anni dopo sarebbero cambiati radicalmente gli aerei, le tecnologie, le capacità industriali e soprattutto le dimensioni delle forze impiegate.

Ma l’idea di fondo?

Quella, purtroppo, l’avevano già avuta.

 

Fonti e approfondimenti

  • Royal Air Force Museum – British Military Aviation, 1917
    Cronologia delle incursioni tedesche sulla Gran Bretagna, attività dei bombardieri Gotha, costituzione del comitato presieduto da Jan Smuts e nascita della London Air Defence Area (LADA) sotto il comando del maggior generale Edward B. Ashmore.
    https://www.rafmuseum.org.uk/research/research-enquiries/history-of-aviation-timeline/british-military-aviation/1917-2/
  • Royal Air Force Museum – The Few and the First Battle of Britain: Part 3
    Approfondimento sull’organizzazione della difesa aerea britannica durante la Prima guerra mondiale, sul rapporto Smuts e sull’integrazione sotto un unico comando di posti d’osservazione, artiglieria contraerea e squadriglie da caccia.
    https://www.rafmuseum.org.uk/blog/the-few-and-the-first-battle-of-britain-part-3/
  • Royal Air Force Museum – Handley Page O/100 and O/400
    Per lo sviluppo britannico dei bombardieri pesanti durante la Prima guerra mondiale. L’Handley Page O/400 divenne il bombardiere pesante standard britannico e nel settembre 1918 una formazione di quaranta apparecchi attaccò obiettivi nella regione tedesca della Saar.
    https://www.rafmuseum.org.uk/research/archive-exhibitions/not-quite-extinct/handley-page/
  • Corriere del Mezzogiorno – “Quando lo Zeppelin ferì Napoli: il bombardamento che sdegnò la città”
    Ricostruzione del bombardamento di Napoli della notte tra il 10 e l’11 marzo 1918 da parte dell’L 59: rotta, obiettivi industriali previsti, quota dell’incursione, carico di circa 6.400 kg di bombe e conseguenze sulla città.
    https://napoli.corriere.it/notizie/cultura-e-tempo-libero/18_marzo_10/quando-zeppelin-feri-napoli-bombardamento-che-sdegno-citta-813906f6-2435-11e8-8e3c-1dea113a8f47.shtml
  • Nacelles – “A Comparative History of Aviation during the First World War in France and in Italy: Some Preliminary Suggestions”
    Studio sull’industria aeronautica italiana e francese durante la Grande Guerra, particolarmente utile per il programma produttivo dei Caproni Ca.5 e per le enormi difficoltà incontrate nel trasformare gli ordinativi in apparecchi effettivamente consegnati. Lo studio indica 190 Ca.5 prodotti in Italia prima della fine della guerra a fronte di circa 3.500 ordinati.
    https://interfas.univ-tlse2.fr/nacelles/331?lang=en
  • Royal Air Force Museum – British Military Aviation, 1918
    Per l’evoluzione della difesa aerea britannica, l’impiego dei reparti da caccia nella difesa notturna e lo sviluppo delle operazioni aeree nell’ultimo anno di guerra.
    https://www.rafmuseum.org.uk/research/research-enquiries/history-of-aviation-timeline/british-military-aviation/1918-2/
  • Vickers Vimy – documentazione e dati storici
    Per lo sviluppo del bombardiere pesante britannico Vimy, progettato durante la guerra ma giunto troppo tardi per partecipare operativamente al conflitto. Il primo prototipo volò nel novembre 1917 e la produzione era già stata avviata prima dell’armistizio.
  • Zeppelin-Staaken R.VI – documentazione tecnica e storica
    Per il grande Riesenflugzeug tedesco: quadrimotore, 42,2 metri di apertura alare, equipaggio numeroso e capacità di trasportare fino a circa 2.000 kg di bombe, esempio estremo delle dimensioni raggiunte dai bombardieri già durante la Prima guerra mondiale.

Dirigibile Tedesco L59

Caproni Ca 3 

 Gotha G.IV

Vickers Vimy

Zeppelin-Staaken R.VI