La FAB (Forca Aerea Brasilera) in Italia

Quando mi sono recato a Tarquinia a fare le foto per l’articolo sulla permanenza della Scuola di Paracadutismo sul locale aeroporto , l’articolo lo trovate qui, fra le altre targhe ho notato questa :

Ovviamente l’innata curiosità mi ha spinto a scoprire perchè a Tarquinia erano passati i velivoli della Forza Aerea Brasiliana e il loro impiego in Italia .

Situazione Politica del Brasile nel 1941

Il Brasile all’entrata in guerra degli USA era governato con pugno di ferro dal Dittatore Getúlio Vargas al potere in Brasile dal 1930 , con una formazione politica chiamata Estado Novo , che guardava con malcelata simpatia ai Regimi Totalitari Europei e in particolare al Regime Fascista Italiano a cui lo accumunava il modello corporativo che erano molto vicino alla sua idea di Stato.

Ora nel 1941 Vargas comprese che gli Stati Uniti dopo Pearl Harbor, Vargas fiutò l’opportunità geopolitica della vita. Capì che Washington era disposta a pagare qualunque prezzo pur di assicurarsi la fedeltà e le materie prime dell’America Latina e per scacciare l’influenza dell’Asse dal continente.

 Il baratto: Acciaio in cambio di Soldati

Vargas vendette la neutralità del Brasile a caro prezzo. In cambio dell’allineamento con gli Stati Uniti e della concessione di basi strategiche (come quella di Natal, fondamentale per i voli transatlantici americani verso l’Africa), pretese e ottenne:

  • I finanziamenti americani per costruire la Companhia Siderúrgica Nacional (CSN) a Volta Redonda, la prima grande acciaieria moderna del Brasile, spina dorsale della successiva industrializzazione del Paese.

  • L’ammodernamento delle proprie forze armate con armi, carri e aerei statunitensi.

Quando i sottomarini tedeschi iniziarono ad affondare i mercantili brasiliani nel 1942, la pressione popolare spinse Vargas a dichiarare guerra all’Asse. Ma il dittatore non si limitò a una dichiarazione formale: capì che per sedersi al tavolo dei vincitori e cementare l’alleanza d’acciaio con Washington, doveva versare sangue Brasiliano sul campo. Voleva dimostrare che il Brasile era una potenza regionale affidabile, la vera spalla degli USA nel Sud del mondo.

Quindi offrì un corpo di spedizione composto dai piloti della FAB e i fanti della FEB a combattere in Italia per difendere la democrazia e abbattere una dittatura fascista, mentre loro stessi servivano un regime dittatoriale in patria.

Sui fanti della FEB e sulla  1ª Esquadrilha de Ligação e Observação (1ª ELO),  Unità addetta alla ricognizione e alla correzione del tiro dell’artiglieria per la fanteria brasiliana a terra,  torneremo con un prossimo articolo adesso ci interessiamo dei Piloti della FAB

Addestramentro ed arrivo in Italia dei Piloti della FAB

L’addestramento degli uomini del 1º GAvCa (1º Grupo de Aviação de Caça)  fu un percorso intenso, strutturato in diverse tappe geografiche tra il Brasile e l’America del Nord, gestito in stretta collaborazione con la United States Army Air Forces (USAAF) per uniformare le tattiche dei piloti brasiliani agli standard operativi alleati.

Il ciclo di addestramento si svolse principalmente in tre grandi fasi tra il 1943 e il 1944:

 Scuola di Applicazione Tattica (Orlando, Florida)

Subito dopo la costituzione ufficiale del gruppo a fine dicembre 1943, il comandante Nero Moura e i suoi ufficiali superiori si trasferirono a inizio 1944 a Orlando, in Florida, presso la scuola di tattica della USAAF. Questa prima fase servì ai quadri dirigenti per assimilare la dottrina d’impiego alleata, l’organizzazione della logistica e la pianificazione delle missioni di caccia.

 Addestramento Operativo di Base (Aguadulce, Panama)

Nel marzo del 1944, l’intero contingente (piloti e specialisti di terra) si riunì ad Aguadulce, nella Repubblica di Panama. Qui l’addestramento entrò nel vivo:

  • I piloti volarono intensamente sui caccia Curtiss P-40 Warhawk.

  • L’unità venne integrata nel sistema di difesa aerea della fondamentale Zona del Canale di Panama, effettuando veri turni di pattugliamento operativo.

Fu proprio durante la permanenza a Panama che nacque la forte identità del gruppo: il celebre stemma con l’avestruz (lo struzzo) e il grito de guerra “Senta a Púa!”.

 Conversione sul P-47 e addestramento finale (Suffolk, New York)

A giugno del 1944, completata la transizione tattica, il reparto rientrò negli Stati Uniti presso la Suffolk County Army Air Field a Long Island (New York). Fu qui che avvenne il passaggio cruciale:

  • I piloti lasciarono i P-40 per essere introdotti al pesante e potente Republic P-47D Thunderbolt, il velivolo con cui avrebbero combattuto in Europa.

