Rosatelli: dal CR.1 al CR.42, passando per i bombardieri

Destino strano quello di Celestino Rosatelli, che corre quasi in parallelo con quello dei suoi velivoli. Possiamo partire dalla sua creatura più conosciuta, il Fiat CR.42 Falco. Ne furono prodotti oltre 1.800 esemplari, eppure oggi, per vederne uno originale, bisogna andare al RAF Museum in Gran Bretagna oppure a Linköping, presso il museo dell’Aeronautica svedese. C’è anche un terzo esemplare visibile in Italia, a Vigna di Valle, presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare, ma è il risultato di una ricostruzione relativamente recente, realizzata utilizzando parti provenienti da diversi velivoli.

Ed è strano anche il destino del CR.42, prima osannato, poi fortemente criticato per la sua inadeguatezza bellica durante la Seconda guerra mondiale. Ma, come vedremo, attribuire semplicemente quella inadeguatezza a Rosatelli sarebbe troppo facile. Il CR.42 fu anche il risultato di precise scelte della Regia Aeronautica, alcune delle quali si sarebbero rivelate decisamente infelici quando l’Italia entrò in guerra.

Ma chi era Celestino Rosatelli?

Celestino Rosatelli nasce a Belmonte Sabino, vicino Rieti, l’8 aprile 1885. Si laurea in Ingegneria civile a Roma nel 1910 e, almeno inizialmente, la sua strada sembra destinata alle costruzioni e ai ponti, tanto da diventare assistente di Meccanica applicata alle costruzioni. L’aviazione però era appena nata e nel 1911 Rosatelli inizia ad avvicinarsi al nuovo mondo del volo frequentando un corso di teoria e costruzione dei dirigibili.

Con la Prima guerra mondiale entra nella Direzione Tecnica dell’Aviazione Militare di Torino, diretta da Ottavio Ricaldoni, uno dei pionieri dell’aeronautica militare italiana che aveva già lavorato alla progettazione dei primi dirigibili militari e che nel 1914 era intervenuto direttamente anche nello sviluppo del primo grande bombardiere trimotore di Gianni Caproni.

Alla Direzione Tecnica Rosatelli entra in contatto con alcuni dei tecnici che stavano costruendo, quasi letteralmente, l’aviazione italiana. Tra questi ci sono Rodolfo Verduzio e Umberto Savoja, con i quali partecipa allo sviluppo dello SVA, uno degli aerei italiani più importanti della Prima guerra mondiale. Il nome SVA deriva proprio dalle iniziali di Savoja, Verduzio e Ansaldo, l’azienda che ne curò la costruzione. Rosatelli non compare quindi nella sigla, ma partecipò al lavoro di progettazione e sviluppo del velivolo, maturando quell’esperienza che poco dopo avrebbe portato con sé alla Fiat.

Nel 1918 Rosatelli passa alla Fiat, dove assume la direzione dell’Ufficio Tecnico Aviazione. L’azienda produceva già aeroplani attraverso la SIA, ma i recenti SIA 7B e 9B avevano evidenziato seri problemi strutturali. Rosatelli subentra all’ingegner Torretta e uno dei primi risultati del nuovo corso sarà l’R.2, sviluppato insieme all’ingegner Miro Gamba partendo dall’esperienza dei precedenti SIA 7B. I problemi strutturali che avevano afflitto questi ultimi vengono affrontati con una profonda revisione e un irrobustimento della cellula, ma l’R.2 entra in produzione nelle ultime fasi della guerra, troppo tardi per avere un ruolo importante nel conflitto.

Nascono i caccia CR e i bombardieri BR

Nel 1924 vola per la prima volta il Fiat CR.1, il primo caccia progettato da Rosatelli a portare quella sigla che diventerà quasi il suo marchio: CR, Caccia Rosatelli. Era un biplano, più precisamente un sesquiplano, dalla caratteristica disposizione delle ali, con quella inferiore di apertura maggiore rispetto alla superiore, soluzione piuttosto insolita che verrà abbandonata nei successivi caccia Fiat. Il CR.1 entra in servizio nella Regia Aeronautica nel 1925 e rappresenta soprattutto l’inizio di una famiglia destinata ad accompagnare l’aviazione militare italiana per quasi vent’anni.

