Le Truppe Paracadutiste Giapponesi

11 Gennaio 1942 siete un soldato del  KNIL ovvero  Koninklijk Nederlandsch-Indisch Leger, il Regio Esercito delle Indie orientali olandesi e siete di stanza a Menado, Celebes (oggi Sulawesi, Indonesia) e   vedete scendere dal cielo qualcosa che fino a quel momento nessun esercito alleato aveva ancora incontrato in combattimento: paracadutisti giapponesi.E non sono nemmeno soldati dell’Esercito: sono uomini della Marina imperiale.

Possiamo comprendere la sorpresa del militare olandese. In effetti, fino al 1940 il Giappone non disponeva ancora di vere e proprie unità paracadutiste organizzate. A cambiare le carte in tavola, in Giappone ma anche negli Stati Uniti, furono soprattutto le spettacolari operazioni aviotrasportate tedesche del maggio 1940.

Il 10 maggio 1940, nell’attacco al forte belga di Eben-Emael, un piccolo reparto d’assalto tedesco dimostrò che uomini adeguatamente addestrati ed equipaggiati potevano arrivare dal cielo e neutralizzare un caposaldo considerato formidabile, aggirando le normali difese terrestri. A rigor di verità, gli assaltatori di Eben-Emael non si lanciarono con il paracadute: arrivarono a bordo di alianti DFS 230, che atterrarono direttamente sulla sommità del forte.

Il risultato, però, impressionò gli osservatori militari di mezzo mondo. Da quel momento anche i giapponesi accelerarono lo studio di proprie truppe aviotrasportate.

A questo punto la storia dei reparti paracadutisti giapponesi si divide in due. La rivalità tra Esercito e Marina arrivava infatti al punto che le due forze svilupparono praticamente in parallelo le proprie truppe paracadutiste, conducendo separatamente esperimenti, addestramento e sviluppo dell’equipaggiamento.

Anche noi, quindi, siamo costretti a seguire separatamente i due filoni.

Paracadutisti della Marina

Nel novembre 1940, a Yokosuka, viene costituita la 1001 Go Jikken Kenkyu, cioè la 1001ª Unità sperimentale di ricerca. È minuscola: 26 uomini, comandati dal tenente Masao Yamabe.

Iniziano con prove sperimentali e almeno fino al 15/01/1941  lanciano i manichini questo perchè  devono capire praticamente tutto: paracadute, uscita dall’aereo, posizione del corpo, dispersione degli uomini, procedure di lancio. All’inizio utilizzano persino paracadute d’emergenza destinati agli equipaggi degli aerei, quindi materiale non progettato per un reparto aviotrasportato, come scritto il 15/01/1941 si ha il primo lancio di un  paracadutista “umano”  .

Il primo incidente con perdita umana avviene il 27 marzo 1941 quando , durante una dimostrazione alla presenza dell’ammiraglio Osami Nagano, non si apre il paracadute  al marinaio di 3ª classe   Jimaru (地丸)  e muore  nella caduta. Questo incidente contribuisce  allo sviluppo successivo del paracadute Tipo 1 e del sistema di apertura automatica tramite fune di vincolo.

A giugno del 1941 il reparto viene trasferito alla Scuola di Artiglieria Navale di Tateyama e da quel momento lo sviluppo è rapidissimo infatti a metà agosto dello stesso anno lo Stato Maggiore della Marina ordina di addestrare due reparti da 750 paracadutisti ciascuno, da rendere pronti entro la fine di ottobre.

Il corso specificamente paracadutistico era sorprendentemente breve ,  inizialmente appena una o due settimane, durante le quali venivano effettuati sei lanci. Ma questo non significava che dopo quindici giorni l’uomo fosse considerato un paracadutista pronto al combattimento. Terminata l’abilitazione al lancio, gli uomini venivano riuniti nei reparti e iniziavano un intenso addestramento terrestre e tattico, comprendente esercitazioni di combattimento e impiego delle armi da fanteria. Per gli uomini della 1ª Yokosuka questo periodo proseguì per diversi mesi, fino al trasferimento verso il teatro operativo e all’attacco di Menado dell’11 gennaio 1942.

