Alfredo Dallolio ,il generale che armò l’Italia nella Grande Guerra e non potè prepararla per la Seconda
È fine agosto del 1939 quando il generale Alfredo Dallolio lascia il suo incarico di commissario generale per le Fabbricazioni di guerra. Di lì a poco la parola passerà ai cannoni con l’invasione tedesca della Polonia.In un momento tanto delicato lascia colui sulle cui spalle è gravata la preparazione bellica dell’Italia, e i fatti successivi ci diranno se è stata sufficiente…
Dalle origini alla nomina a generale
Alfredo Dallolio nasce a Bologna il 21 giugno 1853, in una famiglia di tradizioni patriottiche e liberali. Nel 1870 entra nell’Accademia militare di Torino, dalla quale esce sottotenente di artiglieria nel 1872.
La sua carriera procede regolarmente fino al 1903, quando viene destinato a Venezia, dove si occupa del rafforzamento delle difese della frontiera nordorientale e della piazzaforte lagunare. Promosso colonnello nel 1905, si distingue per gli studi sull’armamento delle fortificazioni e per l’organizzazione delle forniture di artiglierie pesanti.
I risultati ottenuti gli valgono, il 22 maggio 1910, la promozione a maggior generale per scelta eccezionale, nonostante non avesse frequentato la Scuola di guerra né seguito il tradizionale percorso degli ufficiali di Stato Maggiore.
L’arrivo a Roma
Nel maggio 1911 Dallolio viene chiamato a Roma, al Ministero della Guerra, con l’incarico di direttore generale di Artiglieria e Genio. È una posizione di notevole responsabilità, che gli permette di approfondire ulteriormente la conoscenza dell’apparato industriale italiano e di affrontare le esigenze di approvvigionamento legate anche alla guerra italo-turca del 1911-1912.
Quando, il 24 maggio 1915, l’Italia entra nella Prima guerra mondiale, Dallolio è quindi già da quattro anni ai vertici dell’amministrazione militare e conosce bene sia le capacità produttive nazionali sia le loro limitazioni.
Il 9 luglio 1915 viene nominato sottosegretario di Stato per le Armi e Munizioni, con il compito di coordinare e potenziare la produzione bellica. Non si tratta di una scelta improvvisata: il governo affida un incarico fondamentale a un ufficiale che ha già dimostrato notevoli capacità tecniche e organizzative.
1915-1918: gli anni della sfida industriale
Quando, nel luglio 1915, Alfredo Dallolio assume l’incarico di sottosegretario per le Armi e Munizioni, l’Italia è in guerra da poco più di un mese e deve affrontare un problema enorme: aumentare rapidamente una produzione industriale insufficiente a sostenere le esigenze del fronte.
Non basta ordinare più cannoni e munizioni. Occorre ampliare gli stabilimenti, acquistare macchinari, assicurare materie prime e trovare manodopera, mentre migliaia di operai vengono richiamati alle armi.
Nell’agosto 1915 prende forma il sistema della Mobilitazione industriale, coordinato da un Comitato centrale e da comitati regionali. Le aziende considerate indispensabili vengono dichiarate stabilimenti ausiliari, ottenendo commesse, anticipazioni finanziarie e agevolazioni per aumentare la produzione, in cambio di controlli e obblighi produttivi.
Dallolio può contare su un vantaggio fondamentale: l’Italia è già in guerra e la produzione militare ha la precedenza su quasi ogni altra esigenza. Se un industriale dimostra di poter produrre di più ampliando gli impianti, lo Stato cerca di fornirgli i mezzi necessari. Non esistono risorse illimitate, ma è l’urgenza militare a orientare le decisioni di spesa.
Gli stabilimenti ausiliari passano dai 221 della fine del 1915 a quasi 2.000 nel 1918, arrivando a impiegare circa 1,2 milioni di persone. Cresce l’impiego delle donne e gli operai specializzati possono essere esonerati dal servizio al fronte. In compenso, negli stabilimenti ausiliari vengono imposte una rigida disciplina del lavoro e forti limitazioni agli scioperi.