Parallelamente ai caccia, Rosatelli sviluppa per la Fiat anche una lunga famiglia di bombardieri, identificati dalla sigla BR, Bombardiere Rosatelli. Dai primi biplani del dopoguerra la linea evolverà fino al BR.20 Cicogna, che rappresenta un salto tecnologico notevole rispetto ai suoi predecessori, essendo un bimotore monoplano di costruzione prevalentemente metallica e con carrello retrattile.

Il BR.20 avrà una carriera decisamente movimentata. Verrà esportato in Giappone, dove sarà impiegato anche nelle operazioni in Cina, una vicenda che abbiamo già raccontato nell’articolo I Fiat BR.20 con il Sol Levante. Nell’autunno del 1940 verrà inoltre utilizzato dalla Regia Aeronautica contro l’Inghilterra, con il Corpo Aereo Italiano schierato in Belgio.

Ma torniamo ai caccia, perché il CR.1 non rimase un episodio isolato. Negli anni successivi Rosatelli continuò a sviluppare la formula del biplano attraverso il CR.20 e il CR.30, introducendo progressivamente motori più potenti e migliorando prestazioni e manovrabilità. Un’evoluzione che porterà nel 1933 al primo volo del Fiat CR.32.

Il CR.32 rappresenterà probabilmente il maggiore successo della famiglia prima dell’arrivo del CR.42. Agile, robusto e molto maneggevole, verrà esportato in diversi paesi e impiegato anche dalla Cina, ma sarà soprattutto la Guerra civile spagnola a costruirne la reputazione.

In Spagna i CR.32 dell’Aviazione Legionaria si troveranno a combattere contro numerosi tipi di velivoli repubblicani, compresi i più moderni monoplani sovietici Polikarpov I-16. L’esperienza spagnola sembrò confermare che un biplano molto maneggevole, ben pilotato e impiegato correttamente potesse ancora essere un caccia efficace.

Ed è proprio qui che la storia del CR.32 diventa importante per capire il CR.42, perché mentre in altri paesi il futuro del caccia stava ormai prendendo decisamente la strada del monoplano veloce, in Italia l’esperienza positiva maturata in Spagna contribuì a rafforzare la fiducia in una formula che aveva dato ottimi risultati.

Verso il CR.42

Mentre il CR.32 otteneva i suoi successi in Spagna, nel resto del mondo il caccia stava cambiando rapidamente. Nel corso degli anni Trenta si affermavano monoplani ad ala bassa, costruzione metallica e carrello retrattile, nei quali la velocità assumeva un’importanza sempre maggiore rispetto alla maneggevolezza esasperata dei precedenti biplani.

L’Italia non era affatto estranea a questa evoluzione. Nella stessa Fiat Giuseppe Gabrielli stava sviluppando il G.50, mentre Mario Castoldi alla Macchi progettava il C.200. Entrambi erano moderni monoplani, ma condividevano con il futuro CR.42 lo stesso propulsore, il Fiat A.74 radiale.

Bisogna quindi separare due questioni che spesso vengono confuse: la scelta della formula biplana e quella della motorizzazione. Se il CR.42 nasce ancora come biplano, non è perché l’industria aeronautica italiana non fosse capace di progettare un monoplano, visto che contemporaneamente ne stava costruendo almeno due.E qui possiamo entrare nella faccenda più interessante ovvero perché allora la Regia Aeronautica volle anche il CR.42?

E qui possiamo entrare nella faccenda più interessante: perché allora la Regia Aeronautica volle anche il CR.42?