  • Vennero simulate le reali condizioni di combattimento, con esercitazioni avanzate di bombardamento in picchiata, mitragliamento al suolo (strafing) e formazioni tattiche serrate.

Terminato questo ciclo a settembre del 1944, l’unità venne dichiarata pienamente operativa e “pronta al combattimento”. Il 19 settembre il gruppo si imbarcò a New York sulla nave trasporto truppe UST Colombie, approdando a Livorno il 6 ottobre 1944, pronto per essere rischierato sul fronte italiano.

Dalla pista di Tarquinia al fango di Pisa

Appena sbarcato a Livorno, il gruppo si spostò subito verso sud, stabilendosi presso l’aeroporto di Tarquinia (in provincia di Viterbo). Fu qui che la FAB allestì la sua prima vera base operativa in terra italiana. I piloti iniziarono i voli di familiarizzazione con il territorio e, l’11 novembre 1944, il 1º GAvCa compì le sue prime missioni ufficiali di combattimento partendo proprio dalla pista di Tarquinia.

 Lo spostamento a Pisa (dicembre 1944)

 Man mano che il fronte della Linea Gotica si stabilizzava più a nord (sull’Appennino tosco-emiliano), la base di Tarquinia cominciava a essere troppo distante dagli obiettivi strategici della Pianura Padana. Per ottimizzare il raggio d’azione e il consumo di carburante dei P-47, nei primi giorni di dicembre del 1944 l’intero reparto fu fatto rischierare più a nord, insediandosi stabilmente sull’aeroporto di San Giusto a Pisa.

La Campagna e le Missioni principali

Le operazioni del 1º GAvCa si concentrarono nella Pianura Padana e sulle vette dell’Appennino, con l’obiettivo di paralizzare le linee di rifornimento tedesche. I piloti brasiliani volarono in condizioni invernali durissime, affrontando la micidiale contraerea (Flak) tedesca.

I numeri complessivi della campagna testimoniano l’intensità del loro impiego:

  • Missioni volate: 445 missioni complessive (per un totale di 2.546 uscite operative).

  • Obiettivi distrutti: Oltre 1.300 veicoli motorizzati, decine di locomotive, ponti stradali e ferroviari, e postazioni d’artiglieria protette.

  • Il picco del 22 Aprile 1945: Durante l’offensiva finale di primavera, il reparto registrò il massimo sforzo bellico. Con soli 22 piloti rimasti abili, vennero effettuate 44 uscite in un solo giorno, distruggendo oltre 150 veicoli e interrompendo la ritirata tedesca a sud del Po. Questa data è diventata ufficialmente la Giornata dell’Aviazione di Caccia in Brasile.

Il prezzo del dovere

Pur rappresentando solo il 5% delle sortite totali del 350th Fighter Group americano all’interno del quale operavano, al gruppo brasiliano fu attribuita la distruzione di circa l’85% dei depositi di munizioni, il 36% dei depositi di carburante e il 28% dei ponti abbattuti dall’intero stormo.

Questo successo eccezionale ebbe un costo umano pesante: il gruppo perse 9 piloti in azione (cinque abbattuti dalla Flak, tre morti in incidenti e uno per complicazioni mediche) e diversi aerei andarono distrutti o danneggiati pesantemente. I piloti catturati dopo essersi lanciati paracadutati dietro le linee vennero internati nello Stalag Luft III in Germania fino alla fine delle ostilità.

Ancora oggi, il cimitero monumentale di Pistoia (ex Cimitero Militare Brasiliano) e diversi monumenti nell’area dell’Appennino tosco-emiliano ricordano il sacrificio e il valore dei piloti della FAB e dei soldati della FEB.

Il rientro in Brasile

Quando i veterani della FAB e della FEB tornarono in Brasile nel 1945, l’accoglienza fu trionfale. Ma il corto circuito ideologico orchestrato da Vargas divenne improvvisamente insostenibile per il suo stesso creatore.

L’opinione pubblica e gli stessi vertici militari, influenzati dal clima di libertà respirato in Italia e dagli standard democratici americani, si chiesero come fosse possibile celebrare dei soldati glorificati come “eroi liberatori dal fascismo” mentre in patria si continuava a vivere sotto una dittatura corporativa. La contraddizione fu fatale per l’Estado Novo: nell’ottobre del 1945, appena pochi mesi dopo la fine del conflitto, Getúlio Vargas venne deposto da un colpo di Stato militare del tutto incruento.

Ancora oggi, il cimitero monumentale di Pistoia (ex Cimitero Militare Brasiliano) e diverse targhe sparse tra il Lazio e la Toscana – proprio come quella che ha catturato la mia attenzione a Tarquinia – ricordano il sacrificio e il valore di questi piloti venuti dai Tropici per liberare l’Italia.

Lo stemma araldico ufficiale del 1º GAvCa.