Nel giugno 1917 Dallolio diventa ministro per le Armi e Munizioni. Pochi mesi dopo, la disfatta di Caporetto mette alla prova l’intero sistema: occorre sostituire rapidamente enormi quantità di materiali perduti durante la ritirata. La produzione nazionale, insieme agli aiuti degli Alleati, contribuisce a riequipaggiare l’esercito.
Il 14 maggio 1918 Dallolio si dimette dall’incarico ministeriale, dopo i contrasti con il ministro del Tesoro Francesco Saverio Nitti, intenzionato a sottoporre a controlli più rigorosi le spese per la produzione bellica. Un episodio che dimostra come il sistema organizzato dal generale, pur efficace nell’emergenza, non fosse esente da problemi e controversie.
Alla fine del conflitto, l’Italia dispone di un apparato industriale profondamente trasformato, anche se a prezzo di ingenti spese pubbliche e pesanti sacrifici sociali.
Dallolio ha dimostrato che una guerra moderna si combatte anche nelle fabbriche, ma ha potuto farlo disponendo di poteri straordinari e di risorse mobilitate dall’emergenza bellica. Vent’anni dopo, quando cercherà di preparare l’Italia a un nuovo conflitto, troverà una situazione radicalmente diversa.
Collocato in posizione ausiliaria nel 1920, viene richiamato da Mussolini nel febbraio 1923 e nominato presidente del Comitato per la preparazione della mobilitazione nazionale. Torna così a occuparsi della preparazione industriale del Paese a un eventuale nuovo conflitto.
Gli anni Trenta: le ambizioni militari e i limiti dell’industria italiana
Terminata la Grande Guerra, l’industria italiana deve affrontare la difficile riconversione alla produzione civile. La situazione si aggrava con la crisi economica del 1929, che investe anche il sistema bancario e industriale nazionale.
Per evitare il collasso di importanti banche e delle aziende da esse controllate, nel 1933 il governo Mussolini istituisce l’IRI, Istituto per la Ricostruzione Industriale, attraverso il quale lo Stato assume il controllo di una parte considerevole dell’industria italiana, compresi settori strategici come la siderurgia, la meccanica e la cantieristica. Un processo che abbiamo già approfondito nell’articolo Compagno, è già dello Stato! Ovvero come lo Stato italiano possedeva quasi tutto.
La crescente presenza dello Stato nell’economia non si traduce però automaticamente in un adeguato programma di riarmo.
Nel luglio 1935 Dallolio viene nominato commissario generale per le Fabbricazioni di guerra, alle dirette dipendenze di Mussolini. Ma rispetto al 1915 la situazione è profondamente cambiata: non dispone degli stessi poteri di coordinamento e deve confrontarsi con stanziamenti insufficienti, programmi discontinui e Forze armate gelose della propria autonomia.
Nel frattempo, il regime proclama la potenza militare italiana, ma le sue scelte raccontano una realtà differente. La guerra d’Etiopia del 1935-1936 e l’intervento nella guerra civile spagnola, iniziato nel 1936, assorbono ingenti risorse economiche e materiali, mentre l’ammodernamento degli armamenti procede lentamente.
A complicare il quadro contribuisce anche il sistema delle commesse industriali. Le campagne militari garantiscono ordinativi alle aziende, che possono continuare a produrre materiali già collaudati, senza necessariamente affrontare i costi e i rischi dell’introduzione di nuovi modelli. Non mancano progetti moderni, ma il passaggio alla produzione in serie richiede investimenti e programmi di acquisto che lo Stato non sempre assicura.
L’Italia, insomma, spende per combattere, ma non investe abbastanza per prepararsi a una guerra europea di grandi proporzioni.
Un’ulteriore contraddizione è rappresentata dalle esportazioni militari. Vendere armamenti all’estero può essere vantaggioso, purché si disponga di un’industria capace di soddisfare anche le esigenze nazionali oppure non si preveda di entrare a breve in guerra.