Le scelte della Regia Aeronautica

La preferenza della Regia Aeronautica per il motore radiale non derivava dalla mancanza assoluta di esperienza italiana nei motori raffreddati a liquido. La Fiat aveva realizzato persino l’eccezionale AS.6 del Macchi-Castoldi M.C.72, mentre altri costruttori italiani, come Isotta Fraschini, avevano una notevole esperienza con motori in linea e a V. Il problema era piuttosto trasformare quelle competenze in un motore militare potente, affidabile e producibile in grandi quantità.

Per i caccia della seconda metà degli anni Trenta la Regia Aeronautica continuò quindi a guardare con favore ai motori radiali, considerati robusti, relativamente semplici e meno vulnerabili per l’assenza dell’impianto di raffreddamento a liquido. La scelta non riguardava soltanto il CR.42, perché lo stesso Fiat A.74, da circa 840 CV, equipaggiava anche il G.50 e il C.200.

Il problema sarebbe emerso poco dopo, quando la potenza disponibile iniziò a non essere più sufficiente per competere con i nuovi caccia stranieri. L’industria italiana dovette così ricorrere anche a progetti e licenze straniere e, per ottenere il necessario salto di prestazioni nei caccia, al Daimler-Benz DB 601 tedesco, costruito su licenza in Italia.

Ma la motorizzazione era soltanto una parte del problema. La Regia Aeronautica continuava infatti ad attribuire grande importanza alla maneggevolezza e alle capacità acrobatiche del caccia, caratteristiche che il CR.32 aveva dimostrato ampiamente durante la guerra di Spagna. La scelta di proseguire con la formula biplana non può quindi essere attribuita soltanto a Rosatelli, perché rispondeva anche a una concezione del combattimento aereo ancora fortemente legata alla virata stretta e al duello manovrato.

Anche la cabina aperta non era una peculiarità del CR.42. La stessa soluzione venne adottata sui contemporanei Fiat G.50 e Macchi C.200, nonostante fossero monoplani di concezione decisamente più moderna. In entrambi i casi erano state sperimentate cabine chiuse, ma le preferenze espresse dai piloti italiani contribuirono al ritorno alla soluzione aperta, considerata migliore soprattutto per la visibilità.

Il CR.42 nasce quindi all’interno di una filosofia che non era soltanto quella del suo progettista. Doveva essere un biplano estremamente maneggevole, robusto, con cabina aperta e caratteristiche di volo familiari ai piloti italiani, ma mentre questa impostazione sembrava ancora valida, l’evoluzione del combattimento aereo stava rapidamente privilegiando altre caratteristiche, prima fra tutte la velocità.

Privilegiare la manovrabilità rispetto alla velocità non era necessariamente un errore. Il problema del CR.42 era che quella manovrabilità veniva ottenuta attraverso una formula aerodinamica che ormai imponeva un prezzo troppo elevato in termini di resistenza e velocità, aggravato dalla disponibilità di motori relativamente poco potenti rispetto a quelli montati sui principali caccia avversari.

Se riusciva a evitare il primo attacco e l’avversario accettava il combattimento manovrato, il CR.42 poteva sfruttare la propria agilità per stringere la virata e portarsi in coda a velivoli molto più veloci. Il problema era che l’avversario non era obbligato ad accettare quel tipo di combattimento e poteva sfruttare la maggiore velocità e potenza per attaccare e disimpegnarsi.

I limiti imposti dalla motorizzazione erano del resto ben presenti anche alla Fiat. Nel 1941 venne infatti sperimentato il CR.42DB, sul quale il radiale A.74 fu sostituito con un Daimler-Benz DB 601A raffreddato a liquido, lo stesso motore che avrebbe permesso al Macchi C.202 di compiere un deciso salto di prestazioni.

Il risultato fu significativo, perché il CR.42DB raggiunse una velocità nell’ordine dei 520 km/h, nettamente superiore a quella del CR.42 di serie. Rimaneva però un biplano e, nel frattempo, l’evoluzione dei caccia monoplani rendeva ormai poco conveniente proseguire su quella strada. Il progetto rimase quindi allo stadio di prototipo.

