LE BOE DI SALVATAGGIO NEL CANALE DELLA MANICA

Settembre 1940 siete un pilota Tedesco state pilotando il vostro fiammante ME 109 di ritorno dall’ennesima missione sull’Inghilterra e purtroppo per voi avete consumato tutto il carburante per cercare di scortare i bombardieri , infatti nonostante la fama che lo circonda il vostro aereo non è nato per le missioni a lungo raggio ma per la difesa di punto quindi con un’autonomia abbastanza limitata (200/250 Km )  che vi permette di stare sull’Inghilterra si e no 10/15 minuti ,  ma il vostro capo supremo Göring a fine Agosto ha già fatto una lavata di capo ai vostri superiori accusando i piloti della Caccia di non fare abbastanza per difendere i bombardieri , ne abbiamo accennato nella biografia di Galland che trovate qui, quindi , ben decisi a tenere alto l’onore della Caccia , avete difeso i Dornier Do 17 mandati a bombardare Londra nonostante il livello del carburante fosse sceso sotto ai limiti di guardia ed ora non avete autonomia sufficiente per arrivare sulla terraferma ma la Luftwaffe con la solita efficienza ha pure pensato a questa evenienza e vi ha fornito una mappa dove sono indicate le posizioni delle boe di salvataggio , chiamate Rettungsbojen, che ha posizionato nel Canale della Manica a inizio operazioni , quindi puntate deciso su una di esse e vi lanciate con il paracadute e con qualche energica nuotata la raggiungete e adesso non vi resta che aspettare che vi vengano a recuperare , ora come e’ costruita e cosa trovate a bordo di questa boa ?

Le boe di Salvataggio Rettungsbojen

La struttura era costituita da un corpo galleggiante metallico, di forma generalmente cilindrica o leggermente affusolata, con una parte superiore destinata all’accesso e all’alloggiamento degli occupanti. La boa era ancorata al fondale e progettata per rimanere in posizione anche in condizioni di mare difficili.

L’interno era suddiviso in uno spazio relativamente ristretto ma sufficientemente attrezzato per permettere la sopravvivenza di più uomini in attesa dei soccorsi. A seconda del modello e dell’allestimento erano disponibili cuccette, acqua potabile, razioni alimentari, coperte e indumenti asciutti, oltre a materiale per il primo soccorso.

Un elemento importante era la possibilità di riscaldare l’ambiente interno mediante una piccola stufa. Questo aveva un’importanza tutt’altro che secondaria: un pilota recuperato dal mare poteva essere già in condizioni di forte ipotermia.

Le Rettungsbojen disponevano inoltre di segnalazioni visive e luminose per rendere riconoscibile la struttura ai mezzi di soccorso. Alcune versioni erano dotate anche di apparecchiature radio, che permettevano agli occupanti di comunicare la propria presenza e facilitare l’individuazione della boa.

L’accesso avveniva attraverso un’apertura nella parte superiore e, una volta entrati, gli occupanti potevano richiudere l’accesso per proteggersi dal vento e dall’acqua. La struttura era quindi concepita non tanto come un mezzo per essere trasportati, quanto come un rifugio galleggiante nel quale attendere l’arrivo di un idrovolante, di una nave o di un’imbarcazione di soccorso.

Una caratteristica particolarmente interessante era proprio questa: la Rettungsboje non sostituiva il soccorso aereo o navale, ma trasformava una permanenza potenzialmente mortale in acqua aperta in un’attesa relativamente protetta.

Una volta a bordo i superstiti  , durante il giorno issavano   sul pennone una bandiera giallo-rossa e un pallone nero, mentre durante la notte accendevano le  luci rosse e bianche a quel punto non gli rimaneva che aspettare che la boa venisse sorvolata da uno degli aerei della Luftwaffe, incaricati di verificarne lo stato che nel caso segnalava  la presenza dei superstiti affinché venisse organizzato il loro recupero.

La Luftwaffe installò fino a 50 boe di questo tipo di vari modelli e non esistono statistiche precise su quanti aviatori vi abbiano trovato rifugio quindi evitiamo di dare numeri.

Nello stesso periodo  la RAF  non aveva lo stesso problema visto che i combattimenti si svolgevano prevalentemente sul territorio Britannico o  nelle acque limitrofe quindi il salvataggio degli Aviatori eventualmente finiti nelle acque della Manica era affidato a una fitta rete di avvistamento terrestre che comunicava le coordinate ai messi di Salvataggio della RAF  tramite  le motovedette veloci (Air-Sea Rescue Launches) e gli idrovolanti .