Le truppe paracadutiste della marina hanno la possibilità di essere armate con le seguenti armi:

Tipo Modello Calibro Funzione
Pistola Type 94 Nambu 8×22 mm Nambu Arma individuale durante il lancio
Fucile/carabina Type 38, versione carabina 6,5×50 mm Arma individuale principale
Mitragliatrice leggera Type 96 6,5×50 mm Supporto di squadra
Lanciagranate Type 89 50 mm Supporto ravvicinato
Mitragliatrice pesante Type 92 7,7×58 mm Supporto pesante
Cannone anticarro Type 94 37 mm Difesa anticarro

La dotazione effettivamente portata in combattimento poteva variare in funzione della missione. Le armi più pesanti, inoltre, non dovevano necessariamente essere lanciate con gli uomini: potevano essere trasportate separatamente o fatte arrivare con altri mezzi.

Il lancio separato di armi e materiali non costituiva una particolarità giapponese. Sistemi analoghi erano utilizzati anche dai britannici , ne abbiamo già incontrato un esempio nell’Operazione Colossus del febbraio 1941,ne abbiamo scritto [qui] , quando i commandos paracadutisti britannici dovettero recuperare a terra i contenitori nei quali erano stati aviolanciati esplosivi e materiali.

I paracadutisti dell’Esercito imperiale

Anche l’Esercito giapponese iniziò a interessarsi seriamente alle truppe aviotrasportate nel 1940, dopo che le operazioni tedesche in Europa avevano dimostrato le possibilità offerte dall’impiego di reparti lanciati dietro le linee nemiche.

Nel dicembre 1940, su disposizione del ministro della Guerra Hideki Tōjō, viene costituito presso la scuola di volo dell’Esercito di Hamamatsu un primo nucleo sperimentale composto da dieci ufficiali dell’aviazione dell’Esercito, posto agli ordini del tenente colonnello Keigo Kawashima.

La cosa interessante è che nessuno di loro ha esperienza di paracadutismo. Come era accaduto quasi contemporaneamente nella Marina, devono quindi partire praticamente da zero: studiare la documentazione disponibile, esaminare le esperienze straniere, sperimentare le attrezzature e cominciare effettuando prove con manichini.

Un episodio rende bene l’idea dell’estrema rivalità esistente tra Esercito e Marina imperiale. Anziché svolgere esperienze comuni o scambiarsi le informazioni raccolte, gli uomini dell’Esercito utilizzano la torre per paracadutismo del parco divertimenti di Yomiuri, nell’area di Tokyo, per familiarizzare con la discesa e l’atterraggio. Per mantenere segreto il programma, si presentano in abiti civili fingendosi studenti universitari, evitando persino di utilizzare terminologia militare.

Dopo i primi esperimenti, il programma dell’Esercito cresce rapidamente. Nel febbraio 1941 viene formata una prima classe di circa 250 volontari e il 20 febbraio vengono effettuati con successo i primi lanci da un aereo. Nel maggio successivo il centro di addestramento viene trasferito a Baicheng, in Manciuria, dove la maggiore disponibilità di spazio e l’isolamento consentono di sviluppare il programma mantenendolo segreto.

La lontananza dai centri militari e industriali giapponesi crea però notevoli problemi logistici e nell’agosto 1941 il programma torna in Giappone, stabilendosi a Nyutabaru, nell’isola di Kyūshū.

Alla fine dell’anno sono già state addestrate cinque classi di paracadutisti. Il 1º dicembre 1941 circa 800 uomini formano il 1º Reggimento d’incursione (Dai-1 Teishin Rentai); poco dopo viene costituita la 1ª Brigata d’incursione (Dai-1 Teishin Dan) e nel gennaio 1942 segue il 2º Reggimento.

Nel giro di poco più di un anno l’Esercito è quindi passato da dieci ufficiali che non avevano mai utilizzato un paracadute a una forza aviotrasportata composta da circa 1.500 paracadutisti, sostenuta da una propria componente di aerei da trasporto.

Tipo Modello Calibro Nota
Pistola Type 14 / Type 94 8 mm Nambu Arma individuale
Fucile Type 99 smontabile 7,7 mm Versione adattata al trasporto aviolanciato
Fucile Type 2 7,7 mm Fucile smontabile specificamente sviluppato per i paracadutisti
Pistola mitragliatrice Type 100 8 mm Nambu Arma automatica compatta
Mitragliatrice leggera Type 99 modificata 7,7 mm Versione paracadutisti con calcio smontabile
Lanciagranate Type 89 50 mm Versione adattata ai paracadutisti
Fucile anticarro Type 97 20 mm Supporto anticarro
Mortaio Type 99 81 mm Supporto pesante

Come per la Marina, la dotazione effettivamente trasportata dipendeva dalla missione. L’Esercito sviluppò inoltre versioni specificamente adattate all’impiego aviotrasportato: fucili smontabili, mitragliatrici con parti ripiegabili o amovibili e versioni compatte delle armi di supporto. Le armi e i materiali più ingombranti potevano essere aviolanciati separatamente in appositi contenitori.