Rosatelli dopo la guerra

Celestino Rosatelli ebbe in realtà pochissimo tempo per conoscere il dopoguerra. Rimasto alla Fiat per oltre venticinque anni, era ancora direttore dell’Ufficio Tecnico Aviazione quando morì improvvisamente a Torino il 23 settembre 1945, a soli sessant’anni.

Non poté quindi partecipare alla ricostruzione dell’industria aeronautica italiana né assistere al passaggio verso la nuova generazione di velivoli che avrebbe caratterizzato gli anni successivi. La Fiat aeronautica avrebbe continuato la propria storia con altri progettisti, primo fra tutti Giuseppe Gabrielli, la cui biografia trovate nell’articolo Dal G.2 del 1932 al G.222 del 1970, mentre quella di Rosatelli rimase inevitabilmente legata agli aeroplani progettati tra le due guerre.

Le Fonti

  • Enciclopedia Italiana – Treccani, voce Celestino Rosatelli — per biografia, attività durante la Prima guerra mondiale, SVA e ingresso alla Fiat nel 1918. Treccani
  • Aeronautica Militare – Aeromobili storici, schede dedicate ai Fiat CR.1, CR.20, CR.32, CR.42 e BR.20 — utili per caratteristiche, cronologia e impiego operativo. La stessa raccolta ufficiale comprende tutta la sequenza dei principali CR che abbiamo citato. Aeronautica Militare
  • Aeronautica Militare – Fiat CR.32 — in particolare per l’impiego nella guerra di Spagna, indicata come suo principale teatro operativo. Aeronautica Militare
  • Aeronautica Militare – Fiat CR.42 — per entrata in servizio, reparti e caratteristiche tecniche del Falco. Aeronautica Militare
  • Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino, Alfredo Chiesa, Celestino Rosatelli, il signore dei biplani – Un ricordo a 70 anni dalla scomparsa — PDF della rivista IngegneriTorino

Principali velivoli progettati da Celestino Rosatelli

Velivolo Anno Tipo Note
Fiat R.2 1918 Ricognitore/bombardiere Sviluppato dall’esperienza dei SIA; tra i primi lavori di Rosatelli alla Fiat
Fiat BR 1919 Bombardiere/ricognitore Capostipite della famiglia Bombardiere Rosatelli (Aeronautica Militare)
Fiat R.700 1921 Aereo da competizione Derivato dalla famiglia BR e destinato alle competizioni (Wikipedia)
Fiat BR.1 1924 Bombardiere Evoluzione del BR
Fiat CR.1 1923/24 Caccia Primo della celebre famiglia Caccia Rosatelli; sesquiplano invertito (Wikipedia)
Fiat BR.2 1925 Bombardiere Evoluzione del BR.1
Fiat CR.20 1926 Caccia Uno dei primi grandi successi commerciali della serie CR
Fiat R.22 1926 Ricognitore/bombardiere Sviluppo della famiglia BR
Fiat C.29 1929 Idrovolante da competizione Progettato per la Coppa Schneider
Fiat BR.3 1930 Bombardiere/ricognitore Ulteriore sviluppo della famiglia BR
Fiat BRG 1931 Bombardiere pesante Grande trimotore, rimasto allo stadio di prototipo
Fiat CR.30 1932 Caccia Passaggio intermedio verso il CR.32
Fiat CR.32 1933 Caccia Grande successo; impiegato anche in Spagna e all’estero
Fiat BR.4 1934 Bombardiere Ultimo sviluppo della vecchia famiglia BR biplana
Fiat BR.20 Cicogna 1936 Bombardiere medio Bimotore monoplano; netto salto tecnologico rispetto ai precedenti BR
Fiat CR.25 1937 Caccia/ricognitore bimotore Bimotore multiruolo; prodotto in pochissimi esemplari
Fiat CR.42 Falco 1938 Caccia Ultimo e più famoso caccia biplano di Rosatelli
Fiat CR.42DB 1941 Caccia sperimentale CR.42 con motore Daimler-Benz DB 601; prototipo