L’Italia del 1939-1940 non si trova in queste condizioni. Eppure continua a fornire aeroplani e armamenti a paesi stranieri, tra cui Svezia e Ungheria. Nel marzo 1940 vengono cedute alla Svezia perfino quattro unità della Regia Marina, comprese due moderne torpediniere della classe Spica già operative.
Abbiamo raccontato queste vicende negli articoli Cessione di aerei italiani alla Svezia nel 1940 e Law of Angary e la sua applicazione alle navi vendute dall’Italia alla Svezia.
Le esportazioni rispondono anche alla necessità di procurarsi valuta pregiata per acquistare materie prime e macchinari all’estero, ma evidenziano le contraddizioni di un Paese che si prepara alla guerra senza aver prima assicurato un adeguato ammodernamento delle proprie Forze armate.
Ma già il 1° settembre 1938, consapevole delle difficoltà dell’apparato industriale italiano, Dallolio aveva presentato a Mussolini un programma per la produzione di nuove artiglierie e la realizzazione degli impianti industriali necessari...
Il generale sa bene, grazie all’esperienza della Grande Guerra, che non basta decidere di acquistare nuovi cannoni: occorrono fabbriche attrezzate, macchinari, personale specializzato e soprattutto tempo.
Ed è proprio il tempo che all’Italia sta rapidamente venendo a mancare.
Gli ultimi anni di Alfredo Dallolio
Quando Dallolio lascia il proprio incarico, ormai ottantaseienne , la Germania invade la Polonia e l’Europa precipita nella Seconda guerra mondiale. Gli succede il generale Carlo Favagrossa, che eredita i problemi di un apparato industriale impreparato a sostenere un conflitto di grandi proporzioni.
Dallolio assiste così, ormai lontano dagli incarichi di governo, all’entrata in guerra dell’Italia, alla sconfitta militare e alla caduta del fascismo.
Nel dopoguerra la sua posizione viene esaminata nell’ambito dei procedimenti per le sanzioni contro il fascismo, senza che risulti una condanna.
Muore a Roma il 20 settembre 1952, all’età di 99 anni.
Aveva contribuito ad armare l’Italia durante la Prima guerra mondiale, ma vent’anni dopo non era riuscito a ottenere le condizioni necessarie per prepararla alla Seconda.
Una vicenda che dimostra quanto, nella guerra moderna, la disponibilità di risorse, la capacità industriale e le decisioni politiche siano importanti quanto le capacità degli uomini chiamati a organizzarle.
Le Fonti
1. Mario Barsali – Alfredo Dallolio, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 32, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1986. La fonte principale per la biografia, gli incarichi, il programma del 1938 e le dimissioni del 1939. Consulta su Treccani.
2. Antonio Assenza – Il generale Alfredo Dallolio. La mobilitazione industriale dal 1915 al 1939, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, 2010. Studio monografico di 765 pagine dedicato all’attività di Dallolio. Scheda dell’Ufficio Storico dell’Esercito.
3. Ministero della Difesa – La storia, ricostruzione dell’organizzazione degli armamenti e della mobilitazione industriale durante la Prima guerra mondiale. Consulta sul sito del Ministero della Difesa.
4. Banca d’Italia – Dall’istituzione della Banca d’Italia alla legge bancaria del 1936, per le conseguenze della crisi del 1929 e gli interventi pubblici nel sistema bancario e industriale. Consulta su Banca d’Italia.
5. Treccani – IRI, Dizionario di Storia, 2010. Per la nascita dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale e il suo ruolo nell’economia italiana. Consulta su Treccani.
6. Marina Militare – Una scelta di strategia dei mezzi: le torpediniere della classe Spica, Bollettino d’Archivio, aprile-giugno 2021. Conferma la vendita alla Svezia delle torpediniere Spica e Astore nel marzo 1940 per procurarsi valuta pregiata. Consulta il PDF della Marina Militare.
Alfredo Dallolio foto da Wikipedia