Le operazioni sul campo

Nonostante l’impegno dedicato alla creazione e all’addestramento dei reparti aviotrasportati, Esercito e Marina giapponesi li impiegarono in combattimento solo in un numero limitato di operazioni.

Data Operazione Forza Uomini impiegati Perdite Esito
11-12 gennaio 1942 Menado (Celebes) Marina – 1ª Yokosuka SNLF circa 500 in due lanci circa 120 tra morti e feriti Successo – conquistato l’aeroporto di Langoan
14-15 febbraio 1942 Palembang (Sumatra) Esercito – reparti Teishin circa 330 circa 85 tra morti e feriti Successo parziale – conquistato l’aeroporto, ma non impedita efficacemente la demolizione delle raffinerie
20-21 febbraio 1942 Timor – Kupang/Penfui Marina – 3ª Yokosuka SNLF 631 in due lanci elevate, dati discordanti Successo – contribuì alla conquista dell’area e dell’aeroporto
26 novembre 1944 Leyte – incursione Kaoru Esercito circa 40 effettivamente partiti elevate, dato complessivo incerto Insuccesso – gli obiettivi non furono raggiunti
6 dicembre 1944 Leyte – Burauen Esercito – Teishin circa 400 nel primo scaglione gravissime – reparti aviotrasportati in gran parte distrutti Insuccesso – temporanei successi locali, ma gli aeroporti rimasero agli statunitensi
24-25 maggio 1945 Okinawa – Yontan (Giretsu) Esercito – Giretsu Kuteitai circa 120 circa 110 caduti, compresi gli equipaggi Insuccesso strategico – un solo aereo riuscì a depositare il proprio reparto sull’aeroporto, causando comunque notevoli danni

La cronologia delle operazioni mostra chiaramente anche l’evoluzione nell’impiego delle truppe aviotrasportate giapponesi.

Le missioni del 1942 rispondono ancora pienamente alla concezione classica delle forze paracadutiste. I reparti vengono impiegati nell’ambito di operazioni offensive pianificate, con obiettivi precisi — soprattutto aeroporti e infrastrutture strategiche — che devono essere conquistati e mantenuti fino al ricongiungimento con le altre forze giapponesi.

Quando i paracadutisti tornano in azione a Leyte nel 1944, la situazione è ormai completamente diversa. Non vengono più utilizzati per accompagnare un’avanzata, ma per tentare di colpire gli aeroporti americani e modificare una situazione militare già fortemente compromessa. Le possibilità di ricevere rinforzi, essere riforniti o successivamente recuperati sono estremamente ridotte.

Non si tratta ancora formalmente di missioni suicide nel significato che il termine assumerà con i kamikaze, ma nella pratica siamo ormai molto vicini al concetto di missione senza ritorno: agli uomini viene richiesto di raggiungere l’obiettivo, combattere sul posto e continuare l’azione senza una concreta prospettiva di evacuazione.

Con l’incursione Giretsu su Okinawa del maggio 1945 questa evoluzione raggiungerà il suo punto estremo: gli aerei devono raggiungere direttamente gli aeroporti americani e gli incursori, una volta a terra, distruggere il maggior numero possibile di velivoli, depositi e installazioni. Il recupero degli uomini non costituisce più una parte realistica del piano.

In appena tre anni il ruolo delle truppe aviotrasportate giapponesi era quindi profondamente cambiato: da strumento destinato ad aprire la strada all’avanzata a reparto impiegato per tentare di rallentare un nemico che ormai avanzava verso il Giappone.

Il livello delle perdite, da solo, non basta però a definire un’operazione come suicida. Un confronto con i paracadutisti tedeschi permette di chiarire meglio questo punto.

A Eben-Emael, nel 1940, il piccolo gruppo incaricato di neutralizzare direttamente la fortezza perse circa un terzo degli uomini tra morti e feriti, pur conseguendo pienamente l’obiettivo. Percentuali dell’ordine del 20-30%, per quanto molto elevate, non erano quindi incompatibili con un’operazione aviotrasportata convenzionale riuscita.