Diversa la situazione a partire dal  1941    ,   con l’intensificarsi delle operazioni offensive della RAF contro l’Europa occupata   ,  i Britannici sentirono la necessità di dotarsi di strumenti simili e quindi   svilupparono le ASR-10 ovvero Air-Sea Rescue 10 .

Le ASR-10 la versione  Inglese

L’ASR-10 (Air-Sea Rescue Float) era sostanzialmente una piccola chiatta galleggiante senza motore, costruita in acciaio saldato. Le 16 unità ordinate dal Ministero dell’Aeronautica britannico furono realizzate nel 1941 dalla Carrier Engineering di Wembley e vennero ormeggiate in punti strategici del Canale della Manica e del Mare del Nord, soprattutto lungo le rotte percorse dai bombardieri britannici diretti verso l’Europa occupata.

La struttura misurava circa 32 piedi (9,8 m) di lunghezza, 10 piedi (3 m) di larghezza e 6 piedi (1,8 m) di profondità, con un pescaggio di circa 3 piedi. Il basso profilo e la poppa aperta verso l’acqua erano studiati per facilitare la salita a bordo dei naufraghi.

All’interno trovavano posto sei cuccette, oltre a viveri, acqua potabile, coperte, indumenti asciutti, materiale di primo soccorso e una piccola cucina. Era presente anche una radio, attraverso la quale gli uomini potevano chiedere soccorso, mentre una bandiera serviva a segnalare che il rifugio era occupato.

Erano conosciute ufficialmente come Cuckoos, mentre la stampa dell’epoca le soprannominò Ocean Hostels, cioè praticamente “alberghi sull’oceano”.

Una cosa interessante da sottolineare nell’articolo è che il sistema britannico ebbe un’efficacia piuttosto limitata. Le ASR-10 erano difficili da raggiungere in mare mosso e il loro posizionamento vicino alle coste faceva sì che spesso gli equipaggi in difficoltà potessero essere individuati e soccorsi direttamente dalle unità di salvataggio. Il progetto rimase quindi limitato alle 16 unità ordinate.

Un piccolo aneddoto e che in questo esiste inoltre la documentazione  che una ASR-10 venne usata da un pilota Tedesco precipitato nel Canale della Manica e che , una volta recuperato,  finii la guerra come prigioniero.

Le Fonti

Documenti d’epoca e intelligence militare

  • US War Department – Tactical and Technical Trends (N. 12, 19 novembre 1942): Riporta i dettagli tecnici dettagliatissimi delle Rettungsbojen tedesche (spazi interni, cuccette, radio trasmettitori automatici, scorte di cibo, stufe ad alcol e persino il cognac e le sigarette per i naufraghi). È il documento ufficiale con cui gli Alleati studiarono l’invenzione nemica.

  • I registri del Seenotdienst: Il servizio di soccorso aereo-marittimo della Luftwaffe, istituito già prima della guerra (nel 1935) e potenziato con gli idrovolanti Heinkel He 59 e le boe progettate su indicazione di Ernst Udet (spesso chiamate anche Udet-Boje).

  Saggi storici e testi di riferimento

  • Letteratura sulla Battaglia d’Inghilterra (1940): Per la parte strategica sull’autonomia del Messerschmitt Bf 109, i limiti della scorta stretta ai bombardieri e i drammi dei reparti di caccia (Jagdgeschwader), i testi storici di riferimento (come quelli dello storico britannico Richard Hough o le analisi tattiche della RAF sul Fighter Command guidato da Hugh Dowding) descrivono perfettamente la morsa del carburante limitato sul Canale della Manica.

  • La nascita della risposta britannica: Gli archivi della RAF Marine Branch e la costituzione ufficiale del Directorate of Air-Sea Rescue nel febbraio 1941 (con il motto “The sea shall not have them”) documentano il passaggio degli inglesi da un soccorso iniziale improvvisato a una struttura industriale organizzata con imbarcazioni veloci (High Speed Launches) e boe proprie negli anni successivi al 1940.

 

Boa di salvataggio ( Rettungsboje ) della Luftwaffe (Esterni e interni)

Boa della RAF ASR-10 custodita al Museo Marittimo Scozzese di Irvine