A Creta, l’anno successivo, la situazione raggiunse invece dimensioni completamente diverse. Le forze aviotrasportate tedesche subirono perdite nell’ordine di oltre il 40% degli uomini impiegati, secondo i criteri utilizzati per il conteggio, mentre andarono perduti o furono danneggiati centinaia di velivoli. La vittoria era stata ottenuta, ma a un prezzo tale da contribuire alla decisione tedesca di non ripetere più operazioni aviotrasportate strategiche di quelle dimensioni.

Il confronto aiuta quindi a leggere anche i dati giapponesi: il 24-26% circa di perdite registrato a Menado e Palembang nel 1942 indica operazioni estremamente rischiose e costose, ma non missioni suicide. L’obiettivo era conquistare una posizione e conservarla, e la sopravvivenza del reparto continuava a essere parte del piano.

La differenza emerge nel 1944-45: non è semplicemente il numero degli uomini perduti a cambiare, ma il modo stesso in cui viene concepita la missione. A Leyte e soprattutto a Okinawa, la possibilità che gli uomini tornino indietro diventa progressivamente irrilevante rispetto al tentativo di infliggere un danno al nemico.

La fine e la rinascita

Con la resa del Giappone nell’agosto 1945 e lo scioglimento delle forze armate imperiali termina anche la storia dei reparti paracadutisti dell’Esercito e della Marina.

Bisognerà attendere il dopoguerra e la nascita delle nuove Forze di Autodifesa giapponesi perché il paracadutismo militare torni in Giappone. I primi reparti destinati all’addestramento aviotrasportato vengono costituiti nel 1955, mentre il 25 giugno 1958 nasce ufficialmente la 1ª Brigata aviotrasportata (Dai-Ichi Kūtei Dan) della Japan Ground Self-Defense Force, con sede a Narashino.

A oltre ottant’anni dalle prime esperienze compiute separatamente dall’Esercito e dalla Marina imperiale, la tradizione delle truppe aviotrasportate giapponesi continua quindi nella 1ª Brigata aviotrasportata, che ancora oggi rappresenta l’unica unità paracadutista delle forze terrestri giapponesi.

 

Le Fonti

  • War Department, Military Intelligence Division, Japanese Parachute Troops, Special Series No. 32, Washington D.C., 1 luglio 1945.
    Fonte contemporanea dedicata specificamente alle truppe paracadutiste giapponesi; utilizzata per organizzazione, addestramento, equipaggiamento, armamento, tattiche e operazioni dell’Esercito, compresa Leyte.

  • U.S. War Department, Handbook on Japanese Military Forces, Technical Manual TM-E 30-480, 1944.
    Utilizzato come riferimento generale sull’organizzazione, le tattiche e l’equipaggiamento delle forze armate giapponesi.

  • Office of the Chief of Military History, Department of the U.S. Army – Far East Command, Japanese Monographs, in particolare i volumi relativi alla conquista delle Indie Orientali Olandesi.
    Utilizzati per il quadro operativo delle campagne del 1942.

  • Lionel Wigmore, The Japanese Thrust, Australia in the War of 1939–1945, Australian War Memorial, Canberra, 1957.
    Utilizzato per le operazioni nelle Indie Orientali Olandesi e a Timor.

  • Australian War Memorial, documentazione storica relativa alle operazioni di Timor del 1942.
    Utilizzata per l’impiego dei paracadutisti della 3ª Yokosuka Special Naval Landing Force.

  • Nuova Antologia Militare – Società Italiana di Storia Militare, studi sulle operazioni aeroterrestri della Seconda guerra mondiale.
    Utilizzati per il confronto e la ricostruzione delle operazioni della Marina imperiale a Menado e Timor.

  • Naval History and Heritage Command, U.S. Navy, H-Gram 048: The Naval Battle of Okinawa, sezione dedicata all’attacco all’aeroporto di Yontan del 24-25 maggio 1945.
    Utilizzato per l’operazione Giretsu e i risultati dell’incursione.

  • Japan Ground Self-Defense Force – Ministry of Defense of Japan, documentazione ufficiale relativa alla 1st Airborne Brigade e alla guarnigione di Narashino.
    Utilizzata per la ricostituzione delle truppe aviotrasportate nel dopoguerra e la loro organizzazione attuale.

 

 

 

Menado, 11 gennaio 1942   Formazione di Type 96 “Tina” mentre lancia gli uomini della 1ª Yokosuka   sull’aeroporto di Langoan

Palembang, febbraio 1942  Paracadutisti dell’Esercito Imperiale Giapponese che aprono i contenitori con le armi

Palembang, 13 febbraio 1942   Una fotografia dei Teishin che si lanciano sull’aeroporto.